Regno Unito, Johnson: «Già vaccinate un milione di persone»


Coronavirus, nel mondo oltre 85 milioni di casi

«Abbiamo vaccinato un milione di persone, più del resto d’Europa messo insieme». Ad annunciarlo è stato oggi il premier britannico Boris Johnson, ai microfoni del programma tv “Andrew Marr Show”. Johnson ha poi sottolineato che a partire da domani circa 530.000 dosi del vaccino Oxford-AstraZeneca saranno disponibili nei centri di vaccinazione e «qualche milione in più» del vaccino Pfizer deve ancora essere somministrato ai pazienti. Tuttavia la situazione desta ancora preoccupazione a Downing Street, tant’è che il governo ha annunciato nuove misure restrittive, compresa una nuova chiusura delle scuole. In generale nel mondo è stata superata la soglia degli 85 milioni di casi del coronavirus nel mondo, mentre i morti da inizio pandemia sono 1,84 milioni, stando al bollettino aggiornato della Johns Hopkins University. Gli Stati Uniti, con oltre 20 milioni, continuano a guidare la classifica dei paesi con più casi in numeri assoluti. Gli Stati Uniti hanno inoltre registrato 210.479 casi di coronavirus e 1.394 decessi provocati dalla malattia nella giornata di ieri, stando sempre ai conteggi della Johns Hopkins University. Intanto l’autorità sanitaria indiana ha confermato di avere approvato il vaccino Oxford-AstraZeneca e ha inoltre annunciato di avere dato il via libera anche a un vaccino nazionale, prodotto dalla società farmaceutica Bharat Biotech. Considerando che la campagna di vaccinazione comprenderà 1,3 miliardi di abitanti, sarà una delle più grandi al mondo.


E’ FATTA


Brexit: firmato oggi l’accordo commerciale, inizia una nuova epoca. Von der Leyen in un tweet: «È stato un lungo percorso ma ora è tempo di lasciarsi la Brexit alle spalle. Il nostro futuro si decide in Europa»

Brexit, regalo di fine anno. Ma per chi? I presidenti del Consiglio europeo e della Commissione Ue, Charles Michel e Ursula von der Leyen, hanno firmato stamattina l’accordo commerciale post Brexit, più di 2000 pagine, con il Regno Unito. Davanti alle telecamere del Consiglio Michel ha detto: «È un accordo equilibrato e giusto, che protegge pienamente gli interessi fondamentali della Ue e crea stabilità e prevedibilità per cittadini e imprese». Trionfanti le parole del primo ministro britannico Boris Johnson di fronte al Parlamento riunito oggi per discutere l’accordo: «Diventeremo un vicino amichevole, il migliore amico e alleato che la Ue potrebbe avere, lavoreremo mano nella mano quando i nostro valori e interessi coincidono e rispettando il desiderio sovrano del popolo britannico di vivere sotto le proprie leggi». Più malinconiche quelle di von der Leyen in un tweet: «È stato un lungo percorso ma ora è tempo di lasciarsi la Brexit alle spalle. Il nostro futuro si decide in Europa», ha proseguito. Sempre oggi – in queste ore è in corso il dibattito – si attende il voto della Camera dei Comuni sull’accordo. Il leader del partito, Kier Starmer, ha dichiarato che i laburisti voteranno in favore dell’accordo negoziato dal governo di Boris Johnson con l’Unione europea perché «un accordo è meglio di un No Deal». Il Parlamento Europeo lo farà nella sessione plenaria di marzo e perciò sarà necessaria una proroga del periodo di applicazione provvisoria. La questione deve essere affrontata congiuntamente da Regno Unito ed Ue nel Partnership Council, l’organismo bilaterale, che sarà copresieduto da un membro della Commissione e da un ministro britannico. La proroga è necessaria per consentire di completare le procedure interne dell’Ue, come la revisione giuridico-linguistica dei testi, le pagine del trattato andranno tradotte nelle 24 lingue ufficiali dell’Ue. Veniamo ai contenuti. 1100 funzionari in più alle dogane e all’immigrazione in Gran Bretagna. I controlli doganali saranno applicati dal 1° luglio 2021, mentre nei Paesi europei dal 1° gennaio. Gli studenti europei per l’Erasmus avranno bisogno del visto, le rette universitarie aumenteranno. Per lavorare occorre un visto che si ottiene con un impiego, già concordato, da 28 mila euro l’anno. I turisti europei, per entrare in Gran Bretagna, avranno bisogno del passaporto e non potranno rimanervi per più di 3 mesi. Il nuovo regime doganale comporterà un aumento dei costi. Molte aziende della City di Londra hanno già spostato attività e personale in Europa. Ma i veri sviluppi li conosceremo soltanto con il tempo.


