Lavoro
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Wind Tre, no compatto dei lavoratori al piano industriale

Sotto accusa il trasferimento coatto di cento dipendenti e le esternalizzazioni

Prima si è mosso il sindacato, poi la politica. Il trasferimento forzoso di cento dipendenti da Roma a Milano e i progetti di esternalizzazione di Wind Tre hanno provocato una dura reazione delle organizzazioni sindacali. La prima a muoversi è stata la federazione di categoria della Ugl, poi a seguire le altre. Si è partiti con due manifestazioni in contemporanea, una nella Capitale, davanti alla sede aziendale di Parco de’ Medici, e l’altra a Palermo, antistante la prefettura. Wind Tre, insistono i sindacati, ha tutte gli strumenti a disposizione per non scaricare sui lavoratori misure fortemente penalizzanti, come il trasferimento forzoso, che in molti casi costringerà le persone a licenziarsi, soprattutto le donne, circa una settantina, per le oggettive difficoltà di conciliazione, o le esternalizzazioni. Fra le proposte emerse, anche l’utilizzo del telelavoro e dello smartworking o il ricollocamento in altre aree aziendali. La forte iniziativa del sindacato ha prodotto un primo risultato. Giovedì prossimo, azienda, sindacati e Regione Lazio saranno convocati al Ministero dello sviluppo economico per un primo tavolo di confronto che dovrà necessariamente portare alla revisione di un piano industriale che non tiene conto delle ricadute sociali. Oltre ai cento trasferimenti coatti, infatti, le previste esternalizzazioni potrebbero far salire a 350 l’asticella dei lavoratori coinvolti.

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Ufficiostampa