Monomanie


di Daniele Milani

 

Compare sull’Unità del 28.7.2016 un articolo del Presidente della Camera Laura Boldrini un articolo riguardante la convention democratica di Filadelfia durante la quale è stata sancita la nomination di Hillary Clinton alla candidatura alla Casa Bianca per le prossime elezioni presidenziali.

Duole, ancora una volta, dover osservare che anche in questa occasione la Sig.ra Boldrini (non ricordiamo come vuole essere chiamata in ragione della carica che occupa) ha inteso circoscrivere il suo commento ed il suo plauso unicamente alla connotazione di genere dell’ex Segretario di Stato statunitense, ignorando completamente le gesta di quest’ultima nel corso della sua lunga carriera politica.

First Lady prima, poi senatrice dello stato di New York ed infine segretario di stato nel corso del secondo mandato di Obama, la Clinton non ha mai voluto associare la sua attività politica ad una qualsiasi vicinanza alle problematiche femminili, non lo ha fatto neppure in occasione dell’affaire Lewinski; nel corso di quella, per lei, immaginiamo dolorosa vicenda, ha soltanto badato a non compromettere, nei limiti del possibile, l’immagine del marito di fronte all’opinione pubblica del suo paese..

Un qualche richiamo al genere di appartenenza la Clinton lo ha esplicitato soltanto in occasione della campagna elettorale che ora la vede impegnata; questo, ovviamente per motivi palesemente propagandistici.

Purtuttavia la Sig.ra Boldrini, per mezzo dell’articolo sopra richiamato, ha soltanto magnificato l’auspicata (da lei) ipotesi di  ingresso di una donna alla Casa Bianca. Naturalmente, prendendo spunto da tale sogno (che allo stato, stando ai recenti sondaggi, resta tale) non ha perso occasione per ripercorrere stancamente tutte le iniziative da lei prese in favore o in sfavore, a seconda dei punti di vista, delle donne in Italia.

Dicevamo, nel titolo, monomanie. Spiace constatare che La nostra Presidente della Camera, proprio nel momento in cui ha assicurato il suo patrocinio all’iniziativa dell’UGL contro il femminicidio che prende le mosse da Catania, sia scivolata, in una valutazione in ambito di politica estera francamente poco aderente alla realtà. Purtroppo però ogni tanto le capita. Un esempio tra tutti: La terza carica dello Stato ha preso rumorosamente parte al funerale del cittadino extracomunitario rimasto ucciso, a dire della moglie, nel corso di una banale rissa di strada. Di contro non ha inteso recarsi all’aeroporto di Ciampino per rendere omaggio alle vittime del massacro di Dacca. Eppure alcune di quelle erano donne.

 


 “Mille volontari e sindacalisti in campo per effettuare un ‘check up’ dei diritti delle donne”


“Un’iniziativa, quella concretizzata oggi dall’Enas Ugl, in tutta Italia, che ha permesso ai nostri operatori di offrire un contributo concreto nella lotta contro il femminicidio”.

Queste le parole di Stefano Cetica, Presidente dell’Enas Ugl, impegnato attivamente in questa campagna di sensibilizzazione per la tutela dei diritti delle donne. Insieme a lui, sono scesi in campo anche i sindacalisti dell’Ugl, primo fra tutti, Francesco Paolo Capone, segretario generale dell’Ugl. L’on. Renata Polverini, Vice Presidente alla Commissione lavoro alla Camera dei Deputati di Forza Italia, da sempre attenta alla tematica, ha scelto di sostenere questa mobilitazione. “Una battaglia, quella della violenza sulle donne, da vincere insieme”.

Palerno

Oltre mille i volontari del patronato e del sindacato presenti nei cento gazebo distribuiti dal Nord al Sud d’Italia. Iniziativa che proseguirà sabato 6 agosto.

