Il ministro Orlando apre un rapido giro di incontri conoscitivi con le parti sociali

Prima i leader di Cgil, Cisl, Uil, poi il segretario generale dell’Ugl, Paolo Capone, e quindi i numeri uno di Confindustria e delle altre associazioni datoriali: il nuovo ministro del lavoro, Andrea Orlando, prova a stringere i tempi sulle cose da fare nell’immediato e nei prossimi mesi. In attesa di capire come intende muoversi, di certo, avrà trovato sulla scrivania i tanti dossier rimasti aperti dopo la fine del secondo governo Conte e della esperienza di Nunzia Catalfo alla guida del dicastero di via Veneto. Le questioni aperte sono note e vanno dagli ammortizzatori sociali, sia con causale Covid-19 che, per così, di ordinaria gestione al rilancio delle politiche attive, passando per tutta la partita previdenziale. Anche le posizioni in campo sono conosciute, per cui starà al ministro cercare una mediazione fra i sindacati e le associazioni datoriali, soprattutto sul versante della proroga o meno del blocco dei licenziamenti. Una questione che trova largo spazio sui giornali, in quanto rischia di coinvolgere dalla sera alla mattina una platea molto ampia di persone, verosimilmente vicina al mezzo milione di unità. Il loro passaggio da uno status di lavoratore in cassa integrazione a quello di disoccupato avrebbe, in ogni caso, un costo per lo Stato praticamente equivalente, considerando che i massimali in un caso e nell’altro sono gli stessi; qualche risparmio si avrebbe soltanto dopo mesi.