Tpl, accordo storico per rinnovo contratto


Milloch (Ugl): “Dopo le date del referendum, programmato per il 15, 16 e 17 dicembre riprenderemo ad affrontare i nodi irrisolti della normativa, la politica strategica per il settore e a batterci per il superamento degli ostacoli, nei diversi teatri nazionali e aziendali”

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Siglato, dopo sette anni, il nuovo contratto nazionale per i lavoratori del trasporto pubblico locale.
L’accordo prevede un adeguamento salariale di 100 euro al mese, l’assistenza sanitaria integrativa e garanzie sulle clausole sociali a maggior tutela dei lavoratori.
Dopo la lunga notte di trattativa Fabio Milloch, segretario nazionale dell’Ugl Autoferrotranvieri ha evidenziato che “per l’approvazione definitiva dell’ipotesi di accordo per il rinnovo del Ccnl autoferrotranvieri e internavigatori è più che mai indispensabile consultare i lavoratori. Per tagliare un traguardo così importante, dopo anni di attesa, è necessario lasciar decidere loro e procedere vero una sola direzione: la tutela dei loro diritti, per troppo tempo affossati dall’indifferenza”.
Poi il sindacalista prosegue elencando le novità che caratterizzano l’accordo: “Il rinnovo contrattuale, prevede numerose novità riguardanti il mercato del lavoro, l’orario di lavoro e lo svolgimento delle attività, contemperate dall’introduzione delle clausole di salvaguardia, dagli aumenti retributivi, dal rafforzamento delle relazioni industriali”.
“Un passo importante e’ stato fatto nella direzione della normalizzazione di un settore nevralgico per l’economia nazionale – prosegue Milloch – per la funzionalità della mobilità del Paese, a cui siamo orgogliosi di aver contribuito, in termini propositivi e di impegno. Gli aumenti economici previsti dall’intesa evidenziano il riconoscimento del lavoro di oltre 115.000 lavoratrici e lavoratori che assicurano, quotidianamente, la mobilità a milioni di cittadini, anche in situazioni precarie e, a volta, pericolose. Ma i problemi che continuano a ostacolare il settore – evidenzia – sono ancora lungi da essere completamente risolti”.
“Per questo, il nostro impegno prosegue senza sosta. Dopo le date del referendum, programmato per il 15, 16 e 17 dicembre riprenderemo ad affrontare i nodi irrisolti della normativa, la politica strategica per il settore e a batterci per il superamento degli ostacoli, nei diversi teatri nazionali e aziendali”.
Prosegue, intanto in queste ore, lo sciopero dei lavoratori Tpl, responsabili delle linee periferiche del trasporto nella Capitale. Il Campidoglio nei giorni scorsi ha stanziato 12 milioni di euro a favore del consorzio per il pagamento degli stipendi arretrati, soldi che dovrebbero arrivare entro oggi. La protesta, però, prosegue e i duemila dipendenti che avevano chiesto il pagamento entro oggi degli stipendi arretrati di ottobre e novembre aspettano l’incontro che si terrà alle 18 tra i loro rappresentanti e la prefettura.
I lavoratori chiedono il versamento degli stipendi arretrati di ottobre e novembre entro la fine di questo mese e il rispetto dell’accordo siglato il 13 marzo scorso su regolarizzazione degli stipendi e tredicesima.
Dura la reazione di Daniele Torquati, Presidente del Municipio Roma XV. “Lo sciopero selvaggio da parte dei lavoratori di Roma Tpl non è più accettabile: otto giorni consecutivi di blocco del trasporto pubblico locale sono ormai al limite dell’illegalità”.


“Più assistenza e prevenzione per rispettare Convenzione Istanbul”


“Diamo un calcio alla violenza” è l’iniziativa organizzata dall’Ugl, a scopo benefico, che si svolgerà domani a Latina dalle ore 10″

discriminazioni

Secondo i dati diffusi dall’Istat sono 6 milioni e 788mila le donne che hanno subìto violenza fisica o sessuale. Tre anni fa, a Ginevra, nel corso della 20° Sessione ordinaria del Consiglio diritti umani delle Nazioni Unite, l’Onu aveva già ammonito l’Italia. I ritardi più gravi sul fronte della prevenzione, della protezione delle vittime e della punizione dei colpevoli. Praticamente i tre pilastri della Convenzione di Istanbul. Fu Rashida Manjoo, ex commissario parlamentare della Commissione sulla parità di genere in Sud Africa e relatrice speciale Onu contro la violenza sulle donne, a chiedere che l’Italia si impegnasse di più per eliminare “gli atteggiamenti stereotipati circa i ruoli e le responsabilità delle donne e degli uomini nella famiglia, nella società e nell’ambiente di lavoro”.