“Durante la mobilitazione – precisa Cetica – i nostri operatori hanno avuto modo di ascoltare tantissime donne e di rimarcare, ancora una volta, le molteplici problematiche che assillano il mondo femminile, in qualsiasi contesto, a partire proprio da quello lavorativo. Tutelare i loro diritti è per l’Enas Ugl– conclude – una priorità e, una delle forze che ci spinge ad agire concretamente con l’unico fine di dare delle risposte immediate e tangibili ai cittadini. Le nostre sedi sono sempre aperte e pronte ad accogliere ed assistere tutti coloro che hanno necessità di aiuto. In questa prima fase di mobilitazione abbiamo raccolto due importanti testimonianze: una mamma di Nicolosi che, ha vissuto il dramma della perdita di sua figlia. Giordana, così si chiamava, è stata uccisa nel 2015 dal suo ex compagno, aveva poco più che 20 anni. L’altra testimonianza, invece è legata ad una giovane di Torre del Greco che, è riuscita, invece, ad evitare la morte per mano del suo fidanzato. Un filo quasi impercettibile al tatto lega queste due storie: la necessità di raccontare e sensibilizzare l’opinione pubblica affinché ogni donna trovi il coraggio di denunciare. Siamo consapevoli che tutto ciò non basta – continua Cetica – è necessario il sostegno concreto dello Stato. Servono anzitutto risorse per tutelare, ad esempio, i centri anti violenza, un punto fermo, per le donne che vogliono salvarsi. Ricordare chi non ce l’ha fatta, come nel primo caso, purtroppo, è doveroso, ma trovare forza da chi, invece è riuscito a salvarsi è necessario. Oggi più che mai la prevenzione e l’assistenza sono due tasselli fondamentali. Per questo motivo sentiamo la necessità di scendere in campo e vincere questa sfida”.

“Il materiale distribuito in questa prima importante fase di campagna di sensibilizzazione – conclude Cetica – ha destato grande interesse tra i cittadini, le Istituzioni locali e le associazioni anti-violenza presenti in molte regioni le quali lottano per poter continuare a sopravvivere e lavorare per offrire sostegno alle donne in difficoltà”.

A Viareggio hanno fatto ‘visita’ al gazebo, l’on. Renato Brunetta, deputato e capogruppo parlamentare di Forza Italia e la deputata Daniela Santanché.


#Maipiùsola, gli scatti più belli della giornata di mobilitazione Enas Ugl


Torre del Greco
Torre del Greco
Aci Castello
Aci Castello
Francesco Paolo Capone, segretario generale dell'Ugl, a confronto con la gente a Balestrate
Francesco Paolo Capone, segretario generale dell’Ugl, a confronto con la gente a Balestrate
Sestriere
Sestriere
Latina
Latina
Lido di Venezia
Lido di Venezia

Marina di Lesina

Positano

Trapani
Trapani
Civitavecchia
Civitavecchia
Vibo Valentia
Vibo Valentia
Maratea
Maratea
Marina di Lesina
Marina di Lesina
Vasto Marina
Vasto Marina
A Viareggio anche il deputato e capogruppo parlamentare di Forza Italia, Renato Brunetta
A Viareggio anche il deputato e capogruppo del gruppo parlamentare di Forza Italia, Renato Brunetta
Civitavecchia
Civitavecchia
Torre Del Greco
Torre Del Greco
Reggio Calabria
Reggio Calabria
Viareggio
Viareggio

Reggio calabria

Lecce
Lecce
Basilicata
Basilicata
Napoli
Napoli
Messina
Messina
Massa
Massa
Perugia
Perugia
Recco
Recco
Reggio Calabria
Reggio Calabria
San Giovanni in Fiore
San Giovanni in Fiore
Sassari
Sassari
Viterbo
Viterbo
on. Renata Polverini (FI) presente a Napoli
on. Renata Polverini (FI) presente a Napoli
Il Presidente dell'Enas Ugl Stefano Cetica al gazebo di piazza Garibaldi, Napoli
Il Presidente dell’Enas Ugl Stefano Cetica al gazebo di piazza Garibaldi, Napoli
Avellino
Avellino
Mestre
Mestre
L'Aquila
L’Aquila
Catanzaro
Catanzaro
Fiuggi
Fiuggi
Lecce
Lecce
Macerata
Macerata
Massa
Massa
Francesco Paolo Capone, segretario generale dell'Ugl, a confronto con la gente a Balestrate
Francesco Paolo Capone, segretario generale dell’Ugl, a confronto con la gente a Balestrate
Napoli
Napoli
Monfalcone Gorizia
Monfalcone Gorizia
Claudio Durigon, Vice segretario generale dell'Ugl, ad Ostia
Claudio Durigon, Vice segretario generale dell’Ugl, ad Ostia
Ostia
Ostia

“Chi ha ucciso mia figlia merita l’ergastolo”


 

La voce di Vera Squatrito trasmette tanta forza. La stessa che sua figlia Giordana ha avuto nel momento in cui ha saputo opporsi al compagno che le aveva chiesto di abortire. La stessa forza che, negli anni a seguire, le ha permesso (precisamente nel 2013) di denunciare lo stesso uomo che, diceva di amarla, per stalking. Ma a volte coraggio mescolato a forza non bastano a frenare possessione e rabbia. Come nel caso di Giordana Di Stefano uccisa, dal suo uomo, all’eta’ di venti anni. Quarantotto coltellate. Nessuna speranza per quel corpo trafitto e devastato dalle lame.

