Consiglio Nazionale Ugl, sintesi della relazione del Segretario Generale


Non posso non iniziare questa relazione con una presa di posizione chiara su quanto abbiamo appreso negli ultimi due giorni.
In merito a ciò che è apparso sul Corriere della Sera, non possiamo nascondere il dispiacere e la preoccupazione.
Abbiamo fiducia nel lavoro dei magistrati e il nostro augurio e la nostra speranza è che chi è coinvolto in questa vicenda possa dimostrare, in maniera inequivocabile, la propria estraneità ai fatti contestati.

Francesco Paolo Capone, segretario generale dell'Ugl
Francesco Paolo Capone, segretario generale dell’Ugl

Naturalmente, c’è chi spinge per una solidarietà incondizionata o un altrettanto incondizionato atteggiamento di condanna. Ma commetteremmo un grave errore se cadessimo nella tentazione di percorrere l’una o l’altra strada.
Non ci sono scorciatoie per bypassare le eventuali responsabilità, così come non ci sono scelte di campo, diverse dalla ricerca della verità.
Ma dal canto nostro, dobbiamo sottrarci al rischio di avviare processi sommari – utilizzando la vicenda anche per regolare impropriamente i conti interni – e allo stesso tempo rifuggire da assoluzioni altrettanto sommarie.
Rispetto ai fatti e circostanze di cui, per adesso, conosciamo soltanto quanto riportato in alcuni articoli, chiediamo agli inquirenti di andare avanti. Ma anche – e soprattutto – di fare presto, perché la gravità delle accuse deve trovare riscontro non in vaghe ipotesi di reato ma in prove e circostanze di là di ogni ragionevole dubbio. E di fronte a prove e circostanze che dovessero rendere evidenti comportamenti illeciti, la nostra risposta sarà senza alibi e sconti per nessuno.
Voglio essere chiaro: qualora vengano appurate responsabilità, la nostra risposta sarà durissima. Ma nel frattempo non intendo lasciare il pallino del presente e del futuro della nostra organizzazione alla magistratura.
Ho rispetto e fiducia nel lavoro dei giudici, e siamo pronti alla massima collaborazione, ma siamo un’organizzazione sana, e chi ha eventualmente sbagliato l’ha fatto individualmente. Dico di più, abbiamo gli anticorpi per rispondere alla degenerazione sistemica di cui sono vittime le altre grandi organizzazioni.
E lo rivendico con orgoglio, pur avendo, insieme a voi, le tracce di ferite che ci hanno messo a dura prova.
Per questo posso affermare che questa vicenda, seppur dolorosa, appartiene ad un’altra era.
Quella di oggi è un’altra stagione che spinge a guardare avanti e a dare ancora maggior impulso all’operazione trasparenza che stiamo portando avanti da due anni a questa parte. Anzi, dobbiamo lasciarci alle spalle ogni timidezza in tal senso, perché questa, oggi più che mai, è la priorità. Perché non c’è un secondo tempo da giocare: la sfida si gioca qui e ora. E la responsabilità storica che abbiamo davanti ci chiede di essere protagonisti senza se e senza ma. Lo dobbiamo a noi stessi, alla nostra storia ma soprattutto ai milioni di lavoratori e lavoratrici, ai pensionati, ai giovani e ai disoccupati che hanno bisogno dell’Ugl.
D’altronde la sfida è ancora più alta rispetto al passato.
Come non accorgerci che è tornata in primo piano la lotta per diritti che, fino a qualche anno fa, davamo per acquisiti: dalle garanzie sul posto di lavoro, ai sistemi di protezione sociale, alle pensioni. E come non renderci conto che ciò che sta avvenendo nel mondo ci chiama a nuove e più alte responsabilità. Basti pensare ai nuovi assetti geopolitici che, di fatto, hanno profondamente cambiato gli equilibri globali.

