Allarme povertà, cresce il numero dei senza dimora


di Caterina Mangia

La povertà è in crescita. Non solo: la condizione dei senza dimora dura sempre più a lungo.
Ad attestarlo è l’Istat, secondo cui – soltanto nei mesi di novembre e dicembre 2014 – oltre 50mila persone, in 158 Comuni presi come campione, hanno utilizzato un servizio di accoglienza notturna o di mensa. Il 2,43 per mille della popolazione iscritta ai Municipi presi in esame versa dunque in condizioni di estrema indigenza: un trend in salita rispetto al 2011, anno in cui si è registrato un tasso del 2,31 per mille, pari a 47.648 persone. In confronto allo stesso anno, inoltre, si allunga la condizione di chi è senza dimora: è aumentata dal 27,4 per cento al 41,1 per cento la percentuale di chi lo è da due anni e dal 16 al 21,4 per cento la quota di chi lo è da oltre quattro anni; risulta invece in discesa, dal 28,5 per cento al 17,4 per cento, il tasso di coloro che sono senza casa da meno di tre mesi.
Il quadro preoccupanteHomeless emerge da un’indagine presentata oggi al Cnel alla presenza del ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Giuliano Poletti e realizzata a seguito di una convenzione tra Istat, ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Federazione italiana degli organismi per le persone senza dimora (Fiopsd) e Caritas Italiana. All’incontro ha partecipato, per l’Ugl, il segretario confederale Ornella Petillo.
Resta da osservare che tra i numeri della ricerca sono incluse anche persone non residenti nei Comuni campione o non iscritte all’anagrafe di quei Municipi.
Esaminando i dati per macroaree si nota che mentre il numero di persone senza dimora è rimasto sostanzialmente invariato rispetto al 2011 al Nord-Ovest, al Centro e nelle Isole, con percentuali rispettivamente del 38, del 23,7 e del 9,2 per cento, si registra una lieve diminuzione al Nord Est e purtroppo una crescita al Sud, con il tasso salito dall’8,7 per cento all’11,1 per cento.
Secondo un’indagine della Fiopsd, ai numeri registrati dalla ricerca Istat si devono aggiungere almeno 5 mila persone a cui non solo manca un tetto, ma anche servizi e prestazioni; chi è povero inoltre è sempre più povero: la stessa persona frequenta cinque volte alla settimana i medesimi servizi per mangiare e tre volte a settimana gli stessi dormitori.
Commentando la presentazione al Cnel delle Linee di indirizzo per il contrasto alla grave emarginazione adulta, Giuliano Poletti ha dichiarato che nelle politiche sociali occorre superare la logica dell’emergenza e promuovere interventi integrati, ricordando che alle linee guida si aggiungono le risorse dedicate ai senza dimora previste dal Pon Inclusione e dal Programma operativo del Fondo europeo di aiuti agli indigenti (Fead).
“Il Governo – ha spiegato il ministro – ha deciso di destinare, nell’ambito di questi due programmi comunitari, 100 milioni di euro in sette anni al finanziamento di servizi coerenti con le linee guida, cui potranno aggiungersi le risorse che le
Regioni vorranno destinare con la programmazione regionale e le grandi città con la programmazione del Pon Metro”.
Poletti ha poi ricordato che la legge di Stabilità prevede di destinare risorse stabili alla definizione di un piano nazionale di lotta alla povertà: a regime, un miliardo l’anno oltre alle risorse che potranno rendersi disponibili dal riordino dei trattamenti previsto nel 2016.
Resta il fatto che le Istituzioni devono agire presto e bene, perché il quadro è tutt’altro che roseo: in occasione della diffusione dell’indagine Istat, Coldiretti ha ricordato che oltre 6 milioni di persone in Italia non hanno soldi a sufficienza per mangiare e devono chiedere aiuto: “in Italia – sottolinea l’Organizzazione in una nota – è pari al 12,6 per cento la percentuale di individui in famiglie che non potrebbero permettersi un pasto proteico adeguato ogni due giorni. Le maggiori difficoltà dal punto di vista alimentare si registrano nel Mezzogiorno, dove la percentuale sale al 17 per cento tra le famiglie monoreddito (è il 17,3 per cento) e tra le persone sole con più di 65 anni si attesta al 14,5 per cento”.