Trivellazioni e terremoto, il caso olandese


di Caterina Mangia

Trivellazioni: un pericolo o un’opportunità? Rappresentano o meno un vantaggio per lo sviluppo economico di un territorio?Domande che si affacciano insistentemente nel dibattito collettivo, la cui risposta però non è di facile elaborazione. Sono molte le variabili e i pro e contro da soppesare.
Un articolo uscito oggi sul quotidiano spagnolo “El Pais” aggiunge un importante spunto di riflessione sulle possibili conseguenze della perforazione del suolo: nel pezzo, dal titolo “Il prezzo di provocare un terremoto scuote l’Olanda”, è riportato un caso riguardante i terremoti derivanti dall’estrazione di gas naturale nella provincia di Groningen, dove si trova il più grande giacimento europeo di gas naturale (Vedi link ad articolo di El Pais). E’ stata infatti riconosciuta una stretta correlazione tra l’attività di estrazione e i fenomeni sismici che hanno interessato l’area. Sebbene le scosse siano di lieve entità, potendo raggiungere al massimo i 4,5 gradi nella scala Richter, secondo El Pais si sono verificate “nel 2014 più di 19Trivellazionimila segnalazioni degli abitanti di Groningen riguardanti crepe nelle loro abitazioni, cadute di mattoni e incurvamenti di tetti”.
Ne è nata una vicenda giudiziaria che ha visto contrapporsi da una parte la NAM, società olandese di petrolio e gas posseduta da Shell e Exon Mobil, e dall’altra i cittadini, che hanno fatto ricorso alla magistratura con una class action per chiedere il risarcimento dei danni alle loro case. I giudici hanno dato ragione alla cittadinanza, ma la NAM ha fatto ricorso legale ed è in attesa di una risposta.
“La NAM – si legge su El Pais – non nega che le sue attività provochino il deterioramento denunciato”, e la situazione per l’azienda può peggiorare, perché “nella provincia di Groningen anche 69 dei 100 immobili facenti parte del patrimonio nazionale presentano danni”.
La vicenda induce a una riflessione sulle conseguenze delle trivellazioni, che non incidono solamente a livello ambientale e sullo sviluppo turistico di un territorio, ma possono anche alterare l’integrità del suolo e provocare fenomeni sismici i cui effetti ricadono sulle spalle della cittadinanza.
L’Ugl ha dibattuto sull’opportunità di effettuare le trivellazioni nel corso della sesta tappa a Pescara del suo ciclo di convegni “Sudact – Nove proposte per il Mezzogiorno”, dal titolo “Energia e Green Economy, per un futuro sostenibile. Il pericolo delle trivellazioni” (Vedi link ad articolo Sudact Pescara). Dopo un approfondimento sul grave ritardo infrastrutturale delle Regioni del Sud Italia anche sotto il profilo energetico, è stato pronunciato un forte e chiaro “no” allo sfruttamento delle risorse naturali se, come nel caso delle trivellazioni, non sono orientate al principio della precauzione invocato anche da Papa Francesco nell’Enciclica “Laudato Sí”.

 


Volkswagen, uno scandalo senza precedenti


“Danni effettivi ancora da calcolare, nello scandalo VolksWagen è coinvolto un intero sistema economico e politico. Ovvero la tenuta dell’Ue.”

Qualcuno sostiene che sia un disastro per Volkswagen e per la Germania, ma di mezzo c’è un intero sistema economico, il mercato Auto, e politico, la Ue. Se le prime ad accusare il colpo sono state le Borse europee e ancora di più il titolo VW, c’è da aspettarsi un effetto domino ben più ampio.
Ecco le dimensioni del terremoto industriale e finanziario provocato dall’inchiesta Usa su VW: ben 11 milioni le auto truccate, 24 miliardi di euro bruciati in due giorni dal titolo in Borsa, l’annuncio di un maxi accantonamento da 6,5 miliardi per fronteggiare l’inchiesta, conseguente allarme sugli utili 2015, probabile multa da 18 miliardi di dollari per VW. Ma al di là dei numeri, con cui a stento si può riuscire a descrivere la portata dello scandalo Volkswagen, il danno effettivo è ancora inimmaginabile. Si è messo infatti in moto un meccanismo gigantesco che dagli Stati Uniti è arrivato fino all’Europa, dove la Commissione Ue ha invitato i 28 Paesi a effettuare tutti i controlli del caso, con relativi ministeri coinvolti per le rispettive competenze, passando per i Paesi di tutto il mondo. Un meccanismo ormai “virale”.
Come abbiamo giù detto, la storia è iniziata negli Stati Uniti, dove l’agenzia per la protezione ambientale (Epa) ha ordinato il richiamo di quasi 500.000 auto della Volkswagen – 482.000 vetture diesel Jetta, Beetle, Golf, Passat, Audi A3 vendute negli Usa dal 2009 – accusata di aver infranto la legge per aver installato un software “truccato” al fine di aggirare gli standard ambientali per la riduzione dello smog nelle vetture Audi e Volkswagen a 4 cilindri, prodotte tra il 2009 e il 2015. L’accusa dell’Epa è che i veicoli inquinano molto più di quanto comunicato dalla casa produttrice, perché il software è stato creato per nascondere l’emissione di monossido di azoto. Nel frattempo i 600 operai della VW sono furiosi e preoccupati. Essendo finiti, a quanto sembra, nel tritacarne di una ‘faida’ tra manager, il sindacato ha chiesto la testa dei responsabili e nell’immediato a pagare è amministratore delegato Martin Winterkorn, che ha già chiesto scusa senza però aver annunciato le dimissioni. Tuttavia dopo cinque ore di confronto con il board Volkswagen è definitivamente capitolato, dichiarando il suo passo indietro. D’altronde di un avvicendamento già si parlava su quotidiani e agenzie di stampa,ma non è questo il punto.
Il punto è che le ombre non si sono addensate solo su Volkswagen e sull’intero sistema di controlli. Il problema è che le ombre si sono addensate persino sulla Cancelliera Angela Merkel, poiché secondo il Die Welt on line una risposta parlamentare del dicastero di Alexander Dobrindt ai Verdi del 28 luglio scorso dimostra che l’esecutivo tedesco fosse al corrente delle tecniche per truccare i dati sull’antismog. Insomma sotto accusa è la locomotiva d’Europa, proprio in un momento in cui la coesione nella Ue è già molto a rischio, a causa – e non solo – della ‘questione migranti’. Può darsi che il mercato dell’auto italiano possa in qualche modo giovarsi dello scandalo Volkswagen, ma il caos a questo punto potrebbe intaccare il già precario equilibrio politico del Vecchio Continente.