La politica tradizionale non è più in grado di dare risposte. E le risposte della pseudo-politica a 5 stelle sono il sintomo della malattia, non la cura. E lo dico con rispetto dei milioni di elettori che scelgono il movimento di Grillo. Perché quel voto esprime un disagio e una rabbia sociale che ridurla a semplice “protesta” significa non aver compreso chi sono i vincitori e chi sono gli sconfitti della globalizzazione.
È nell’analisi di scenario che ci dobbiamo concentrare per questo devo richiamare la vostra attenzione su tre eventi molto significativi: il primo nazionale con il recente referendum costituzionale svoltosi nel nostro Paese, che ha registrato l’importante vittoria del No per cui anche l’UGL si è battuta.
E poi, a livello internazionale, la cosiddetta “Brexit” ossia il referendum popolare che ha sancito la volontà dei cittadini del Regno Unito di uscire dalla Ue e, infine, all’elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti.
Si tratta dei maggiori avvenimenti, ma non certo degli unici, nei quali, dando ai popoli la possibilità di esprimersi democraticamente, è emerso un sentimento diffuso completamente antitetico rispetto alle ricette politiche, e quindi anche economiche e sociali, dell’establishment del cosiddetto “mondo occidentale”.
Questi eventi politici – così significativi – dimostrano che i popoli, quello italiano in primis ma anche gli altri popoli dell’Occidente industrializzato, delusi ed amareggiati a causa degli esiti socialmente ed economicamente disastrosi del liberismo selvaggio e della globalizzazione, sempre più a gran voce richiedono un ritorno alla sovranità nazionale, a garanzia dei diritti e della stabilità sociale rispetto alla marea montante di una globalizzazione imperniata esclusivamente sugli interessi della finanza e dei mercati e su scambi economici e commerciali fondati essenzialmente sul dumping sociale.
Di fronte alla pressione dei mercati, retti da logiche competitive sleali, in assenza di una politica capace di tutelare la propria comunità nazionale, la globalizzazione negli Stati occidentali si è infatti tradotta in un costante e progressivo abbassamento delle tutele e del reddito da lavoro.
Ciò non solo ha comportato pesantissime ricadute economiche e sociali sui lavoratori e la classe media, ma ha anche acuito le conseguenze della crisi finanziaria ed economica internazionale, generando non – come sostenevano i fautori dell’ultra-liberismo – crescita e competitività ma al contrario stagnazione economica e impoverimento diffuso.
La globalizzazione infine, ha determinato un generale impoverimento non solo nei Paesi occidentali ed in genere anche in quelli più ricchi, come ci si sarebbe potuti aspettare, ma anche in quelli in via di sviluppo.
La globalizzazione politica, accanto a quella economica, ha ulteriormente esasperato la situazione e tutti conosciamo i devastanti esiti politici e sociali dell’interventismo nelle aree nordafricane e mediorientali.
Di fronte a tale situazione, i popoli occidentali, europei e quello italiano chiedono ai propri rappresentanti un profondo cambio di rotta. Non solo ai rappresentanti politici in senso stretto, ma all’intera categoria dei decisori politici e quindi anche al sindacato.
È giunto il momento ormai non più rimandabile, di ridimensionare il ruolo dei mercati e della finanza e tornare a concepire la politica come tutela del popolo, indirizzando le proprie scelte verso soluzioni economiche e sociali che permettano ai ceti medi e bassi dei Paesi occidentali, ai medi e piccoli produttori, ai lavoratori ed ai giovani, ovvero le prime vittime della concorrenza globale, di sfuggire dal baratro nelle nuove povertà.
È tempo di sovranità nazionale.
Occorre riallacciare quel patto sociale nazionale che è fondamento stesso della politica e dello Stato e che vede come ultimo fine il benessere generale, presente e futuro, della Nazione, benessere sociale inteso come un armonico insieme di sicurezza economica e lavoro dignitoso, diritto alla salute e ad un ambiente sano, ricerca scientifica, innovazione tecnologica, crescita culturale e prospettive di vita dignitose e sicure.
L’essenza stessa di una società civile, di una comunità, di una Nazione, in sintesi dello Stato, consiste in quel patto di assistenza fra singoli individui che li trasforma in cittadini, in persone che pensano al “noi” e non solo all’ “io” ben sapendo che ciò non è soltanto un’azione altruistica, ma anche una strategia volta a risolvere problemi troppo grandi ed onerosi per poter essere affrontati da soli.