Perché lui diceva di amarla. Ma, chi ti perseguita, chi è ossessionato e cerca di annullarti come donna, come madre, non può nemmeno immaginare cosa possa essere l’amore. Una forza che non piega ed umilia, ma protegge ed accudisce.
E’ un fiume in piena Vera quando parla di Giordana. “E’ come se oggi, come ogni giorno della mia vita, fosse lei a parlare. Non mi ha mai lasciata, anche se da 10 mesi non è più qui con noi. I miei occhi sono i suoi, la mia bocca, il mio cuore, le parole che pronuncio rappresentano Giordana. E’ lei la mia forza, colei che mi chiede di portare avanti questa battaglia. Una battaglia da vincere insieme per le tante “Giordana” uccise in modo ignobile, affinché si inizi concretamente ad applicare l’ergastolo per chi commette simili reati. Chi rovina ed annienta la vita altrui non ha il diritto agli sconti di pena e ne’ a lunghe attese per una condanna. Come nel caso dell’ex compagno di mia figlia”.
Vera non pronuncia mai, durante questa lunga conversazione, il nome dell’assassino. Tiene una dignitosa distanza. Perché nel momento in cui lui ha compiuto quel gesto si è annullato come essere umano. Perché un uomo, un padre non può essere definito tale se commette simili azioni.
Giordana durante questa intensa intervista era davvero con noi. Quando Vera racconta degli ultimi giorni di vita della sua piccola ricorda ogni dettaglio, ogni indizio e, la sera della sua scomparsa da Nicolosi (Catania) quel maledetto 6 ottobre del 2015, ha subito pensato: “me l’ha uccisa lui”. E cosi e’ stato. Giordana, quella sera era andata a lavoro, in una ludoteca. Spesso, quando poteva, portava anche sua figlia con se’. “Quella sera, però, fui io ad insistere di lasciarla a me  – precisa Vera –  Forse in cuor mio sentivo già qualcosa”. Dal 2013, anno della denuncia per stalking, per Giordana è iniziato un calvario di persecuzioni e minacce. “Molte cose, poi le ho scoperte dopo, non mi diceva tutto. Non voleva farmi preoccupare. Ricordo ancora quel giorno, un lungo abbraccio, il nostro ultimo caloroso saluto. Chi avrebbe mai potuto immaginare che quel “Ciao, a stasera” sarebbe diventato un addio. Per tutta la notte, non avendo notizie sul suo rientro, provai a chiamarla fino a scaricare il mio cellulare. Il giorno dopo il suo corpo e’ stato rinvenuto ad un chilometro da casa mia.
All’inizio quel ragazzo era dolce e carino. Chi avrebbe mai potuto immaginare che si trasformasse in una bestia“.
L’incontro di sua figlia, appena quindicenne, con l’uomo che le ha strappato la vita, avvenne nel 2010. Dopo pochi mesi lei rimase incinta. E lui non accettava quella gravidanza. “Ma mia figlia – racconta Vera –  si oppose e, dopo 9 mesi nacque Asia, la mia dolce nipotina, che oggi ha 5 anni ed e’ orfana. Di entrambi i genitori, sì perché quel padre non l’ha mai amata. Ma Asia non è sola. Vive con me, ha una famiglia. Saremo noi la sua forza”. 
“I nove mesi di gravidanza, mia figlia, li ha vissuti con il calore e l’affetto della sua famiglia. Ma lui, che non riesco nemmeno a definire uomo visto il vile e cruento gesto che ha avuto il coraggio di compiere, e ne sono certa, premeditandolo, era impegnato ad vivere la sua di vita, tra divertimenti e donne. Mia figlia ha resistito perché lo amava. Ma poi si è resa conto che quella non era vita. Così lo ha lasciato. Ma lui non ha accettato il suo allontanamento e l’ha uccisa”.

