BCE, la Corte Ue risponde ai giudici tedeschi


«La competenza sul diritto comunitario spetta alla Corte di Giustizia Ue»

Dopo la sentenza della Corte costituzionale tedesca, che lunedì scorso ha imposto alla BCE di giustificare entro tre mesi l’intervento di acquisto di titoli pubblici dei Paesi membri, è arrivata la risposta della Corte di Giustizia europea, secondo la quale solo la Corte Ue può giudicare se l’operato dell’Eurotower è stato giustificato o meno. «Per garantire un’applicazione uniforme del diritto dell’Unione – si legge in un comunicato redatto dall’istituzione – solo la Corte di Giustizia, istituita a tal fine dagli Stati membri, è competente a constatare che un atto di un’istituzione dell’Unione è contrario al diritto dell’Unione». La nota poi prosegue: «Eventuali divergenze tra i giudici degli Stati membri in merito alla validità di atti del genere potrebbero compromettere l’unità dell’ordinamento giuridico dell’Unione e pregiudicare la certezza del diritto».


Germania verso riapertura negozi e scuole a maggio


Ai Lander responsabilità per allentamento misure restrittive

La Germania si avvia alla riapertura dei negozi e delle scuole a maggio dopo settimane di lockdown imposto per contenere la diffusione del nuovo coronavirus, ma saranno i Lander ad assumersi la responsabilità sull’allentamento delle misure restrittive. A prevederlo il principio di accordo raggiunto tra la cancelliera Angela Merkel e i primi ministri regionali.


SCONTRO FRONTALE


Spiazzante sentenza della Corte costituzionale tedesca che oggi ha accolto, in parte, i ricorsi contro l’acquisto di titoli di Stato da parte della Bce avvenuti a partire dal 2015. I ricorsi provengono da alcuni accademici ed economisti tedeschi nella convinzione che il QE, negli acquisti dei titoli di Stato, abbia contrastato le competenze della stessa Bce e quindi essendo le azioni della Bce «non sono coperte dalle competenze europee» potrebbero «non avere validità in Germania». La convinzione dei ricorrenti, la stessa dei “falchi” Ue, è che il QE abbia incoraggiato gli Stati a non seguire un percorso virtuoso di consolidamento dei conti sapendo di poter contare sulla rete di sicurezza della Bce. Per molti invece il QE, che ha caratterizzato l’”era Draghi” alla Bce, ha salvato l’euro e indirettamente Paesi in grande difficoltà come l’Italia. Ma, allo stesso tempo, la Corte tedesca ha stabilito che il programma di acquisti dei titoli di Stato (Pspp) della Bce relativo al QE1 e QE2 non finanzia gli Stati e quindi rispetta il divieto del Trattato contro la monetizzazione dei debiti pubblici nazionali, altro tabù che agita i falchi. Si tratta di una sentenza che sembra voler salvare capra e cavoli con l’accoglimento solo parziale del ricorso. Ma il problema c’è, eccome: anche se secondo alcuni la sentenza mette al riparo il programma di acquisti pandemico da 750 miliardi di euro lanciato dalla Bce il 18 marzo per contrastare l’impatto del coronavirus sull’economia dell’eurozona, è evidente che mettere sotto una lente di ingrandimento quanto stato fatto dal 2015 non equivale a salvare il QE. In più, l’organo principale della giustizia della Germania nell’affermare che le misure prese da un organo europeo «non sono coperte dalle competenze europee» ha chiesto alla Bce di giustificare le proprie scelte, assegnandole l’onere di provare che non c’è stata violazione del principio di proporzionalità rispetto agli effetti di bilancio degli acquisti di debito pubblico. Conseguenze? Lo spread tra Btp e Bund è tornato a salire, la Bce ha disposto per oggi alle 18.00 una convocazione dichiarando che «si esprimerà a tempo debito», assist dalla Commissione Ue che ha dichiarato di rispettare l’indipendenza della Bce, promettendo comunque di «studiare la sentenza in dettaglio». Ma non finisce mica qui.


Germania mette al bando tutte le attività di Hezbollah


Per Israele è «tappa importante» nella lotta al terrorismo

Il governo tedesco ha messo al bando tutte le attività del gruppo politico-terrorista libanese Hezbollah in Germania, una misura che era stata chiesta soprattutto da Stati Uniti e Israele. Lo ha annunciato su Twitter Steve Alter, portavoce del ministro dell’Interno, Horst Seehofer. È una «tappa importante nella lotta globale contro il terrorismo», ha commentato il ministro degli Esteri israeliano, Israel Katz.


Vertice in rosso


Sul Recovery Fund tutti d’accordo solo a parole e la Borsa stamattina ha aperto in rosso

«È andata, direi, bene». E quel «direi» pronunciato dal commissario europeo agli Affari economici, Paolo Gentiloni, dice tutto. Perché la vittoria italiana al Consiglio europeo di ieri sta nelle parole, più che nei fatti. Tant’è che lo stesso Gentiloni ha aggiunto: «Naturalmente il diavolo è nei dettagli, ci sono tante questioni che la Commissione dovrà affrontare per formulare questa proposta di fondo di rinascita. Ma il fatto che ci si è arrivati è una vittoria della solidarietà». Dettagli, vedremo, non da poco. La vittoria reale ottenuta dall’Italia e in particolare dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, è che di Recovery Bond si sia potuto parlare e che, come dichiarato da Angela Merkel, «è chiaro a tutti che ne abbiamo bisogno». Così Conte ha potuto dichiarare: «L’Italia è in prima fila a chiedere il Recovery Fund. Uno strumento del genere era impensabile fino a adesso e renderà la risposta europea più solida e coordinata». Nel frattempo il Mes continua a viaggiare sereno verso la meta, a braccetto con i compagni Sure e Bes. Ma, dicevamo, ci sono i dettagli da stabilire e tra essi come il Fondo debba essere finanziato ovvero «se con sussidi o prestiti». Qui finisce l’atmosfera di concordia, infatti alla fine del Consiglio non c’è stata una dichiarazione comune ma solo quella del presidente del Consiglio, Charles Michel, il quale ha sottolineato più volte l’importanza oltre che dei modi soprattutto dei tempi. La palla è passata alla Commissione europea, che dovrà stabilire i famosi dettagli del Recovery Fund presentando la soluzione al prossimo Consiglio europeo del 6 maggio. Nel fondo, ha chiarito il presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen, ci saranno almeno mille miliardi di euro ed è assai probabile che venga legato al bilancio europeo, alzando fino al 2% (dall’attuale 1,2) la percentuale del Pil con cui gli stati membri contribuiscono al bilancio, per due o tre anni. Dunque siamo in una fase interlocutoria mentre i mercati hanno dimostrato di avere le idee più chiare: le Borse europee stamattina hanno aperto in rosso. Secondo gli analisti il fatto che non vi sia certezza sulle risorse e sui dettagli del Recovery Fund ha frenato i listini. Stamattina a Milano l’indice Ftse Mib perdeva il 2,18%, riprendendosi nel poi pomeriggio e passando al +0,8%.