«Chi guarisce dal Covid-19 potrebbe essere immune per almeno sei mesi»


Le persone, che guariscono da Covid-19, potrebbero essere immuni al virus per almeno sei mesi o anche per molto più tempo. Lo sostiene uno studio condotto da alcuni ricercatori della Rockefeller University di New York, coordinati da Michel C. Nussenzweig e pubblicato sulla rivista Nature. Anche se i livelli di anticorpi calano dopo l’infezione, spiegano gli studiosi, le cellule B della memoria si evolvono, permettendo al sistema immunitario di sviluppare una capacità più duratura ed efficiente che serve a prevenire la reinfezione, incluse anche le varianti del virus.


«Aumenta il rischio di un’epidemia non controllata»


A lanciare l’allarme sono il ministero della Salute e l’Istituto superiore di Sanità

Cresce il rischio di un’epidemia non controllata e ingestibile, a causa ad una crescita diffusa della probabilità di trasmissione del virus. A lanciare l’allarme è il ministero della Salute e l’Istituto superiore di Sanità in una bozza del monitoraggio sull’andamento della pandemia condotto settimanalmente, sottolineando che l’impatto sui servizi assistenziali resta alto nella maggioranza delle Regioni e delle Province autonome. Nel dossier, che analizza l’evolversi della pandemia nella settimana che va dal 4 al 10 gennaio, il ministero della Salute e l’ISS evidenziano che l’indice Rt è stato pari a 1,09, in crescita ormai da cinque settimane. L’aumento dell’incidenza dei casi ogni 100mila abitanti – 183,36 per 100mila, con il valore più alto registrato in Veneto: 365,21 per 100mila – è stato «relativamente» mitigato grazie alle misure restrittive introdotte durante le festività natalizie. Ciò nonostante «questa settimana si osserva il peggioramento generale della situazione epidemiologica nel Paese già osservato la settimana precedente». Undici Regioni/PPAA riportano una classificazione di rischio alto (contro 12 la settimana precedente), 10 a rischio moderato, quattro delle quali ad alto rischio di progressione a rischio alto nelle prossime settimane, e nessuna a rischio basso. Il monitor conferma che l’identificazione dei casi e il tracciamento dei contatti, un’operazione ritenuta vitale per contenere l’epidemia, è ormai impossibile: «Il Ssn ha mostrato i primi segni di criticità quando il valore a livello nazionale ha superato i 50 casi per 100.000 in sette giorni e una criticità di tenuta dei servizi con incidenze elevate».

 


Covid: terapie intensive occupate sopra la soglia del 30%


A livello nazionale, le terapie intensive occupate da pazienti positivi al Covid sono tornate sopra la soglia d’allerta del 30%, raggiungendo il 31% (+1% in più rispetto a 7 giorni fa). A renderlo noto un monitoraggio dell’Agenas, l’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali, che ha diffuso i dati aggiornati al 12 gennaio. Sono dieci le regioni, una in più rispetto al 6 gennaio, che hanno superato questa “soglia critica”. In aumento anche il numero dei posti letto in reparto occupati da pazienti Covid, che arriva al 37% (+1%), ma rimane sotto la soglia d’allerta del 40%.


Covid, individuato il “paziente 1” italiano


Sarebbe una donna milanese, positiva al virus già nel novembre 2019

Identificato il paziente 1 italiano: sarebbe una donna milanese, 25enne, che si è sottoposta ad una biopsia della pelle per una dermatosi atipica, il 10 novembre 2019. La scoperta è stata pubblicata sul British Journal of dermatology dai ricercatori guidati da Raffaele Gianotti, dell’Università Statale di Milano, in collaborazione con lo Ieo e il Centro diagnostico italiano. Il paziente 1 italiano è stato identificato a un anno esatto di distanza dal giorno in cui la Cina ha reso noto al mondo la prima sequenza del SarsCoV2, il virus che ha scatenato una pandemia mondiale, causando la morte di circa due milioni persone e contagiandone oltre 90 milioni, secondo l’ultimo bollettino della Johns Hopkins University, che monitora l’andamento globale dell’emergenza sanitaria. Da allora sono state identificate oltre 300mila sequenze, 1.300 delle quali solo in Italia. Nel nostro Paese, le due varianti del virus SarsCoV-2 al momento più diffuse in Italia sono 20A.EU1 e 20A.EU2, comparse in estate in Spagna e arrivate nel nostro Paese all’inizio dell’autunno. Nel frattempo, l’Organizzazione mondiale della Sanità ha comunicato che l’equipe, chiamato a indagare sull’origine del Covid-19, arriverà il 14 gennaio in Cina, dopo che il governo cinese ha negato l’ingresso nel Paese la scorsa settimana. Nell’annunciate la notizia, la Commissione nazionale sanitaria cinese ha spiegato che i ricercatori internazionali – complessivamente saranno dieci – condurranno «ricerche congiunte in cooperazione sulle origini del Covid-19 insieme agli scienziati cinesi», senza però chiarire quali luoghi potranno essere ispezionati dalla squadra formata dall’Oms


