Alitalia, no all’ipotesi spezzatino


I sindacati di categoria contrari ad uno spezzettamento della Compagnia

Per tutti questi mesi, l’unica vera condizione posta dai sindacati al tavolo di confronto – oltre naturalmente alla garanzia dei livelli occupazionali – è stata quella di evitare ogni ipotesi spezzatino. Questo perché Alitalia ha un senso se rimane una, con tutti i servizi di volo e di terra garantiti e professionalmente validi. Ed invece, le ultime indicazioni che arrivano dal ministero dello sviluppo economico vanno proprio nel senso che i sindacati di categoria, Cgil, Cisl, Uil ed Ugl, supportati dalla rispettive confederazioni, avevano sempre cercato di scongiurare. I sindacati sono tornati a chiedere un incontro urgente con il ministro Stefano Patuanelli che, nel frattempo, è in auto-isolamento volontario nelle stanze del dicastero, almeno fino a quando non avrà la certezza di aver superato indenne il coronavirus che sta mettendo in ginocchio in primo luogo proprio il trasporto aereo. Alitalia ha già cancellato i voli con Malpensa.


Doppia crisi nei cieli nazionali


Neanche ai tempi di Sparta e Atene. Sul settore del trasporto aereo nazionale, già duramente colpito da scelte che di strategico non hanno proprio nulla, si sta abbattendo pesantemente l’effetto coronavirus, con il risultato che Air Italy e Alitalia si trovano davanti una montagna sempre più ardua da scalare. Mentre il ministero del lavoro annuncia per il 17 marzo la convocazione dei sindacati per discutere della richiesta di Alitalia di un nuovo ricorso alla cassa integrazione guadagni straordinaria per poco meno di 4mila dipendenti, la vicenda Air Italy sembra volgere decisamente al peggio. Dopo la rottura fra i due soci del vettore, nella giornata odierna il responsabile delle relazioni industriali della Compagnia ha incontrato i rappresentanti delle federazioni di categoria di Cgil, Cisl, Uil, Ugl e Usb più le sigle professionali per l’avvio formale della procedura di licenziamento collettivo. Le sigle sindacali, nell’incontro, hanno chiesto di effettuare l’esame congiunto, così come previsto dalla normativa vigente. In questo modo, i sindacati puntano a guadagnare tempo utile per valutare la possibilità di percorrere strade alternative alla messa in liquidazione della Compagnia e il conseguente licenziamento del personale dislocato fra Olbia e Malpensa. Si tratta di oltre 1.400 posti di lavoro che andrebbero in fumo, con una regione, la Sardegna, fortemente penalizzata.


Blitz sul lavoro


Con l’alibi Coronavirus quasi 4000 in cigs in Alitalia. È la solita storia. I sindacati non ci stanno e guardano allo sciopero generale del 2 aprile

In letteratura si dice che è un classico, stessa cosa può dirsi per il mondo (o mercato) del lavoro: appena c’è aria di svendita o di crisi, su chi e su cosa le aziende tagliano per risparmiare e/o tamponare cali improvvisi e/o prevedibili di entrate? Facile, sui lavoratori e sul lavoro. Così ha deciso di fare anche Alitalia, che per la precisione è in commissariamento straordinario (e quindi con Commissario di nomina governativa), “complice” l’emergenza Coronavirus: nella procedura di cigs, aperta dall’azienda e comunicata ieri notte ai sindacati, dal 24 marzo al 31 ottobre, si è pensato di coinvolgere un numero di lavoratori maggiore di quello atteso, arrivando così a circa 4000 dipendenti (3.960 per la precisione). Dalla procedura saranno interessate, in particolare, le già previste 1.175 persone, di cui 70 comandanti 95 piloti e 340 assistenti di volo e 670 del personale di terra, e in più altre 2.785, di cui 143 comandanti, 182 piloti, 780 assistenti di volo, 1680 personale di terra. I sindacati – che per non appesantire l’emergenza Coronavirus e su richiesta della Commissione di Garanzia avevano rinviato lo sciopero generale del 25 febbraio al 2 aprile – non ci stanno alla luce di una trattativa lunga e estenuante, fatta di continue proroghe e di annunciate ristrutturazioni e spezzatini, di innumerevoli richieste di incontro, mai soddisfatte, al Governo per affrontare non solo la crisi del principale vettore italiano ma di tutto il Trasporto aereo, al quale nel frattempo si è aggiunto un altro tragico capitolo, Air Italy. Oggi il ministro dello sviluppo economico, Stefano Patuanelli, ha detto di confidare, «in una soluzione positiva» per Alitalia, anche se l’emergenza Coronavirus «incide fortemente sulla vendita dei biglietti» e «non agevola certamente il cammino del commissario Leogrande». Certo, ma a tutto e solo discapito del lavoro. Per i sindacati è strumentale fare riferimento alle criticità sanitarie in cui sta oggettivamente versando il nostro Paese per giustificare incrementi della Cigs, quindi di esuberi, visto che il Fondo di Solidarietà, ovvero il serbatoio finanziario degli ammortizzatori sociali, non ha risorse sufficienti per sostenere quasi 4000 persone in Cigs, fatto che dipende sempre da (mancate) scelte di Governo. È ancora più strano che tra tutti i tavoli indetti dal Governo giallorosso non ve ne sia neanche uno che affronti le criticità di un settore, quale quello del Trasporto aereo, così strategico per la crescita e per lo sviluppo del Paese.