A distanza di tre anni, nonostante la norma del 2013 e la ratifica della Convenzione di Istanbul, mancano risultati concreti. Le storie parlano più di qualsiasi dato e rendono l’idea di quanto sia cambiato negli ultimi trentacinque anni. Proprio il 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza di genere, un altro femminicidio è stato consumato a Perugia. La vittima è Raffaella Presta, avvocato di 43 anni, è stata colpita al termine di una lite. Il marito, 40, Francesco Rosi si è poi consegnato alle forze dell’ordine. In casa al momento dell’omicidio ci sarebbe stato anche il figlio di sei anni. L’Ugl continua a tenere alta l’attenzione su questo tema. Non solo oggi ma ogni giorno al fianco di chi ha bisogno. Il segretario confederale dell’Ugl, Ornella Petillo, ha partecipato il 25 novembre scorso al convegno organizzato dalla presidente della Camera dei Deputati, Laura Boldrini, dal titolo “La ripresa è donna”. Durante il suo intervento la  sindacalista ha precisato che è necessario “creare una rete uniforme di associazioni e di strutture di prevenzione e assistenza, nella quale le parti sociali hanno e possono avere un ruolo chiave, è essenziale per combattere la violenza”.

Per questo l’Ugl ha avviato da tempo preziose collaborazioni con centri specializzati per l’apertura di sportelli antiviolenza e antistalking attraverso le proprie reti territoriali, coniugando la lotta alla violenza con la promozione di interventi a favore dell’occupazione femminile. “La presidente Boldrini – sottolinea la sindacalista – a Montecitorio ha voluto dedicare questa giornata importante alla correlazione inscindibile tra contrasto alla violenza di genere, occupazione femminile e ripresa. Accogliamo con gratitudine il messaggio istituzionale che viene dato al Paese, soprattutto in mancanza di una autorità preposta per le pari opportunità, di un riferimento che ‘raccolga’ e monitori le azioni messe in campo. L’Ugl sta chiedendo da tempo l’istituzione del ministero delle Pari opportunità, riferimento essenziale per coniugare le esigenze che sorgono in tema di differenziale salariale di genere, di conciliazione tra tempi di vita, cura familiare e tempi del lavoro, di povertà femminile, di educazione alla civiltà e al rispetto, temi tutti strettamente correlati con la lotta alla violenza sulle donne”. Per la sindacalista “il Piano d’azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere, adottato dal Governo italiano previsto dalle legge 119/2013 per introdurre misure di prevenzione e di assistenza a livello territoriale e dare attuazione concreta ai principi contenuti nella Convenzione di Istanbul, può rappresentare uno strumento di lotta ad un fenomeno ignobile solo se la sua applicazione avverrà in maniera uniforme su tutto il territorio nazionale e solo se le risorse a disposizione saranno efficacemente impiegate a sostegno della rete di Centri Antiviolenza che oggi, nonostante una forte carenza di mezzi, ha contribuito a colmare le lacune istituzionali”. “Diamo un calcio alla violenza” è, invece, il torneo di calcetto organizzato dall’Ugl e previsto per domani, dalle ore 10, presso il centro Agorà Fitness di Latina. Tutti in campo, a scopo benefico, e per la tutela di donne e bambine vittime di violenze e umiliazioni inaccettabili.