Anche lui diceva di amarla. Ma quarantotto coltellate sono paragonabili ad un gesto d’amore? “Mia figlia e’ morta dissanguata, le ha sfregiato il viso, l’ha colpita su tutto il corpo….perché o sei mia o di nessun altro”.
Ha avuto modo di incrociare lo sguardo di quell’uomo, se avesse la possibilità di dirgli qualcosa…
“Indifferenza. Nessuna parola o frase potrebbe vendicare la morte di mia figlia. Il male che e’ stato fatto a lei e a mia nipote è indescrivibile, non ha né peso nè forma, ma pesa come un macigno sulle nostre vite. Lui, quel maledetto martedi’ del 6 ottobre del 2015 ha ucciso Nicolosi, la famiglia di Giordana, i suoi amici. Merita solo l’aggravante per il reato di stalking (processo che va ancora avanti in contemporanea a quello di omicidio) e l’ergastolo. Ecco non servono parole, lo Stato deve agire. Solo quello, forse, ci darà un po di sollievo”.
Ieri sera e’ stata una delle protagoniste del convegno promosso dall’Ugl Catania in apertura di un’iniziativa di respiro nazionale promossa dall’Enas: “Causa del decesso: lasciata sola”. Quanto sono importanti le campagne di prevenzione e sensibilizzazione.
“Tanto. E’ vanno portate avanti con coraggio ed impegno. Non solo per ricordare chi, come Giordana, nonostante le denunce non ce l’ha fatta, ma per dare coraggio a tutte le donne affinché trovino il modo giusto per scappare, per non lasciarsi sottomettere da un marito, da un compagno o fidanzato padrone. Servono però validi punti di riferimento sul territorio. A partire dai centri anti violenza che nel nostro Paese sono l’anello debole del sistema. Molti sono stati già chiusi per mancanza di fondi. E si trovino allora, queste risorse. Il Governo faccia qualcosa di concreto. Denunciare non basta, una donna che denuncia e’ una morte annunciata. Lo Stato ha il dovere di agire, senza aspettare che altro sangue macchi delle vite. Penso sopratutto ai figli delle vittime. I bambini, il peso che per tutta la vita porteranno sulle loro spalle. 
Lotterò senza sosta affinché Giordana possa riposare in pace ed avere la giustizia che merita.  A dieci giorni dalla sua scomparsa mi mobilitai per una petizione che, ancora tutt’ora, può essere sottoscritta su www.change.org. Ad oggi abbiamo raggiunto 72mila firme ma, servono altre affinché il Governo capisca che l’ergastolo è l’unica condanna che va inflitta a chi distrugge una vita”.

Cosa ne pensa del termine femmincidio?

“Tutti si rifiutano di pronunciare la parola femminicidio. Ma è il termine più adatto perché, meglio identifica il senso profondo e crudele di questo reato che comprende uccisione, persecuzione, maltrattamenti ed umiliazioni continue. Femminicidio significa ‘accanirsi’ contro una donna, tentare di annullarla, uccidendola, in molti casi, tre volte: quando si tenta di annullarla come persone tenendola prigioniera di una vita/non vita, quando la si uccide materialmente, quando non arriva una giusta condanna per l’aguzzino. In questa terza fase muoiono anche i valori”.


#Maipiùsola, oggi in cento piazze d’Italia parte la mobilitazione Enas Ugl


Campagna #EnasUgl

#Maipiusola, con questo hashtag, per tutta la giornata di oggi, potrete seguire e aderire attivamente all’iniziativa, promossa dal patronato Enas Ugl, contro il femminicidio e, contro ogni forma di violenza perpetrata contro le donne. Gli operatori del patronato e i sindacalisti dell’Ugl saranno presenti, con dei gazebo, in cento piazze d’Italia per assistere i cittadini e per distribuire un vademecum contenente norme legate alla tutela dei diritti di ogni donna.

La mobilitazione sarà realizzata nelle seguenti regioni: Trentino (Bolzano), Friuli Venezia Giulia (Grado, Monfalcone, Trieste), Lombardia (Milano), Piemonte (Sestriere), Emilia Romagna (Cervia, Riccione), Liguria (Recco), Marche (Macerata, Ancona), Toscana (Massa, Porto S. Stefano, Viareggio, Livorno e Pisa), Umbria (Perugia, Terni), Veneto (Lido di Venezia, Mestre, Verona, Bassano del Grappa, Abano Terme, Montegrotto Terme), Lazio (Ostia, Nettuno, Sabaudia, Civitavecchia, Santa Marinella, Viterbo, Fiuggi), Abruzzo (Montesilvano, Pescara, L’Aquila, Rocca di Mezzo, Vasto Marina, Teramo), Basilicata (Maratea, Policoro), Campania (Avellino, Atripalda, Napoli, Torre del Greco, Battipaglia, Sorrento, Positano, Caserta, Mondragone), Puglia (Gallipoli, Lecce, Marina di Lesina, Torre a Mare, Taranto, Brindisi), Calabria (Catanzaro Lido, Catanzaro, Diamante, Isola di Caporizzuto, Tropea, Camigliatello Silano, Reggio Calabria, Cosenza, Crotone, Lamezia, Le Castella, Corigliano Calabro, Vibo Valentia, San Giovanni in Fiore), Sicilia (Aci Castello, Messina, Terme Vigliatore, Balestrate, Terrasini, Bagheria, Marina di Ragusa, Scoglitti, Siracusa, Trapani, Mazaro del Vallo, San Leone, Sciacca) e Sardegna (Cagliari, Sassari).

