La carica dei 1500


In principio esplose la polemica.

Si venne a sapere che la RAI  aveva a sua disposizione, all’incirca, 1500 giornalisti moltissimi dei quali a disposizione, e cioè non direttamente impiegati per la loro mansione, offrendo nel contempo lauti compensi ad esterni che invece partecipavano in disservizio permanente effettivo alla formazione del palinsesto.

In occasione del terremoto che ha colpito l’Italia centrale abbiamo capito il motivo di tale, fino ad oggi, mancato impiego.

Salvo rarissime eccezioni, la pletora di volti nuovi mandati sul campo dall’azienda di Viale Mazzini ha dimostrato una incredibile tenacia nel mettere in difficoltà le persone intervistate, rivolgendo domande di una banalità sconvolgente ( e spesso, prima che queste potessero rispondere, suggerendo risposte ancora più sciocche), fino a raggiungere l’agognato scopo di far piangere, in diretta le vittime, e così, trionfalmente, concludendo il collegamento.

Abbiamo provato a dare noi le risposte: “ cosa ha provato in quel momento? Una grande serenità mista a soddisfazione.”; “Cosa farà adesso? Ho prenotato per me e la mia famiglia un viaggio di studi archeologici nell’Isola di Pasqua.” ; “Dove trascorrerà le prossime settimane? In un resort di Las Vegas, pacchetto completo hotel- casinò” .

Mesti epigoni di un grande maestro della RAI. In occasione del terremoto della Valle del Belice ricordiamo Sergio Zavoli, allora inviato sui luoghi della sciagura rivolgere ad un uomo seduto sulle rovine della sua casa distrutta sotto la quale giacevano i suoi cari, la fatidica domanda “ ma lei soffre?”

Non ci saremmo permessi di ironizzare su quella che si è purtroppo appalesata come una immane tragedia. Quando però abbiamo visto durante una puntata di AGORA, condotta dall’ineffabile Serena Burtone ( che ha raggiunto il difficile risultato di far rimpiangere Gerardo Greco, vacanziero in lidi lontani) acclamare con applausi (scatta sempre l’applauso!) il rappresentante di non ricordiamo quale congregazione di Chef, intervenuta sui luoghi del sisma, vestito da cuoco, in studio e non in attività sui posti colpiti dal terremoto, beh, allora, abbiamo pensato che chi vuole ridicolizzare le persone colpite da siffatta catastrofe, meriti, a sua volta di essere messa alla berlina.

Più seriamente facciamo nostre le parole del sindaco di Amatrice, Pirozzi “ io non piango”.

Forza Sindaco! Forza Amatrice!