Per comprendere tale concetto, alla base dell’idea stessa di stato sociale, occorre pensare non al singolo portatore di interessi – sia esso il lavoratore che ha perso l’impiego, la piccola azienda in crisi, il bambino che necessita di un posto nel nido, il non autosufficiente che ha bisogno di assistenza o il non abbiente che ha bisogno di sostegno economico – ma alla cittadinanza nel suo complesso. Occorre tornare ad essere consapevoli che un popolo ha un destino comune e che offrire una risposta al popolo in difficoltà significa assicurare la tenuta stessa del sistema sociale.
In questo contesto il ruolo della UGL è tutt’altro che secondario.
La nostra è infatti la sigla del sindacalismo nazionale, ossia di quella visione del sindacato che, superando il concetto di lotta di classe, crede che una confederazione di lavoratori debba rappresentare le istanze del lavoro dipendente, dei pensionati e di coloro che hanno perso il lavoro o non lo hanno mai trovato in un’ottica di armonico sviluppo fra le parti sociali al fine del benessere economico e della crescita sociale dell’intera comunità nazionale.
Gli eventi recenti di cui ho parlato testimoniano che ormai la misura è colma ed i popoli, chiedono a gran voce di mettere al centro dell’agenda politico-economica il lavoro, la coesione sociale, la tutela delle comunità di fronte alle aggressioni del globalismo selvaggio.
Dal punto di vista strettamente sindacale ciò significa continuare a combattere contro le delocalizzazioni selvagge, l’assalto alla diligenza pubblica in tempo di crisi aziendale non bilanciata dall’attaccamento delle aziende stesse al territorio ed ai propri lavoratori; significa combattere l’utra liberismo nella disciplina del lavoro che vede nel jobs act il massimo esempioi di una visone di sfruttamento del bisogno di occupazione; significa contrastare un’austerity che sull’altare del rispetto delle regole di bilancio è disposta solo a sacrificare il welfare, le pensioni, i diritti e mai gli sprechi e i privilegi.
Battaglie che l’UGL ha sempre combattuto e che continuerà a combattere.
Ma ora è il momento di un ulteriore salto di qualità: comprendere con quali forze trovare convergenze, ognuno nel rispetto del proprio ruolo, al fine di vedere meglio rappresentate e possibilmente realizzate le nostre richieste ed i nostri Valori.
Non vorrei però tralasciare le nostre attività in corso prima fra tutte la conferenza programmatica che annunciata allo scorso consiglio nazionale ha subito un ritardo dovuto a fatti contingenti verrà lanciata nelle prime settimane di febbraio. rappresenterà la necessaria fase di dibattito precongressuale per costruire una piattaforma di rilancio dell’Ugl.
Sarete tutti chiamati a offrire il vostro contributo su alcuni temi che, secondo noi, rappresentano la sfida del sindacato per il prossimo decennio:
La società del mezzo lavoro: crisi dell’industria, lavoro povero e disoccupazione, terziarizzazione e delocalizzazioni delle vocazioni, politiche industriali e del lavoro;
Il tradimento del capitale: il capitalismo finanziario ha abbandonato la democrazia, le minacce e le aggressioni speculative agli Stati sovrani, la debolezza della politica;
Globalizzazione, la promessa mancata: il governo dal basso dei processi economici, la sfida del welfare contro le disuguaglianze, crescita e sviluppo umano;
La crisi del buon senso economico: il fallimento dell’austerità, l’Euro: la moneta senz’anima, ripartire dal lavoro e dal Mezzogiorno, gli investimenti e il ruolo della “mano pubblica”;
L’avanguardia della cultura sociale: il sindacato come laboratorio di idee, il pantheon della socialità.
Stiamo lavorando alla trasformazione dell’Ufficio Formazione Quadri in una scuola di formazione con un progetto di sviluppo delle competenze e delle conoscenze dei nostri quadri sindacali all’altezza delle sfide che ci attendono.
Dicevo all’inizio di questa relazione che questa che stiamo vivendo è e sarà per l’Ugl una nuova stagione.
Ne dobbiamo fare ancora di strada ma possiamo contare su un corpo sociale, come ho detto in premessa, assolutamente sano. Un corpo sociale fatto di Uomini e donne che malgrado tutto hanno continuato a metterci la faccia, nei territori, nelle categorie nelle migliaia di aziende dove i nostri rappresentanti si battono quotidianamente per difendere i colleghi. In conclusione, a tutti voi, alla classe dirigente, ai segretari territoriali provinciali e regionali, ai segretari di categoria, ai rappresentanti sindacali, ai nostri dipendenti e a quelli delle strutture parallele, ai collaboratori ma soprattutto ai lavoratori che con tenacia e determinazione, orgogliosamente portano alta la nostra bandiera va il mio ringraziamento.