L’apertura dell’evento è stata realizzata ieri ad Aci Trezza con il convegno dal titolo: “Antiviolenza sulle donne: obiettivo comune! Il ruolo del patronato e del sindacato nella campagna di prevenzione”. Organizzatore dell’evento Giovanni Musumeci, segretario provinciale dell’Utl di Catania che, insieme al promotore dell’iniziativa Stefano Cetica, Presidente dell’Enas Ugl hanno inaugurato il dibattito.

A seguire hanno preso parola: Francesco Paolo Capone, segretario generale dell’Ugl, Ferdinando Buceti, Vice Questore aggiunto di Catania, dirigente della divisione Polizia anticrimine, Giusy Scalia, assistente sociale Centro Antiviolenza ‘Galatea’, Giusy Fiumanò, responsabile settore Pari Opportunità Unione territoriale Ugl Catania, Daniela Ursino, psicologa – psicoterapeuta Centro antiviolenza ‘Thamaia’, Giusy Vernaci, psicopedagogista U.O. Educazione alla salute, A.O.U. Policlinico – V.E di Catania. A chiudere l’evento siciliano all’on. Renata Polverini, Vice Presidente della XI Commissione Lavoro della Camera dei Deputati di Forza Italia. Durante il dibattito – come già anticipato – hanno portato la loro testimonianza madri di vittime della violenza di genere. Modererà il dibattito Sarah Donzuso, giornalista di ‘Video Mediterraneo’.

Tra le testimonianze che hanno contribuito a dare forza al senso di questa iniziativa, c’è stata Vera Squatrito, madre di Giordana Di Stefano, una ragazza poco più che ventenne uccisa dall’ex convivente. Vera da quel terribile 6 ottobre 2015 non riesce a darsi pace. Chiede l’ergastolo per quell’uomo che le ha strappato sua figlia ed ha devastato la vita di tutti coloro che amavano Giordana. Per questo motivo Vera porta avanti con forza la sua battaglia in nome di tutte le ‘Giordana’ le cui vite sono state distrutte ingiustamente e per ogni donna affinché trovi la forza e il coraggio di scappare e denunciare prima che sia troppo tardi. Su www.change.org, ci ricorda Vera, è possibile sottoscrivere una petizione (“Femminicidi, vogliamo la giusta pena. Per Giordana uccisa a 20 anni dal suo ex”) che ha già raggiunto le 72mila firme per chiedere al Governo “l’ergastolo per tutti coloro che commettono simili reati, senza temporeggiare, senza sconti di pena”. E’ proprio la madre di Giordana, in un’intervista rilasciata a La Metasociale a poche ore dal convegno dell’Enas Ugl ad Aci Trezza a precisare: “Queste iniziative sono fondamentali. Ricordare chi perde la vita per mano di un uomo violento servirà a rafforzare questa battaglia, una battaglia di prevenzione, in nome di tutte le donne, che ancora oggi, silenziosamente, accettano abusi ed umiliazioni. Ma che sono ancora vive e possono, per fortuna, ancora salvarsi. Purtroppo non basta denunciare, bisogna agire prima che sia troppo tardi, perché una donna che denuncia è una morte annunciata. Così come è stato per mia figlia e per tante altre donne. Questa battaglia dobbiamo vincerla insieme. Ma senza il supporto dello Stato e del Governo, senza pene certe, severe ed immediate non ci sarà futuro su tale questione”.


Per il Sud non è ancora un “buon giorno”, nel migliore dei casi un “arrivederci”


di Francesco Paolo Capone, segretario generale dell’Ugl

 

La Svimez dà notizia dei dati 2015 “per molti versi eccezionali” grazie al  Pil  cresciuto dell’1% (-1,2% nel 2014), dati che tuttavia rilevano allo stesso tempo un rischio di povertà per il Sud triplo rispetto al resto del Paese e ad un record negativo di nuovi nati. “Il Mezzogiorno continua a trovarsi in una situazione ormai cronica di straordinaria emergenza”, è l’amara considerazione del segretario generale dell’Ugl, Francesco Paolo Capone.