Italia divisa in due: al Sud il Pil è la metà rispetto Nord


E’ una storia che sembra ripetersi all’infinito quella di un’Italia divisa in due.
Questa volta è l’Istat a certificare il divario, sempre più drammatico, fra Sud e Nord.
Secondo l’Istituto Nazionale di Statistica, nel 2014 il Pil nel Mezzogiorno è inferiore del 43,7%
Rispetto al Nord – Ovest. Un divario ancora più marcato rispetto al 2013 in cui si registrava un 43,2%. Nel Nord-est il Pil procapite si attesta a 31.400 euro nel Centro a 29.400.
Al Mezzogiorno, inoltre, si registra un calo del prodotto interno lordo, pari a -1,1% a fronte di una media nazionale del -0,4%, e una la flessione degli occupati (-0,9%), in aumento nel Centro Nord.  Anche i consumi si riducono solo al Sud, dove perdono lo 0,5%, mentre crescono dello 0,8% al Centro e al Nord Ovest e dello 0,6% nel Nord Est.
Stime queste che per il segretario generale dell’Ugl, Francesco Paolo Capone, mostrano chiaramente “il fallimento a cui le politiche di rigore dei governi tecnici e le inutili quanto dannose riforme del governo Renzi stanno portando l’Italia, tutte quante ispirate al ‘principio dei tagli’, compensato da sporadici e propagandistici bonus, al posto di una politica industriale di (veri) investimenti”.
Lo scarto in termini di Pil tra Sud e Nord Ovest, aggiunge ancora Capone, “è la rappresentazione plastica dell’abbandono in cui è stato lasciato metà del nostro territorio, al punto da renderlo, suo malgrado, zavorra per l’altra metà d’Italia”.
E mentre l’Italia fa i conti con un divario che ne rallenta la crescita in termini economici, un nuovo allarme arriva anche da Bruxelles: la Commissione europea, infatti, non vede le condizioni per una riduzione certa del debito pubblico. Il nostro Paese, dunque, continuerà a essere sorvegliato speciale.
Secondo quanto sostiene la Commissione europea nella Relazione sul meccanismo di allerta, l’analisi sugli squilibri macroeconomici reali o potenziali pubblicata nell’ambito del processo di sorveglianza macroeconomica dei Paesi, “la situazione economica e finanziaria dell’Italia è motivo di preoccupazione, in quanto il nostro Paese resta più esposto di altri a shock”.
In particolare, per l’esecutivo comunitario “la combinazione di elevato livello di debito pubblico e di una tendenza al calo del potenziale di crescita o competitività, è una fonte di preoccupazione in un certo numero di Paesi”. Nello specifico, “è il caso dei paesi di rilevanza sistemica come l’Italia o la Francia, ma anche di economie più piccole come il Belgio”, tutti Paesi dove “aumenta la probabilità di traiettorie instabili debito-PIL e vulnerabilità agli shock avversi”.
Nel rapporto, si rilevano “sviluppi piuttosto problematici del tasso generale di disoccupazione e degli indicatori sociali”, e si avverte che l’Italia dovrà essere monitorata in quanti “questi sviluppi possono diventare tendenze di lungo periodo”, e dunque problemi strutturali. Preoccupa anche la situazione relativa a quanti non hanno un lavoro e smettono di cercarlo perché “la rapidità di aggiustamento di questo tasso appare insufficiente in Italia”.
Crisi economicaPer l’Ugl servono dunque servono scelte coraggiose che, invece, questo Governo non sta facendo: “il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, – spiega Capone – ha perseverato, come i suoi predecessori, a tagliare diritti, stipendi, tutele e servizi, portando all’impoverimento progressivo di quel ceto medio che è il motore del mercato interno, e ha dimenticato inoltre di guardare al di là del suo giardino, ignorando la crisi dei mercati emergenti, lasciando diminuire l’export e rallentando una crescita comunque flebile, prodotto del vento favorevole che spira da Francoforte”.


Caccia russo abbattuto da F16 turchi, tensione tra Ankara e Mosca


Cacciadi Caterina Mangia

Confine turco-siriano, 9.24 del mattino. Un caccia Sukhoi 24 proveniente dalla Russia viene abbattuto da due F-16 di Ankara.
I due piloti si paracadutano prima dello schianto del velivolo. Uno si salva, l’altro muore.
Il resto della giornata è un crescendo di tensione tra Turchia e Russia: Ankara accusa il bombardiere di aver violato lo spazio aereo nazionale, ignorando i ripetuti avvertimenti che gli intimavano di allontanarsi; Vladimir Putin, furioso, lancia il suo j’accuse: si è trattato di “un crimine, una pugnalata alla schiena sferrata dai complici dei terroristi”. L’incidente, ha spiegato il presidente russo, avrà “serie ripercussioni”: “invece di stabilire un contatto immediato con la Russia”, la Turchia avrebbe infatti “fatto appello alla Nato come se fosse un loro aereo ad essere stato colpito da uno russo”. “Abbiamo sempre trattato la Turchia come non solo un vicino, ma come uno stato amico – ha aggiunto Putin – non so chi aveva bisogno di ciò che è successo, comunque non noi”. Il regime di Damasco, sulla stessa linea russa, definisce l’accaduto una “flagrante aggressione contro la sovranità siriana”, la prova che “il governo turco è dalla parte del terrorismo”.
Dal canto suo, il presidente turco Erdogan spiega che “l’abbattimento dell’aereo russo è avvenuto nel pieno rispetto delle regole di ingaggio: la Turchia non sopporta la violazione di propri confini”.
Lo sconfinamento dello spazio aereo da parte dei caccia russi viene confermata anche dalla Nato: in seguito al Consiglio atlantico convocato dopo l’accaduto, il segretario generale Jens Stoltenberg dichiara che “gli accertamenti di diversi alleati hanno confermato” la versione della Turchia, e invita alla de-escalation.
Anche l’Ue, preoccupata, getta acqua sul fuoco e invita le parti alla calma.
Per la prima volta dalla fine della Guerra Fredda, un membro della Nato ha abbattuto un aereo militare di Mosca: l’accaduto complicherà ulteriormente il quadro relativo alla già difficile questione siriana.