Nel Regno Unito ok a vaccino Oxford-AstraZeneca


Coronavirus, oltre 82 milioni di casi nel mondo

Sono più di 82 milioni i casi di coronavirus nel mondo, secondo il bollettino aggiornato della Johns Hopkins University, mentre i decessi confermati da inizio pandemia sono oltre 1,79 milioni. Intanto nel Regno Unito è arrivato il via libera dell’Agenzia di regolamentazione dei medicinali e dei prodotti sanitari (MHRA) al vaccino Oxford-AstraZeneca.


Brexit, via libera all’accordo degli ambasciatori UE


Intesa in vigore provvisoriamente dal 1 gennaio 2021

Arriva l’ok degli ambasciatori UE (Coreper), che all’unanimità hanno dato il via libera all’accordo sulle future relazioni con il Regno Unito, annunciato da Bruxelles e Londra nel pomeriggio di giovedì 24 dicembre. L’accordo entrerà in vigore provvisoriamente dal 1 gennaio 2021, in attesa del via libera del Parlamento UE.


In Spagna slitta l’arrivo di 350 mila dosi di vaccini


Oltre 80 milioni di casi nel mondo

Mentre in Europa è partita in queste ore la campagna di vaccinazione anti-Covid, nel mondo si registrano oltre 80 milioni di casi, stando all’ultimo bollettino della Johns Hopkins University. Da inizio pandemia i decessi, invece, sono oltre 1,76 milioni. Intanto per ragioni logistiche della Pfizer slitta di un giorno in Spagna l’arrivo di 350 mila dosi di vaccini atteso per oggi, ha riferito il ministro della Sanità, Salvador Illa.


Così l’Europa a Natale


Risposte insufficienti e nuovi timori. Misure restrittive un po’ ovunque, cenoni con poche persone

Quando il re di Svezia ammette che nell’affrontare l’emergenza sanitaria «abbiamo fallito» – ricordiamo: la Svezia è tra i pochissimi paesi a non aver mai adottato lockdown o misure particolarmente restrittive, mirando all’immunità di gregge –, è la conferma che l’Europa non è riuscita a contrastare adeguatamente la diffusione del coronavirus, che non sia mai stato implementato nell’UE un modello di successo (al di là della retorica dei singoli governi) e che le risposte siano state fin qui insufficienti. Alla vigilia dell’avvio della campagna per la vaccinazione di massa – in programma a partire dal 27 dicembre dopo il via libera al vaccino messo a punto da Pfizer e BioNTech da parte dell’Agenzia europea per i medicinali (Ema), che nel frattempo ha deciso di anticipare la decisione anche sul candidato di Moderna – le incognite sono ancora molte. In parte per i timori sopraggiunti negli ultimi giorni per la cosiddetta “variante inglese”, la cui immediata risposta è stata il blocco dei voli dal Regno Unito, e in parte perché in alcuni paesi europei, tra quelli che stavano registrando un nuovo aumento di contagi e vittime, si è deciso di procedere con le vie più dure anche nel periodo delle festività natalizie. In Germania, Austria, Olanda e Polonia, ad esempio, dove, seppur con modalità diverse, viene (o verrà nei prossimi giorni) riproposto un lockdown di alcune settimane. Entrando più nel dettaglio delle misure durante le feste, in Germania saranno ammessi il giorno di Natale incontri con quattro persone oltre al proprio nucleo familiare, in Spagna in generale si potranno riunire non più di dieci persone (ma ogni comunità adotterà le proprie linee guida), mentre in Belgio sono previsti i controlli più ferrei allo scopo di verificare il rispetto delle regole. Invece nel Regno Unito, dove non si esclude a causa della variante un periodo di chiusure prolungato, anche di diverse settimane, verranno prese le soluzioni più dure: il Natale a Londra e nel Sud Est dell’Inghilterra sarà in casa e senza ospiti. Del resto il ministro della Sanità britannico, Matt Hancock, aveva dichiarato nei giorni scorsi che il “nuovo” virus è più contagioso del 70% ed è «fuori controllo». Le buone notizie, però, sembrano arrivare dalla scienza: a quanto pare non c’è motivo di credere che ciò rappresenti un pericolo in vista delle vaccinazioni e in ogni caso le tecnologie permetterebbero di aggiornare  agevolmente i vaccini in caso di necessità.