“Big Data e Privacy”, coniugare lo sviluppo tecnologico con la tutela dell’individuo


di Augusto Ghinelli Segretario Confederale dell’Ugl

Augusto Ghinelli, segretario confederale UglQuesta mattina ho partecipato al Convegno “Big Data e Privacy”. Gli autorevoli relatori si sono confrontati in tre sessioni tematiche: “La nuova economia fondata sui dati” – Relatori Giulio Tremonti e Franco Bernabè; “Dal profilo dei consumatori al profilo dei cittadini” – Relatori Ilvo Diamanti ed Enrico Giovannini; “Le tre grandi sfide: Open Data, Genomica, intelligenza artificiale” – Relatori Stefano Ceri e Diego Piacentini.
Dal dibattito sono emerse tutte le problematiche che, adesso e in futuro, sono e saranno generate dalle interconnessioni a livello globale dei dati personali sul web, conducendo inesorabilmente verso un pericoloso e incontrollabile decadimento della privacy. Questo significherà anche una profonda metamorfosi dei rapporti a tutti i livelli, da quelli personali a quelli commerciali, fino ad arrivare a influenzare la geopolitica attraverso l’uso dei dati sensibili da parte delle numerose Intelligence, governative e non solo.
Consegnare semplicemente i nostri dati, per aprire un conto in banca, per ottenere una casella di posta elettronica o più semplicemente per la tessera del supermercato, comporta, nostro malgrado, entrare inconsapevolmente nel mondo del “Grande Occhio”: I nostri dati personali saranno “venduti” ad altre agenzie di marketing interessate, che a loro volta li rivenderanno ancora. In poche parole, diventeremo, all’interno di questo immenso sistema mediatico, un preciso algoritmo, al quale è gradita o meno una certa tipologia di prodotti e servizi, per non parlare dello stato di salute che comporta l’acquisto di determinati medicinali o delle tendenze sessuali.
Il problema, se vogliamo chiamarlo così, ormai è talmente esteso e capillare che anche gli stessi Paesi più evoluti non riescono a garantire la propria integrità dagli attacchi di hacker i quali, spesso, conducono ad attriti politici internazionali. Paradossalmente, i Paesi meno evoluti e che utilizzano meno tecnologia sono più protetti, e i loro cittadini più tutelati nella privacy. Ovviamente, non possiamo fermare lo sviluppo tecnologico, che è alla base del progresso della civiltà, ma dobbiamo anche stare attenti che questo non comporti, nel prossimo futuro, il completo controllo e predominio delle macchine sull’uomo.


Italia inSicura


Le violente scosse di terremoto, le alluvioni e, anche le slavine (queste sconosciute fino alla scorsa settimana almeno in Abruzzo) raccontano di un territorio, il Centro Sud, fortemente devastato e sempre più vulnerabile. Ma è la storia a raccontarci – anche attraverso precedenti fatti di cronaca  –  dei forti rischi in cui incorrono le popolazioni di quasi tutto il Belpaese ogni qualvolta si parla di emergenza maltempo.  Un Paese, molto probabilmente, abituato solo a parole a fare prevenzione.

Basti un solo esempio. Il caso slavina: la Regione Abruzzo non ha mai adottato una Carta delle valanghe, che avrebbe ad esempio potuto scongiurare il dramma dell’hotel Rigopiano di Farindola. A spiegarlo, attraverso un’intervista rilasciata ad Abruzzo Web, proprio nei giorni successivi a quella tragedia, è stato l’ingegnere Dino Pignatelli, esperto di impianti a fune ed esperto abilitato di valanghe. “Anche da un’osservazione superficiale del posto – ha precisato –  si capisce che non è immune dal rischio valanghe, è sicuramente una zona esposta a valanghe, che poi negli ultimi anni non ce ne siano state non significa nulla”.

Ma di un’Italia (In)sicura ne ha fotografato i particolari l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra)  attraverso la sua ricerca (pubblicata nel 2016) dei comuni maggiormente a rischio.

Il dissesto idrogeologico è, infatti, una vera e propria ‘spada di Damocle’ per 7 milioni di persone in Italia, il 12% della popolazione dei quali oltre 1 milione vive in aree a pericolosità da frana elevata e molto elevata (P3 e P4), mappate nei Piani di Assetto Idrogeologico (PAI) e quasi 6 milioni vivono in zone a rischio alluvioni classificate a pericolosità idraulica media P2 con un tempo di ritorno fra 100 e 200 anni (perimetrate nell’ambito della Direttiva Alluvioni).

C’è di più, quasi 80 mila imprese sul territorio nazionale (l’1,7% del totale) sorge in aree ad elevata o molto elevata pericolosità di frana. Un disastro potrebbe coinvolgere più di 200 mila lavoratori. Il rischio maggiore per le imprese è in Campania, Toscana, Emilia-Romagna e Piemonte.

Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Campania, sono le regioni con i valori più alti di popolazione a elevato rischio frana, mentre i numeri più rilevanti di popolazione a rischio alluvione, nello scenario di pericolosità idraulica media P2, si riscontrano in Emilia-Romagna, Toscana, Veneto, Lombardia e Liguria. A livello comunale, è a rischio l’88,3% dei comuni italiani.
Le attuali condizioni di rischio idrogeologico in Italia sono legate, sia alle caratteristiche geologiche, morfologiche e idrografiche del territorio, sia al forte incremento, a partire dagli anni ’50, delle aree urbanizzate, industriali e delle infrastrutture lineari di comunicazione, che sono spesso state realizzate in assenza di una corretta pianificazione territoriale e con percentuali di abusivismo che hanno raggiunto anche il 60% nelle regioni dell’Italia meridionale (approfondisci su http://mappa.italiasicura.gov.it e sul Geoportale ISPRA http://www.geoviewer.isprambiente.it ).
In totale, sono 7.145 (esattamente l’88,3%), i comuni a rischio frane e/o alluvioni: di questi, 1.640 hanno nel loro territorio solo aree ad elevata propensione a fenomeni franosi, 1.607 solo quelle a pericolosità idraulica, mentre in 3.898 coesistono entrambi i fenomeni.
Sette le regioni con il 100% dei comuni a rischio idrogeologico: Valle D’Aosta, Liguria, Emilia – Romagna, Toscana, Marche, Molise e Basilicata. A queste, si aggiungono Calabria, Provincia di Trento, Abruzzo, Piemonte, Sicilia, Campania e Puglia con una percentuale di comuni interessati maggiore del 90%. Sono, invece, 51 le province con il 100% dei comuni a rischio per frane e inondazioni.
I livelli elevati di pericolosità da frana e quelli medi per la pericolosità idraulica, riguardano il 15,8% del territorio nazionale, per una superficie complessiva di 47.747 km2.
Esposte, invece, al pericolo inondazione nello scenario medio, 576.535 unità, per un totale di oltre 2 milioni di addetti. Emilia-Romagna, Toscana, Veneto, Liguria e Lombardia, sono le regioni con il numero più elevato di imprese vulnerabili al fenomeno idraulico.
I Beni Culturali architettonici, monumentali e archeologici potenzialmente soggetti a fenomeni franosi sono 34.651 (18,1% del patrimonio totale), dei quali oltre 10.000 rientrano in aree a pericolosità elevata e molto elevata.
Nello scenario di pericolosità media delle alluvioni ricadono circa 29.000 monumenti, mentre oltre 40.000 sono i beni culturali a rischio nello scenario relativo a eventi estremi P1(meno probabili, ma più intensi). Le regioni con il numero più alto di beni a rischio nello scenario medio, sono Emilia-Romagna, Veneto, Liguria e Toscana. Tra i comuni, spiccano le città d’arte di Venezia, Ferrara, Firenze, Ravenna e Pisa. Roma si aggiunge, invece, se consideriamo lo scenario a scarsa probabilità di accadimento.
Il forte incremento del territorio urbanizzato a partire dal secondo dopoguerra assume nel contesto del dissesto idrogeologico una particolare rilevanza in quanto ha portato a un considerevole aumento degli elementi esposti e quindi del rischio. Attualmente, nelle aree classificate a più elevata pericolosità da frana si trovano 476 km2 di superfici artificiali, pari al 2,7% del totale, mentre oltre 2.000 km2 (11,5%) ricadono nello scenario di pericolosità idraulica media.
Un problema quello del dissesto idrogeologico che l’Ugl ha affrontato con l’iniziativa del ‘Sudact’. Nel documento elaborato dal centro studi Iper Ugl, in uno dei capitoli dedicati all’Ambiente e allo sviluppo, è stato più volte rimarcato che il dissesto idrogeologico rappresenta un problema strutturale che andrebbe affrontato con “la necessaria ed ordinaria” manutenzione del territorio. Bisogna tenere conto, infatti, che la pericolosità che ritroviamo in molte aree del paese è determinata anche dal progressivo e spesso non appropriato e programmato sviluppo delle aree urbanizzate, anche in territori instabili.
Per affrontare quello che ormai possiamo definire un vero e proprio stato di emergenza, occorre soprattutto fare in modo che i fondi investiti siano spesi in modo trasparente ed oculato. Nel documento Iper Ugl , infatti, si ricorda che negli ultimi 15 anni (dati relativi al periodo 2009/2012) sono stati finanziati dal Ministero dell’Ambiente quasi 5.000 interventi in difesa del suolo, dei quali circa 1.600 in cooperazione con Regioni e Province autonome, per un totale di 4 miliardi e mezzo di Euro. A questi si aggiungono altri 2,70 miliardi finanziati con Accordi di Programma Quadro ed altri strumenti regionali.
Eppure, oltre ad un corretto utilizzo dei fondi per il ripristino dell’ambiente idrogeologico, è necessaria una strategia organica e complessiva di gestione del territorio, attraverso un monitoraggio e una valutazione del suolo che sia costante e da cui possa conseguire una pianificazione che identifichi i vincoli di inedificabilità nei luoghi non sicuri e che preveda, inoltre, il recupero degli immobili esistenti piuttosto che una continua espansione dell’urbanizzazione, nonché una adeguata manutenzione del territorio urbano ed extraurbano, delle aree boschive, con le necessarie opere di rimboschimento e della rete idrica. Ed, infine, efficienti programmi di allertamento e messa in sicurezza della popolazione in caso di emergenza.

