Le politiche dell’ occupazione al centro del dibattito “La piena dis-occupazione”


“La piena dis-occupazione” è la tavola rotonda che ha chiuso la seconda giornata di dibattiti al ‘Villaggio del lavoro’ dell’Ugl a Latina.
Il titolo del seminario prende spunto dalla Teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta che John Maynard Keynes pubblicò nel 1936 ribaltando le teorie economiche fino ad allora dominanti. In risposta alla Grande Depressione che colpì gli Stati Uniti tra il 1929 e il 1932 e contro politiche di tagli e risparmi, Keynes teorizzò che il governo doveva sostenere la crescita tramite la spesa pubblica per l’acquisto di beni e servizi, fattore esogeno e finalizzato all’aumento di occupazione.
Perché richiamare Keynes? Perché oggi, in Italia, abbiamo bisogno di una svolta, di creare stimoli e di investire.
A partecipare al dibattito l’on. Gaetano Quagliariello, senatore di Idea, il quale ha incentrato il suo intervento sulla necessità di sfruttare le potenzialità del centro-destra per poter tornare a governare, nell’ottica di poter cambiare la strada sbagliata seguita dagli ultimi governi.
Secondo il deputato della Lega Nord, l’on. Giancarlo Giorgetti, un futuro governo di centro-destra “deve attrezzarsi per andare a discutere le condizioni di vivibilità per famiglie e imprese”. E soffermandosi sulle conseguenze del progetto Industria 4.0: “l’ applicazione indiscriminata dell’ ‘industria telematica’ significa disoccupazione, per questo dobbiamo ridiscutere la tassazione”, “dobbiamo capire che bisogna abbassare la tassazione sul lavoro”. La Lega Nord ha avanzato la proposta una ‘tassa sui robot’ che sia più alta di quella sui lavoratori ‘umani’.
Per l’on. Maurizio Gasparri, vice presidente del Senato Forza Italia, “oggi è la concorrenza sleale il vero problema. Gasparri ha citato il caso di Alitalia e delle compagnie low cost, ma anche quello dei venditori ambulanti messi a rischio dalla Direttiva Bolkestein: “l’UE dice che se vuoi vendere scarpe a Terracina, devi fare una gara mondiale. Mentre Amazon evade milioni di euro. Questi sono problemi di concorrenza sleale”.
Per l’Ugl, alla tavola rotonda hanno partecipato i vice segretari generali Claudio Durigon e Giancarlo Favoccia.
Secondo Favoccia “Renzi ha messo la parola ‘Jobs’ davanti ad un provvedimento che è stato un disastro per l’occupazione. Le aziende nel 2015 hanno assunto solo per la decontribuzione, e poi hanno smesso e licenziato quando gli incentivi sono finiti”. Alla politica dice: “Noi veniamo a fare le audizioni in Parlamento, ma non deve finire lì, vogliamo essere ascoltati. Accordatevi per governare – conclude – e salvaguardare la parte debole del paese che sono i lavoratori”.
“Se ripenso alle liberalizzazioni – sostiene Durigon -, al Jobs Act, penso che il problema non siano le regole. Se vogliamo davvero rilanciare il lavoro, l’unità politica, dobbiamo passare da vere iniziative di sviluppo,  parlare di infrastrutture, di grandi opere”. “Se non andiamo in questa direzione – aggiunge – nessuna norma creerà nuovi posti di lavoro. L’Italia è un Paese che vive una deformazione perché vive sui social. La nostra disoccupazione ha raggiunto livelli catastrofici, a questi problemi servono soluzioni reali, non virtuali, mettendo sul tavolo programmi veri. L’Italia é una Repubblica fondata sul Lavoro, dobbiamo ripartire da lì, dall’articolo 1 della nostra Costituzione”.
Chiamato a concludere la tavola rotonda, il segretario generale dell’Ugl, Francesco Paolo Capone, ha spiegato che il senso del ‘Villaggio del lavoro’ è quello di “creare un luogo dove ci si incontra, si discute, si dibatte di temi importanti. Prendiamo atto che di alcune situazioni non abbiamo soluzioni – sostiene -, ma il dibattito serve proprio a trovarle e a favorirne la concreta attuazione. Vogliamo continuare a far girare idee in questo sindacato, non aver paura di confrontarsi. Abbiamo dalla nostra parte un contatto diretto con lavoratori e territori, una rete di partecipazione e di condivisione. Siamo – conclude – un’Italia forte dei lavoratori della nostra storia”.
A moderare il dibattito, il giornalista Roberto Rosseti.