“Bisogna correre subito ai ripari – è l’appello di Capone rivolto al governo – chiudendo prima di tutto il libro dei sogni ovvero il Masterplan tanto propagandato dall’esecutivo e da Matteo Renzi”. Per il leader dell’Ugl le responsabilità di un declino inarrestabile del Sud soprattutto da un punto di vista industriale sono attribuibili a diversi livelli “e sono sia nazionali che locali, quest’ultimi soprattutto evidenti nell’incapacità di fare sistema, di difendersi da politiche del governo centrale che discriminano il Sud e anche di sfruttare le risorse e i fondi offerti dalle politiche di coesione”. D’altro canto le responsabilità del governo nazionale non sono “meno importanti e spaziano dalla ‘distrazione’ di fondi destinati al Mezzogiorno, come nel caso del bonus assunzioni, fino ad arrivare al libro dei sogni, il Masterplan, che è solo una rimodulazione di risorse già esistenti e allocate”.

Per Capone, “oltre ad una seria politica industriale, necessaria a tutto il Paese e ancora di più per il Sud, il governo ha un’occasione da non mancare: non usare come un bancomat – e distrarre verso il Nord – le risorse nazionali del Fondo Sviluppo Coesione (FSC),  che per l’80 per cento devono andare al Sud. Se c’è un minimo di ripresa va mantenuta la linea del FSC e metterlo in sinergia con i fondi europei, Fesr e Fse, per frenare il declino economico e sociale del Mezzogiorno”.

La lettura positiva data dal governo della ripresa dell’occupazione, in particolare dei contratti a termine, si fonda sulle 94 mila unità di occupati in più, pari a +1,6%, addirittura superiore alla performance del Centro-Nord, che però ha recuperato quasi interamente i livelli occupazionali pre-crisi, mentre il Sud si trova ancora sotto la soglia del 2008 di quasi mezzo milione di persone.

“Accontentarsi sarebbe fatale, continuare a non mettere a frutto gli strumenti offerti dalle politiche di coesione sarebbe un danno anche di immagine visto il nuovo ruolo che l’Italia, dopo la Brexit, potrebbe ritagliarsi in Europa”, conclude Capone.


Lavoro, Capone: “Emerge inquietante questione generazionale”


 

“Non c’è alcuna soddisfazione da parte nostra nel criticare il trionfalismo di un governo che si esalta per i dati odierni dell’Istat. Se è  vero che ognuno nelle rilevazioni individua cio’ piu’ interessa, per noi dell’Ugl è ormai evidente l’emergere di una grave questione generazionale, che non riguarda soltanto il contrasto fra lavoratori giovani e maturi”.

Così Francesco Paolo Capone, segretario generale Ugl, commentando i nuovi dati diffusi dall’Istat  (a giugno, secondo l’Istituto, il numero degli occupati è cresciuto di 71 mila unità rispetto al mese precedente, di 329 mila rispetto allo stesso mese del 2015).

Per Capone “la questione generazionale va oltre il ‘match’ tanto caro al governo, giovani contro vecchi, perche’ si riverbera negativamente sulle famiglie proprio nella fase in cui sono piu’ deboli o in via di consolidamento, in cui cioe’ bisogna crescere
figli piccoli, visto che la disoccupazione investe in maniera pesante la fascia fra 35 e 49 anni di età”
“A conti fatti – spiega – i trentenni e i quarantenni sono penalizzati piu’ volte: in primo luogo, dall’allungamento dell’eta’ pensionabile, che non favorisce il turn over; in
secondo, dalla difficolta’ di adeguare le proprie competenze, mancando politiche attive mirate ed indirizzate ad una generazione che ha spesso appreso i fondamentali dell’informatica direttamente sul luogo di lavoro e non nei percorsi scolastici”.
“Il risultato – conclude il segretario generale dell’Ugl  –  è il rischio di scivolare
dall’occupazione alla disoccupazione di lunga durata, intervallata da qualche esperienza di lavoro occasionale retribuito con i voucher. E’ una situazione finora rimasta sottotraccia e che il governo non ha considerato, visto che la decontribuzione sul contratto a tempo indeterminato non prevede alcuna corsia privilegiata nè per fasce di età né per territorio”.


Autostrade, rinnovato contratto di lavoro


 

Dopo 36 ore di estenuante trattativa, è stata sottoscritta l’ipotesi di accordo per il rinnovo del contratto collettivo nazionale dei lavoratori delle autostrade. Lo sciopero nazionale indetto unitariamente nei giorni 31 luglio e 1 agosto è pertanto revocato. A darne notizia l’Ugl Viabilità e Logistica, Filt-Cgil, Fit-Cisl, UilTrasporti e Sla-Cisal.

