Scuola, via libera a 53.627 assunzioni


Anche il ministro dell’economia, Giovanni Tria, ha detto sì, o meglio, ha fatto dire di sì alla Ragioneria generale dello Stato: le assunzioni nella scuola s’hanno da fare. È arrivato, finalmente, l’ultimo via libera all’assunzione di 53.627 docenti nelle nostre scuole, come richiesto dal ministro dell’istruzione, Marco Bussetti, il quale può essere giustamente soddisfatto, nonostante la riduzione di 5mila unità imposta dal Mef. La richiesta originaria del Miur, infatti, era di 58.627 unità, ma i tecnici di Tria hanno insistito sulla riduzione del numero degli alunni, causata dalla contrazione demografica, accompagnata peraltro da un fenomeno di contro-emigrazione che sta portando soprattutto molti cittadini comunitari a ritornare nel proprio Paese di origine o a cercare fortuna da altre parti, in particolare in Germania e in Francia. Il via libera della Ragioneria dello Stato dovrebbe comunque garantire il regolare avvio delle lezioni a settembre.


Reddito di cittadinanza, ostico assumere


Il caso è stato segnalato dai consulenti del lavoro: molti datori di lavoro, che vorrebbero assumere personale attingendo dai beneficiari del reddito di cittadinanza, stanno incontrando difficoltà nella gestione della procedura telematica. Anpal ed Inps sarebbero già intervenute nei giorni scorsi, ma la situazione ancora non si è sbloccata, mentre permangono delle perplessità in ordine alla possibilità o meno di procedere alla chiamata diretta, aspetto anche questo di non poco conto. Proprio quando stanno entrando in attività i primi navigator, rimangono quindi alcune zone d’ombra che rischiano di inficiare la fase due del reddito di cittadinanza, quella che dovrebbe portare all’attivazione e, possibilmente, all’assunzione di personale, con soddisfazione tripla: per lo Stato, che risparmierebbe dei soldi; per il datore di lavoro, che avrebbe un importante sgravio contributivo; per la persona assunta, che potrebbe contare su un reddito ben maggiore. Il tema, verosimilmente, entrerà di diritto nel vertice sul lavoro che il Presidente del consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, ha annunciato di voler convocare per lunedì prossimo, terzo appuntamento tematico dopo i tavoli sul fisco e sul Mezzogiorno che sono seguiti al primo incontro plenario a Palazzo Chigi. Intanto, dall’Inps fanno sapere che i nuclei beneficiari della pensione di cittadinanza sono 112mila, per un totale di 128 persone coinvolte.


Assunzioni e stabilizzazioni per Poste in Lombardia


Importante intesa raggiunte in Poste Italiane. Per effetto dell’accordo sottoscritto fra la dirigenza e le organizzazioni sindacali di categoria di Cisl, Uil, Ugl, Confsal e Cisal sarà avviato un percorso di stabilizzazioni contrattuali (la misura coinvolgerà 636 addetti entro il 1° ottobre) e di assunzioni, con un incremento di 90 unità, da 1.187 a 1.277. Fra le altre previsioni, anche la conversione dei part time in full time, un aspetto che rafforza il potere d’acquisto dei lavoratori.


Nuove assunzioni nel settore pubblico


Novità sul fronte dei concorsi e della pubblicazione delle graduatorie da parte delle amministrazioni centrali e dagli enti pubblici statali. Riguardo ai concorsi, sono stati appena pubblicati quelli indetti dall’Istituto superiore di sanità (due, con scadenza 1° agosto, per il conferimento di borse di studio), del Ministero per i beni e le attività culturali (uno, scadenza 1° agosto, per l’ammissione di cinque allievi al corso quinquennale della Scuola di alta formazione e studio dell’Istituto centrale per il restauro), dal Cnr – Istituto di Biofisica di Genova (un posto da ricercatore) e Istituto di ricerca sulle acque di Montelibretti, sede secondaria di Verbania (borsa di studio) e dall’Istituto di Astrofisica – Osservatorio di Trieste (un posto da collaboratore amministrativo). Graduatorie pubbliche invece per l’Iss, il Ministero delle infrastrutture, l’Agenzia italiana del farmaco, l’Ina di Bologna e la Stazione zoologica di Napoli.