#1maggioUgl, Ue: serve un’unione dei popoli e non delle banche


“Dobbiamo chiederci se in questi anni dell’Europa abbiano beneficiato banche o cittadini”.
Queste le parole con cui il giornalista del Secolo d’Italia e Rai Roberto Rosseti ha aperto la tavola rotonda “Globalizzazione ed Europa: promesse mancate”, la seconda prevista per la giornata di oggi al “Villaggio del Lavoro” allestito in occasione del 1° Maggio dell’Ugl a Latina.
Molti gli ospiti del dibattito, a partire dall’On.Sergio Puglia (M5S), membro della Commissione Lavoro e Previdenza del Senato, che è intervenuto sull’argomento scelto dal sindacato, un tema all’ordine del giorno se si considerano le spinte euroscettiche e il sentimento di sfiducia dei cittadini nei confronti dell’Unione europea:  “quando siamo entrati nell’euro non c’è stato un referendum consultivo, è quindi mancato un adeguato periodo informativo della cittadinanza. Ci hanno raccontato che avremmo costruito un’Europa dei popoli, unita, invece è stata gestita dai professionisti delle banche, ed è stato istituito un meccanismo meramente finanziario e non politico”. Per Puglia tutto ciò ha creato una grande “sofferenza al Paese”, anche perché l’altra sfida di cui l’Italia subisce le conseguenze è quella della globalizzazione: “sarebbe opportuno discutere con tutte le forze politiche del dumping sociale, perché non possiamo competere con Paesi il cui costo del lavoro è molto inferiore”.
E’stata poi la volta del docente universitario Giuseppe Parlato, che ha contribuito alla discussione fornendo una visione della contemporaneità in chiave storica: “l’anomalia di fondo di questa Europa riguarda il fatto che è nata prima la moneta dello Stato; la storia insegna che di solito avviene il contrario, perché la moneta rappresenta usualmente la raggiunta unificazione di un Paese non solo dal punto di vista economico, ma anche da quello amministrativo, fiscale e culturale. Adesso abbiamo un’Europa che gestisce i flussi finanziari senza dipendere da uno Stato europeo, da un Governo. Sono passati tanti anni dalla firma dei Trattati di Maastricht, ma non si è ancora mirato ad un’unione politica”.
Roberta Angelilli, già Europarlamentare, si è invece concentrata sul ruolo dell’Italia nel contesto europeo: “l’Italia è uno dei fondatori dell’Unione; all’inizio aveva una visione all’insegna della pace, dello sviluppo, del benessere e del lavoro, era cioè un progetto per il popolo e per i cittadini e non per le banche e la finanza. Questo progetto è andato perduto in pochi decenni, si è persa l’ambizione”. Per Angelilli sono tre le precondizioni dell’Italia per restare in Europa: la prima riguarda la “sovranità popolare”, ovvero l’ “elezione del Presidente della Commissione Europea”; la seconda invece concerne la “sovranità monetaria”: “abbiamo la fissazione della stabilità monetaria, ma dobbiamo chiederci al servizio di cosa”; la terza è la “clausola di supremazia”: “si deve poter decidere in nome degli interessi nazionali”.Foto Europa
Il segretario nazionale di Ugl Agroalimentare, Paolo Mattei, ha sottolineato come questa Unione europea abbia fortemente penalizzato la filiera italiana: “ormai si parla di numeri e non di valori”. Mattei ha citato l’economista e filosofo Serge Latouche, il quale nel 1973 ha definito la globalizzazione una “libera volpe in libero pollaio”: “abbiamo grosse responsabilità, dobbiamo far presente in tutti i tavoli istituzionali che dobbiamo cominciare a sentirci adeguatamente rappresentati”. La globalizzazione, ha asserito il sindacalista, “tutela prodotti che non hanno storia” e dobbiamo chiedere ai nostri parlamentari di essere “custodi e difensori della nostra tradizione”.
La parola è successivamente passata all’On.Vincenzo Piso (Idea), che ha fornito un commento in chiave politica: “l’Italia è un Paese che ha perso in termini di credibilità rispetto a un’Europa che era nata come mercato comune. Dobbiamo saper affrontare le sfide che ci aspettano o verremo travolti. Dobbiamo trovare una soluzione urgente ai temi strategici, come quello dell’energia” .
Il Docente Universitario della La Sapienza di Latina, Bernardino Quattrociocchi, ha posto una questione: “dobbiamo chiederci se difenderci nell’Europa o dall’Europa. Siamo rimasti ai margini della politica decisionale, dovremmo invece inviare le nostre migliori menti a gestire le tematiche comunitarie. Purtoppo, l’Europa ha soltanto esacerbato le disuguaglianze e ha portato alla riduzione del potere d’acquisto dei lavoratori: si deve capire che produce più Pil la vendita di mille modelli di Panda che quella di dieci Ferrari”.
“Il vero scontro attuale è tra chi vuole l’Europa governata da banche e finanzieri e chi vuole un’Europa dei Paesi”, ha detto l’On.Francesco Aracri, senatore di Forza Italia, che ha anche affrontato il tema delle Primavere arabe: “con una serie di accordi con gli Stati dell’Africa, avvenuto durante la nostra legislatura, siamo entrati con le nostre imprese e creato sul luogo occupazione”, dimostrando che “certi fenomeni possono essere frenati portando “lavoro, denaro e movimento economico”.
In conclusione è intervenuto Ezio Favetta, segretario confederale Ugl, per cui “il rilancio dell’Italia” in Europa e del mondo passa anche “dal rilancio del Sud”: “il Mezzogiorno non funziona perché la politica non ha una vera volontà di sviluppo”, ha spiegato, aggiungendo che l’Ugl vorrebbe “un’Europa dei popoli, solidale, non una a due velocità, con la Germania che detta legge sui Paesi più poveri”, e un’Italia “forte dei lavoratori della nostra storia”, come recita lo slogan del 1°Maggio organizzato dal sindacato.