Fs, dal Cdm via libera a privatizzazione parziale. Ugl: “No a svendita, convocare i sindacati”


Il Consiglio dei Ministri accelera sul piano di privatizzazione di Ferrovie dello Stato Italiane e dà il via libera al decreto che colloca sul mercato il 40 per cento del Gruppo, un’operazione che avrebbe un valore di 3-4 miliardi di euro. Ma il perimetro della privatizzazione di Fs resta incerto: “il Cdm sta dando i numeri” commenta il segretario generale dell’Ugl Trasporti-Attività ferroviarie, Umberto Nespoli.

Trenitalia - FS
Trenitalia – FS

Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio, parla di “procedura che tiene presente la complessità della gestione di Fs e la necessità di aumentare gli obblighi di servizio pubblico” affermando che “l’alienazione di Ferrovie non potrà andare oltre il 40 per cento”. Nel comunicato sull’esito del Cdm, Palazzo Chigi precisa poi che la cessione di una partecipazione non superiore al 40 per cento di Fs “potrà essere effettuata anche in più fasi” e ‘ avverrà “attraverso un’offerta pubblica di vendita rivolta al pubblico dei risparmiatori in Italia, inclusi i dipendenti del Gruppo, e a investitori istituzionali italiani e internazionali, e quotazione sul mercato azionario”. Per Delrio “è un avvio di percorso che tiene presenti alcune questioni: l’infrastruttura ferroviaria dovrà rimanere pubblica, dovrà essere garantito l’accesso a tutti in maniera uguale”. Eppure, i contorni dell’operazione restano fumosi: se la privatizzazione di Fs riguarderà “Trenitalia o una quota di Rfi scorporata, è un lavoro che verrà fatto nelle prossime settimane”. Ma, come osserva Nespoli, “mettere sul mercato il 40 per cento di Ferrovie dello Stato Italiane può avere i significati e le conseguenze più disparate, a seconda delle ipotesi in campo, ossia azzerare la holding rendendo Trenitalia autonoma da Rfi ed il settore cargo dal settore passeggeri”. Per questo, l’Ugl Trasporti-Attività ferroviarie si aspetta “che i sindacati vengano convocati con urgenza per fare chiarezza sulle notizie diffuse – dichiara Nespoli -, come abbiamo chiesto più volte in questi mesi”.
A causa della mancata definizione del perimetro della privatizzazione, timori suscita anche l’ “attenzione particolare” che il Governo Renzi vuole riservare all’azionariato diffuso e alla partecipazione dei dipendenti del Fruppo Fs. Lo schema di decreto per la privatizzazione di Fs “prevede che – si legge nel comunicato di Palazzo Chigi -, al fine di favorirne la partecipazione all’offerta, potranno essere previste per i dipendenti del Gruppo Ferrovie dello Stato forme di incentivazione”, “in termini di quote dell’offerta riservate (tranche dell’offerta riservata e lotti minimi garantiti) e di prezzo (ad esempio, come in precedenti operazioni di privatizzazione, bonus share maggiorata rispetto al pubblico indistinto) o di modalità di finanziamento”. “La partecipazione dei ferrovieri all’azionariato di Fs può essere in sé un fatto positivo – evidenzia Nespoli – ma potrebbe essere svuotata di valore nel momento in cui il Governo Renzi si renda colpevole della svendita del Gruppo, rendendolo terra di conquista per operatori d’oltralpe visto che le ferrovie tedesche e francesi, che da sempre impediscono l’interoperabilità, potrebbero essere interessate a ‘fare spesa’ a basso costo in Italia”.

