Draghi e Bianchi tengono il punto, ma i presidi alzano il livello dello scontro

La ripartenza della scuola in presenza ha segnato un incremento delle assenze fra gli studenti e il personale, ma il presidente del Consiglio, Mario Draghi, e il ministro dell’istruzione, Patrizio Bianchi, hanno ribadito che la regola è quella della didattica in classe. Da un primo parziale monitoraggio, le assenze fra gli alunni sarebbero comprese fra il 20 e il 25%, mentre percentuali più basse di registrano fra i docenti e il personale Ata. La cosa non deve sorprendere, in quanto si parla comunque di personale vaccinato, cosa che non esclude il contagio, ma comunque aiuta a ridurre l’impatto del virus. Non si spengono però le polemiche fra i presidi e il governo, soprattutto. I dirigenti scolastici lamentano, infatti, la carenza di risorse direttamente riservate a loro. Si tratta della questione, già sollevata dai sindacati di categoria, del rinnovo dei cosiddetti organici Covid, fondamentali in questi mesi per assicurare la didattica e l’apertura degli istituti. In legge di bilancio, è prevista la possibilità di rinnovare i contratti scaduti a dicembre, ma non tutti i dirigenti sarebbero nella condizione di farlo, proprio per la mancanza di risorse aggiuntive rispetto a quelle già stanziate con l’avvio dell’anno scolastico. Le sigle sindacali, dalla Cgil alla Ugl, da parte loro, insistono sul rispetto dei protocolli per una scuola in sicurezza, cosa che spesso si scontra con strutture sovente datate.