Le partite ancora aperte in Ilva


I sindacati di categoria dei metalmeccanici rilanciano sul versante del dialogo e della trattativa, in linea con i contenuti dell’accordo del 6 settembre 2018. Chi ha partecipato all’incontro con i vertici di Arcelor Mittal sul destino di Ilva, parla di «incontro complesso» che è comunque servito per entrare, dopo parecchio tempo, più nel dettaglio sui vari temi in campo che non riguardano soltanto l’industria siderurgica italiana, ma attengono anche al contesto economico europeo nel quale comunque la nuova Ilva vuole inserirsi in maniera importante. Le voci che arrivano dall’incontro, in particolare dalle federazioni di categoria di Cgil, Cisl, Uil ed Ugl, puntano ad evidenziare gli elementi positivi, in particolare la riduzione del numero degli infortuni e il progressivo recupero dell’occupazione, anche se non mancano comunque gli appelli a fare meglio e di più, in particolare sull’indotto. Fra i temi trattati, anche l’avanzamento del piano ambientale.


Cottarelli alla riscossa


Ce lo ricordiamo impegnato durante tutta la campagna elettorale a diffondere nei talk show televisivi il verbo neoliberista del Fondo Monetario Internazionale e di conseguenza a tifare, neanche troppo velatamente, per la vittoria del Pd. Con scarsi risultati, visto l’esito delle urne. Tornato alla carica dopo la firma del Contratto di Governo, aveva messo nero su bianco tramite il suo “Osservatorio sui conti pubblici italiani” che, per realizzare le misure concordate, i gialloblu avrebbero speso – addirittura – 125 miliardi di euro. Così, ovviamente, non è stato, ma i numeri roboanti riportati dalla stampa avevano già fatto il giro del mondo contribuendo ad alimentare timori ingiustificati. Mai nessuno, però, che gliene chieda conto. Quella cifra esorbitante era uscita fuori semplicemente perché era stata data per scontata la più improbabile delle possibilità, ovvero un’attuazione immediata e radicale di tutte le proposte con i costi arrotondati al rialzo e coperture stimate al ribasso. Infine, l’abbiamo visto nel ruolo di premier incaricato per un giorno, munito di trolley, a piedi verso il Quirinale per darsi l’aria di un “populista” qualsiasi, nell’ultimo, disperato e fallimentare tentativo volto ad impedire la nascita del Governo Conte. Talmente inviso al Parlamento – escluso, ovviamente, il Pd – ed ai cittadini che già solo il suo nome sembrava significare una Troika autoimposta da Mattarella alla Nazione, con conseguente ipotesi di impeachment, poi fortunatamente archiviata, nei confronti del Presidente. Tutto ciò, e sarebbe stato abbastanza, non ha impedito di continuare a proporcelo come ospite fisso nei salotti televisivi nella veste di autorità non solo massimamente esperta di economia, ma anche olimpicamente imparziale e non coinvolta nelle beghe politiche riservate a noi comuni cittadini. Stiamo parlando, naturalmente, di Carlo Cottarelli, il “competente” per antonomasia. Ultimamente sembra più presente che mai. A dire che se c’è rischio recessione, come ha annunciato Conte, certo non può essere colpa del governo precedente e che finché avremo un debito alto non potremo essere pienamente sovrani. Infine ad evocare, tanto per placare gli animi e non seminare panico, anche lo spauracchio per eccellenza: la patrimoniale, citando addirittura Giuliano Amato ed il suo blitz nelle tasche degli italiani: “Se andassimo in crisi adesso io temo che ci sarebbe una grossa patrimoniale. Quella di Amato fu una piccola patrimoniale; si potrebbe parlare di una patrimoniale del 10% sulla ricchezza”. Se l’economia è fatta anche di psicologia e di clima di fiducia – ed un fine esperto del settore come lui non può certo non saperlo – certe affermazioni andrebbero forse esternate con maggiore prudenza, a meno che non si faccia il tifo, penserebbero i maliziosi, per la crisi, e non solo di governo.


La Alessi taglia il personale


Il design decisamente innovativo ed accattivante potrebbe non essere sufficiente per garantire l’occupazione del personale alla piemontese Alessi di Omegna, noto marchio di oggetti per la casa e piccoli elettrodomestici. È infatti allarme dopo la comunicazione aziendale, con la quale si sono prospettati ben 80 esuberi. L’azienda giustifica la propria decisione adducendo motivi legati alle difficoltà di stare sul mercato. Di certo, un duro colpo per l’occupazione e il territorio.