Il segretario generale dell'Ugl Trasporti-Attività ferroviarie, Umberto Nespoli
Il segretario generale dell’Ugl Trasporti-Attività ferroviarie, Umberto Nespoli

Palazzo Chigi conta di effettuare l’operazione di parziale privatizzazione di Fs nel corso del 2016 come “parte del piano di privatizzazioni del Governo che ha recentemente portato in Borsa Poste Italiane e prevede anche la quotazione di Enav per la prima metà del 2016”.
L’amministratore delegato di Ferrovie dello Stato, Michele Elia, prende atto delle decisioni del Governo, precisando che “la competenza delle decisioni è del Ministero azionista, Economia e Finanze, dove dall’anno scorso è stato costituito un gruppo di lavoro che si occupa della privatizzazione e che opera con i suoi advisor legali e finanziari, che stanno lavorando insieme a noi su questo. Le scelte sono tutte ed esclusivamente dell’azionista, noi non possiamo che aderire alle scelte che verranno da loro”. “Compito invece delle Ferrovie – ha aggiunto Elia – è preparare, come stiamo già preparando e abbiamo una discreta fase di definizione, il piano industriale”. “Un piano – ha detto ancora Elia – su cui poggia qualsiasi progetto di privatizzazione, non privatizzazione, modalità di privatizzazione. Dà gli elementi certi per decidere al meglio”.
Su un possibile cambio di vertici del Gruppo, il ministro Delrio risponde: “i vertici delle Ferrovie? Bene, grazie” risponde ai giornalisti a margine di un convegno sulla stazione Mediopadana a Reggio Emilia, al quale partecipa insieme all’ad Elia. Quando i cronisti gli ricordano dei timori di svendita del Gruppo espressi anche dal presidente di Fs, Marcello Messori, taglia corto: “penso che il presidente Messori fosse preoccupato soprattutto per il tema della rete, tema che mi pare oggi risolto”.
Il Cdm, dunque, preme il piede sull’acceleratore e vuole procedere spedito verso la privatizzazione del 40 per cento di Fs mettendo a tacere eventuali dissensi, anche se restano incerti il perimetro e le modalità dell’operazione, sulle quali il Governo Renzi si riserva di decidere nelle prossime settimane. Un atteggiamento che i sindacati considerano pericoloso: “l’Ugl – sottolinea Nespoli – manifesterà la propria contrarietà alla quotazione in Borsa e al progetto di privatizzazione che, così com’è stato formulato, non può che condurre a conseguenze negative per l’occupazione, per la tenuta dei servizi ferroviari italiani e per gli interessi nazionali. Siamo pronti a mettere in campo tutte le azioni necessarie per tutelare il lavoro dei ferrovieri e la sicurezza dei viaggiatori”.


Blutec e Jabil, nuovi incontri al Mise


Nuovo round al Mise tra organizzazioni sindacali e Blutec sul piano industriale per lo stabilimento di Termini Imerese. La newco di Metec ha intenzione, entro dicembre, di completare il versamento del capitale sottoscritto, pari a 24 milioni.
Tutto procede “nel rispetto degli impegni precedentemente assunti” ha spiegato il segretario generale dell’Ugl Metalmeccanici, Antonio Spera, aggiungendo che in ogni caso “continueremo a vigilare sul piano di reindustrializzazione e sugli effetti che quest’ultimo è in grado di realizzare sui livelli occupazionali e sulla qualità del lavoro”.
L’azienda ha riconfermato le assunzioni già previste dal prossimo aprile, l’avvio della produzione e la preparazione di aree anche con un allestimento di veicoli speciali. “Dal 2016 – ha spiegato Spera – inizieranno a entrare i primi lavoratori in azienda, 250 entro dicembre, numero che ha possibilità di essere ampliato. L’azienda che si insedierà a pieno regime sarà infatti sia in termini di qualità, di assemblaggio, di trasformazione e progettazione una delle aziende leader in Europa”. Il prossimo appuntamento al Mise è stato convocato per giovedì 3 dicembre.Industria
Incertezze ancora sul futuro della Jabil Circuit di Marcianise. Al Mise la società ha annunciato di aver acquisito sei nuovi clienti, ma ha anche confermato i 190 esuberi già dichiarati e la volontà di attivare la cassa integrazione straordinaria per crisi per un anno. Un esito che non soddisfa l’Ugl Metalmeccanici.
Per Antonio Spera e il segretario provinciale dell’Ugl Metalmeccanici Caserta, Ciro Tarotto, “sebbene abbiamo apprezzato l’impegno del governo per individuare nuovi clienti e partnership nel comparto del bianco ed elettrodomestici, calendarizzando un incontro di aggiornamento entro marzo 2016, occorre che anche la Regione Campania si attivi per salvaguardare un sito produttivo importante del casertano, mentre fino ad oggi ha partecipato solo passivamente alla vertenza. Ci auguriamo quindi che anche a livello locale le istituzioni riescano a fare qualcosa di concreto per aiutare l’azienda ad uscire dalla congiuntura negativa”.


