A qualcuno piace (ancora) il carbone

Mentre in Europa e soprattutto in Italia, ma con discrezione, si discute intorno al nucleare, dopo che la Commissione europea ha conferito l’etichetta di sostenibilità a gas e nucleare nella tassonomia verde, le bollette e prezzi in generale continuano a salire. I più avveduti non restano con le mani in mano ovvero Francia e Germania, paladini dell’europeismo e dell’ambientalismo. Ma la geopolitica impone pragmatismo e così i due hanno deciso di incrementare l’uso del carbone per produrre elettricità. Tra la crisi tra Russia-Nato-Ucraina, investimenti in calo ed effetti della transizione green, il carbone, cioè la fonte energetica più inquinante, continua ad essere la più conveniente. Basti pensare che nel II trimestre 2021, al di là di ogni ideale, nella “verde” Germania le fonti di energia convenzionali rappresentavano ancora oltre la metà (56,9%) dell’elettricità prodotta, mentre in Francia il governo ha aumentato la quota di energia prodotta dal carbone per sopperire al gap produttivo conseguente alla manutenzione di diverse centrali nucleari, che messe insieme danno il 70% dell’energia elettrica. Il 31,9% del mix energetico tedesco rappresentato dal carbone equivale ad un forte incremento sia a livello tendenziale (26,4% nello stesso periodo di un anno prima) che rispetto al II trimestre del 2021. Ciò nonostante, il piano green tedesco, approvato anche dal governo post Merkel, preveda la chiusura di tutte le miniere di carbone entro il 2038 e la chiusura entro la fine del 2022 di tre centrali nucleari ancora in funzione. Anche la Francia è dovuta ricorrere al carbone per garantire l’energia elettrica. Un aumento temporaneo, «strettamente limitato ai mesi di gennaio e febbraio 2022» e che «non cambierà il calendario per la chiusura delle centrali a carbone», assicurano dal ministero della transizione ecologica, ma in ogni caso si ricorre al “vecchio e caro” carbone. Eppure, anche il presidente Emmanuel Macron aveva promesso di chiudere le ultime centrali a carbone entro il 2022. Sarà finita per allora la crisi energetica?

PICCOLE E MICRO
+42% la spesa per energia e gas

Secondo il monitoraggio periodico dei costi dei servizi pubblici locali sostenuti dalle imprese di Unioncamere e Bmti, è aumentata del +42% la spesa per le micro e piccole imprese su energia elettrica e gas naturale nel primo trimestre 2022, rispetto allo scorso trimestre. L’incremento si inserisce in un percorso di forte recupero iniziato alla fine della primavera del 2021, con variazioni a due cifre anche nel III e IV trimestre del 2021. Rispetto allo stesso trimestre del 2021, la spesa per la fornitura di energia elettrica nei primi tre mesi del 2022 risulta cresciuta in media del +70%, mentre le forniture di gas naturale sono aumentate del +105%. Nello specifico, tra i differenti profili tipo di impresa analizzati, per quanto riguarda l’energia elettrica gli aumenti oscillano tra il +48% per l’ortofrutta e il +93% per il negozio di beni non alimentari rispetto al I trimestre 2021, mentre per la spesa di gas naturale gli aumenti vanno dal +101% per l’ortofrutta al +109% per il ristorante. A pesare sugli aumenti, in particolare, è il forte rincaro delle quotazioni internazionali del gas naturale, a causa degli squilibri nel mercato tra l’aumento della domanda mondiale di gas e le rigidità dell’offerta. Le quotazioni del gas naturale (TTF) sono quadruplicate rispetto ad un anno fa.