Editoriale
0

E allora la Finlandia?

Elezioni in Finlandia, con uno scarto di “ben” 0,2% punti rispetto al partito sovranista dei Veri Finlandesi, i più votati sono stati i Socialdemocratici, con il 17,7%

di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl

Ogni volta che la sinistra nostrana si trova alle strette, e ultimamente succede spesso, piuttosto che procedere a un’effettiva autocritica che vada al di là del consueto “abbiamo fatto tutto benissimo, ma non sappiamo comunicare”, non trova altro escamotage che puntare su qualcosa di esterno o lontano al quale appigliarsi. Un’ipotesi è il “cittadino indignato” della porta accanto, sul modello di Ivano di Marino o Simone di Torre Maura, a far vedere che, se nei palazzi c’è poca speranza di trovarne qualche esponente, almeno fuori dal partito esiste ancora qualcuno che rappresenta una sinistra sana e popolare. In alternativa si ricorre all’esotico: la sindaca di Chicago, l’ambientalista svedese e così via. Ora è la volta della Finlandia, la terra di Babbo Natale. Ebbene in Finlandia ieri si è votato e, con uno scarto di “ben” 0,2% punti rispetto al secondo in classifica, ovvero il partito di destra sovranista dei Veri Finlandesi, che ha preso il 17,5%, i più votati sono stati i Socialdemocratici, con il 17,7%. In realtà anche in quel Paese lontano la situazione politica è complicata, tale da lasciar presagire che la formazione del governo sarà faccenda piuttosto complessa. Primi, quindi, i Socialdemocratici, secondi i Veri Finlandesi, che prendono un seggio in più nonostante una scissione interna avvenuta nel 2017, poi il Partito di Coalizione Nazionale col 17%, quarto il Partito di Centro del primo ministro dimissionario Sipila, con il 13,8%, in netto calo, segno di una significativa insoddisfazione sul suo operato, poi i Verdi con un buon 11,5% e gli altri a seguire. Si nota una difficoltà delle formazioni moderate e di centro, causa il rifiuto delle politiche di austerity: il governo uscente si stava discostando, a parere degli elettori a quanto pare troppo, dalla tradizione di welfare finlandese. Altro tema al centro della campagna elettorale quello del contrasto all’immigrazione, molto sentito dalla popolazione nonostante la bassa percentuale di stranieri in Finlandia. Un’avanzata dei Verdi, sostenuta un po’ dappertutto dai media. Forse il centrosinistra finlandese riuscirà a tornare, dopo molti anni e con un governo di larga coalizione, alla guida del Paese. Staremo a vedere. Divertente, però, il sussulto di speranza con cui la sinistra italiana, diversissima, peraltro, da quella finlandese in termini di contenuti, decisamente molto più liberista la nostra e sociale la loro, ha accolto il risultato elettorale, enfatizzando la vittoria nell’auspicio non tanto di emularla in Patria, fatto evidentemente impossibile, ma sperando, in modo altrettanto improbabile, di riuscire ancora a contenere almeno in Europa quella speranza di cambiamento, che invece prende sempre più piede e tende a stabilizzarsi – decimale più decimale meno – in tutto il Continente, con una forza fino a poco tempo fa impensabile.

  • googleplus
  • linkedin

Ufficiostampa