 


Costituita commissione alta professionalità


I lavoratori metalmeccanici con alta professionalità quali i Quadri ed i 7° livelli hanno da sempre costituito per le loro competenze un elemento cardine nella conduzione e nello sviluppo delle aziende, negli anni della crisi tuttavia queste preziose risorse, indispensabili per il funzionamento delle aziende sono state sottoposte a schiacciamenti e dequalificazioni che stanno mortificando le loro peculiarità e soprattutto stanno impedendo di dispiegare a pieno le loro energie per contribuire al necessario rilancio delle aziende.

In particolare ciò è avvenuto con l’ultimo contratto metalmeccanico siglato, quello del gruppo Leonardo, nella discussione del quale UGLM, sin da subito, ha rilevato e fatto presente che con il nuovo sistema proposto le alte professionalità costituite dai 7° livelli e dagli 8° livelli Quadri pur essendo un numero minoritario rispetto al complesso degli addetti, sono state suddivise in 5 livelli complessivi, normati per la maggior parte così da annullare le loro funzioni direttive, creando disparità e soprattutto disfunzionalità che non giovano a questi professionisti e soprattutto non hanno alcuna reale utilità per le aziende. Al fine, quindi, di monitorare questo fenomeno e contribuire a ristabilire virtuosi equilibri UGL Metalmeccanici ha costituito la Commissione Alte Professionalità.

Lo scopo è quello di fare una verifica dello stato dell’arte a valle dell’esordio delle nuove categorie create dai contratti e di raccogliere a fattor comune le esigenze di questa parte di lavoratori per poterle porgere alle aziende metalmeccaniche a cominciare dai Tavoli che Leonardo stessa ha istituito a tale scopo. La commissione sarà presente quindi su tutte le problematiche specifiche trattate ai tavoli di verifica e discussione riguardanti: il Sistema di Welfare, le Alte Professionalità ed i Sistemi di valutazione che dovranno, in una logica sana e costruttiva, mirare sempre di più ad una effettiva meritocrazia, unico approccio in grado di permettere alle aziende di crescere in questa congiuntura economica, perché sono gli uomini e le donne che lavorano che con la loro competenza ed impegno possono far la differenza e mantenere competitivo il nostro sistema industriale.


È tempo di sovranità


di Francesco Paolo Capone – Segretario Generale dell’Ugl

Qualcosa si sta muovendo e sfugge alla prevedibilità dei sondaggisti ma soprattutto sfida e sconfessa i soloni del pensiero unico dominate.

Nell’ordine: la Brexit nel Regno Unito, il no alla riforma costituzionale in Italia e l’elezione di Trump negli Stati Uniti pur essendo eventi completamente scollegati l’uno dall’altro in termini territoriali e rappresentando differenti espressioni della democratica volontà popolare hanno in comune alcune caratteristiche.

Francesco Paolo Capone, segretario generale dell'Ugl
Francesco Paolo Capone, segretario generale dell’Ugl

La prima, la più importante è che sono state precedute tutte dalla minaccia, per nulla velata, di una catastrofe sui mercati che avrebbe spazzato via come uno tsunami la stabilità economica e finanziaria dei tre paesi coinvolti, la seconda che queste campagne hanno avuto come testimonial la quasi totalità del mondo “intellettuale” da quello accademico a quello artistico. La terza caratteristica comune è che rappresentavano chiaramente l’affermazione di un pensiero (unico e dominante) della cosiddetta sinistra liberal figlia del progetto che in Italia veniva chiamato l’Ulivo Mondiale.

Bene, tutti conosciamo il risultato di queste tre consultazioni elettorali e tutti abbiamo potuto osservare che le catastrofi annunciate sui mercati non si sono manifestate.

Ma abbiamo potuto anche osservare che, evidentemente, nel sentimento diffuso tra il popolo, tra i popoli, si è manifestata una inversione di tendenza non prevista dagli analisti che ha virato “altrove”.

Trovo sinceramente difficile leggere questi eventi attraverso la lente delle vecchie categorie destra/sinistra. C’è il rischio di non cogliere l’essenza più profonda di ciò che sta accadendo  per cui “altrove” rappresenta un cambiamento, anzi il cambiamento, di tendenza della volontà di popolo verso la riscoperta di una sovranità nazionale che va osservata con attenzione.

Per chi non è mai stato affezionato alla globalizzazione, alle teorie economiche che delegano al mercato il regolamento del destino dei popoli, sono segnali interessanti.