Segnali dal lavoro


Sarebbe facile ricordare il vecchio detto del dito e della luna, eppure mai come in questo caso la verità è davanti agli occhi di tutti. Ebbene, mentre in molti, non tantissimi per la verità, continuano a stracciarsi le vesti – e sono mesi che lo fanno – arrovellandosi su un paio di decimali in più o in meno di prodotto interno lordo, l’Inps ci consegna oggi una fotografia che parla d’altro: nel 2018, le assunzioni sono aumentate del 5,1%, con quelle a tempo indeterminato addirittura del 7,9%. Nel complesso, le nuove assunzioni sono state 7,4 milioni a fronte di poco meno di 7 milioni di cessazioni, con un saldo positivo di oltre 430mila unità. Soprattutto, la cosa che fa ben sperare per il futuro prossimo venturo, quando peraltro comincerà a dare i propri frutti la manovra di bilancio per il 2019 – con quota 100, lo sblocco del turn over e le assunzioni nel pubblico impiego, le diverse misure incentivanti l’occupazione stabile nel Mezzogiorno e fra le giovani eccellenze, lo stesso reddito di cittadinanza con il potenziamento dei centri per l’impiego e l’inclusione sociale attraverso il lavoro – è che le imprese stanno ritarandosi. Dopo la lunga sbornia sui contratti a tempo determinato, seguita alla liberalizzazione prodotta con il Jobs act, si è ripreso ad assumere con contratti stabili a tempo indeterminato. L’analisi dell’Inps sembra confermare che tale svolta sia temporalmente collegabile all’entrata in vigore del decreto Dignità, il quale, come noto, nasce proprio per porre un freno all’esplosione dei contratti a tempo determinato. Che la tendenza sia cambiata, emerge chiaramente anche da un altro dato: quello delle trasformazioni da tempo determinato a tempo indeterminato che sono quasi raddoppiate, da meno di 300mila a 527mila per un più 76,2%. Insomma, numeri importanti che rappresentano una base di partenza importante, uno zoccolo duro, dal quale ripartire per ridare slancio alla nostra economia. Un’ultima riflessione, però, si pone sul versante delle cessazioni. Due aspetti sembrano emergere. Il primo è un aumento delle cessazioni nella seconda metà dell’anno nelle imprese con oltre 100 dipendenti. Il secondo è l’aumento dei licenziamenti disciplinari: il Jobs act, cancellando il riferimento ai contratti collettivi nell’articolo 18, ha aperto una autostrada che passa sopra anche ai diritti di reintegra del lavoratore.


Assunzioni nelle fintech italiane


Il 65% delle aziende fintech italiane prevede di assumere fino a dieci dipendenti nel corso del prossimo anno e il 21% prevede di assumerne tra le dieci e le cinquanta unità. Per il 2%, invece, il numero dei nuovi inserimenti potrebbe raggiungere un valore compreso tra le 50 e le 100 unità. Sono questi alcuni dei risultati più importanti della survey condotta da Meritocracy, agenzia di recruitment digitale, e Fintastico, realtà che promuove il dialogo tra imprese e consumatori del settore fintech. La survey è stata realizzata attraverso interviste ai responsabili   delle risorse umane dei principali protagonisti delle aziende fintech nel settore insurtech (20%), investimenti (18%), crowdfunding e prestiti (16%), pagamenti e criptovalute (16%). Il fintech rappresenta il settore in cui si inseriscono tutte le aziende la cui offerta è   volta a innovare, mediante le tecnologie digitali, i servizi tradizionali del mondo finanziario. Per quanto riguarda il dettaglio dei profili ricercati, programmatori e sviluppatori (34%), professionisti del sales e del business development (21%) e i professionisti marketing e Pr (17%), rappresentano le figure più ricercate. Il 2% prevede di assumere, invece, esperti del settore legal. L’86% degli intervistati si   dichiara inoltre favorevole a promuovere attività di smart working per  i propri dipendenti. Fonte AdnKronos/Labitalia