Daniele Milani


Come mettere in sicurezza le scuole: la ricetta della Giunta Polverini


Pubblichiamo una email inviata da Stefano Cetica, un anno e mezzo fa, al Presidente del Consiglio Matteo Renzi. L’ex assessore al bilancio della Regione Lazio racconta l’esperienza e le proposte della Governatrice Polverini per cambiare il volto dei plessi scolastici laziali situati in zone sismiche, attraverso una operazione semplice ed efficace che, all’epoca, era stata illustrata al Presidente della Cassa Depositi e Prestiti, Bassanini. Questa proposta è stata “consegnata” anche al giornalista del Corriere della Sera, Falci, che, però, ha preferito non pubblicarla.. Lo facciamo noi per dimostrare che è possibile fare qualcosa rapidamente per mettere in sicurezza i nostri alunni.
Egregio Presidente, immagino che questa email non riuscirà mai a leggerla e dunque, come un naufrago che si affida al messaggio nella bottiglia, conto sulla misteriosa legge del “caso”…
Avendo fatto,ormai diversi anni fa, il Sindaco, so come Lei che l’unico assillo vero per un primo cittadino é quello dello stato, spesso fatiscente, dei plessi scolastici dove non di rado persino i nostri figli o nipoti si trovano a disagio.
La carenza di fondi, la vetustà degli edifici, l’impaccio di una burocrazia mai davvero all’altezza della situazione costituiscono un ostacolo quasi insormontabile alla soluzione del problema.
Come assessore al bilancio della Regione Lazio mi sono trovato a dover fronteggiare una situazione inaspettata: avevamo fatto un bando per la ristrutturazione degli edifici scolastici di proprietà dei Comuni per 35 milioni di euro ma ci trovammo di fronte a richieste per quasi 500 milioni di cui oltre la metà per adeguare i plessi al rischio sismico.
Non potevamo certo “scegliere” a chi dare il contributo rischiando di lasciare fuori qualche scuola mentre, al tempo stesso, adeguare un edificio al rischio sismico avrebbe comportato tempi lunghissimi (come insegna il recente caso della scuola di Ostuni i cui inutili lavori di ristrutturazione sono durati quattro anni…!) oltre alla necessità di sistemare gli alunni in qualche altra struttura, magari “temporanea”…
Decidemmo, allora, di fare un’operazione semplice: chiedere alla Cassa Depositi e Prestiti di costituire un Fondo nel quale i Comuni potessero conferire – previa cambio di destinazione d’uso – i plessi di loro proprietà, affinché fossero valorizzati e venduti.
Come Lei ben sa, questi edifici – soprattutto i più vecchi – sono situati nei centri storici e, messi sul mercato, hanno un indubbio valore e soprattutto interessano il mercato.
I Comuni – in sei/dodici mesi – avrebbero avuto la possibilità, individuata un’area di proprietà che sicuramente non manca a nessun Ente locale, di procedere con il project financing alla costruzione di nuovi e più efficienti plessi scolastici, probabilmente meglio collocati rispetto alle murate esigenze delle popolazioni.
Oltretutto questo sistema avrebbe risolto i problemi, altrettanto seri e spesso insormontabili per i Sindaci, di manutenzione ordinaria e straordinaria delle scuole che, col project, è a carico delle imprese costruttrici almeno per vent’anni.
Facemmo vedere alla CDP esempi concreti di scuole edificate in sei mesi in alcuni Comuni del Lazio e non solo.
Spiegammo a Bassanini – era il 2012 – che i Sindaci avrebbero, si, potuto procede autonomamente alla vendita del patrimonio immobiliare di loro proprietà oppure usare il sistema della cosiddetta “edilizia contrattata”, ma il rischio (diciamo così …) di un intervento della Magistratura sarebbe stato assai concreto mentre, con la CDP, la trasparenza dell’operazione era assicurata come la massimizzazione del profitto.
Nel giro di un paio di anni avremmo cambiato il volto delle scuole del Lazio e risposto efficacemente alla sacrosanta domanda di sicurezza dei cittadini.
La Presidente della Regione, Renata Polverini, dovette prendere atto, però, che l’interesse per il progetto dimostrato da Bassanini era direttamente proporzionale allo scetticismo di un management convinto ormai di far parte di una Merchant Bank anziché di un Ente con finalità “anche” di pubblico interesse.
Insomma, non se ne fece nulla.
Veda Lei se questo progetto può essere ripreso per risolvere, senza fondi pubblici e con tempi rapidissimi, un problema che ormai ha il carattere dell’emergenza nazionale.
Buon lavoro

Stefano Cetica
Ex Assessore al Bilancio Regione Lazio


Pio XII e Papa Francesco: due modi di affrontare il dolore delle popolazioni


Tra le tante voci che si sono levate, forti, puntuali e commosse ad attestare la partecipazione alla tragedia provocata dal sisma che ha colpito l’Italia centrale non poteva mancare, e non è mancata, quella del Santo Padre. Riferisce la Diocesi di Rieti che Papa Francesco telefona tutti i giorni per avere notizie dirette e partecipare il Suo contributo di solidarietà e conforto.
Da ultimo, durante l’Angelus recitato in Piazza S. Pietro il 28 Agosto, il Ponteficimagee ha comunicato ai fedeli presenti nella piazza che “appena possibile” si sarebbe recato nei luoghi del sisma .
Circostanza, anche questa, apprezzabile e commovente. Però…..
La memoria storica ci riporta ad altri tempi, altri fatti e ad altri drammatici avvenimenti.
Ripercorriamo, seguendo le cronache dei tempi, un’altra tragica giornata.
E’ il 19 Luglio del 1943. Una Roma immersa nell’afa, intorno alle ore 14.00 viene inaspettatamente colpita da un bombardamento, palesemente terroristico, che devasta uno dei suoi quartieri più popolosi e popolari. Gli ordigni esplosivi devastano il quartiere di San Lorenzo, il vicino cimitero del Verano, distruggendo anche la Basilica. Gli aerei mitragliano anche mezzi pubblici e il piazzale antistante il Camposanto, facendo strage dei fiorai ivi presenti. Alla fine si conteranno circa tremila vittime.
La notizia viene subito percepita, prima che comunicata, in Vaticano. Il Papa da’ immediatamente disposizioni di preparare una macchina e, raccolto il denaro al momento presente nelle casse, accorre nel quartiere colpito mentre ancora cadono le ultime bombe.
La popolazione lo stringe in un abbraccio disperato al quale Lui non si sottrae. Di tale abbraccio rimane un segno: una macchia di sangue sulla tonaca immacolata.
L’immagine fa’ il giro del mondo e diventa un’icona di fede e di dolore. Senza parole.
In memoria dell’evento rimane imageuna statua eretta nel Piazzale del Verano che rappresenta il Papa in atteggiamento orante con le braccia allargate come ad immedesimarsi in quel Cristo del quale è Vicario in terra. Il Pontefice era Pio XII, per i romani Papa Pacelli, per il mondo Pastor Angelicus.

