Arcelor Mittal: i sindacati si spaccano


Mentre oggi il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, insieme a diversi ministri, si confrontava con i vertici di Arcelor Mittal (l’amministratore delegato e presidente, Lakshmi Mittal, e il direttore finanziario, Aditya Mittal) nel tentativo alquanto incerto, durato oltre tre ore, di scongiurare il peggio per l’ex Ilva e per l’Italia intera, i sindacati si sono divisi sullo sciopero. La Cisl-Fim ha annunciato alla stampa uno sciopero immediato, mentre Fiom (primo sindacato a Cornigliano già in subbuglio), Uilm (primo sindacato a Taranto), Ugl e Ubs hanno preferito sospendere ogni decisione. ArcelorMittal ha inviato una comunicazione formale alle organizzazioni sindacali dell’ex Ilva in merito alla «retrocessione dei rami di azienda unitamente al trasferimento dei relativi dipendenti», 10.777 unità, ai sensi dell’articolo 47 della legge 428 del 1990, a seguito dell’annuncio di recesso. «Sono fiducioso: la linea del governo è che gli accordi contrattuali vanno rispettati», ha detto stamattina il premier Conte. Ma è altrettanto vero che per Arcelor Mittal la protezione legale, come è scritto nell’annuncio di recesso, costituiva «un presupposto essenziale», sebbene non sia l’unica causa né giustifichi del tutto le inadempienze del piano.

Ma non c’è solo Taranto. A Genova si prospetta una manifestazione cittadina, qui i sindacati viaggiano unitari. «Genova non è disponibile in nessun modo» a pagare per i pasticci fatti dal Governo. La comunicazione di Arcelor Mittal, che di fatto segna l’avvio della procedura per il disimpegno, riguarda tutta Italia: oltre a Taranto e Genova, anche Novi Ligure, Milano, Racconigi, Paderno, Legnano, Marghera.


La Thyssen fa tremare Terni


La strategia appare sempre la stessa: rivendicare la crisi di mercato che starebbe investendo il settore, per giustificare il ricorso agli ammortizzatori sociali. Ma, almeno nel caso della Ast, il tutto sembra sottendere la volontà della ThyssenKrupp di abbandonare al proprio destino la storica acciaieria di Terni, in barba agli accordi da poco firmati. La Cigs riguarderebbe 1.200 dipendenti su un totale 2.350, vale a dire poco della metà della forza lavoro attiva nello stabilimento umbro.


Ex Lucchini, i lavoratori sul tetto che scotta


La scadenza del 31 ottobre si avvicina e la tensione sale, tanto che, da questa mattina, alcuni sindacalisti, in particolare della Fiom Cgil e della Ugl Metalmeccanici, sono saliti sul tetto dell’ufficio del commissario straordinario alla Aferpi, ex Lucchini, di Piombino. I lavoratori chiedono al Ministro dello sviluppo economico, Carlo Calenda, di battere un colpo, viste la latitanza e l’inadempienza della nuova proprietà algerina. Dagli ultimi incontri erano emerse tre ipotesi, la prima delle quali, al momento poco praticabile, prevede l’arrivo di un nuovo socio industriale. Si era parlato di un partner cinese interessato al forno elettrico, ma la notizia è tutta da verificare. La seconda opzione porterebbe diritti al tribunale amministrativo per l’inadempienza di Cevital e ad una procedura, di lunghezza non preventivabile, per la risoluzione del contratto. Terza strada è quella dell’insolvenza, alla quale seguirebbe un nuovo bando di gara, un conseguente nuovo commissariamento e la cassa integrazione per i lavoratori. Percorsi complessi, quindi, che si innestano su una situazione compromessa, sulla quale pende, secondo quanto comunicato dal commissario Piero Nardi, una perdita di circa un milione e mezzo di euro al mese.


Acciaierie Verona, terzo incidente in due mesi


di Claudia Tarantino

Questa mattina all’alba si è verificata un’esplosione in un forno delle Acciaierie Verona, azienda situata in Lungadige Galtarossa, causando il ferimento di quattro operai.

Si tratta del terzo incidente in soli due mesi all’interno dello stabilimento entrato a far parte del gruppo Pittini nel 2015: il primo era avvenuto il 4 luglio scorso, quando l’incendio di una cisterna di olio generò una colonna di fumo visibile in tutta la città; il secondo, il 16 agosto, portò al ferimento di due persone dopo lo scoppio di una valvola.

Questa volta, sembra che l’esplosione sia stata causata da una perdita di acqua che, finita in uno dei forni, ha determinato uno scoppio, investendo i lavoratori più vicini con vapore e piccoli pezzi di acciaio.

Secondo i primi accertamenti dei carabinieri, ancora in corso, i quattro operai di età compresa fra i 53 e i 55 anni (2 italiani e 2 di origine senegalese) sono stati sbalzati a circa cinque metri di distanza.
Sul posto sono subito intervenuti anche i Vigili del Fuoco, che hanno impiegato non poco tempo a domare le fiamme, e i sanitari del 118 che, dopo aver prestato i primi soccorsi, hanno trasferito i due operai feriti più seriamente all’ospedale di Borgo Trento, mentre gli altri due sono stati ricoverati al Policlinico di Borgo Roma.

E’ di soli pochi giorni fa la notizia di un significativo incremento degli incidenti sul lavoro registrato quest’anno dall’Inail ed episodi come questo accaduto oggi a Verona non fanno che confermare la impellente necessità di una maggiore attenzione al tema della sicurezza nei luoghi di lavoro.
A maggior ragione per quei settori produttivi dove il rischio di incidenti è più elevato e sono connesse alla stessa attività lavorativa molteplici cause di pericolo.

“Il nostro Paese – come sostenuto solo due giorni fa dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella – non può rassegnarsi a subire morti sul lavoro. E’ indispensabile che le norme sulla sicurezza nel lavoro vengano rispettate con scrupolo e che i controlli siano attenti e rigorosi”.