Lavoro, il Covid-19 ha scoperchiato il vaso di Pandora

Non solo crisi congiunturale; senza correttivi la ripresa diventa impossibile

Impatto devastante, ma per qualcuno ancora di più. È questo il filo conduttore che possiamo ritrovare nelle dichiarazioni dei rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil e Ugl nel corso dell’audizione odierna presso la commissione lavoro della Camera dei deputati. L’indagine conoscitiva sugli effetti del Covid-19 sul mondo del lavoro sta evidenziando uno scenario molto critico. Anche i sindacati confederali, infatti, non possono che confermare quanto affermato sia dalla Banca d’Italia che dall’Istat, circa l’avanzamento della povertà nel nostro Paese, una povertà che riguarda, purtroppo, non soltanto chi è rimasto senza lavoro, ma pure chi un lavoro lo ha mantenuto; gli ammortizzatori sociali coprono solo parzialmente. A fronte di un veloce e profondo crollo del prodotto interno lordo, l’occupazione, sia dipendente che autonoma, ne ha risentito. Tutti i numeri, però, evidenziano come l’impatto sia stato decisamente diverso per età (i giovani più penalizzati degli anziani), sesso (le donne peggio degli uomini), tipologia contrattuale (a pagare sono stati soprattutto i contratti a tempo determinato e gli stagionali), per collocazione territoriale. Aspetti noti, ma che devono essere affrontati in maniera profonda. In questo senso, i sindacati confederali hanno insistito sulle opportunità offerte dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, sempre che si abbia la capacità di coglierne le potenzialità.

Manovra, Parti sociali preoccupate per la mancanza di idee

Il governo naviga a vista anche con la legge di bilancio, cosa che allarma

La manovra di bilancio messa in piedi dal governo stenta a trovare una sponda in Parlamento, ma anche nelle stesse parti sociali. L’audizione di oggi, con l’intervento presso le commissioni riunite di Camera e Senato di Cgil, Cisl, Uil e Ugl è stato, in questo senso, illuminante rispetto agli umori che si vivono nel Paese. Se la posizione espressa dal segretario generale dell’Ugl, Paolo Capone, era, per molti versi, attesa, stante le numerose critiche già avanzate nei giorni scorsi, dal fronte rappresentato da Cgil, Cisl e Uil sono arrivati segnali di insofferenza crescente. Soprattutto la Cisl ha criticato diverse misure contenuta nel disegno di legge di bilancio, più ancora di Cgil e Uil che hanno comunque tentato di lanciare un ponte verso il governo, rimandando ad una successiva fase per l’individuazione delle cose da fare per il Paese. Nella lunga audizione, durata due ore, non sono mancate neanche critiche da parte degli esponenti delle forze politiche, comprese quelle di maggioranza che, pur senza alzare i toni, hanno comunque fatto osservare che il Parlamento lamenta il mancato coinvolgimento e non soltanto i sindacati. Da segnalare, fra gli altri, gli interventi di due parlamentari della Lega, Borghi e Garavaglia, che hanno insistito sui rischi connessi al ricorso al Mes. Del resto, la linea che collega gli interventi dei sindacati è la mancanza di idee piuttosto che di risorse.

Dl Ristori, poche risorse e promesse non mantenute

Il dibattito parlamentare evidenzia colpevoli ritardi e gravi carenze

Hanno iniziato Cgil, Cisl, Uil e Ugl, poi arriveranno le associazioni datoriali, comprese quelle dei settori maggiormente interessati dal provvedimento. Il decreto Ristori entra nel vivo del dibattito parlamentare con le audizioni, in videoconferenza, presso le commissioni riunite bilancio e finanze del Senato. Un provvedimento che, come ha rimarcato l’Ugl, già debole in partenza soltanto per coprire gli effetti negativi del dpcm del 24 ottobre, diventa ora assolutamente insufficiente alla luce delle nuove restrizioni che andranno in vigore dal 6 novembre. Per il ristoro delle imprese, il governo con questo provvedimento stanzia infatti appena 2,4 miliardi di euro, mentre sul versante degli ammortizzatori sociali e delle varie indennità si sale a 3,5 miliardi. In un caso e nell’altro, però, le risorse stanziate non rispondono alle effettive esigenze, senza dimenticare poi l’altro aspetto sollevato dal segretario generale dell’Ugl, Paolo Capone, quello della tempistica. Il premier Giuseppe Conte, illustrando il dpcm del 24 ottobre, aveva assicurato un sostegno immediato, con accreditamento del contributo a fondo perduto già dopo un paio di giorni. Il decreto legge è poi arrivato quasi una settimana dopo, ma del contributo, come pure delle indennità se ne parlerà, nella migliore delle ipotesi, nella seconda metà di novembre, salvo complicazioni burocratiche sempre all’ordine del giorno.