Daniele Milani


Sospese le trattative sul TTIP


La Germania blocca il TTIP, il Trattato Transatlantico sul Commercio e gli Investimenti, un accordo commerciale di libero scambio in corso di negoziato gli Stati dell’Unione europea e gli Stati Uniti d’America, che l’UGL ha sempre considerato molto pericoloso sia per gli interessi economici che per la tutela della salute dei cittadini europei.

Il  vicecancelliere e ministro dell’Economia tedesco, Sigmar Gabriel, ha infatti dichiarato che «i negoziati con gli Stati Uniti sono effettivamente falliti perché come Europei non possiamo accettare supinamente le richieste americane» e che «non ci sarà più alcun passo avanti, anche se nessuno lo vuole ammettere veramente».

I negoziati, avviati nel 2013, erano stati da sempre molto critici. Alcuni stati europei, in particolare la Francia e la Germania, non avevano mai nascosto le proprie perplessità per quello che sembrava un accordo utile solo agli interessi statunitensi ed al contrario dannoso per l’Europa. Posizioni critiche anche grazie alle forti pressioni dell’opinione pubblica tedesca, mobilitata contro il trattato attraverso imponenti manifestazioni di piazza.

In Italia, invece, nonostante le forti perplessità espresse da molti attori politici e sociali, fra cui il nostro sindacato, il governo è sempre sembrato maggiormente propenso ad accettare l’accordo, seppure con alcune modifiche, ed il livello di informazione e mobilitazione dell’opinione pubblica non è mai stato molto significativo, nonostante l’importanza del settore agroalimentare per il nostro Paese.

Il TTIP ora sembrerebbe invece fortunatamente saltato grazie alla volontà tedesca ed anche a causa delle prossime tornate elettorali in America e poi in Francia e Germania, che fanno prevedere una sospensione delle trattative almeno fino al prossimo anno.

L’Ugl ha da sempre e duramente criticato l’accordo in quanto l’obiettivo dell’ulteriore liberalizzazione degli scambi fra le due sponde dell’atlantico promossa dal TTIP avrebbe avuto come conseguenza  oltre alla riduzione dei dazi doganali, anche la rimozione delle cosiddette “barriere non tariffarie”, ossia le differenze in regolamenti tecnici, norme e procedure di omologazione, standard applicati ai prodotti, regole sanitarie e fitosanitarie.

Uno dei settori che sarebbero stati maggiormente toccati da tale accordo è quello dei prodotti agroalimentari, mediante l’abrogazione delle barriere costituite dalle diverse regolamentazioni in merito alla presenza degli OGM, di ormoni nella carne, del lavaggio con il cloro delle carcasse di pollo e con l’acido lattico di quelle di mucca. Le regolamentazioni Europee sono molto più restrittive, quindi il vantaggio economico lo avrebbero avuto gli USA a scapito sia delle aziende dell’agroalimentare che dei consumatori europei, che avrebbero visto i mercati invasi da prodotti statunitensi meno salubri e controllati.

Per il momento questo pericolo sembra fortunatamente scongiurato.


Terremoto nel Centro Italia


Il Centro Italia, dopo il terribile terremoto dell’Aquila del 2009, è stato purtroppo di nuovo sconvolto da un grave sisma, che nella notte del 24 agosto ha colpito le aree appenniniche al confine tra Lazio, Marche ed Umbria ed in particolare la provincia di Rieti e quella di Ascoli Piceno.

Le zone sono state interessate da tre scosse principali di forte magnitudo, tra i 5 ed i 6 gradi della scala Richter, la prima e più intensa avvenuta alle 3 e trenta di notte, seguita nell’arco di un’ora dalle altre due. Il terremoto, avvertito in tutto il Centro Italia, ha avuto come epicentri i paesi di Accumoli (Rieti), Arquata del Tronto (Ascoli Piceno) e Amatrice (Rieti), le località maggiormente colpite dove si contano ingenti danni e soprattutto molte vittime, le autorità ne segnalano attualmente 290, centinaia di feriti e migliaia di persone costrette a lasciare le proprie case, ormai distrutte dal sisma.

