Eppure lo spread


di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl

Nonostante tutto, lo spread tiene. Il differenziale fra Btp e Bund è stabile attorno alla soglia psicologica dei 300 punti. Non è servita la lettera europea sulla manovra e nemmeno l’abbassamento della valutazione del rating sovrano italiano da parte dell’agenzia Moody’s, che lo ha classificato a Baa3, con un outlook stabile. Allo stesso modo, anche piazza Affari è in rialzo. Insomma, i mercati stanno digerendo la “manovra del popolo”. Forse rincuorati dal fatto che il Governo si è dimostrato solido anche di fronte alla difficile prova del decreto fiscale e delle presunte “manine”, forse rasserenati dall’atteggiamento leggermente più cooperativo dimostrato in queste ore da Bruxelles, in attesa del giudizio ufficiale della Commissione Ue, che dovrebbe arrivare fra martedì e mercoledì. Insomma, al momento, fortunatamente, non c’è nessun tracollo finanziario, tutt’altro. Tirano un sospiro di sollievo i cinque milioni di poveri che non hanno di che vivere dignitosamente e però sono in apprensione per l’andamento dei nostri Buoni del Tesoro. Lavorano con maggiore impegno, rincuorati, i precari che non possono accedere a prestiti e mutui. Si rallegrano i dipendenti delle aziende in crisi, che, notoriamente, consultano ogni mattina le quotazioni dei titoli in Borsa. Fanno finalmente progetti per il futuro i piccoli imprenditori vessati dalle tasse, che oltre alla speranza suscitata dalla pace fiscale, effettivamente ripongono grande fiducia nell’andamento dello spread. L’evidente ironia non vuole certo sminuire l’importanza dei mercati, che, come tutti ben sappiamo, incidono in modo significativo sulla tenuta dei conti pubblici e quindi, di conseguenza, anche sulla possibilità da parte dello Stato di mantenere un adeguato sistema di servizi e di investimenti. Pur essendo ben consapevoli di ciò, si resta comunque convinti che l’Italia, imprigionata dalle politiche di austerity in una morsa di declino, avesse bisogno urgente di risposte concrete in grado di rianimare una coesione sociale e un’economia in forte crisi. Anche a costo di forzare qualche regola sbagliata. Non sappiamo come procederanno le cose nelle prossime ore e nei prossimi giorni, se il valore dello spread, fino a poco tempo fa ignorato dai più ed ora assurto a rango di massimo oracolo non solo economico, ma anche politico, si manterrà stabile, scenderà o tornerà a salire, se la borsa italiana sarà in ascesa o in perdita. A breve ci sarà il “redde rationem” fra lo Stato Italiano e le Istituzioni Ue sulla manovra e poi le altre principali agenzie di rating esprimeranno il loro giudizio. L’auspicio è che non si cerchi, per ragioni politiche o ancor peggio speculative, di minare la speranza italiana di rinnovamento e che si dia al Paese la possibilità, che attende e merita, di risollevarsi e ricominciare a credere nel futuro.