È presto per dire che siamo ad un punto nodale della storia che vedrà sconfitto il liberismo più sfrenato ma è sicuramente il momento di cominciare ad indirizzare le scelte politiche dei prossimi mesi , dei prossimi decenni, verso soluzioni economico e sociali che permettano ai ceti medi e bassi dei Paesi occidentali, ai medi e piccoli produttori, ai lavoratori ed ai giovani – ovvero le prime vittime della concorrenza globale – di sfuggire dal baratro nelle nuove povertà , dell’insolvenza e della morsa iper-burocratica che soprattutto in Italia rischia di farci sprofondare in una definitiva crisi senza uscita e nella irrilevanza internazionale.

È necessario mettere al centro dell’agenda politico-economica il lavoro.

Noi come sindacato, Cisnal prima e Ugl poi, di fronte ai mutamenti che ci attendono, siamo pronti a fornire il nostro apporto e condurre questa “rivoluzione” di pensiero, prima ancora che “rivoluzione” economica, fino in fondo.

 

 


Miniera Olmedo: prima notte all’addiaccio


E’ da oltre un anno che gli operai della miniera di bauxite di Olmedo, in provincia di Sassari, attendono certezze sul loro futuro occupazionale. In queste ore è in corso una protesta dei lavoratori insieme ai sindacalisti. Scelgono di restare ad oltranza fuori dalla miniera, in attesa di avere la certezza di un incontro con la nuova società.

I minatori, riuniti in assemblea, hanno deciso, difatti, di presidiare lo stabilimento produttivo sino a quando la società greca European Bouxite (leader nel campo delle estrazioni) anche attraverso le sue controllate, non si rende disponibile ad effettuare un incontro nel quale condividere un percorso che porti all’assunzione di tutti i lavoratori espulsi dalla S&B industral minerals. Il 5 gennaio scorso Ugl Chimici, Filctem e Femca hanno inviato una lettera alle aziende concessionarie e alla Regione Sardegna, con la quale è stato formalmente richiesto l’incontro che, oggi, i lavoratori hanno deciso di sollecitare presidiando i cancelli.

In prima linea per l’Ugl Chimici di Sassari c’è Simone Testoni che sta seguendo con attenzione una delle vertenze sarde più spinose del momento.  Insieme ai lavoratori siamo pronti a proseguire il nostro cammino sulla strada della protesta fino a quando non avremo – dall’attuale proprietà dell’azienda – risposte concrete. Il 12 febbraio era previsto anche un incontro con i vertici della società in questione ma, fino ad ora, non abbiamo avuto alcuna comunicazione ufficiale e questa cosa – prosegue – ci lascia senza parole.  Non si può più temporeggiare, in gioco c’è il futuro dei 35 lavoratori e delle loro famiglie”.


“Emergenza Abruzzo: subito intervento del Governo”


Dopo questa interminabile emergenza sarà davvero difficile ricominciare a vivere e a lavorare: l’economia, già fragile, ha subìto un duro colpo per via degli eventi climatici e sismici che intrecciandosi hanno scatenato l’apocalisse. Interi territori – colti quasi di sorpresa da questa nevicata straordinaria – sono rimasti isolati: Atri, Civitella del Tronto, Castelnuovo, Castellalto, Cellino Attanasio nel teramano. La neve ha causato danni alla rete impedendo la distribuzione di energia elettrica a molte utenze. Ad oggi sono 80mila le utenze senza luce. A Montesilvano, la mia città, invece, resta alta l’allerta esondazione per i due fiumi che attraversano la città: Saline e Pescara”.

Per Gianna De Amicis, segretario regionale dell’Ugl Abruzzo, la situazione è davvero drammatica soprattutto volgendo lo sguardo al dopo emergenza. “Molti agricoltori, allevatori del posto hanno visto svanire in questi giorni anni di duro lavoro – racconta a La Metasociale – Stessa sorte è toccata a molte attività commerciali, soprattutto tra Chieti e Teramo, distrutte dal forte vento e dal peso della neve.  A Città Sant’Angelo è collassata la copertura della tribuna dello stadio comunale ‘Leonardo Petruzzi’ , a Penne (Pescara) la struttura del supermercato Lidl si è letteralmente ripiegata su se stessa; per fortuna al momento del crollo non c’era nessuno all’interno della struttura. Insomma la situazione è davvero delicata”.

E’ necessario che il governo si mobiliti subito – precisa De Amicis- più giorni passano maggiori saranno le difficoltà e i disagi che registreremo sul territorio. Grazie a chi in queste ore si sta adoperando per salvare vite umane o sta soccorrendo le persone in difficoltà. Gli aiuti ora sono necessari, doverosi, ma dopo avremo bisogno di azioni concrete di rilancio di un territorio totalmente devastato e precario soprattutto sotto il profilo economico”.