Covid: circa 90mila contagiati tra gli operatori sanitari


A renderlo noto è stato l’Istituto superiore di Sanità

Dall’inizio dell’emergenza sanitaria, circa 90mila operatori sanitari sono stati contagiati dal coronavirus. Oltre 270 – 273, ad essere precisi –, invece, sono i medici che sono deceduti. A renderlo noto è l’ISS, l’Istituto superiore di Sanità, diffondendo i dati contenuti nella Sorveglianza integrata Covid-19. Dati che permettono di comprendere il tributo pagato da chi sta lottando quotidianamente contro la pandemia. Non è stata una scelta casuale, quella di iniziare la campagna di vaccinazioni proprio dal personale sanitario: ieri, all’ospedale Spallanzani di Roma, la professoressa Maria Rosaria Capobianchi, l’infermiera Claudia Alivernini e l’operatore socio-sanitario Omar Altobelli sono stati i primi tre italiani ad aver ricevuto il vaccino. Secondo l’ISS, dunque, su 2.019.660 casi di contagio da Sars-Cov-2 avvenuti in Italia dall’inizio della pandemia – i dati sono aggiornati al 27 dicembre –, 89.879 hanno riguardato gli operatori sanitari. Negli ultimi 30 giorni, invece, 413.381 sono stati i casi totali di positività diagnosticati nel nostro Paese, di cui 16.923 tra gli operatori sanitari. La Fnomceo, la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, ha comunicato la morte di altri tre medici. Si tratta di Raffaele Antonio Brancadoro, medico ospedaliero in pensione, Leonardo Nargi, ginecologo, Stefano Simpatico, neurochirurgo. Il totale delle vittime tra i camici bianchi è salito così a 273.

 


«Incidenti stradali in forte calo in Italia»


Da gennaio a settembre, a diminuire sono stati anche i morti

Tra i tanti effetti collaterali della pandemia, ce n’è uno positivo: tra gennaio e settembre 2020, in Italia, il numero degli incidenti stradali con feriti è crollato rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il merito non è di una maggiore prudenza degli italiani al volante: a causare il calo – il più consistente mai registrato, dice l’Istat nel report con cui fa il punto della situazione, diffondendo i dati preliminari – sono state le misure restrittive, in particolare il lockdown della primavera scorsa, che hanno ridotto al mobilità degli automobilisti. Tra gennaio e settembre 2020, dunque, sono stati registrati 90.821 incidenti stradali con lesioni a persone, pari al 29,5% in meno su base annua. In calo anche i feriti, che sono stati 123.061 (-29,5%), e i morti: 1.788 (-26,3%). Questo nei primi nove mesi dell’anno. Se si considera, invece, solo il periodo che va da gennaio a giugno, la diminuzione è stata ancora più consistente: gli incidenti e i feriti sono diminuiti del 40%, mentre i morti del 34%. Con l’allentamento delle misure restrittive, deciso dopo l’abbassamento della curva epidemica nel Paese, gli incidenti sono tornati a crescere tra luglio e settembre, con un calo inferiore rispetto allo stesso periodo nel 2019. La diminuzione dei morti nei primi nove mesi del 2020 riguarda tanto gli incidenti sulle autostrade (-50% rispetto allo stesso periodo del 2019) quanto quelli sulle strade urbane e extraurbane (tra il 40 e il 44% in meno). Secondo l’Istat, che riporta i dati European Transport Safety Council, «la riduzione più alta dei morti in incidenti stradali nel mese di aprile 2020 è stata registrata proprio in Italia, seguita da Belgio, Spagna, Francia e Grecia».