In queste prime ore di soccorso le istituzioni e le associazioni addette a fronteggiare le emergenze, dalla Protezione Civile alla Croce Rossa, dai Vigili del Fuoco al Genio militare, si sono attivate e si sono mobilitati anche i social network, ad esempio con il servizio Safety check di Facebook, che consente agli utenti di segnalare che sono in sicurezza, onde evitare il sovraffollamento delle linee telefoniche.

Tutta l’UGL è vicina alle popolazioni colpite, come ha dichiarato il Segretario Generale Francesco Capone che auspica che “le operazioni di soccorso procedano nel modo più efficiente e rapido possibile per aiutare i tanti cittadini vittime di questa tragica calamità” ed il Sindacato si sta attivando, tramite le Unioni Territoriali del Lavoro dislocate su tutto il territorio nazionale, per offrire il proprio contributo in termini di raccolta di materiale utile per le prime necessità dei cittadini colpiti dal sisma, in cooperazione con le associazioni di soccorso e con l’AVIS, mettendo così a disposizione della macchina dei soccorsi la rete organizzativa del Sindacato.

I rappresentanti UGL delle zone colpite dal sisma ci confermano una situazione drammatica, come ha affermato il Segretario dell’Unione di Ascoli Piceno, Francesco Armandi, mentre il Segretario della UTL di Rieti, Paolo Mattei, si dichiara “particolarmente addolorato e pronto ad offrire tutto il sostegno morale e materiale ai concittadini colpiti: gli iscritti UGL di Rieti sono già mobilitati e stanno collaborando con i centri di raccolta di beni per le prime necessità e stanno raccogliendo adesioni per la donazione del sangue”.

Giuliana Vespa, responsabile UGL per l’Aquila, esprime la vicinanza della città, che stanotte ha rivissuto l’incubo del 2009 e che si è immediatamente attivata per offrire un supporto concreto.

Sarà infatti anche l’ospedale regionale San Salvatore dell’Aquila – oltre a quelli in particolare di Roma e Rieti – ad accogliere i feriti, ed a tal scopo sono stati richiamati in servizio medici ed infermieri mentre sono stati sospesi interventi e visite non urgenti per dedicarsi a tempo pieno all’emergenza terremoto. L’Aquila ha inoltre messo a disposizione 250 appartamenti del “progetto case” per ospitare gli sfollati dell’area colpita dal terremoto ed ha attivato 7 aree di raccolta di generi di prima necessità e coordinamento dei soccorsi  già dalle prime ore dopo il sisma, in un significativo esempio di solidarietà nazionale.


Contrasto alla povertà


Da venerdì 2 settembre 2016 le famiglie in gravi difficoltà economiche, nelle quali siano presenti minorenni, figli disabili o donne in stato di gravidanza accertata, potranno presentare presso i Comuni di residenza le domande per la richiesta del sostegno d’inclusione attiva (SIA) previsto dalla Legge di stabilità 2016.

La misura rappresenta un beneficio economico per la lotta alla povertà  assoluta e allo stato di grave deprivazione che il Governo ha inquadrato come una “misura ponte” e di preparazione all’introduzione del reddito d’inclusione previsto dalla legge delega per il contrasto alla povertà che, dopo l’approvazione alla Camera dei Deputati lo scorso 14 luglio, è ora passato al Senato.

I requisiti economici per accedere al SIA sono:

  • ISEE inferiore o uguale a 3.000 euro;
  • non devono essere superiori a 600 euro mensili altri eventuali trattamenti economici di natura previdenziale, indennitaria o assistenziale a qualunque titolo concesso dallo Stato o da altre pubbliche amministrazioni;
  • nessun componente il nucleo deve risultare titolare di: prestazioni di assicurazione sociale per l’impiego (NASpI); assegno di disoccupazione (ASDI), altro ammortizzatore sociale di sostegno al reddito in caso di disoccupazione involontaria;

Non ci si limiterà al solo sostegno economico, bisognerà attivare, anche, il progetto personalizzato di presa in carico che rappresenterà il fulcro di questo provvedimento. Il buon esito del percorso, nel quale saranno coinvolti tutti i membri del nucleo familiare, garantirà il mantenimento del beneficio.

In pratica ai Comuni e agli Ambiti sociali territoriali è scaricata la parte più farraginosa e di non semplice attuazione dell’impianto che reggerà il nuovo strumento di lotta alla povertà.

A questo proposito è quanto mai opportuno far riferimento al protocollo per l’introduzione del RED – Reddito di Dignità – nella Regione Puglia che  l’UGL Puglia insieme al presidente dell’Enas UGL, Stefano Cetica, e all’amministratore  del CAF UGL, Cinzia Marzoli, hanno  firmato lo scorso  giugno.

