L’infanzia negata: i bambini del terrore


 

Bambini usati come scudi umani, bombe umane, cecchini, donatori di sangue, carcerieri, boia. Nella galassia delle organizzazioni estremiste l’ISIS spicca per un utilizzo senza precedenti dei bambini come armi

di Barbara Faccenda

Bambini usati come scudi umani, bombe umane, cecchini, donatori di sangue, carcerieri, boia, spie. L’ISIS attivamente recluta i minori per mandarli nei campi d’addestramento e quindi poterli utilizzare come veri e propri combattenti. Il rappresentante speciale dell’ONU per i bambini e conflitti armati riporta che l’ISIS ha ordinato ai ragazzini di 13 anni di portare le armi, fare la guardia a posti strategici addirittura di addestrare i civili. Centinaia di bambini maschi “non civili” sono morti nei combattimenti. Uno studio della Georgia State University ha rivelato che i minori nei ranghi dell’ISIS arrivano da 14 nazionalità, solo meno di due terzi è tra i 12 e i 16 anni. Il numero delle operazioni suicide che coinvolgono i bambini è aumentato di tre volte nel gennaio 2016.
Come avviene il reclutamento dei bambini
Trasformare un bambino in un provetto combattente è spaventosamente semplice. Si comincia dal reclutamento, che può avvenire attraverso sequestro o tecniche di “persuasione”. Dopo di che ci sono i metodi di addestramento e conversioni crudeli. Brutalità e abusi del peggior tipo sottolineano ogni fase, ma su di essi si fonda generalmente l’efficacia dell’intero programma. Lo scopo ultimo del processo è favorire la dipendenza del bambino dall’organizzazione armata e impedirne la fuga. Gruppi a rischio sono i profughi e i rifugiati interni. In molti casi le famiglie in fuga finiscono per disperdersi, consentendo ai gruppi estremisti armati di avvicinare i bambini non accompagnati e dunque più vulnerabili.
Trasformare un bambino in un terrorista
Il passo iniziale dell’indottrinamento, quello che fornisce la così detta “motivazione portante” consiste nell’instillare nel bambino una nuova visione del mondo, una visione da combattente. L’intero processo del loro indottrinamento e successivamente del loro addestramento all’interno del gruppo utilizza la paura, la brutalità e la manipolazione psicologica per ottenere livelli elevati di obbedienza. In rapporto ai potenziali obiettivi, oltre alla loro intelligenza e al loro entusiasmo è della massima importanza il loro aspetto fisico. La capacità di mescolarsi o di non destare sospetti consente agli attentatori di avvicinarsi maggiormente ai bersagli. Per esempio, le Tigri Tamil utilizzano ragazze giovani e carine che hanno meno probabilità di suscitare sospetti, mentre il jihad islamico palestinese tende a selezionare ragazzi che possono passare per ebrei israeliani.
L’ISIS anche nell’utilizzo dei minori si distingue dalle altre organizzazioni estremiste, perché il suo obiettivo è quello di creare una nuova forma di uomo. I bambini sono più facilmente plasmabili nella nuova visione del mondo dell’ISIS. Come ci spiega uno psichiatra, Otto Kernberg, “gli individui nati in un sistema totalitario ed educati da esso fin dall’infanzia, hanno poche possibilità di fuga dalla totale identificazione con quel sistema”. I sistemi educativi totalitari permettono un sistematico indottrinamento di bambini e giovani nell’ideologia dominante.
Preparazione mentale e addestramento
L’ISIS controlla strettamente l’educazione dei minori nei suoi territori. Le bambine ed i bambini al di sotto dei 15 anni vengono portati al “campo Shariah” per imparare in cosa consiste il loro credo e la religione. Quelli sopra i 16 anni che hanno già ricevuto l’indottrinamento nei campi possono partecipare alle operazioni militari. Per imparare a decapitare un altro essere umano, gli vengono date delle bambole su cui fare pratica, anche degli orsacchiotti di peluche.
Per le bombe umane, la preparazione avviene di frequente in piccole cellule, composte di un addestratore e due o tre candidati all’azione suicida. Questa compartimentalizzazione non solo rende più arduo per le forze di sicurezza sradicare l’organizzazione, ma aumenta anche l’intimità e la presa del leader sulle nuove reclute. Tra i nuovi membri vale anche l’uso della promessa solenne o giuramento. Alcuni gruppi radicali islamici giurano sul bayt al ridwn (dal nome del giardino del paradiso), allo scopo di stringere ancor più il gruppo in un destino condiviso. Le ultime ore le passano in preghiera e nella preparazione dei messaggi di addio, che vengono registrati in video, che oltre ad essere usati per futuri reclutamenti, contribuiscono a rendere irreversibile la scelta dei futuri attentatori, esponendoli al rischio di essere pubblicamente disonorati. Nelle Tigri Tamil, le giovani bombe umane hanno l’onore di consumare il loro ultimo pasto in compagnia del capo supremo delle Tigri.
L’indifferenza del mondo
Farò del mio corpo una bomba che entrerà nella carne dei sionisti (…) distruggerò i loro corpi in mille pezzi e gli causerò più dolore di quanto possano immaginare”. A., 11 anni
I miei genitori mi hanno incoraggiato a venire qui. Avrei preferito vivere e gioire della vittoria, ma almeno la mia morte sarà ricompensata in cielo”. M., 14 anni
Malgrado i numerosi strumenti internazionali che vietano l’utilizzo dei minori nei conflitti armati e nonostante l’uso dei bambini nei conflitti armati sia un crimine di guerra quello che tristemente si nota è l’indifferenza generale per questi bambini costretti a pagare il prezzo più alto nelle guerre dei grandi.