#1maggioUgl, la famiglia, una risorsa da valorizzare



Il Villaggio del Lavoro dell’Ugl accoglie in questa seconda giornata nuovi ospiti e altri momenti di confronto.
Il primo dibattito e’ legato al tema  “Risorsa famiglia: per un welfare di comunita'”.
La famiglia, vero cardine della tenuta sociale del Paese trascurata dalla mancanza di qualsivoglia politica di sostegno e da molteplici difficoltà legate anzitutto alla mancanza di risorse adeguate rispetto ai numeri sempre più in crescita dei poveri.
Ad introdurre il dibattito e’ stata Ornella Petillo, segretario confederale dell’Ugl: “Un vero welfare di comunità si basa infatti sulla famiglia – ha precisato la sindacalista –  trascurare questo concetto vuol dire continuare a pensare e programmare in maniera disomognea e incoerente con le vere del Paese. Attualmente le politiche per la famiglia sono prive di un quadro strategico coerente e integrato, gli interventi sono spesso frammentati e rispondono a logiche di tamponamento emergenziale o, peggio ancora, di ‘passerelle occasionali’. A ogni approvazione di documenti di programmazione economica, ai vari livelli territoriali,  le misure più pubblicizzate sono quelle inerenti: la povertà, il sostegno alla natalità, la violenza sulle donne, all’infanzia e all’adolescenza, la disabilità”.
Interessanti gli interventi dei protagonisti del dibattito.
Nicola Tavoletta,  Acli Latina, ha parlato “dell’importante intuizione che racchiude il reddito dell’inclusione sociale (Reis)  nata grazie alla stretta collaborazione tra Acli e Caritas, una vera e propria alleanza contro la povertà. Passaggio che ha convinto il Parlamento ad erogare di 2 miliardi per il contrasto alla povertà emergente, privilegiando i circa 700-800 mila minorenni, purtroppo, sempre più in crescita. Siamo convinti che per vincere questa battaglia serve un concreto sviluppo locale. Bisogna partire dai territori per costruire un sano e forte welfare legato allo sviluppo locale. La cooperazione serve a produrre beni comuni”.
Egidio Sangue, Presidente Enas Ugl, ha evidenziato l’importanza della famiglia “come principale ammortizzatore di questo Paese in un contesto fragile legato all’indebolimento dello stato sociale. Il patronato, in un contesto così fragile, offre servizi e assistenza essenziali ma spesso  – conclude –  siamo ostacolati da mancanza di risorse e dal depotenziamento dei patronati stessi”.

Francesco Zicchieri, coordinatore regionale “Noi con Salvini” ha precisato che è necessario “ripartire dalla famiglia per il rilancio dell’economia. Non basta un decreto legge  per riappropriarci di questo grande valore e del patrimonio che esso racchiude”.
Eva Torselli, assessore comune di Aprilia con delega alle politiche sociali, conosce bene le molteplici difficoltà legate alla gestione economica delle famiglie. “La nostra amministrazione in questi anni ha sostenuto concretamente le famiglie in difficoltà ma, molto spesso le risorse che mettiamo disposizione non bastano per  tamponare il profondo disagio, sopratutto per i più giovani”.

Per Francesco Iadicicco, dirigente nazionale di Fratelli d’Italia, nel tempo “bisogna ripartire dal welfare di comunita’ , ripartire dalla famiglia e dai suoi veri valori solo così si potrà dare una reale spinta all’economia del Paese”.

Le conclusioni dei lavori sono state affidate a Patrizia Ciccarelli, assessore alle Politiche di Welfare del Comune di Latina “anche la nostra amministrazione continua ad essere sostegno concreto alle famiglie: sono due i centri famiglia finanziati dalla Regione e messi a disposizione del sociale. Siamo pronta tutto pur di rispondere alle emergenze legate al sociale e ricostruire insieme la rinascita del Paese”.