Ecco cosa ha realmente stabilito il Tribunale di Roma con le ordinanze del 20 e del 4 novembre 2015


La Terza Sezione del Tribunale Ordinario di Roma ha reso l’ordinanza 54512/15 con la quale ha chiarito definitivamente che il Francesco Paolo Capone è il legittimo Segretario Generale della UGL.

Il Tribunale ha infatti stabilito:

  • La UGL con il Consiglio del 29 agosto 2015 ha ottemperato alla ordinanza del 5 agosto che è dunque totalmente superata.
  • Le nomine di Paolo Capone a Segretario Generale UGL e della sua Segreteria Confederale fatte il 29 agosto sono valide ed efficaci.
  • Il Tribunale rileva che esse non sono state né superate né sostituite da altre contrastanti delibere e dunque che nè i fatti del 10 agosto né quelli del 12 settembre rilevano.

Con la suddetta ordinanza il Collegio ha preso atto della sopravvenuta carenza di interesse al reclamo da parte dell’UGL in considerazione del fatto che il 29 agosto 2015 è stato eletto Segretario Generale Paolo Capone riconoscendo che ciò è avvenuto in osservanza dell’ordinanza del 5 agosto. L’ordinanza spiega chiaramente la situazione:

“Si prende pertanto atto che vi è stata la rielezione quale Segretario Generale di UGL di Francesco Paolo Capone (…), oggetto di sospensione con l’ordinanza reclamata, e che si è data attuazione alla predetta ordinanza quanto alla vicenda dei consiglieri decaduti

(…)

Analogamente non rileva che le delibere del Consiglio Nazionale di UGL del 29/8/15 possano già essere state impugnate o comunque contestate dagli intervenuti Capurso e più, tanto nel pendente giudizio di merito quanto in questo giudizio di reclamo, atteso che non risulta sia stata disposta la sospensione della loro efficacia esecutiva; quindi – allo stato – le nuove delibere di nomina risultano valide ed efficaci.

Pertanto, non emergendo processualmente che le delibere 29/8/15 del Consiglio Nazionale UGL siano state oggetto di provvedimento di sospensione dell’efficacia esecutiva ovvero che le stesse siano state eventualmente superate e sostituite da altre contrastanti delibere, deve ritenersi – allo stato – i reclamanti non abbiano più interesse a coltivare il presente reclamo, che va pertanto dichiarato improcedibile”.

Questa ordinanza segue peraltro quella del 4 Novembre 2015 con la quale sempre la Terza Sezione Civile del Tribunale di Roma ha rigettato il ricorso del signor Prudenzano, riconoscendo la titolarità dell’UGL rispetto alla federazione di categoria del pubblico impiego, “UGL-Intesa” nonché della nomina a commissario della stessa del signor Eugenio Bartoccelli effettuata dalla Confederazione.

L’ordinanza chiarisce inoltre che, secondo lo Statuto della UGL, le Federazioni sono articolazioni della Confederazione, e che dunque sono vincolate “all’osservanza delle norme statutarie della Confederazione, restando sottoposta ai poteri, anche sanzionatori, degli organi della medesima”.

Contestualmente l’ordinanza esclude espressamente la possibilità della “risoluzione del rapporto tra le associazioni” (leggasi Confederazione – Federazione) e chiarisce altresì che “le successive deliberazioni assunte dalla Segreteria Confederale e dal Consiglio Nazionale al fine di disporre, ad esempio, il commissariamento della Federazione” , non risultano “inficiate dalla pretesa cessazione del rapporto e dal dedotto difetto di poteri in capo alla UGL”. Dunque ogni pretesa autonomia federale, ancorché approvata da un congresso di federazione, non ha e non avrà mai alcun valore né legittimità.

Con queste due ordinanze ogni strumentale e capzioso tentativo di mettere in discussione la legittimità degli organi confederali cessa definitivamente.


