Governo, Regioni e Inps discutono, ma la cassa non arriva


Promesse non mantenute sul pagamento rapido, ora si aspetta fine mese

Fra qualche mese, probabilmente, si capirà fino in fondo se l’errore è stato quello di voler trattare in maniera tradizionale una situazione completamente nuova, o se, piuttosto, quello di voler assecondare le pressanti richieste che arrivavano da milioni di lavoratori, promettendo l’irrealizzabile, vale a dire il pagamento della cassa integrazione già ad aprile. Intanto, però, il dato di fatto è che la stragrande maggioranza dei dipendenti – praticamente tutti quelli con pagamento diretto da parte dell’Inps – continuano ad aspettare un sussidio, mentre i risparmi – se esistenti – si assottigliano sempre di più. Passano i giorni e l’assegno di cassa integrazione previsto dal Cura Italia non si vede, così come non è mai decollata l’alternativa dell’anticipo bancario. Come fatto notare dalla Ugl, la mancanza di una garanzia dello Stato ha finito per frenare le banche, restie a concedere un prestito, davanti ad una potenziale richiesta cumulata di miliardi di euro, senza avere la certezza alcuna di copertura. Accanto a ciò, è andato in crisi il passaggio fra regione ed Inps, con la doppia lavorazione della stessa pratica, laddove l’unica semplificazione introdotta è stata quella di eliminare il confronto sindacale. Le bozze del nuove decreto legge che circolano in questi giorni non sembrano alimentare particolari aspettative: l’unica speranza è che si riprenda a lavorare presto.


L’Ugl sull’accordo cig COVID19


L’UGL per prima aveva lanciato l’allarme sui tempi di erogazione delle indennità di cassa integrazione per i lavoratori sospesi per l’emergenza Covid-19. Abbiamo partecipato attivamente al tavolo di confronto con il Ministro del Lavoro e le altre parti sociali che ha portato alla sottoscrizione della Convenzione questa notte.
Abbiamo ottenuto, rispetto alla proposta iniziale, garanzie rispetto al fatto che le anticipazioni dovranno avvenire senza costi per le imprese e per i lavoratori.
Abbiamo avanzato inoltre la richiesta di un intervento del Governo che deve garantire le anticipazioni ai lavoratori ed abbiamo ottenuto una disponibilità che dovremo verificare nei prossimi giorni con la Presidenza del Consiglio ed il Ministero dell’economia.
Restano per intero le nostre perplessità su alcune criticità della Convenzione stilata questa notte:
• è oggettivamente complicato pensare di far aprire milioni di conti correnti, sia pure senza costi, ai lavoratori che vorranno tali anticipazioni.
• Il fatto che i lavoratori garantiscano l’anticipazione con il proprio TFR deve assolutamente essere superata con la previsione di un fondo di garanzia dello Stato in sede di conversione del Decreto Cura Italia.
• È infine paradossale che il Governo non sia parte attiva, né formalmente né sostanzialmente, in questa Convenzione, limitandosi ad un ruolo di facilitatore.
Nonostante tutte queste perplessità abbiamo aderito alla Convenzione per tre ottime ragioni:
• Per non disperdere i risultati che comunque abbiamo conseguito nella trattativa
• Per continuare ad essere presenti nelle successive fasi ed sostenere le nostre ulteriori rivendicazioni
• Per dare – ed è la ragione più importante – ai lavoratori che ne hanno necessità uno strumento per accedere alla anticipazione nel minor tempo possibile, nella consapevolezza che moltissimi non potrebbero aspettare i tempi dell’Inps per incassare l’assegno di integrazione al reddito.