#1maggioUgl, “ Sindacato e politica per un’Italia da ricostruire”


“Voglio iniziare con una provocazione: ma prima di ricostruire l’Italia, non è che bisogna ricostruire sindacato e politica?”: il giornalista Roberto Rosseti ha introdotto così il tema della tavola rotonda “Sindacato e politica per un’Italia da ricostruire”. A confrontarsi sul tema il segretario generale dell’Ugl, Francesco Paolo Capone, e il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.
Rispondendo alla domanda, Meloni ha sottolineato che “politica, sindacato, associazioni di categoria sono in crisi perché è in crisi la società. Quando sentiamo dire che la politica in Italia fa schifo, dobbiamo sapere che quelli che lo dicono, lo dicono perché non vogliono vedere se c’è differenza”.  Ma “l’indignazione da sola non basta” e “non bisogna fuggire dalle proprie responsabilità”.
Per Meloni “la politica si ricostruisce con l’esempio. Siamo noi che decidiamo chi ci rappresenta, lo decidiamo noi quando andiamo a votare”. Per questo “dobbiamo studiare prima di andare a votare se vogliamo che la politica migliori”.
Secondo Capone “la principale differenza fra sindacato e politica è che la politica si confronta con i cittadini-elettori, il sindacato con i lavoratori. Ma l’adesione al sindacato avviene dopo un percorso personale con il singolo rappresentante sindacale, e una delega di fiducia”. “Questo percorso di fiducia parte dal basso, dal rapporto con il rappresentante aziendale, e arriva fino al vertice apicale della grande organizzazione sindacale che deve cogliere i segnali che arrivano e saperli interpretare, soprattutto quando sono negativi”.
“Noi vogliamo contribuire come corpo sociale ad un’Italia migliore, e questo lo stiamo facendo con questo Primo Maggio di riflessione e di condivisione e anche girando l’Italia con le conferenze programmatiche”.


Roma-Latina, opera necessaria ma sindaci restano perplessi


 

Infrastrutture e Sviluppo: Roma-Latina, opera necessaria” , è il tema scelto dall’Ugl per la seconda tavola rotonda che si è tenuta oggi pomeriggio presso il “Villaggio del Lavoro” allestito  in occasione del Primo Maggio.
Un’opera, quella dell’asse viario che da ben 16 anni accende il dibattito tra gli amministratori locali e che tarda ad essere realizzata. Il rischio e’ perdere i fondi destinati alla sua realizzazione. E proprio mentre il Tar, lo scorso 30 marzo, da’ con la sua sentenza il via libera a procedere si materializza un nuovo ostacolo all’orizzonte: la presa di posizione del Consiglio di Stato che potrebbe ‘frenare’ la corsa della Roma – Latina per altri sei mesi. Sei mesi solo per dare il via libera ai lavori. Per la realizzazione, volendo essere ottimisti, si spera entro sette anni.

Negli anni i vari progetti presentati hanno avuto la ferma opposizione dei comitati di cittadini locali e di alcune amministrazioni dei comuni attraversati dall’autostrada. Una grande opera che si scontra con le valenze archeologico-ambientali delle aree interessate e con gli sviluppi urbanistici delle periferie romane, che hanno continuato a proliferare a dismisura fuori dal Grande Raccordo Anulare.

Il confronto moderato dal direttore del Quotidiano di Latina, Alessandro  Panigutti, che è servito a dar voce a un territorio la cui scarsa crescita dipende anche dagli ostacoli che incontra la realizzazione di quest’opera: troppe le polemiche che ne hanno frenato l’attuazione. “Ma non si faccia demagogia” precisa il sindaco di Latina, Damiano Coletta, dal palco.

Non bisogna strumentalizzare la mia presa di posizione, qui nessuno è contrario allo sviluppo infrastrutturale e, quindi, allo sviluppo economico della provincia. Semplicemente –  ha precisato durante il suo intervento – quest’opera avrà solo un impatto negativo sul territorio e non risolverà i problemi legati al traffico. Bisognerebbe puntare di più sulla messa in sicurezza della pontina e sulla realizzazione della Cisterna – Valmontone. Il problema e’ il collegamento con l’ autostrada e la difficoltà del collegamento su rotaie. Il collegamento con l’autostada – ripete –  ridurrebbe del 30-40 % il traffico sulla pontina”.

Stessa posizione per  il primo cittadino di Aprilia, Antonio Terra: “Ormai è certo che quest’opera si farà ma, non nascondo tutte le mie perplessità a riguardo:  ci battiamo, da sempre, per la Valmontone- Campoverde e per un intervento, non solo di ristrutturazione, della Sr 148 Pontina, priva di corsie di emergenze e di svincoli adeguati”.

Favorevole a quest’opera il terzo ospite del dibattito, Enrico Forte, consigliere regionale Lazio, che ha focalizzato il proprio intervento, invece, sull’importanza di quest’opera “dopo anni di confronto, finalmente, siamo arrivati al punto decisivo: l’autostrada Roma-Latina  non e’ più un traguardo lontano. Il progetto è completo ed  ha finalmente avuto tutte le autorizzazioni ministeriali, dopo anni di paralisi burocratica e di dura opposizione. Chi vuole mettere ancora in discussione la realizzazione di questa importante progetto contribuisce a paralizzare le nostre realtà produttive. Resta poi la questione  aperta della bretella Campoverde – Cisterna – Valmontone. Senza infrastrutture rischiamo la desertificazione industriale, spingiamo verso un isolamento anche culturale l’intero territorio”.