L’Ugl ad Avellino apre confronto su trivellazioni


PLATEASono passati trentacinque lunghi anni dal terribile terremoto che sconvolse l’Irpinia. Sabato 21 novembre l’Ugl ha voluto ricordare, con un minuto di silenzio, le vittime del sisma del 23 novembre 1980 e quelle dell’attentato a Parigi ad apertura del convegno su “L’utilizzo del territorio tra trivellazioni petrolifere e produzioni di qualità”. A fare da cornice all’evento la sala convegni del Carcere Borbonico di Avellino dove l’Ugl ha alimentato un ricco confronto con esponenti della politica locale, con le istituzioni e le associazioni.
“Parlare di trivellazioni in questa Provincia – precisa Francesco Paolo Capone, segretario generale dell’Ugl – equivale sicuramente a violare un territorio ad alto rischio sismico ed idrogeologico e il dibattito aperto qui ad Avellino, dimostra che il confronto su questo tema è più che mai necessario.
Un sindacato può incentivare il dibattito su questo tema – prosegue il numero uno dell’Ugl – aprire un confronto, che lasci alla popolazione la facoltà di una scelta non ideologica ma consapevole, e’ indispensabile. L’Irpinia, la Campania, l’intero Sud ha bisogno di più attenzione – continua – sul tema del rispetto ambientale e su altre problematiche che affliggono questo pezzo d’Italia. L’Ugl ha concluso proprio la scorsa settimana un’importante iniziativa per il rilancio del Mezzogiorno, il Sud Act, attraverso la quale abbiamo avuto la possibilità di confrontarci con il mondo politico regionale e nazionale sulle difficoltà che paralizzano il Sud. Non vogliamo sostituirci alla politica questo mai. Ma è giusto evidenziare che il Governo e’ stato totalmente assente nelle scelte e per le esigenze del Mezzogiorno”.
A rafforzare il pensiero del segretario generale è stato Costantino Vassiliadis, segretario provinciale della Utl Ugl Avellino, con la sua relazione: “le trivellazioni costituiscono una mortificazione che evidenzia quanto non è stato fatto per questa provincia. Ed è forse proprio da qui, dal questo territorio dimenticato, che occorre ripartire e puntare sulle reali vocazioni di un territorio messo già da troppo tempo a dura prova”.
Protagonista indiscusso del confronto è stato il prof. Tommaso Pagliani, Ricercatore Centro di documentazioni conflitti ambientali. La sua, una dura analisi sui rischi ambientali, sanitari e socio- economici derivanti da petrolio che richiama non solo alle analisi ambientali ex post sulla petrolizzazione della Val D’Agri, ma anche a quelle relative il recentissimo caso di Ombrina, sulla costa abruzzese dei trabocchi. “Nel caso del petrolio a Gesualdo – precisa Pagliani – è chiaro che oltre al pozzo dovranno immediatamente essere create anche le strutture di supporto volte a desolforare gli idrocarburi prelevati. Si parla, quindi, di Centro Olio e di eventuali oleodotti per il trasporto alle raffinerie più vicine. E i rischi, non sono solo quelli connessi all’eventuale contaminazione di suolo (oil spill – oil spray) e acque, ma anche di possibili blow out (caso Monte Alpi 1 Est in Val D’Agri) o rottura degli oleodotti (caso Viggiano- Taranto, caso California nel ’94). La necessità è quella di una ‘base line’, o punto zero, che certifichi lo stato delle matrici ambientali ante operam, nonché controlli successivi. Senza contare – rimarca l’esperto – la perdita complessiva di valore di immobili e terreni, oltre che i danni alle produzioni agricole”.
“L’Irpinia – prosegue durante il suo intervento l’On. Renata Polverini (FI), Vice Presidente Commissione Lavoro Camera dei Deputati – porta ancora addosso i terribili segni del terremoto ed è provato la connessione tra trivellazioni e rischio sismico Tra l’altro, i guadagni che potrebbero arrivare dalle trivellazioni non giustificherebbero il sacrificio del territorio irpino e delle sue popolazioni. Le produzioni agricole, specificità di questa provincia, sono in contraddizione con le trivellazioni ed, anzi, sarebbero da rilanciare. Sosteniamo, invece, le energie alternative: esistono territori in rivolta, non solo in Irpinia ma anche in Puglia, che lottano per non veder deturpato il proprio territorio”.
