arechiDa oltre un anno ventiquattro persone sono senza lavoro e non ricevono risposte in merito al loro destino. Sono i dipendenti dell’Arechi multiservice assunti a tempo determinato sotto la presidenza Edmondo Cirielli e che hanno visto scadere il contratto lo scorso 31 dicembre.
Da un anno non hanno uno stipendio ma, soprattutto, non ricevono risposte sul loro futuro.
Ormai, senza speranze e ‘prigionieri’ di un’attesa agonizzante, i lavoratori sono da ben due mesi in presidio davanti al Palazzo Sant’Agostino, sede della Provincia di Salerno affinché la vicenda ‘Arechi’ venga risolta.
“E’ davvero inaccettabile che dopo tutto questo tempo nulla è stato fatto per regolarizzare la posizione di 24 persone che da più di un anno convivono con il dramma della crisi. Una crisi che ha travolto la società Arechi multiservice – precisa Franco Bisogno, segretario provinciale dell’Ugl Salerno che sta seguendo con attenzione la vertenza – Stiamo parlando di operai specializzati, in questi anni si sono occupati di manutenzione delle scuole e delle strade provinciali. Servizi oggi affidati alle cooperative che, però, non sono in grado di svolgerli adeguatamente”.
A rendere la situazione ancora più complicata, il fatto che la passata amministrazione provinciale aveva già stanziato i fondi in bilancio per il 2015 e il 2016 affinché queste persone potessero lavorare.
“A mio avviso – prosegue il sindacalista – sia Giuseppe Canfora, Presidente della Provincia che Donato Pica, numero uno dell’Arechi, sono stati ‘scaricati’ da Vincenzo De Luca, Governatore della Campania”.
Bisogno si chiede “quali sono i motivi che, al momento, hanno indotto De Luca ed il suo entourage a non inviare neanche i fondi per pagare le maestranze, sempre al servizio dell’Arechi, impiegate nei servizi museali. Tanto è vero che il Presidente Pica sta prevedendo una mobilità interna impiegando queste persone, tra cui la maggior parte costituite da donne
alla manutenzione delle strade provinciali. Consiglio a Canfora e a Pica – conclude – di dimettersi proprio per non fare da capro espiatorio”.