Una situazione d’emergenza che ha messo in ginocchio l’intera regione: il pensiero va alle popolazioni terremotate, prigioniere della neve e di una paura incessante per le continue scosse di terremoto, e ai complicati lavori di soccorso all’interno dell’Hotel Rigopiano a Farindola sul Gran Sasso. Al momento l’unica notizia positiva è il recupero di ben otto persone, tra cui due bambini, salvati proprio in queste ore dai vigili del fuoco. Ma i caschi rossi continuano con il loro lavoro di ricerche, mancano all’appello ancora dieci persone tra turisti e dipendenti della struttura.

 


“Senza politica industriale e con gli effetti speciali non c’è contratto di lavoro vincente”


“Nessuna sorpresa, solo un’amara conferma rispetto all’allarme più volte lanciato in questi anni dall’Ugl: senza politica industriale e con gli effetti speciali non si crea nuova e stabile occupazione né può esistere contratto di lavoro vincente, fisso o precario che sia”.
Questo il commento del segretario generale dell’Ugl, Francesco Paolo Capone, in merito ai dati Inps odierni che registrano il picco negativo -32,3% in 11 mesi del 2016 dei contratti a tempo indeterminato e delle trasformazioni a tempo indeterminato pari a -34,8%.

capone“Lo dice l’Inps, non noi dell’Ugl, che a pesare sulla performance negativa è il taglio degli sgravi contributivi. I contratti a tutele crescenti, impropriamente e strumentalmente denominati a tempo indeterminato, erano l’effetto speciale, creato per gonfiare le statistiche sull’occupazione, che si è dissolto appena l’abbattimento dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro è stato ridimensionato”.
“Ad oggi non solo non abbiamo una politica industriale – conclude Capone – ma non abbiamo più gli incentivi né una classe imprenditoriale capace di creare occupazione senza usare il doping della decontribuzione. Prima ne prende atto il governo Gentiloni e prima, forse, l’Italia riuscirà a trovare una nuova, vera soluzione”.


Il Sei Ugl apre sede in Moldavia


E’ pienamente operativa la sede del Sei Ugl a Chisinau, in Moldavia, inaugurata lo scorso 5 gennaio dal presidente dell’organizzazione, Luciano Lagamba, insieme a Luigi Marco Mercogliano, Coordinatore nazionale della Federazione Ugl Presidenza del Consiglio dei Ministri e promotore di questa iniziativa, e ad Otel Victori, Presidente dell’Associazione A.P.S (Asociatia Obsteasca Asociatia de Promovare Sociale ‘Etica’).

Luciano Lagamba, Presidente Sei Ugl
Luciano Lagamba, Presidente Sei Ugl

Un importante contributo all’organizzazione dell’evento è stato dato da Silvia Tonu, Vice Presidente dell’Associazione A.P.S. All’iniziativa hanno partecipato anche i sindaci dei comuni moldavi ai quali il Sei Ugl ha donato, per le famiglie più bisognose, dei pacchi regalo contenenti cibo e beni di prima necessità.

La sede Sei Ugl vuole infatti essere un punto di riferimento per un territorio fortemente devastato dalla povertà ed ostacolato dall’isolamento rispetto al resto del continente europeo.
“La Moldavia è il paese più povero d’Europa – ha precisato Lagamba – con il più basso prodotto interno lordo e il minor indice di sviluppo umano. L’annessione della Romania alla UE ha di fatto significato l’isolamento internazionale per questa nazione. L’Europa non può restare a guardare e la nostra organizzazione è pronta a sostenere le popolazioni in concreto e con la presenza costante sul territorio. In stretta sinergia con l’Aps e con il Ciscos Ugl – prosegue il sindacalista – siamo pronti ad avviare una raccolta di abbigliamento invernale e generi alimentari per poter aiutare le tante, troppe famiglie moldave in difficoltà”.
“L’inaugurazione della sede – conclude Lagamba – è stata anche un’occasione per uno scambio di buone pratiche, con particolar attenzione alle politiche del lavoro e dei diritti”.

I dati dell’Aire 2016 (Anagrafe Italiani residenti all’estero) raccolti nel Rapporto Migrantes ‘Italiani nel mondo’ racconta di un territorio che, seppur povero, pronto ad accogliere. Solo nell’anno appena concluso sono stati registrati 336 italiani che, hanno deciso di abbandonare il Belpaese, per trasferirsi in questa realtà.

Ma, allo stesso tempo,  come evidenzia Lagamba analizzando il Rapporto “resta comunque alto il numero di chi decide di fuggire dalla Moldavia: sono 141.935 le persone che – nel 2016 – si sono stabilizzate in Italia. Più della metà – circa il 66,9 per cento, sono rappresentate dall’universo femminile. Un dato che – conclude il sindacalista – evidenzia l’importante ruolo che svolge la donna all’interno della società: è lei il vero motore dell’economia moldava e, sopratutto l’àncora di salvezza per la propria famiglia”.