Atene ricorderà l’anniversario delle Termopili con una moneta


Presto la Grecia emetterà una moneta da due euro per celebrare i 2.500 anni dalla battaglia delle Termopili, avvenuta nel 480 a.C e combattuta dai 300 spartani capeggiati da Leonida contro l’esercito persiano, composto da migliaia di uomini. La moneta da 2 euro, sul cui lato ‘nazionale’ ci sarà un elmo degli antichi guerrieri ellenici e la scritta “2.500 anni dalla battaglia delle Termopili”, circolerà regolarmente nell’Eurozona.


Francia: Macron sempre più impopolare


Lo riporta un sondaggio del Figaro Magazine

Secondo un sondaggio dell’istituto Kantar-OnePoint per il Figaro Magazine, il presidente francese Emmanuel Macron vede scendere la sua popolarità di otto punti dal settembre 2019, attestandosi al 24% delle opinioni favorevoli. Macron è da tempo bersaglio di critiche e accese proteste per la riforma delle pensioni. Di questo passo potrebbe superare il record negativo di Francois Hollande.

 


Germania, ancora giù gli ordini all’industria


Calo del 2,1% mensile e dell’8,7% annuo

Ancora segnali negativi dall’economia tedesca e in particolare dalla manifattura. A Dicembre, infatti, gli ordini al settore manifatturiero tedesco sono diminuiti del 2,1% congiunturale e dell’8,7% tendenziale. Gli economisti si aspettavano, a livello mensile, una variazione opposta di mezzo punto. Pesano in particolare gli ordini esteri, calati del 4,5%, contro il -1,4% che ha interessato quelli nazionali. Rivisto leggermente il dato di novembre: il confronto mensile è stato corretto a -0,8% dal -1,3%.

 


Commissione Ue, al via la revisione del Patto di Stabilità


Ridotti squilibri, ma il debito di alcuni Paesi è ancora elevato

Il patto di Stabilità ha sostenuto la correzione degli squilibri macroeconomici esistenti e la riduzione del debito pubblico, contribuendo a creare le condizioni per una crescita sostenibile, rafforzando la resilienza e riducendo le vulnerabilità legate agli shock economici. Nel contempo il debito pubblico rimane elevato in alcuni Stati membri e la composizione delle finanze pubbliche non è diventata più favorevole alla crescita, con gli Stati membri che scelgono sistematicamente di aumentare la spesa corrente anziché proteggere gli investimenti. Per questo la Commissione europea ha dato il via ad un riesame dell’efficacia del quadro di sorveglianza economica e aprendo un dibattito pubblico sul suo futuro.


Brexit, Johnson: «Nessun allineamento a regole UE»


Il Premier britannico presenta una piattaforma negoziale

Brexit avvenuta, non senza qualche ostacolo, ma è ora che arriva il difficile. Perché è adesso che prende il via il periodo di transizione, della durata di circa un anno, che sarà utile a Londra e a Bruxelles per raggiungere gli accordi che permettano una cooperazione tra Regno Unito e Unione europea in nuove forme. A partire, neanche a dirlo, dal commercio. Il premier britannico, Boris Johnson, ha illustrato oggi la sua piattaforma negoziale, rimarcando che Londra vuole un accordo sul libero scambio, senza però un «allineamento alle regole e agli standard» europei «sulla politica della competizione, i sussidi, la protezione sociale, l’ambiente o nulla di simile». «La scelta» dei negoziati sulle relazioni post Brexit, ha osservato quindi Johnson, «non è, sia chiaro, fra deal e no deal», bensì tra «una relazione commerciale comparabile a quella del Canada» (che prevede libero scambio a zero dazi) e «più simile a quello Australia-UE. In ogni caso – ha aggiunto – non ho dubbi che la Gran Bretagna prospererà e potrà scatenare tutto il suo potenziale». «Siamo pronti ad offrire un accordo molto ambizioso che includa tariffe e dazi zero su tutte le merci», è la posizione espressa a tale proposito dal capo negoziatore dell’UE, Michel Barnier. Il quale ha però avvertito Londra: «Il Regno Unito non potrà più beneficiare dei diritti e dei vantaggi economici se il 31 dicembre lascerà il mercato unico e l’unione doganale. Questo è il quadro in cui ci muoviamo».

 


Brexit, Johnson: «Non segna una fine, ma un nuovo inizio»


A mezzanotte il Regno Unito lascerà l’UE

«L’alba di una nuova era». Così il premier britannico Boris Johnson si esprimerà nelle prossime ore nel discorso in vista di quello che, qualsiasi sia la prospettiva, sarà comunque un giorno storico. Dopo la mezzanotte, infatti, verrà sancito in via definitiva – a distanza di oltre tre anni – il divorzio tra il Regno Unito e l’Unione europea. Un percorso lunghissimo, cominciato con il referendum del giugno 2016 che decretò la vittoria del “leave” e proseguito con le difficili trattative (pagate a caro prezzo, politicamente parlando, all’ex leader dei Tories e premier, Theresa May). Ora verrà avviata una nuova fase, un periodo di transizione che durerà fino a dicembre 2020 ed entro cui Londra e Bruxelles dovranno raggiungere intese su diversi temi, a partire dalle nuove relazioni commerciali. Oggi il governo britannico si è riunito in una riunione speciale a Sunderland, città simbolo del referendum del 2016 nel nord dell’Inghilterra. «Stanotte non segna una fine, ma un inizio», è il messaggio che Johnson proverà a veicolare. «Vogliamo avere le relazioni più ravvicinate possibili con l’UE e un commercio per quanto possibile senza barriere, ma abbiamo votato per essere indipendenti» e non per restare «subordinati ai loro giudici, alle loro leggi, alle loro strutture politiche», ha ricordato Michael Gove, esponente di spicco del governo conservatore. «È un giorno particolare per l’Europa. Inizia una stagione nuova. A mezzanotte il Regno Unito uscirà e dopo tre anni facciamo un bilancio delle discussioni con gli amici britannici. L’Unione europea ha tratto vantaggi, perché si è confermata molto più unita», ha invece dichiarato il presidente del PE, Sassoli.