«La pandemia minaccia i diritti dei più piccoli»


A lanciare l’allarme l’Unicef in occasione della Giornata internazionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza

Si celebra oggi la Giornata internazionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. È stato scelto il 20 novembre perché in questa data l’Assemblea generale delle Nazioni Unite approvò la Dichiarazione universale dei Diritti del fanciullo, uno strumento giuridico che vincola gli Stati che l’hanno sottoscritta – l’Italia l’ha ratificata nel maggio del 1991 – alla difesa dei diritti dei bambini. In occasione di questa giornata, l’Unicef ha deciso di diffondere un rapporto, Averting a Lost COVID Generation, dedicato all’impatto della pandemia sui più giovani. «Durante tutta la pandemia di Covid-19 si è diffuso il mito persistente secondo cui i bambini sono a malapena colpiti dalla malattia. Niente potrebbe essere più lontano dalla realtà», ha detto la direttrice generale dell’Unicef, Henrietta Fore. Secondo il report, al 3 novembre 2020, in 87 Paesi, un caso su nove di coronavirus aveva meno di 20 anni, pari l’11% dei 25,7 milioni di casi segnalati in questi Paesi.

Oltre alle immediate conseguenze – avendo spesso sintomi lievi della malattia, bambini e adolescenti rischiano di veicolare il virus all’interno delle proprie famiglie –, la pandemia ha un impatto anche a lungo termine sull’istruzione, la nutrizione e il benessere dei più giovani. Secondo un sondaggio Unicef condotto in 140 Paesi, circa un terzo dei Paesi analizzati ha registrato una diminuzione di almeno il 10% nella copertura di servizi sanitari (meno vaccinazioni di routine, minor assistenza ambulatoriale…). Un altro report, questa volta condotto in 135 Paesi, c’è stato un calo del 40% nella copertura dei servizi di nutrizione: ad ottobre 2020, 265 milioni di bambini non potevano usufruire del pasto scolastico che spesso rappresentano il pasto più completo della loro giornata. Secondo le stime, nell’arco di 12 mesi, potrebbero registrarsi 2 milioni di morti di bambini in più e 200mila bambini nati morti in più, a causa delle interruzioni dei servizi e dell’aumento della malnutrizione. Altri 6-7 milioni di bambini con meno di 5 anni potrebbero soffrire di malnutrizione acuta nel 2020, un aumento del 14% che si tradurrà in oltre 10.000 morti al mese. Specie nell’Africa subsahariana e nell’Asia meridionale.


Hiv, al via i test per il primo vaccino terapeutico pediatrico


Il secondo step della sperimentazione del primo vaccino terapeutico pediatrico contro l’HIV partirà nel 2019. Saranno coinvolti circa 100 bambini già malati di AIDS e da subito in trattamento con terapie standard, in tre continenti. Il vaccino, sviluppato dall’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù in collaborazione con il Karolinska Institute di Stoccolma, era stato sperimentato inizialmente nel 2013, rivelandosi efficace nel tenere sotto controllo il virus sospendendo le terapie antiretrovirali. Viene utilizzato un vaccino terapeutico in quanto, a differenza di quelli profilattici, servono per curare persone già infette. I secondi, invece, hanno una funzione preventiva. Attualmente, però, non esistono ancora vaccini profilattici contro l’HIV. La prima sperimentazione aveva coinvolto 20 bambini nati infetti per via materna – contagio verticale –, un tipo di trasmissione della malattia che interessa il 95% dei nuovi casi pediatrici ogni anno. Il secondo step della sperimentazione riguarderà un campione più consistente. Obiettivo del vaccino: “educare” il sistema immunitario di una persona con HIV per aiutarlo a reagire contro il virus che lo ha infettato. Centrarlo significherebbe dare una speranza a tantissimi bambini e ai loro cari: secondo i dati, diffusi alla vigilia della “Giornata mondiale contro l’AIDS”, che verrà celebrata il 1° dicembre, ogni anno, nel mondo circa vengono registrate circa 180.000 nuove infezioni pediatriche, per un totale di circa 1.800.000 bambini con infezione da HIV.