Pil in calo dello 0,2% nel IV trimestre


L’Italia è in recessione tecnica. Questa mattina infatti l’Istituto nazionale di statistica ha certificato un nuovo calo congiunturale del Pil nel IV trimestre del 2018, dopo quello già osservato al termine dei tre mesi precedenti.  In particolare l’Istat per il periodo ottobre-dicembre indica un -0,2% rispetto al trimestre precedente e un +0,1% annuo. La performance congiunturale, spiega l’Istituto, «è la sintesi di una diminuzione del valore aggiunto nel comparto dell’agricoltura, silvicoltura e pesca e in quello dell’industria e di una sostanziale stabilità dei servizi. Dal lato della domanda, vi è un contributo negativo della componente nazionale (al lordo delle scorte) e un apporto positivo della componente estera netta». Dopo la diffusione, il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha ribadito quanto già detto mercoledì sera anticipando i dati, spiegando di non essere preoccupato perché all’esecutivo «interessa concentrarsi sul rilancio dell’economia, che avverrà sicuramente nel 2019 perché saranno attuate le misure approvate con la manovra. Ci sono tutte le premesse per un bellissimo 2019». «Abbiamo dati congiunturali che non sono favorevoli – aveva invece spiegato ieri sera ad Assolombarda – Non dobbiamo girare la testa, il dato positivo è che non dipende da noi: la Cina, la Germania, che è il nostro primo Paese per l’export». Altre fonti del governo hanno invece puntato il dito contro l’esecutivo precedente: «La nostra manovra è entrata in vigore meno di un mese fa. Reddito di cittadinanza e quota 100 produrranno i loro effetti da aprile. E’ evidente a chiunque che la recessione tecnica del terzo e quarto trimestre 2018 è il risultato di fallimenti del passato. Noi siamo qui per invertire la rotta, e lo stiamo facendo».


Il 2018 si chiude con più occupati e meno disoccupati


23mila occupati in più a dicembre 2018, rispetto al mese precedente, e 44mila disoccupati in meno. Anche se con estrema cautela, le dinamiche del lavoro sembrano propendere verso un miglioramento complessivo dello scenario nazionale, anche se, chiaramente, soprattutto il percorso per riassorbire la disoccupazione in eccesso appare comunque complesso e non di breve risoluzione. A dicembre, infatti, il tasso di occupazione sale dello 0,1%, mentre il tasso di disoccupazione, che si attesta al 10,3%, diminuisce dello 0,2%. Guardando allo stock di nuovi occupati, non sorprende il fatto che a crescere siano i contratti a termine, che aumentano di 47mila unità. Questo perché nel mese di dicembre si incrociano due fattori, uno legato ai maggiori consumi del periodo natalizio, cosa che comporta un impiego di personale supplementare nel terziario e nel commercio, il secondo, collegato a quello che si può definire “effetto legge di bilancio”: le misure contenute nel provvedimento possono infatti spingere le aziende a rinviare determinate decisioni a gennaio, potendo così fruire di eventuali agevolazioni o sgravi introdotti con il nuovo anno. Comunque sia, il saldo sugli occupati nel quarto trimestre del 2018 rimane positivo proprio per la crescita dei contratti a tempo indeterminato. Nel frattempo, a segnare un clima di maggiore fiducia, gli inattivi diminuiscono di 100mila unità.


Torna a crescere la fiducia dei consumatori


Dopo due mesi di calo, l’Istat ha registrato un aumento dell’indice che misura il clima di fiducia dei consumatori italiani, salito a 114 punti dai 113,2 di dicembre. In miglioramento risultano sia il clima economico (da 129,5 a 130,8) che quello personale (da 107 a 108,9) e sia quello corrente (da 110 a 112,4) che quello futuro (da 116,1 a 117,4). Guardando alle componenti, spicca il miglioramento dei giudizi sul bilancio familiare (da +16,3 a +18,9 punti) e quello dei giudizi sulla situazione economia dell’Italia (da -55,3 a -47,2), ma non mancano i segnali positivi anche da altre voci: l’indice relativo alle attese sulla situazione economica della famiglia passa da -6,1 a -4,4; quello sulle possibilità future di risparmio da -29,1 a -22,8; mentre quello opportunità attuale all’acquisto di beni durevoli sale da -50,3 a -39.6 punti. Da segnalare però anche il nuovo peggioramento delle attese sulla situazione economica dell’Italia (da -13,4 a -14,2) e le attese sulla disoccupazione (da +29,5 a +28,6). Ma se da un lato i consumatori appaiono più fiduciosi, dall’altro, spiega l’Istituto, «prosegue il progressivo indebolimento del clima di fiducia delle imprese (da 99,7 a 99,2) in atto già dallo scorso luglio. Il calo di gennaio è trainato da un diffuso peggioramento sia dei giudizi sia delle aspettative e si caratterizza per una flessione più marcata nella manifattura e nel commercio al dettaglio».  Ottimi segnali dal settore delle costruzioni, per il quale l’indice di fiducia vola da 130, punti a 139,2, sostenuto soprattutto dal sentiment legato alle imprese attive nel comparto della costruzione di edifici (da 119,7 a 130,7).


