Catalfo-Gualtieri, lo scontro è ormai a tutto campo


Ammortizzatori, stop ai licenziamenti e pensioni: tanti i nodi ancora aperti

La non notizia è quella di un possibile o presunto, secondo i punti di vista, scontro fra la ministra del lavoro, Nunzia Catalfo, e il suo collega all’economia, Roberto Gualtieri. Una non notizia perché già in passato non sono mancati momenti di attrito pesante che hanno visto soccombere, spesso, l’esponente pentastellata, la quale si sta rendendo conto di quanto sia difficile mantenere gli impegni presi con i sindacati. Su tutti, si ricorda la mancata previsione della garanzia dello Stato sulle anticipazioni della cassa integrazione in deroga da parte del sistema bancario. Come fatto osservare soprattutto dalla Ugl, la convenzione di marzo, senza un intervento pubblico, difficilmente poteva decollare e, infatti, così è stato. Oggi questo scontro fra la Catalfo e Gualtieri si ripropone su più fronti, dagli ammortizzatori sociali alle pensioni, con l’impressione che i due rappresentanti del governo stiano viaggiando su binari destinati a non incontrarsi mai. L’ultima uscita dell’esponente Pd sui licenziamenti ha aggiunto benzina sul fuoco, dopo che già in materia di pensioni era emersa chiaramente la distanza esistente. Non è un caso, del resto, che gli ultimi incontri fra sindacati e ministero del lavoro abbiano segnato un poco il passo, con poche novità vere e molti rimandi al prossimo disegno di legge di bilancio atteso a breve a Bruxelles e in Parlamento o direttamente al 2021 e ancora dopo.


Spettro novembre per i licenziamenti


Non più una data fissa come in precedenza, ma una disciplina diversa caso per caso

Una soluzione che, di certo, non agevola, ma che, comunque, quanto meno, dà ancora un poco di fiato a centinaia di migliaia di lavoratori dipendenti. Il decreto Agosto, dopo una lunga mediazione fuori e dentro il governo, interviene nuovamente sullo stop ai licenziamenti individuali e collettivi per motivi economici. Dopo l’alt del Cura Italia e del decreto Rilancio, il nuovo provvedimento vieta al datore di lavoro di licenziare personale finché è possibile utilizzare gli ammortizzatori sociali con causale Covid-19. A questo punto, immaginando che il datore di lavoro abbia fatto ricorso agli ammortizzatori sociali fin da febbraio, i primi licenziamenti potrebbero scattare dal 2 novembre, con il grosso a concentrarsi nella settimana che parte con lunedì 16 novembre. Il licenziamento è sempre possibile nel malaugurato caso di fallimento dell’azienda, una ipotesi, purtroppo, non remota. Sono anche possibili accordi con incentivo all’esodo.


Il decreto-legge di agosto è ancora tutto da scrivere


Rifinanziamento degli ammortizzatori sociali e risorse per i comuni in primo piano

Tutto è ancora molto in alto mare, anche al netto delle eventuali risorse europee che arriveranno, nella migliore delle ipotesi, non prima di un anno. Il nuovo decreto legge stenta, infatti, a decollare, nonostante le scadenze maggiormente critiche siano sempre più vicine. Già in questa settimana, la stragrande maggioranza delle imprese potrebbe aver concluso le settimane di cassa integrazione, con le ultime ritardatarie che arriveranno a fine mese. Finiti gli ammortizzatori sociali, si apre un limbo che potrebbe portare direttamente al 17 agosto, quando scadrà il blocco dei licenziamenti economici individuali e collettivi. Insomma, uno scenario da far tremare i polsi, considerando che, dalla sera alla mattina, il Paese potrebbe trovarsi con centinaia di migliaia di nuovi disoccupati, senza peraltro una prospettiva di rioccupazione nel breve periodo. Le anticipazioni che arrivano parlano di un nuovo provvedimento da 20 miliardi di euro, una parte dei quali, però, destinati ai comuni che sono stati chiamati ad affrontare l’emergenza epidemiologica senza avere particolari risorse aggiuntive. Ogni settimana di cassa integrazione è costata, finora, circa un miliardo di euro, almeno sulla carta, perché l’Inps non ha saputo finora dare un quadro chiaro delle richieste accettate e rigettate e di quello che in gergo si definisce tiraggio, vale a dire l’utilizzo effettivo delle ore autorizzate da parte delle imprese.


Lavoro, i rischi di agosto


Le imprese, anche quelle non toccate dal Covid-19, sono pronte a licenziare

Mentre l’iter di conversione del decreto Rilancio si avvia alle proprie battute finali – è, infatti, difficilmente ipotizzabile l’introduzione di una qualsiasi modifica al testo, visti i tempi incredibilmente stretti che si hanno per la conversione dello stesso (la scadenza è al 18 luglio) -, la questione della proroga dello stato di emergenza si intreccia con la proroga dello smart working e, soprattutto, con il blocco ai licenziamenti per motivi economici. Se sul versante del lavoro agile, nei fatti, già ora le aziende e le amministrazioni pubbliche potrebbero utilizzarlo, con qualche piccola incombenza burocratica, fino al 31 dicembre, sui licenziamenti la partita è tutta da giocare. Il blocco ai licenziamenti scade, infatti, un paio di giorni dopo ferragosto e, al momento, non è prevista proroga alcuna. Potrebbero quindi partire licenziamenti ovunque, anche a prescindere dalla valutazione dell’effettivo impatto negativo da Covid-19 sulla singola impresa.