La positività del protocollo sta nel fatto che si persegue una visione di concertazione locale che coinvolge gli attori sociali impegnati sul territorio per l’attuazione della  misura d’inclusione sociale. Si garantisce così un migliore servizio di prossimità in termini:  di orientamento ai richiedenti, di supporto alle certificazioni ISEE e soprattutto di accoglimento delle domande attraverso le reti dei CAF e dei Patronati che supporteranno i Comuni nel delicato processo di acquisizione delle richieste al beneficio. Questo metodo sarebbe quanto mai utile su tutto il livello nazionale non soltanto per facilitare  l’attuale Sostegno di Inclusione Attiva ma anche in previsione dell’approvazione della legge delega per il contrasto alla povertà.

Per adesso il processo adottato sarà il seguente:  l’INPS (Ente Gestore) ha emanato la circolare  n. 133 del 19 luglio (che dalla sua emanazione ha avuto ulteriori integrazioni) in cui  fornisce chiarimenti in merito alle procedure per il riconoscimento del SIA. Il Comune, dopo una prima verifica ed entro 15 giorni lavorativi dalla ricezione delle domande, trasmette all’Inps le richieste di beneficio in ordine cronologico di presentazione.

L’Inps entro 10 giorni:

  • controlla il requisito relativo ai trattamenti economici (con riferimento ai trattamenti erogati dall’Istituto); controlla il requisito economico (ISEE≤3000) e la presenza nel nucleo di un minorenne o di un figlio disabile;
  • attribuisce i punteggi relativi alla condizione economica, ai carichi familiari, alla condizione di disabilità (utilizzando la banca dati ISEE) e alla condizione lavorativa e verifica il possesso di un punteggio non inferiore a 45;
  • in esito ai controlli, trasmette ai Comuni l’elenco dei beneficiari e invia a Poste italiane(gestore del servizio Carta SIA) le disposizioni per l’erogazione del beneficio​, riferite al bimestre successivo a quello di presentazione della domanda

A questo punto i Comuni attraverso gli Ambiti Territoriali predispongono il progetto personalizzato di presa in carico, costruito insieme al nucleo familiare sulla base delle Linee guida approvate in conferenza Stato Regioni 11 febbraio 2016. Il Progetto deve essere finalizzato al superamento della condizione di povertà, al reinserimento lavorativo e all’inclusione sociale in sinergia con i centri per l’impiego, i servizi sanitari e le scuole, nonché con i soggetti privati attivi nell’ambito degli interventi di contrasto alla povertà.

Quanto sopra è meglio e più ampiamente specificato nella circolare del CAF UGL n. 57/2016, corredata dal facsimile del  modello di domanda per l’accesso al beneficio e dalla Tabella SIA. La circolare ben specifica anche un altro passaggio importante che in queste ore si sta avviando con L’ANCI e l’ANCITEL attraverso la Consulta dei Caf “… al fine di poter gestire i flussi massivi delle domande trasmesse dai CAF nel caso in cui il Comune intenda avvalersi della (nostra) collaborazione.” Il Caf e i Patronati potranno avere riconosciuto il proprio ruolo di “segretariato sociale” fondamentale per intercettare il bisogno e canalizzarlo nella giusta direzione di sostegno. In questo caso con i Comuni si potranno stipulare convenzioni per candidarsi quali soggetti accompagnatori di assistenza per l’accesso al SIA.

Ornella Petillo


Licenziato perche manifestava contro il Jobs act :il Giudice lo reintegra


 

 

Era sceso in piazza a Forlì, fianco a fianco con centinaia di lavoratori e iscritti all ‘Ugl, criticando le proposte del governo sul mercato del lavoro , la politica economica del governo Renzi , e il decreto delega meglio conosciuto come Jobs act , e venne licenziato in tronco. Colpevole di aver aderito ad una manifestazione sindacale – lo sciopero generale del 12 dicembre 2014 – che intendeva tutelare i diritti dei lavoratori nei rapporti con le imprese e le associazioni datoriali.

Protagonista della vicenda Fabio Versari, dipendente dell’ istituto di vigilanza Cavalieri Security, licenziato perché si era iscritto al sindacato Ugl con funzioni di Rsa.

Il sindacato ha sostenuto la scelta del lavoratore ed ha impugnato il provvedimento.

