Grecia, Sakellaropoulou è la prima presidente donna


Entrerà in carica a marzo

Con il via libera del Parlamento (261 i voti a favore), Katerina Sakellaropoulou è la prima donna presidente della Grecia. La 63enne giudice è da quattro anni a capo del massimo tribunale amministrativo della Grecia, il Consiglio di Stato, anche in questo caso la prima volta per una donna. Sakellaropoulou entrerà in carica a marzo e succederà a Prokopis Paulopoulos.


Libia: nuova conferenza in programma a febbraio a Berlino


Approvato ieri accordo per cessate il fuoco

Una seconda conferenza sulla Libia si terrà a febbraio, sempre a Berlino. A renderlo noto è stato il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, sottolineando che «l’Unione europea è al lavoro per integrare l’accordo sul cessate il fuoco» raggiunto domenica con il rispetto dell’embargo sulle armi» e che «a inizio febbraio si terrà a Berlino una nuova conferenza di aggiornamento a livello dei ministri degli Esteri». Ieri, infatti, i leader della comunità internazionale che hanno partecipato alla Conferenza sulla Libia hanno approvato un accordo per il cessate il fuoco (un processo che ha lo scopo di arrivare ad un governo di unità nazionale), tuttavia non ancora firmato da Fayez al Serraj e Khalifa Haftar (entrambi i leader libici erano a Berlino, ma non si sono incontrati e la tv al-Hadath ha riferito di nuovi sontri ieri sera a sud di Tripoli). «Il nostro obiettivo – ha spiegato perciò Maas, arrivando al Consiglio degli Esteri Ue – è stato raggiunto, ma era solo il punto di partenza. Ora il grande problema è un armistizio completo e un processo politico che apra la strada a una pace duratura». Secondo l’Alto rappresentante dell’UE, Josep Borrell, la missione europea Sophia «dovrebbe essere fatta rivivere», mentre il ministro degli Esteri austriaco, Alexander Schallenberg ha sostenuto che «non siamo ancora arrivati al momento» di pensare una missione di pace UE in Libia, in quanto «ora è il momento di garantire il cessate il fuoco e il quadro politico adeguato».


Green Deal Ue: fumo verde


Negli occhi del ceto medio impoverito

Green è la nuova parola d’ordine, è la spezia che dà sapore a un piatto insipido, è il capo di abbigliamento che sta bene su tutto. La Commissione Ue guidata da Ursula Von Der Leyen ieri ha illustrato a Strasburgo i contenuti del suo Green Deal: mobilitati «almeno 1.000 miliardi di euro di investimenti in 10 anni» per trasformare l’Europa nel primo continente “neutrale” dal punto di vista climatico entro il 2050. Che, a pensarci bene, fa un po’ ridere: è difficile immaginare che l’aria inquinata prodotta da altri continenti (Cina e India ad esempio) possa fermarsi ai confini d’Europa. Sognare è bello. Ma subito dopo bisogna chiedersi cosa comporterà la svolta verde in termini industriali e occupazionali. Gli ambiti d’intervento spaziano dai mezzi di trasporto, ai sistemi di generazione di energia, dall’efficienza energetica degli edifici, alle crisi industriali. Per aiutare il passaggio dei Paesi più dipendenti da economie legate al carbone – «dai minatori di carbone delle Asturie, ai raccoglitori di torba delle Midlands irlandesi» uomo avvisato mezzo salvato – la Ue, attraverso il «Just transition fund», il meccanismo per la transizione giusta, metterà sul piatto 7,5 miliardi di risorse “fresche”, parte delle quali, ha detto lo stesso il commissario Ue all’Economia, Paolo Gentiloni, potranno essere utilizzate anche per l’ex Ilva di Taranto. Con Invest Europe, lo schema per gli investimenti gestito dallo stesso commissario italiano, saranno mobilitati circa 279 miliardi di euro di fondi pubblici e privati per investimenti favorevoli al clima e all’ambiente. All’Italia andranno «centinaia di milioni», ha detto Gentiloni, «ma se pensiamo che soltanto con i denari aggiuntivi di questi 7,5 miliardi noi risolviamo i problemi della transizione ambientale credo che faremo un grave errore». Infatti il Green Deal intende contribuire per circa metà della cifra e i fondi messi a disposizione dalla Ue serviranno «da leva per favorire ulteriori investimenti». Dall’Italia giallorossa, già pronta alla svolta verde con la sua fallimentare quanto pericolosa plastic tax, è tutto un cinguettare di uccellini, mentre le grandi città (e non solo) sono soffocate dalle polveri sottili. Gualtieri, ministro dell’Economia su Twitter: «Con #EUGreenDeal impegno senza precedenti per la transizione ecologica… Con la #manovra2020 l’Italia ha posto le basi per giocare questa partita da protagonista». Lezzi (M5s), ex ministro Sud ha detto che «anche l’ex-Ilva sarà tra i beneficiari, così come la Sardegna e forse Piemonte e Lombardia», nonché «Bagnoli», e detto da lei non è poi così rassicurante. Ma il vero aiuto sarà la revisione delle regole sugli aiuti di Stato, prevista entro il 2021, anch’essa orientata a favorire l’afflusso di fondi verso settori industriali in difficoltà che necessitano di essere riconvertiti, e, compito di Gentiloni nel corso del dibattito si aprirà a febbraio, lo scorporo dal calcolo del deficit. Insomma, per i Dem tutto è possibile.