“È stata una trattativa assai complessa – ha dichiarato Paola Avella, segretario nazionale dell’Ugl Viabilità e Logistica al termine dell’incontro  – che alla fine ha dato importanti risultati in diritti e tutele ai lavoratori”.

In particolare sono state salvaguardate le garanzie dell’articolo 18, migliorate le normative del welfare, per quanto riguarda i congedi parentali, il riconoscimento delle unioni civili, le tutele contro la violenza di genere ed è stato eliminato il comporto in caso di malattie gravi. Si sono rafforzate le garanzie contrattuali in caso di subentri, cessioni e cambi d’appalto.

“Per la parte economica – si legge nella nota congiunta  -, è stato riconosciuto un aumento tabellare di 150 euro in tre anni, ed una una tantum di 200 euro. Di particolare rilievo è l’adesione generalizzata per via contrattuale alla previdenza complementare con lo 0,5% della retribuzione prevista a carico della parte datoriale.
La vigenza contrattuale è triennale, dal 1 gennaio 2016 al 31 dicembre 2018”.

“Infine – concludono -, abbiamo condiviso con le associazioni datoriali l’istituzione di una polizza vita per tutti i lavoratori del settore, che garantisce anche in caso di malattie gravi. Questo risultato importante è anche merito dei lavoratori che hanno scioperato compatti il 4 e 5 maggio, dando forza e sostegno alla trattativa portata avanti dai rappresentati sindacali”.


“Insieme all’Enas per dire no ad ogni forma di violenza contro le donne”


Campagna #EnasUgl

di Ornella Cuzzupi, segretario regionale Ugl Calabria

 

Un dramma senza fine. Secondo i dati Istat relativi al  2015 il 35 per cento delle donne nel mondo ha subìto una violenza. Ed i numeri continuano ad essere assai pesanti anche per il 2016. Dall’inizio dell’anno in corso si contano in Italia 59 femminicidi che diventano 155 negli ultimi 18 mesi e addirittura 1740 negli ultimi 10 anni. Né può consolare la flessione dei casi al Sud che si è registrata negli ultimi sei mesi. Regioni come la Calabria rimangono ad altissimo rischio, così come può tristemente verificarsi leggendo la cronaca quotidiana.

Proprio per fare fronte a questo dramma nasce #Maipiusola, hashtag della campagna Enas-Ugl contro il femminicidio che parte oggi ad Aci Trezza, in Sicilia e, da domani si rafforzerà in cento piazze d’Italia. Per quanto riguarda la Regione Calabria, domani gli operatori del patronato saranno presenti a Reggio Calabria in due piazze, Catanzaro Lido, Catanzaro, Diamante, Isola di Caporizzuto, Tropea, Camigliatello Silano, Reggio Calabria, Cosenza, Crotone, Lamezia, Le Castella, Corigliano Calabro, Vibo Valentia. L’iniziativa proseguirà il 6 agosto sempre in tutta Italia.

Un’iniziativa fortemente voluta da Stefano Cetica, Presidente dell’Enas Ugl, da sempre in prima linea per i diritti dei cittadini e sensibile alle tematiche sociali. A sostenere con forza la mobilitazione del patronato sarà l’on. Renata Polverini, Vice Presidente della Commissione Lavoro alla Camera dei Deputati di Forza Italia.

Durante la conferenza stampa di presentazione della campagna a Montecitorio è stato evidenziato, infatti, il senso della scritta sui volantini che recita: la ‘causa del decesso’ per tante, troppe donne uccise per mano di uomini: ‘lasciata sola’. “Ringrazio per la scelta di questo slogan – ha detto la Polverini – perché spesso queste donne non sanno a chi rivolgersi, non cercano e non trovano aiuto. Lo slogan può suonare forte, ma in certi casi è giusto ricorrere a messaggi di questo tipo”.

Ed in ogni piazza d’Italia, comprese Piazza De Nava e Piazza Giuseppe Garibaldi a Reggio Calabria, saranno i sindacalisti della Ugl e del Patronato Enas a sostenere l’iniziativa.

Ancora oggi la matrice della violenza contro le donne può essere rintracciata nella disuguaglianza dei rapporti tra uomini e donne. E la stessa Dichiarazione adottata dall’Assemblea Generale Onu parla di violenza contro le donne come di uno dei meccanismi sociali cruciali per mezzo dei quali le donne sono costrette in una posizione subordinata rispetto agli uomini.

Fondamentale dunque è creare punti di riferimento per tutte le donne, ancora troppe, che non hanno il coraggio di denunciare e che hanno bisogno di sostegno e di dialogo.