Filippo Lo Giudice, segretario regionale sicurezza civile (il sindacato delle guardie giurate) dell’Ugl , aveva immediatamente annunciato battaglia legale ed era stato presentato il ricorso , firmato dagli avvocati Raffaele Padovano e Matteo Turci , dinanzi al giudice del lavoro del Tribunale di Forlì.

Il fascicolo è stato assegnato al giudice Luca Mascini che , a conclusione di causa e a distanza di quasi due anni di dibattimento, il 17 agosto 2016 ha emesso il dispositivo di condanna in primo grado per l’azienda: “reintegro e pagamento di tutte le retribuzioni dal giorno del licenziamento”.

Il giudice chiamato a decidere sulla liceità di questo atto, alla fine dell’iter processuale, ha giudicato la condotta dell’azienda “illegittima e discriminatoria” ed ha condannato il datore di lavoro a reinserire il dipendente in organico ed a risarcirgli il danno cagionato, corrispondendogli un ‘indennità pari a quasi mille e 300euro mensili dalla data del licenziamento fino al suo reintegro, con relativo versamento dei contributi previdenziali e assistenziali.

“Di questo licenziamento aveva parlato tutta la stampa nazionale. Nel dicembre del 2014 l’Ugl era sceso in piazza a Forlì contro il Jobs act e in particolare contro le norme di modifica all’articolo 18 dello statuto dei lavoratori che restringevano il campo al diritto di sciopero. Il nostro iscritto Fabio Versari aveva aderito alla manifestazione e immaginatevi l ‘incredulità di tutti quando abbiamo appreso la notizia che il suo datore di lavoro lo aveva lasciato a casa”: dichiara il segretario regionale dell’Ugl Emilia-Romagna Filippo Lo Giudice.

L’ Ugl s’è subito attivato ed ha promosso un’azione legale che a conclusione delle udienze ha accertato la condotta antisindacale dell’azienda.

“Ci riteniamo pienamente soddisfatti della sentenza e sarà nostra cura affiancare anche in questa fase il lavoratore che era stato ingiustamente punito per essersi assunto una scelta , scioperare contro il Jobs act di Matteo Renzi, che attiene alle libertà individuali tutelate , oltre che dalle norme del diritto del lavoro, anche dalla costituzione”: conclude il segretario regionale dell’Ugl Emilia-Romagna Filippo Lo Giudice.

Ha espresso soddisfazione per la sentenza – che oltre a reintegrare il dipendente nel posto di lavoro sancisce il diritto alla libertà di sciopero , anche in una fase storica dove le proteste sindacali vengono stigmatizzate da una certa parte del mondo politico e dalle fila del governo che evidentemente vorrebbe mettere a tacere le voci libere del mondo del lavoro – anche il segretario nazionale di Ugl Sicurezza Civile Enrico Doddi che s’è complimentato telefonicamente con lo stesso Filippo Lo Giudice.

Marco Colonna

 


Pianto antico


Esodati
Esodati

Il Ministro del lavoro del governo Monti, colei che ha regalato agli Italiani la più odiosa riforma del sistema pensionistico del dopoguerra, sostanzialmente precarizzando l’istituto, e dimenticando letteralmente la sorte degli esodati si è allontanata dalla scena politica con un’uscita di scena degna del miglior Vittorio Gasmann; non una parola, non un ricordo. Chi ha buona memoria, ricorderà,però, la scena dell’annuncio della riforma, la trepidazione dell’allora premier, le calde lacrime del ministro, giustificate da Monti con la esasperata sensibilità della sua collaboratrice.; come dire : “ abbiamo fatto una formidabile mascalzonata a milioni di cittadini ma lei non ha ancora il cinismo per sostenerne il peso morale”.

Scena davvero singolare: sarebbe come vedere  il Papa che giustifica Mastro Titta, piangente sul patibolo, durante un’esecuzione promossa per la repressione dei moti carbonari. Al di là del macabro folklore il danno, però, ormai è fatto e il risarcimento non ci sarà, almeno per tutti. Un piccolo tentativo, però, ad avviso di chi scrive, potrebbe ancora essere effettuato almeno dagli esodati.

Ci venga perdonato il tecnicismo. Un danno procurato da un politico nell’esercizio della sua funzione è certamente non risarcibile in ambito civilistico. Diversamente è risarcibile quel danno frutto di un errore o di una omissione: il Ministro e i suoi collaboratori, all’epoca della riforma, nei confronti degli esodati, non hanno dato attuazione ad una volontà politica, per sbagliata che fosse, ma bensì, nell’ambito della normativa introdotta, ne hanno semplicemente dimenticato l’esistenza. In tal guisa non si è trattato di un errore politico, che in quanto tale non prevede un risarcimento, ma di una condotta colposa, sanzionabile come tale, e meritevole di risarcimento.