Protagonista del dibattito anche chi ha seguito in prima persona l’iter di questo imponente progetto, Luca Malcotti consigliere regionale Lazio “Per le grandi opere serve sicuramente del tempo. Tempo che viene consumato e fermato dalle numerose carte e dalla burocrazia che sin dal 2001 ha ostacolato la piena realizzazione del progetto. Il Tar ha dato un segnale importante. Ad oggi non è stato notificato ancora il ricorso ma, sicuramente, il progetto approderà in Consiglio di Stato. In quei sei mesi di stasi si può mettere a punto un contratto e fare una verifica con le amministrazioni locali per le opere accessorie. Ricordiamo che, oltre ai tre tratti in questione restano 46 km di viabilita’ addizionale”. Malcotti è però fiducioso “Siamo convinti che tale opera sarà realizzata e completata nei tempi previsti (circa sette anni), al contrario  tale tempistica non sarà sufficiente per realizzare la Cisterna- Valmontone”.

Sulla stessa linea d’onda anche il segretario confederale dell’Ugl, Emenegildo Rossi, che definisce “le infrastrutture come il trampolino di lancio dell’economia, la vera e concreta strategia industriale” e Fabio Milloch, segretario nazionale dell’Ugl Autoferrotravieri “Sicuramente è prioritario mettere in sicurezza la pontina ma è fondamentale potenziare le infrastrutture per abbattere il traffico ma, anche per incentivare posti di lavoro”.

 

 

 


Giovani: patrimonio e futuro dell’Italia che lavora


Scoraggiati, senza lavoro eppure rappresentano la forza del nostro Paese: sono i giovani di oggi. A loro è dedicata la prima tavola rotonda che si è svolta oggi a Latina nel Villaggio del Lavoro dal titolo “Giovani: patrimonio e futuro dell’Italia che lavora”.
Il nostro sistema economico è una palude nella quale perdono fiducia nel futuro e non vedono via d’uscita dal tunnel dei Neet. L’assenza di prospettive si riverbera su tutti gli aspetti della vita: l’abbandono scolastico e la capacità di emancipazione della scuola italiana resta ben lontana dagli obiettivi europei, come evidenzia l’Ocse; la laurea è sempre meno ambita, perché le assunzioni stabili sono una chimera e i contratti sempre più precari, soprattutto dopo il fallimento del Jobs Act; le nascite diminuiscono e l’Italia invecchia, oltre a spopolarsi, in particolare nelle aree più svantaggiate del Meridione.
Tutte tematiche affrontate durante il dibattito moderato da Carlo Buttaroni, presidente Tecnè, che introducendo i lavori ha sottolineato come “i giovani di oggi rappresentano la prima generazione del dopoguerra a rivelarsi impossibilitata a migliorare la propria posizione rispetto a quella dei propri genitori. E questa condizione non riguarda soltanto l’ascesa verso i livelli superiori dei figli delle classi più svantaggiate, ma anche l’accesso dei figli delle classi medie e alte alle posizioni già occupate dai genitori”. Da questa riflessione è partito il confronto che ha visto protagonisti Umberto Marroni, deputato Pd, Rosanna Giampino Managing Director della Eyes S.r.l, Daniele Saponaro, dirigente Nazionale Gioventù Nazionale, Amelia Mollica Graziano, Forum Nazionale Giovani, Letizia Lugini, responsabile InformaGiovani Rieti  e Salvatore Muscarella segretario nazionale UGL Comunicazioni.
Ma l’Italia  veramente non è un paese per giovani?  “All’estero – ha spiegato Marroni –  i nostri giovani ricoprono ruoli importanti in diverse società, mentre in Italia le difficoltà che hanno sono riconducibili non solo alla mancanza di opportunità lavorative, ma anche a problematiche di tipo logistico che non favoriscono la mobilità sociale. L’Italia sta vivendo un momento difficile, ma è sempre riuscita a risollevarsi. Questo però darà possibile solo con l’impegno congiunto delle forze politiche, dei sindacati e delle imprese. La formazione didattica nel nostro Paese funziona, è quella professionale che va migliorata, cambiando il metodo e mantenendo un contatto diretto con i giovani”.
“In questo Paese le nuove generazioni non sono tenute in considerazione”  ha spiegato Muscarella ricordano anche il suo settore, quello delle Comunicazioni e in particolare la realtà di Poste Italiane “dove le loro professionalità non vengono utilizzate al meglio, soprattutto a causa della nuova riforma del lavoro che ha diffuso maggiormente il fenomeno della precarietà”.
Eppure l’Italia potrebbe tornare ad esse un paese per giovani come ha spiegato Amelia Mollica Graziano sottolineando come “non devono essere comparse ma veri protagonisti del rilancio e della crescita”. “E’ la meritocrazia che manca in questo Paese – ha spiegato – ecco perché molti scelgono di andare all’estero. Dobbiamo dare la possibilità ai giovani di crearsi un futuro in questo paese. L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro e non sulla ricerca di un lavoro”.
Rosanna Giampino ha voluto descrivere la situazione in cui si trovano le nuove generazioni ricordando quanto accaduto con una misura di Garanzia Giovani, ovvero l’autoimpiego. “Nel Lazio ne sono state attivate solo lo 0,7 per cento e di questo la metà è ad opera di stranieri di seconda generazione. Questo mostra quanto i nostri ragazzi abbiano davvero poca fiducia nelle possibilità di questo paese”. Giampino ha inoltre sottolineato quanto sia necessaria anche una “maggiore e migliore formazione e chi opera in questo settore deve tenere conto del fatto che i ragazzi devono essere formati  e orientati verso un mondo che è diverso da quello da cui arrivano”.
Dal palco è intervenuto anche Daniele Saponaro ricordando che “tutte le forme di precariato avrebbero dovuto rappresentare un’occasione di inserimento nel mondo del lavoro, ma non è stato così”. Riferendosi all’istruzione nel nostro paese, ha sottolineato come “la scuola non funzioni. Come Gioventù Nazionale avevamo proposto una riforma liceale inserendo il metodo del 3+2,  applicato malamente nelle università, ma che invece in questo caso avrebbe favorito una migliore formazione. Per dare opportunità ai giovani però è necessario puntare non solo sull’istruzione, ma anche sulla partecipazione aziendale, così come sul migliorare il sistema di welfare. Politica, imprese e sindacati devono avere il coraggio di fare il proprio mestiere”.
Cosa chiedono però i giovani? A questa domanda ha risposto Letizia Lugini: “vogliono lavorare, fare esperienze, ma questo in Italia è davvero difficile. In collaborazione anche con Enas Ugl abbiamo attivato un servizio civile per le regioni terremotate, ma è limitato purtroppo ad un anno. Il Governo deve dare risposte concrete perché i giovani hanno smesso di sognare e devono tornare ad avere speranza nel futuro”.