Sei-Ugl alla ‘Marcia degli scalzi’


“..per chiedere un cambiamento urgente delle politiche di immigrazione e integrazione “..

Dal porto di Palermo al Lido di Venezia, sono state migliaia le persone scese in piazza venerdì 11 settembre per partecipare alla ‘Marcia delle donne e degli uomini scalzi’, organizzata allo scopo di chiedere una cambiamento repentino nelle politiche di immigrazione e integrazione europee e globali, reso ancora più urgente dalla crisi umanitaria in Siria.
Esponenti del mondo associativo, sindacale, politico, intellettuale, ma soprattutto tantissimi semplici cittadini hanno sfilato a piedi nudi in 60 città italiane per richiamare l’attenzione delle istituzioni comunitarie e internazionali sulla necessità di creare con urgenza le condizioni per favorire “certezza di corridoi umanitari sicuri – si legge nell’appello firmato da giornalisti, artisti e intellettuali – per vittime di guerre, catastrofi e dittature; accoglienza degna e rispettosa per tutti; chiusura e smantellamento di tutti i luoghi di concentrazione e detenzione dei migranti; creare un vero sistema unico di asilo in Europa superando il regolamento di Dublino”.
Manifestando il pieno appoggio e l’adesione dell’Ugl all’iniziativa, il presidente del Sei-Ugl, Luciano Lagamba, ha evidenziato come “un meccanismo obbligatorio e permanente tra gli Stati europei di suddivisione delle quote di migranti è una risposta condivisibile ma anche emergenziale, ciò che occorre è creare percorsi alternativi dai Paesi d’origine verso il vecchio Continente per evitare tragedie per le quali l’Europa si scandalizza e si allarma solo adesso”.
“La soluzione deve essere strutturale – ha spiegato Lagamba – partendo da una stretta collaborazione tra Ue e gli Stati di provenienza dei migranti, attraverso la creazione di uffici che possano vagliare e gestire domande di asilo o di lavoro e, conseguentemente, organizzare viaggi sicuri verso le varie destinazioni”.
“E’ anche per questa ragione – conclude il sindacalista – che il Sei-Ugl ha aderito insieme alle altre organizzazioni sindacali alla ‘Marcia delle donne e degli uomini scalzi’. Vogliamo sostenere e dare voce all’esercito di persone costrette a fuggire da drammi come guerre, persecuzioni e povertà, che tuttavia le conducono ad oggi inesorabilmente verso altre gigantesche e inumane difficoltà, tra le quali la schiavitù e la morte”.
Nel manifesto dell’iniziativa, si legge che la Marcia “è l’inizio di un percorso di cambiamento che chiede a tutti gli uomini e le donne del mondo globale di capire che non è in alcun modo accettabile fermare e respingere chi è vittima di ingiustizie militari, religiose o economiche che siano. Non è pensabile fermare chi scappa dalle ingiustizie, al contrario aiutarli significa lottare contro quelle ingiustizie. Dare asilo a chi scappa dalle guerre, significa ripudiare la guerra e costruire la pace. Dare rifugio a chi scappa dalle discriminazioni religiose, etniche o di genere, significa lottare per i diritti e le libertà di tutte e tutti. Dare accoglienza a chi fugge dalla povertà significa non accettare le sempre crescenti disuguaglianze economiche e promuovere una maggiore redistribuzione di ricchezze”.
L’11 settembre scalzi e in marcia, dunque, per le strade di 60 città italiane, affinché le istituzioni politiche europee e internazionali comprendano l’urgenza di ridisegnare, insieme, le politiche migratorie in chiave solidale.