Videosorveglianza: la tutela dei più deboli è la priorità


Sugli obiettivi sono tutti d’accordo: la tutela della sicurezza dei bambini, degli anziani e delle persone con disabilità e non autosufficienti è da garantire senza sé e senza ma. Nel concreto, però, le posizioni dei sindacati differiscono, laddove Ugl e Cisl annoverano l’utilizzo della videosorveglianza fra gli strumenti utilizzabili, mentre Cgil ed Uil temono che tutto ciò possa rappresentare una invasione difficile da sopportare per i lavoratori della scuola e della sanità. A ben vedere, comunque, la videosorveglianza è soltanto uno degli strumenti che le istituzioni pubbliche e i soggetti privati possono mettere in campo, per effetto dei disegni di legge attualmente in discussione al Senato. Accanto alla videosorveglianza, infatti, si parla di formazione, di gestione della eventuale inidoneità sopravvenuta, di qualificazione, di lavoro di equipe per prevenire atteggiamenti sconvenienti e, soprattutto, deleteri e pericolosi per gli utenti, bambini o anziani. Ed allora, da parte della Ugl e della stessa Cisl, ma su questo aspetto anche da parte di Cgil ed Uil, si è molto insistito sull’importanza di gestire determinati processi, avendo ben presente la difficoltà del ruolo educativo e socio-assistenziale e richiamando i datori di lavoro pubblici e privati alle loro responsabilità, anche in ottemperanza alla normativa sulla salute e sicurezza sul lavoro che tutela dal cosiddetto stress lavoro-correlato.


Gli assist di Conte


di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl

I maggiori commentatori politici avevano preso un (altro) grosso abbaglio. La lente deformante del pregiudizio fazioso non permette, infatti, di osservare in modo obiettivo e quindi di trarre conseguenti deduzioni. Ce l’avevano descritto come un “signor nessuno” capitato lì quasi per caso, vaso di coccio fra i due vasi di ferro, ovvero Di Maio e Salvini, ma la rappresentazione era del tutto sbagliata. È vero, era un accademico sconosciuto ai più, ma non ci voleva molto a comprendere che per avere il placet dei due leader doveva avere delle qualità capaci di renderlo adatto al ruolo, non certo semplice, di capo del primo governo “populista” italiano da un lato e di mediatore fra i due movimenti, tanto diversi, che lo compongono dall’altro. Tutto si può dire, di Giuseppe Conte, meno che sia un premier con poca personalità. Lo stile è più felpato rispetto a quello dei vicepremier, ma la sostanza non è poi tanto diversa. Infatti, anche stavolta, come al solito senza scomporsi troppo, ha gettato sul tavolo da gioco della politica due assi nella manica sui temi che negli ultimi giorni stanno infiammando il dibattito pubblico, che poi alla fine sono un tema solo, ovvero quello della nuova e più rigorosa gestione del fenomeno migratorio nell’era gialloblu. Sulla vicenda dei 47 migranti della Sea Watch è tornato dal vertice di Nicosia con un impegno inaspettato da parte di cinque Paesi, Germania, Francia, Portogallo, Malta e Romania, che si sono dichiarati disponibili “per la redistribuzione dei migranti”. E poi ha teso la mano a Salvini sul caso Diciotti, assumendosi “la piena responsabilità politica di quello che è stato fatto” dal ministro dell’Interno, che, secondo Conte, ha agito nell’ambito di una linea concordata e condivisa con tutto l’Esecutivo e non certo in modo isolato, aggiungendo che se avesse ritenuto illegittime le azioni portate avanti dal ministro, egli stesso sarebbe certamente intervenuto per arginarlo. Insomma, in due mosse il premier è riuscito a disinnescare la bomba Sea Watch, arrivando a destare finalmente l’attenzione degli altri Stati europei, ed a palesare il fatto che la questione Diciotti, che prima sembrava riguardare il solo Salvini, è in realtà un vero e proprio processo politico nei confronti dell’operato del governo. La sua parte, il Presidente, l’ha fatta. Dopo gli assist di Conte, ora la palla passa agli altri. Agli Stati Ue, che dovranno dimostrare coi fatti se gli impegni presi e la parola data hanno o meno un effettivo valore, ed ai 5 Stelle che dovranno decidere – ormai definitivamente chiarito il fatto che il ministro è sotto accusa non a livello personale, ma per questioni squisitamente politiche relative alla linea del Governo di cui fanno parte, in proporzione, fra l’altro, maggioritaria – il da farsi sull’autorizzazione a procedere contro Salvini.