Black out nel trasporto aereo


Il 14 si fermano vettori e servizi a terra per chiedere un tavolo di confronto

Mentre in Parlamento prosegue l’iter di conversione del decreto legge urgente volto a garantire la continuità aziendale di Alitalia, l’intero settore del trasporto aereo sarà interessato da una serie di scioperi che porteranno alla paralisi del servizio nelle ore pomeridiane del 14 gennaio. Le federazioni di categoria di Cgil, Cisl, Uil ed Ugl, più Unica ed Assivolo, hanno infatti la loro protesta fra le 13 e le 17 del 14 gennaio. In un comunicato unitario, Cgil, Cisl, Uil ed Ugl ricordano come il settore sia «attraversato da tempo da pesantissime crisi e inefficienze di sistema, per mancanza di necessarie iniziative da parte di questo e del precedente governo». Fra le richieste, peraltro più volte reiterate, l’avvio di un tavolo di confronto ministeriale per mettere fine alla concorrenza sleale tra le imprese dei servizi di terra e tra i vettori, utile anche a favorire il rilancio di Alitalia e Air Italy, vettori per i quali si chiede un confronto istituzionale.


Dl Alitalia, ieri e oggi audizioni alla Camera


Leogrande: «Brucia 300 milioni all’anno»

Sono iniziate martedì le audizioni alla Camera di fronte alla Commissione Trasporti sul dossier Alitalia. A prendere la parola ovviamente anche il neo commissario unico dell’ex compagnia di bandiera, Giuseppe Leogrande, che ha ricordato come Alitalia abbia «bruciato circa 300 milioni di euro all’anno, nel periodo di amministrazione straordinaria», sottolineando che ora il suo ruolo è quello di «ridurre le perdite per rendere più appetibile l’investimento in Alitalia anche dell’amministrazione pubblica». Appetibilità perduta visti i più recenti avvenimenti: da una parte la diversità di vedute di Lufhtansa – che anche ieri ha ribadito l’intenzione di partecipare solamente in un’azienda già ristrutturata («dal nostro punto di vista per un rilancio di Alitalia è più vantaggiosa una forte partnership che un investimento una tantum», ha spiegato il responsabile del dossier per il vettore tedesco) -, dall’altra la sfilata di Atlantia dal dossier – il cui approccio secondo l’ad di FS Battisti era «legato alla risoluzione di altre vicende» – e il passo indietro di Ferrovie dello Stato al non verificarsi di determinate condizioni. «Il 31 ottobre – ha spiegato Gianfranco Battisti – abbiamo presentato una proposta di offerta d’acquisto per i rami di Alitalia condizionata ad alcune condizioni che noi ritenevamo imprescindibili, tra cui l’individuazione di più investitori visto che non eravamo intenzionati a prendere la maggioranza nella compagnia». Soffermandosi in particolare su Lufhtansa ha detto che «non ha mai risposto formalmente a nessuna iniziativa che avevamo richiesto», mentre riferendosi al commissario unico Leogrande ha spiegato di non averlo mai incontrato e che FS non sa «tipo di operazione vuole portare avanti, quindi non conosciamo niente della nuova procedura». Dal canto suo


Dubbio partecipazione statale per Alitalia


Gran parte dei sindacati è a favore

Questa mattina si è svolta un’altra tranche di audizioni di fronte alla Commissione Trasporti sull’esame del dl Alitalia, recante “Misure urgenti per assicurare la continuità del servizio svolto da Alitalia in amministrazione straordinaria”, alla quale hanno partecipato Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Ugl Trasporto Aereo, Anpac, Anpav, Assovolo, Cub Trasporti e Usb lavoro privato. Gran parte delle sigle si sono espresse a favore del mantenimento di una partecipazione statale in Alitalia, mentre prevale la contrarietà a lasciare l’ex compagnia di bandiera in mano a società estere. Intanto al MISE si continua a studiare la situazione: nel corso dell’audizione di martedì, il ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli ha spiegato che «ad oggi non c’è l’esigenza dell’ingresso del MEF in Alitalia», ma questo non significa «che sia stata stralciata la previsione che il ministero dell’Economia entri comunque nella newco che si potrà eventualmente costituire». «Il governo, ed io personalmente, – ha aggiunto il titolare del MISE – riteniamo che ci siano le possibilità di rilanciare la compagnia bandiera con la consapevolezza che il costo del personale non è un costo che determina la perdita». «L’intervento di nazionalizzazione va quantomeno studiato. Devo capire dove sta il problema dei costi», ha invece detto il neo Commissario unico del vettore, Giuseppe Leogrande, ricordando che «Alitalia è dentro una procedura già iniziata: ora dobbiamo cominciare a ragionare sull’uscita dalla procedura