E per rafforzare l’assistenza, l’Enas di tutta Italia metterà a disposizione gratuitamente strumenti come il congedo parentale per le donne vittime di violenza di genere; il congedo di maternità; la consulenza sui diritti della donna in gravidanza e nel post partum; la consulenza sui diritti dei disabili.

La nostra sigla sindacale non può tirarsi indietro davanti ad un’emergenza come questa. Con #maipiusola scegliamo di impegnarci in prima linea al fianco delle donne vittima di violenza che non dovranno mai più sentirsi sole”.

Ecco tutte le città che saranno teatro dell’iniziativa Ugl-Enas: Trentino (Bolzano), Friuli Venezia Giulia (Grado, Monfalcone, Trieste), Lombardia (Milano), Piemonte (Sestriere), Emilia Romagna (Cervia, Riccione), Liguria (Recco), Marche (Macerata, Ancona), Toscana (Massa, Porto S. Stefano, Viareggio, Livorno e Pisa), Umbria (Perugia, Terni) Veneto (Lido di Venezia, Mestre, Verona, Bassano del Grappa, Abano Terme, Montegrotto Terme), Lazio (Ostia, Nettuno, Sabaudia, Civitavecchia, Santa Marinella, Viterbo, Fiuggi), Abruzzo (Montesilvano, Pescara, L’Aquila, Rocca di Mezzo, Vasto Marina, Teramo), Basilicata (Maratea, Policoro), Campania (Avellino, Atripalda, Napoli, Torre del Greco, Battipaglia, Sorrento, Positano, Caserta, Mondragone), Puglia (Gallipoli, Lecce, Marina di Lesina, Torre a Mare, Taranto, Brindisi), Calabria (Catanzaro Lido, Catanzaro, Diamante, Isola di Caporizzuto, Tropea, Camigliatello Silano, Reggio Calabria, Cosenza, Crotone, Lamezia, Le Castella, Corigliano Calabro, Vibo Valentia, San Giovanni in Fiore), Sicilia (Aci Castello, Messina, Terme Vigliatore, Balestrate, Terrasini, Bagheria, Marina di Ragusa, Scoglitti, Siracusa, Trapani, Mazaro del Vallo, San Leone, Sciacca) e Sardegna (Cagliari, Sassari).


“Boeri è despota a guardia previdenza”


 

Al presidente dell’Inps Tito Boeri danno fastidio i controlli e, infatti, chiede di ridimensionare non il suo stipendio né il suo sfrenato protagonismo, ma il collegio dei sindaci ed il Comitato di Vigilanza: un despota a guardia della previdenza è
quanto di peggio gli italiani ed i pensionati possano aspettarsi”.

Queste le parole del vicesegretario generale dell’Ugl e componente del Civ Inps, Claudio Durigon.

Claudio Durigon, Vicesegretario Generale dell'Ugl
Claudio Durigon, Vicesegretario Generale dell’Ugl

Invitiamo poi il presidente Boeri – sottolinea in una nota stampa il sindacalista –  a fare i nomi dei dirigenti promossi con il manuale Cencelli e, soprattutto, a non emulare questi esecrabili comportamenti, come pure ha tentato di fare, nell’ultima riunione del Civ traducendosi in assunzioni di favore”.

Durigon fa riferimento alla riunione di mercoledì scorso del Consiglio di Indirizzo e Vigilanza dell’Inps, momento in cui il sindacalista aveva già dichiarato a La Metasociale che “Boeri  non permette di collaborare e lavorare in modo sinergico e, soprattutto, concreto. Anzi, spesso il suo atteggiamento di chiusura ostacola il nostro cammino in difesa dei diritti di tutti i cittadini. Ovviamente, questo non ci scoraggia, e proseguiremo la nostra battaglia. Il presidente dell’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale  – e lo abbiamo rimarcato in più occasioni – è sempre più lontano dalle esigenze e dalle richieste della gente”.

Durante l’incontro, ricordiamo, si è discusso di due ordini del giorno: “Determinazione presidenziale n. 89 del 30 giugno 2016 relativo all’Organizzazione dell’Istituto e il rinnovo dell’Organismo Indipendente di Valutazione della performance”.

“L’obiettivo di Boeri – conclude Durigon – non approvato dai membri del Civ, puntava a depotenziare il Consiglio di Indirizzo e Vigilanza. Stessa situazione per l’Oiv. Molti dubbi e poca trasparenza da parte di Boeri. Una situazione inacettabile e sulla quale, insieme a tutto il Consiglio, vigileremo con attenzione”.