#1maggioUgl, presentata la ricerca “Non è un Paese per giovani”


Il numero di disoccupati in Italia è inesorabilmente cresciuto nell’ultimo decennio. Nel 2007 le persone in cerca di occupazione risultavano quasi 1,5 milioni. A distanza di 10 anni il numero è raddoppiato. Oggi i disoccupati sono poco più di 3 milioni (media 2016). Se a questi si aggiungono altri 2 milioni circa dei cosiddetti scoraggiati, stiamo discutendo di un bacino di circa 5 milioni di giovani in evidente stato di difficoltà.
Questi in sintesi i dati della ricerca “Non è  un Paese per giovani” elaborata dall’Ugl Giovani e presentata dal segretario generale dell’Ugl, Francesco Paolo Capone,  durante la conferenza stampa di apertura della tre giorni per le celebrazioni del Primo Maggio. Ad illustrare lo studio il segretario confederale dell’Ugl Fiovo Bitti. Presenti anche il segretario dell’Ugl Giovani, Daniele Morello, Ivan Vento e Giuseppe Giaccherini segretari provinciali di Latina.
Su un bacino complessivo di circa 2 milioni di giovani di età inferiore ai 35 anni in cerca di lavoro o scoraggiati, gli uomini rappresentano il 52%. Scomponendo il dato emerge però abbastanza chiaramente come lo scoraggiamento prevalga tra le donne. Su 456 mila giovani scoraggiati sono infatti oltre 242 mila le donne.
Il dato sull’istruzione obbliga a superare alcuni luoghi comuni. I giovani disoccupati o scoraggiati hanno studiato e talvolta tanto. Nel 62% dei casi, infatti, possiedono almeno un diploma di scuola superiore. Nel 13% circa hanno conseguito una laurea.
In media in Italia solo 40 giovani (15-34 anni) su 100 hanno un’occupazione. – è scritto nel rapporto – Ma il dato territoriale mostra differenze notevoli. Se, infatti, in territori quali la Provincia Autonoma di Bolzano, l’Emilia Romagna e la Lombardia l’occupazione tra i 15 e i 34 anni è superiore al 50%, in Calabria, Sicilia, Campania e Puglia risultano occupati meno di 30 giovani su 100 (valori al 2016).
La ricerca approfondisce anche il rapporto con il web tra i giovani per la ricerca del lavoro. Linkedin ad aprile 2017 raccoglieva nella piattaforma circa 5,5 milioni di curriculum di giovani Italiani sino a 34 anni, mentre anche Facebook vede sempre più aziende presenti al proprio interno. L’Istat calcola che il 39,2% delle imprese italiane più strutturate abbiano una presenza almeno su un social media. Nonostante l’avvicinamento al web social da parte di molte imprese, su Linkedin, ad esempio, a fronte di 4 milioni di profili aziendali solo 42 mila aziende italiane erano quest’anno alla ricerca di personale. L’Istat rileva, del resto, che solo il 12,4% delle imprese considera effettivamente strategico il digitale scegliendo di utilizzare personale interno appositamente dedicato alle funzioni Ict, Web e Social.
“Non è  un Paese per giovani non è solo il titolo di una ricerca dell’Ugl Giovani – ha detto il segretario generale Ugl, Francesco Paolo Capone – ma è anche la sintesi di una delle nostre più grandi preoccupazioni” (link sito). Daniele Morello, ha focalizzato l’attenzione sui dati allarmanti di Latina che “segna un record storico negativo pari soli 36,7% di giovani che lavorano e per giunta con stipendi medi di 1000 euro”. Ivan Vento e Giuseppe Giaccherini, segretari dell’Ugl Latina hanno evidenziato le gravi difficoltà che vive la provincia a causa della forte deindustrializzazione e della disoccupazione in aumento, soprattutto giovanile.