Pubblica amministrazione, la carta dell’efficienza

Il governo prova a giocarsi la carta del recupero e del rilancio della pubblica amministrazione. Parte questa settimana, con una audizione presso la Commissione Lavoro del Senato, delle sigle sindacali confederali dalla Cgil alla Ugl, l’iter per l’approvazione di un disegno di legge governativo contenente una serie di deleghe per il miglioramento della pubblica amministrazione, un tema centrale per la stessa tenuta del sistema Paese. È di tutta evidenza, infatti, che soltanto attraverso una valorizzazione della macchina pubblica e, soprattutto, del personale dipendente è possibile rimettere in carreggiata la nostra economia. Sono cinque le deleghe che il governo chiede al Parlamento di avere. In primo luogo, per rivedere le modalità di accesso al pubblico impiego, partendo proprio dal principio dell’ingresso attraverso concorso per la verifica delle competenze. La seconda delega è volta ad individuare i meccanismi per favorire il merito e la premialità, una materia sulla quale in passato si sono spese tante parole, ma pochi atti concreti. La terza delega è sul riordino della dirigenza, mentre la quarta è sulla gestione della mobilità del personale pubblico e l’individuazione degli incarichi ad esso conferibili. Infine, la quinta delega è volta alla ridefinizione dei confini della contrattazione collettiva e dei limiti della contrattazione individuale. In prima battuta, il disegno di legge non prevede risorse aggiuntive.

Tutti d’accordo su lotta alla povertà e superamento Fornero

Alla fine, pur con qualche distinguo, le organizzazioni sindacali promuovono il reddito di cittadinanza e gli interventi sul versante delle pensioni, ad iniziare da Quota 100. È questo quanto è emerso nelle audizioni dei sindacati sul decreto legge 4/2019 in corso al Senato. Cgil, Cisl e Uil, che hanno presentato un documento unitario, hanno, nella sostanza, spostato l’obiettivo delle loro osservazioni: la questione non è tanto quella dei contenuti del provvedimento in discussione, quanto piuttosto la mancanza di un confronto con il governo sul sostegno all’economia e al rilancio dell’occupazione, anche attraverso la realizzazione delle infrastrutture. Un modo per le tre sigle di anticipare le motivazioni alla base dell’iniziativa messa in campo per il prossimo 9 febbraio. La Ugl, viceversa, ha concentrato le proprie attenzioni sul provvedimento, ribadendo la necessità e la utilità della lotta alla povertà e della introduzione di misure di flessibilità in uscita verso la pensione ai fini del ricambio generazionale. Le quattro maggiori confederazioni sindacali hanno apprezzato la riforma della governance di Inps ed Inail, chiedendo però di rafforzare il ruolo dei consigli di indirizzo e vigilanza. Tutte le sigle hanno altresì evidenziato la centralità dei Caf e dei Patronati rispetto agli obiettivi del decreto legge 4/2019. Sono intervenuti anche i rappresentanti di Cisal, Confsal, Usb, Cub, Cobas, Cse, Cosmed, Sunas e Cida, l’organizzazione più critica.

Famiglia e valorizzazione dei Caf per un fisco più equo

Grande attenzione alle famiglie di lavoratori dipendenti e pensionati e valorizzazione del ruolo dei centri di assistenza fiscale che svolgono un ruolo centrale, decisivo e sociale nel rapporto fra contribuente ed amministrazione, in condizioni sempre più difficili per effetto dei tagli dei bilancio e dell’aumento delle incombenze. Queste le due richieste che le organizzazioni sindacali Cgil, Cisl, Uil ed Ugl hanno espresso oggi nel corso dell’audizione, presso la Commissione Finanze della Camera dei deputati, su di una proposta in materia di fisco, targata Movimento 5 Stelle – Lega. Il governo penta stellato è già intervenuto sulla normativa fiscale, prima con il decreto Dignità e poi con l’altro provvedimento d’urgenza appena pubblicato in Gazzetta Ufficiale, che accompagna la legge di bilancio e che prevede una pace fiscale a tutela e salvaguardia di quei cittadini che, per motivi diversi, si sono trovati impossibilitati a far fronte al pagamento delle tasse. La proposta di legge, che ha fra i primi firmati gli onorevoli Ruocco e Gusmeroli, introduce due importanti novità sul versante della famiglie: il bonus bebè per il nuovo anno, sul modello di quanto già fatto per il 2017, e, soprattutto, rivede il paniere dei beni sui quali si applica una aliquota Iva di vantaggio del 5%, sempre con riferimenti ai prodotti per l’infanzia. Aliquota Iva ridotta anche per i prodotti e i servizi di cura per le persone disabili e non autosufficienti.