Libia, conferenza di Berlino il 19 gennaio


Ma Russia e Turchia accelerano per soluzione a crisi

Si terrà con ogni probabilità il 19 gennaio la conferenza di Berlino sulla Libia. La Germania, infatti,  lo ha comunicato ai paesi partecipanti, tra i quali figura l’Italia, seppure in via ancora ufficiosa. È l’ultimo tassello di un mosaico sempre più ingarbugliato. Alla mezzanotte è scattata la tregua in Libia tra le fazioni in guerra, quella del governo di Tripoli – riconosciuto dall’Onu e guidato da Fayez al-Sarraj – e quella dell’Esercito nazionale libico del generale Khalifa Haftar, che controlla la parte orientale del paese. Di una tregua fragile, tuttavia, si tratta, dato che lo stesso governo di al-Sarraj ha denunciato già nella mattinata di oggi diverse violazioni. Eppure dopo il sì di Haftar alla tregua (proposta che era giunta da Russia e Turchia, accolta immediatamente da Tripoli, ma rifiutata in un primo momento dalla controparte), viene da chiedersi a cosa l’Europa miri davvero. La Turchia sostiene, anche con soldati sul terreno, il governo di al-Sarraj (c’è stato un nuovo incontro tra quest’ultimo e il presidente turco Erdogan a poche ore dall’inizio della tregua), mentre la Russia (insieme a Egitto, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti) sostiene Haftar. E sono questi due paesi ad avere mostrato una maggiore capacità di persuasione nei confronti delle parti in lotta in Libia. Tanto che proprio a Mosca, davanti agli occhi di Vladimir Putin, va in scena la firma dell’accordo che sancisce il cessate il fuoco tra le truppe, entrato in vigore ieri.

 


Brexit ed Erasmus, grande incertezza


Oltre mille i giovani italiani che ogni anno trascorrono un periodo di studio in Uk

E pensare che, nell’immaginario collettivo, il Regno Unito è sempre apparso come il luogo della riflessione e dell’approccio razionale alle cose del mondo, anche quando si tratta di personaggi frutto della fantasia, come Sherlock Holmes. Le vicende della Brexit stanno creando non poche incertezze ai tanti europei, soprattutto giovani, che lavorano o studiano fra Londra e dintorni. L’ultima polemica ha riguardato la partecipazione o meno del Regno Unito al programma Erasmus, uno dei pochi strumenti europei conosciuto ed apprezzato dai più. La Camera dei comuni ha infatti bocciato un emendamento finalizzato a confermare la partecipazione inglese al programma europeo. Dopo un momento di grande incertezza, il governo ha fatto sapere che non cambierà nulla. Sono oltre mille, su un totale di poco più di 15mila, i giovani italiani che trascorrono ogni anno un periodo di studio nel Regno Unito.


Chi li ha visti?


Paolo Gentiloni, commissario europeo all’Economia, in una lunga intervista al quotidiano La Repubblica, chiede che venga rafforzato il ruolo globale dell’Ue. Ma è già tardi. Nello scacchiere mediorientale e in Libia, tanti decisivi e preoccupanti avvenimenti si sono già verificati, senza che l’Ue abbia dimostrato, in tempo, di avere un ruolo. Una riunione straordinaria dei ministri degli Esteri dell’Unione è in calendario per venerdì prossimo a Bruxelles sulla crisi in Iran e Iraq, ma nel frattempo, la tensione tra Iran e Usa non diminuisce. La sepoltura del generale Qassem Soleimani, a Kerman, è stata rinviata per ragioni di sicurezza, alla luce dei disordini che si sono verificati durante la cerimonia, con decine di persone morte e altrettante ferite. Se da una parte la crescita del prezzo del petrolio si è arrestata dopo l’impennata dei giorni scorsi (fin quasi a 70 dollari, ma non è escluso ancora che possa raggiungere gli 80) per i timori di un’escalation di violenze in Medioriente, dall’altra secondo il New York Times la Guida suprema Ali Khamenei avrebbe detto, durante un consiglio di sicurezza, che qualsiasi rappresaglia per l’uccisione del generale iraniano Qassam Soleimani deve essere un attacco diretto e proporzionato contro interessi americani, eseguito apertamente dalle forze iraniane. Senza dimenticare che il Parlamento iraniano ha designato tutte le forze armate degli Stati Uniti «terroristi».
Altro scenario preoccupante è la Libia, tant’è che oggi si è tenuto un minivertice a Bruxelles, tra Italia, Francia, Germania e Regno Unito presieduto dall’Alto rappresentante per la politica estera, Josep Borrell. Ma in realtà l’Ue si sta muovendo solo dopo che la Turchia ha deciso di intervenire militarmente al fianco del governo di Tripoli e contro Haftar. Cosa possono fare Italia ed Europa per favorire una soluzione pacifica della crisi? «Continuiamo tutti a ritenere che non esista alcuna soluzione militare e ne discuteremo oggi in sede Europea», ha detto il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio. Ma è difficile continuare a mantenere un atteggiamento (apparentemente) neutrale, quando due Paesi come Russia e Turchia si sono già schierati, con l’Italia di fatto surclassata dalla Turchia. «Noi (l’Ue, ndr), dobbiamo avere la possibilità di avere una nostra politica», ha detto David Sassoli. «Questo non è facile perché abbiamo perso molto tempo nei litigi fra gli stati europei». E se lo dice il presidente del Parlamento Ue, figuriamoci se possiamo contraddirlo noi.