Scarica la ricerca Non è un Paese per Giovani


Oggi si celebra la Giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro


Oggi si celebra la Giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro. Un importante appuntamento per riflettere su quanta strada ci resta ancora da percorrere per permettere la corretta applicazione delle norme in materia. Nel 2017 si continua a parlare di incidenti mortali e di dati che, il più delle volte, vengono ‘offuscati’ anche dalla piaga del lavoro nero.

Come ogni anno, l’Ilo ha preparato un rapporto che chiede ai governi, ai datori di lavoro e ai lavoratori e alle loro organizzazioni di collaborare per sviluppare e applicare politiche e strategie nazionali per la salute e la sicurezza sul lavoro.

Il tema scelto quest’anno è “Salute e sicurezza nell’utilizzo di prodotti chimici sul lavoro”. Le sostanze chimiche sono fondamentali nella vita moderna e continueranno ad essere prodotte e utilizzate sui luoghi di lavoro. E’ doverosa la gestione razionale dei prodotti chimici e la realizzazione di un equilibrio adeguato tra i vantaggi che rappresentano le sostanze chimiche e le misure preventive e di controllo degli effetti indesiderati sui lavoratori, sulla popolazione e sull’ambiente.

L’Ilo stima che 2,34 milioni di persone muoiono ogni anno a causa di infortuni e malattie connessi all’attività lavorativa. Di questi decessi, la maggior parte, cioè 2,02 milioni, corrisponde a malattie professionali o connesse all’attività lavorativa; il numero annuale totale dei casi di malattie non fatali connesse all’attività lavorativa è di circa 160 milioni. Oltre a causare un’incalcolabile sofferenza per le vittime e i loro familiari, queste malattie provocano grandi perdite economiche per le imprese e le società, inclusa la riduzione della produttività e della capacità di lavoro. Circa il 4% del prodotto interno lordo (PIL) mondiale, equivalente a circa 2,8 trilioni di dollari USD, viene perso a causa di infortuni e malattie connessi all’attività lavorativa sotto forma di costi diretti e indiretti.

L’Ugl è da sempre attenta al delicato tema della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro. “E’ inaccettabile considerare importante la sicurezza solo quando non c’è. La sicurezza è diritto-dovere, un binomio imprescindibile, ma è anche una conoscenza diretta della prevenzione e dei rischi che va praticata ogni giorno nei luoghi di lavoro”.

Ha precisato attraverso una nota Francesco Paolo Capone, segretario generale dell’Ugl. “Fondamentale è  la formazione e la necessità di un capillare sistema di controlli, interni ed esterni, che da tempo si è ridimensionato sia a causa della crisi sia a causa dei tagli lineari al bilancio dello Stato”.


Verso il 1° maggio: Dateci un capitalismo con cui confrontarci


di Mario Bozzi Sentieri

Proprio perché non ci appartiene l’idea che il sistema sociale e quindi quello produttivo sia stretto in angusti ambiti economici, siamo convinti che, ancora oggi, il fenomeno “produzione” sia un fattore propulsivo di tutta la società, in ragione della crescita dei lavoratori, della loro assunzione di nuove responsabilità, anche dirigenti, all’interno delle aziende e nella società.
Il confronto sociale, che non deve necessariamente sfociare nel conflitto, va visto in questa ottica: strumento di maturazione, di presa di coscienza, di partecipazione reale, in grado di fare ritrovare il valore della “conquista”.
Perciò c’è bisogno di un nuovo dinamismo sociale. Di un dinamismo che rimetta in moto il confronto sulle modalità di produzione, sulla qualità dei prodotti, sui salari, sulla creazione e circolazione delle classi dirigenti, sull’essenza stessa della borghesia produttiva.
Ai “borghesi stanchi”, a quelli che Hugo, ne “I Miserabili”, definiva come “la parte del popolo soddisfatta”, opponiamo allora la nostra insoddisfazione e la domanda di un nuovo dinamismo sociale ed economico. Ai “borghesi smemorati” chiediamo di ritrovare la fantasia avventurosa, l’ attivismo, la capacità di immaginare il futuro, la consapevolezza della realtà,la passione, lo spirito di sacrificio, attributi che furono dei loro avi. Ai “borghesi avidi” il cui fine ultimo è l’arricchimento a tutti i costi, poniamo innanzi quell’etica del lavoro e del rigore che un tempo dava forma ai comportamenti delle classi dirigenti.
E’ la riflessione sulle regole, insieme a quella sull’etica del profitto, a fare riemergere la necessità di un recupero di alcuni “punti fermi” in grado di offrire un nuovo quadro di riferimenti ad un capitalismo che pareva inarrestabile nella sua corsa. “Punti fermi” che riportino in primo piano il vecchio capitalismo familiare, l’economia reale ed una sorta di etica aziendalistica.
Vediamoli in sintesi.