Titoli di Stato, bene l’asta del Tesoro


Durante l’asta odierna di Titoli di Stato il Tesoro ha collocato tutti i 5,25 miliardi offerti. Il rendimento medio del Btp quinquennale è sceso dall’1,79% all’1,49% mentre per quello decennale si è osservata una contrazione più limitata, dal 2,7% al 2,6% Tra ottobre e novembre aveva superato il 3,5%).  Prosegue quindi l’andamento positivo osservato già lunedì e questo, ha spiegato ieri sera a Di Martedì il vicepremier Matteo Salvini, «Significa che, sia in Italia che all’estero, si fidano della manovra economica e di questo governo: abbiamo cominciato a guadagnare il terreno perso da altri. L’Italia è un Paese sano».


I confini del territorio italiano e i limiti della coerenza


di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl

È il segnale che ci aspettavamo già da prima e che, ci auguriamo, diventi ancora più forte: il M5s, dopo la lettera del vice premier Matteo Salvini pubblicata dal Corriere della Sera, sembrerebbe propenso a cambiare linea sul “sì” all’autorizzazione a procedere nei confronti dello stesso Salvini per il blocco della nave Diciotti. Qualcosa nell’animo grillino si è mosso a cominciare dall’On. Emilio Carelli e dal sottosegretario agli Esteri, Manlio Di Stefano, che hanno compreso e evidenziato come un eventuale processo sarebbe contro tutto il governo. Servirebbe qualche segnale in più e più deciso. A mio parere il Governo del Cambiamento, o ancora meglio la sua parte che malauguratamente dovesse votare “sì”, non potrà uscire facilmente indenne da un processo su decisioni peraltro già assunte. Per essere più chiari, checché ne dicano alcuni ministri grillini, non si può votare “sì” all’autorizzazione a procedere nei confronti di Matteo Salvini, per salvare la coerenza con un passato antigarantista, e allo stesso tempo difendere in sede di processo la collegialità del Governo nell’assumere quella stessa decisione. Sarebbe più coerente andare tutti a processo. Più coerente, sì, ma non più giusto.
In questo caso il vice premier, – che non rinnega le scelte fatte, anzi continua a portarle avanti rischiando di innescare la spirale per ora felicemente cavalcata, anzi sarebbe meglio dire “motoscafizzata”, dal Pd, – non viene accusato di reati da Prima e Seconda Repubblica. In questo caso “a processo” è l’esistenza o meno di un interesse pubblico nella scelta del ministro dell’Interno di bloccare la nave Diciotti. Per quanto mi riguarda la risposta è palese e si trova già nella stessa domanda. Come sostiene lo stesso Salvini nella lettera: «La mia vicenda giudiziaria è strettamente legata all’attività di ministro dell’Interno e alla ferma volontà di mantenere gli impegni della campagna elettorale. Avevo detto che avrei contrastato l’immigrazione clandestina e i confini nazionali». E così è stato guardando ai numeri indicati dallo stesso capo degli Interni: nel 2018 ci sono stati meno morti, 23.370 sbarchi contro i 119.369 dell’anno precedente, trend che viene confermato nelle prime settimane del 2019. In gioco però non c’è soltanto il mantenimento delle promesse elettorali scritte, per la prima volta nella storia della Repubblica italiana, nero su bianco su un contratto, controfirmato dai due partiti che compongono il Governo del Cambiamento, ma ben di più. In questo caso, infatti, non viene contestato un comportamento del privato cittadino Matteo Salvini, ma il suo operato da ministro dell’Interno mettendo a giudizio la facoltà di quello stesso ministro, e di qualsiasi altro come lui e dopo di lui, di poter agire, nel caso specifico, per «verificare la possibilità di una equa ripartizione tra i Paesi dell’Ue degli immigrati a bordo della nave Diciotti». Ciò è pienamente legittimo e nell’interesse del Paese, lo capirebbe persino un bambino. C’è allora da chiedersi in una parte della maggioranza quale messaggio arriverebbe all’elettorato e ai Capi di Stato di altri Paesi rispetto alla reale capacità che il Governo del Cambiamento ha o avrebbe di portare avanti e fino in fondo scelte coraggiose, talmente coraggiose da scatenare la levata di scudi, che infatti si sta scatenando contro lo sbilanciamento di equilibri e di interessi stabiliti per tanti malaugurati anni non precisamente nell’interesse della nostra amata Nazione. Come ormai sta diventando chiaro anche a coloro che il Governo del Cambiamento non hanno contribuito a far nascere con il loro voto.