Gli esodati, quindi, potrebbero promuovere una azione, individuale o collettiva nei confronti della Fornero per ottenere il ristoro del danno subito. Non sarebbe facile trovare un Magistrato che abbia il coraggio di accoglier siffatta domanda giudiziale ma, articolando le cause sul territorio, hai visto mai? Poi, quel pianto che tanto ci ha commosso, non sarebbe più antico ma attuale e certamente più sincero.

Daniele Milani


Polizia Penitenziaria: “I survivors siamo noi”


di Valentina Carboni – coordinatore Donne Ugl Polizia Penitenziaria – Psicologa e Poliziotto Penitenziario

Nell’arco di due soli giorni altri due nostri colleghi hanno scelto di compiere un gesto estremo. Scrive Giovanni Vasso su Il Giornale: “prosegue la mattanza silenziosa degli agenti della Polizia penitenziaria”.

Le statistiche ci informano freddamente che, dal 2000 ad oggi, i casi di suicidio sono stati più di cento e che, solo nell’ultimo trienno, ne sono avvenuti più di 40. Ciò che fa più male di questa carneficina è tuttavia il ridotto intervento di fronte ad una situazione di emergenza così grave. Balza agli occhi infatti che il trend è in forte crescita, sotto lo sguardo impotente di un’amministrazione che ad oggi non è ancora riuscita ad intervenire tutelando e prendendosi cura dei propri operatori, fornendo quindi l’assistenza indispensabile a coloro che devono garantire sicurezza e rieducazione all’interno degli Istituti Penitenziari.

I colleghi che ci hanno lasciato erano entrambi maschi, di 47 e 50 anni, figli, padri e mariti, poliziotti penitenziari, quando hanno deciso di fermare il loro cuore, i propri pensieri, le proprie emozioni e cognizioni. Esseri umani che per una multicausalità di vissuti esterni ed interni hanno maturato ogni giorno un dolore interiore tale da divenire un “cancro psicologico devastante”, una patologia che senza un indispensabile intervento evolve e si struttura progressivamente uccidendo ogni giorno la speranza, l’autostima, il senso del Sè, l’identità e la motivazione, portando l’uomo ad autocondannarsi e giustiziarsi nel più terribile dei modi. Persone che non hanno trovato né in sé, né nell’altro, inteso come contesto di vita, l’aiuto, la forza ed il coraggio di elaborare e scongelare pensieri e cognizioni gravemente invalidanti.

Potremmo quindi indagare all’infinito sulle motivazioni, le cause e le cosiddette gocce che hanno fatto traboccare il vaso della disperazione che porta ad un gesto così estremo.

Ma non lo faremo, non oggi.

Oggi pensiamo a chi rimane.

Per una volta togliamo quindi i riflettori dalla sola informazione di un dramma avvenuto, ed illuminiamo con delicatezza coloro che si devono confrontare quotidianamente con il fine vita traumatico, anticipato ed autodeterminato.

Pensiamo agli sguardi impotenti dei “survivors”, i sopravvissuti al dolore della perdita di un collega, un amico. L’American Psychiatric Association definisce il trauma derivante dalla perdita di un caro per suicidio come “catastrofico”, parificabile all’esperienza in un campo di concentramento.

Il suicidio è un atto personale che non prende in considerazione le ripercussioni sugli altri. L’interdipendenza percepita che connette i membri di una famiglia, di un gruppo, di un’organizzazione e di una società determina il configurarsi di relazioni affettive, emotive e cognitive, e l’esperienza lacerante del lutto traumatico si ripercuote inevitabilmente sugli altri che difficilmente sono preparati alla morte prematura di un caro, familiare, amico, collega.

Cosa dobbiamo fare se qualcuno con cui abbiamo condiviso parte della nostra vita, mette fine volontariamente ai propri giorni e ci lascia senza spiegazioni?

Sono situazioni in cui chi resta cerca di comprendere, di percorrere a ritroso il tempo ed i luoghi, gli affetti e i dubbi, nel vano tentativo di ricostruire le ragioni di un atto che, in fondo, rimarrà a lui per sempre incomprensibile. Come fare a trovare dei punti fermi di fronte a tante domande senza risposta? Come affrontare sentimenti inevitabili come il senso di colpa e di responsabilità? Il suicidio è un enigma, una non-risposta, e suscita domande che non riceveranno risposta. Anche se il tempo può lenire il dolore, spesso è necessario un aiuto, se non una vera e propria assistenza terapeutica.