1) Con il “capitalismo familiare”, termine che si credeva desueto, può tornare l’idea di uno sviluppo medio-lungo, radicato, profondo, nelle sue dimensioni economiche, sociali ed etiche, con cui il mondo del lavoro è interessato a confrontarsi
2) “L’economia reale” è l’economia che rifiuta le facili fortune, l’euforia borsistica, il miraggio della ricchezza facile e che sa guardare ancora ai fondamentali della produzione, al prodotto e all’innovazione.
3) E poi c’ è il lavoro. Ancora e sempre il lavoro, in carne ed ossa, fatto della passione e della fatica dell’uomo, l’uomo vero non la virtuale creazione di qualche trucco contabile. A quel lavoro, occorre guardare con più rispetto considerandolo una risorsa ulteriore, non meramente funzionale, rispetto al quadro critico di certa finanza “immaginaria” e quindi riconoscendoli nuovo ruolo e dignità.

Su questi crinali la sfida sociale può essere riaperta e vinta, ritrovando il valore di un confronto che pareva perduto e che può invece irrobustirsi nella rinnovata consapevolezza dei ruoli e delle rispettive volontà. Per ritrovare le ragioni comuni di uno sviluppo di medio-lungo periodo, reale e dignitoso. Per riaprire finalmente quella “sfida ricostruttiva” senza la quale la nostra società illanguidisce e muore.


1° Maggio Ugl: tre giornate sul lavoro e sul futuro dell’Italia


Si apre sabato 29 aprile, con una conferenza stampa alle ore 12.00 con il segretario generale dell’Ugl, Francesco Paolo Capone, i tre giorni di celebrazioni della Festa del Lavoro che quest’anno l’Ugl ha scelto di organizzare a Latina, presso il ‘Villaggio del Lavoro’ in piazza del Popolo.
Il 1° Maggio è l’evento culminante di due giorni di confronto e di dibattito sul lavoro e sul futuro dell’Italia, con ospiti illustri del mondo politico, sindacalisti e cittadini, senza dimenticare attività culturali, musicali e ludiche per famiglie e bambini.
“L’Italia forte dei lavoratori della nostra storia è lo slogan che abbiamo scelto – spiega il segretario generale dell’Ugl, Francesco Paolo Capone – per la celebrazione di quest’anno. Un Primo Maggio ‘diverso’ per dare voce ad una provincia italiana simbolo dell’abbandono istituzionale e del declino industriale, ai lavoratori e ai cittadini troppo spesso lasciati ai margini di un sistema economico votato solo alla globalizzazione e al liberismo”.
Tra gli ospiti della kermesse l’On. Fracesco Aracri Forza Italia, l’On. Roberta Angelilli, Carlo Buttaroni presidente Tecnè, Damiano Coletta Sindaco di Latina, l’On. Alfredo D’Attorre Art1-Mdp, l’On. Maurizio Gasparri Forza Italia, l’On. Giancarlo Giorgetti Lega Nord, Federico Iadicicco dirigente nazionale FdI, l’On. Umberto Marroni Pd, l’On. Giorgia Meloni presidente Fratelli d’Italia, Roberto Nardella Presidente CFC, Giuseppe Parlato, docente universitario, l’On. Vincenzo Piso Idea, l’On. Gaetano Quagliariello Idea, l’On. Barbara Saltamartini Lega, Daniele Saponaro dirigente nazionale Gioventù nazionale.
A moderare i dibattiti Italo Cucci giornalista, direttore editoriale Italpress e scrittore; Alessandro Panigutti direttore responsabile Quotidiano Latina; Roberto Rosseti giornalista.
Saranno sei le tavole rotonde: Giovani: patrimonio e futuro dell’Italia che lavora (29/04); Infrastrutture e Sviluppo: Roma – Latina, opera necessaria (29/04); Sindacato e Politica, per un’Italia da ricostruire (29/04); Risorsa – Famiglia: per un welfare di comunità (30/04); Globalizzazione ed Europa: promesse mancate (30/04); La piena dis-occupazione (30/04).
In occasione del 1° Maggio 2017, inoltre, l’Ugl ha scelto di offrire tre borse di studio all’estero. Tale possibilità nasce dalla collaborazione tra Ugl e Eyes Professional Training Service ed è indirizzata ai degli iscritti, non solo per dimostrare concretamente la nostra vicinanza ma anche per contribuire alla formazione e favorire l’ingresso dei giovani nel complesso e difficile mondo del lavoro. L’estrazione dei vincitori avverrà Domenica 30 aprile a Latina.

PROGRAMMA