I sentimenti che provano i sopravvissuti sono: il senso di colpa per non essere riusciti ad intervenire o di non aver percepito e dato il giusto spessore al bisogno di aiuto; la rabbia verso la persona deceduta perchè non ha trovato la forza né di chiedere soccorso né di resistere al dolore; il senso di vuoto interiore, l’apatia, l’ansia, l’angoscia, la vergogna, sofferenza devastante che nelle situazioni più critiche può provocare patologicamente, pensieri emulativi vissuti malauguratamente come risoluzione del dolore e della depressione.

Bisogna iniziare a guardare al suicidio in carcere, e a quello del poliziotto penitenziario in particolare, come un evento traumatico o stressante causa di disturbo post traumatico da stress, da utilizzare come diagnosi di riferimento per affrontare la vasta gamma di problemi che gravitano attorno a tale fenomeno nel mondo penitenziario. Per superare la terribile prova rappresentata da un lutto traumatico, è necessario attraversare un percorso che va: dallo choc/negazione – torpore/stordimento, alla depressione/ricerca della persona persa, dalla disorganizzazione in cui avviene il riconoscimento della perdita, alla riorganizzazione/accettazione in cui avviene una ridefinizione del sé e della realtà. Si tratta di un lavoro che richiede un intervento terapeutico poichè, soprattutto in caso di suicidio, il lutto può avere gravi ripercussioni psicologiche sui colleghi. In questi casi non bisogna trascurare il loro bisogno di parlare e di condividere il dolore ed il tormento che provano, con qualcuno che possa comprenderlo.

E’ indispensabile, per un Paese che si dichiara civile, agire tempestivamente affinché le ormai evidenti storture del sistema carcerario vengano affrontate con decisione. Il sostegno di persone addestrate a confrontarsi con questa situazione diviene fondamentale.

E’ quindi in questa sede che annunciamo che il nostro Coordinamento, con l’appoggio di tutta UGL Polizia Penitenziaria ed il Sindacato al completo, si batterà per chiedere all’Amministrazione Penitenziaria di procedere quanto prima ad affidare a psicologi professionisti la tutela di tutti coloro che vivono la difficile realtà interna al Carcere: il Ministero della Giustizia ha la responsabilità e la possibilità di intervenire per scrivere la parola fine alla morte per suicidio. I survivors siamo noi.


Il triangolo no


Daniele Milani

 Ha destato un certo scalpore la dichiarazione di Hamza Roberto Piccardo, esponente dell’Unione delle Comunità Islamiche in Italia circa la poligamia, spesso praticata nel mondo islamico. Il nostro ha dichiarato che,  alla luce della recente legislazione introdotta in Italia sulle unioni civili, anche la poligamia è un’unione (civile) e come tale va tutelata dalla legge. Rispondono i tedofori dei diritti : mai al mondo, laddove la poligamia postula una supremazia dell’uomo sulla donna. Replica, non senza arguzia come suo solito, Vittorio Sgarbi: la proposta è soltanto incompleta ma non sbagliata; infatti la tutela andrebbe estesa  alle donne, con conseguente diritto, anche delle stesse, di unirsi con più uomini nel rispetto della legge ( rendendo così obsoleta la sanzione prevista dal nostro codice penale per il reato di bigamia : alla poligamia il vetusto legislatore dei tempi d’antan non aveva neanche pensato.) Vorremmo sommessamente integrare la discussione. Il presupposto politico, prima che giuridico della legge sulle unioni civili consiste nella volontà del legislatore di assicurare la tutela del diritto di ciascun soggetto di unirsi, al di fuori di quanto previsto dalla Carta Costituzionale, con chiunque ritenga di poter volontariamente formare un nucleo, diciamo, famigliare. Quindi, uomo con donna, donna con donna, uomo con uomo. A questo punto, però, occorre denunciare l’ennesima violazione dell’art. 3 della Costituzione, che sancisce il principio di eguaglianza, nel momento in cui la legge non prevede alcuna tutela di altre unioni. Pensiamo ad esempio a quelle persone che decidano di convivere in regime di unione, naturalmente more uxorio, non a coppie ma a gruppi di tre o magari di quattro e così via. Non c’e’ ragione, se il problema consiste nell’assicurare a ciascuno la tutela che sopra abbiamo richiamato, di prevedere anche tali situazioni, peraltro meno infrequenti di quanto si creda. Potrebbe sorgere qualche problema riguardo i figli ( ad esempio la difficoltà di attribuire la paternità degli stessi) ma, come dicevano i latini, “de minimis non curat praetor”.

Lasciamo quindi queste dimenticanze a Renato Zero : il triangolo no, non l’avevo considerato….