Al dibattito era presente anche Goffredo Pesiri del comitato No Trivellazioni Petrolifere in Irpinia che, durante il suo intervento, ha ribadito: “Il problema delle trivellazioni nasce dalla mancanza di norme di governo del territorio, dall’assenza di norme esplicative del Ptr o di un Piano Energetico Ambientale Regionale coerente. E queste, ed è importante sottolinearlo, sono prerogative assolutamente politiche. Quando il ‘Progetto Gesualdo 1’ e l’idea stessa di metter su un pozzo petrolifero a 200 metri dalle case erano al vaglio della Regione, qualcosa in più si poteva anche fare per tamponare le conseguenze. Ora che, invece, sarà il Ministero a decidere entro diociotto mesi, è tutto drammaticamente complicato. Auspichiamo che quelle leggi di governo del territorio che non si è voluto o potuto attuare prima, vengano comunque al più presto concretizzate”.
Ricco, quindi, il parterre di ospiti che ha arricchito il confronto moderato da Nicola Di Iorio, esperto di sviluppo locale. Hanno presenziato all’evento anche Monsignor S.E. Francesco Marino, Vescovo di Avellino, Domenico Gambacorta, Presidente Provincia Avellino e Vincenzo Femiano Reggente Regionale Ugl Campania e una delegazione della segretaria confederale dell’Ugl, insieme anche ai segretari nazionali di vari comparti.
Il senatore Cosimo Sibilia, senza giri di parole ha ricordato di tutte le azioni poste in essere a difesa del territorio.
“Quando tutti volevano l’Irpinia la pattumiera della Campania mi sono opposto fermamente. Per difendere la mia provincia mi sono messo di traverso anche contro il mio stesso partito. Quando ho portato delle istanze in Regione sono rimaste inascoltate. Credo che ricordate tutti la porta chiusa in faccia a sindaci, vescovi e cittadini irpini quando contestavamo il piano ospedaliero. Questa chiusura totale ha prodotto la sconfitta recente, di cui i numeri più grandi si sono registrati in questa provincia. Restituiamo al nostro territorio le sue peculiarità, ma soprattutto ammettiamo che con la cancellazione delle province si è fatto un grande errore: il Governo Monti è stato catastrofico. Non si può immaginare che 118 comuni irpini interloquiscano direttamente con la Regione”.
Presenti anche gli altri rappresentanti sindacali irpini: Vincenzo Petruzziello, Mario Melchionna e Luigi Simeone. Per Petruzziello (Cgil) “Se di Patto dello Sviluppo si parla lo dobbiamo a Cosimo Sibilia ai tempi della sua presidenza in Provincia che ci ha messo la faccia”. Critico con il Governo anche Melchionna della Cisl: “Non ho tessere di partito e posso dire che il Sud è fuori dall’agenda politica che quando c’era Caldoro ogni giorno era in atto una guerra civile, mentre ora non si emette fiato. Se pensiamo davvero che sia il colore politico a determinare la risoluzione dei nostri problemi io non ci sto. Basta immaginare un Mezzogiorno distante dalle sue vocazioni e basta convegni autoreferenziali, in cui permettetemi ci ritroviamo solo noi fessi del Sud”.
Il segretario della Uil, Luigi Simeone, a chiusura delle forze sindacali, ha ribadito che “c’è il rischio di fare tutti lo stesso mestiere, nel senso che si attribuiscono ai sindacati meriti e demeriti impropri. Il nostro tavolo non ha il potere di produrre atti, tra il dire e il fare c’è di mezzo la politica. La politica per assurgere al suo dovere deve fare autocritica e riflettere, prendendo in considerazione tutte le parti”.
Più incisivo nel merito del progetto ‘Gesualdo- 1′ è l’ex Presidente del Consiglio regionale campano Pietro Foglia: “Finalmente, dopo quattro anni, abbiamo scoperto che le responsabilità per la questione petrolio in Irpinia non sono della Regione ma della legge Sblocca Italia. Noi ci siamo opposti ricorrendo direttamente alla Corte Costituzionale. Oggi sento parlare di referendum. Ebbene, mi auguro che la strada sia quella giusta, ma mi chiedo: quali sono i tempi? Non vorrei che ci trovassimo le società pronte a trivellare e il referendum ancora al vaglio della Corte di Cassazione – e aggiunge- Siamo passati dai campi di sterminio allo sterminio dei campi. I sindacati dovrebbero sicuramente mettere le identità e le prospettive di questo territorio al centro del Patto dello Sviluppo. Ci ritroviamo con Asi infrastrutturate per metà e semi deserte, eppure abbiamo concesso che venissero create aree Pip. Oggi, che cosa immaginiamo e scegliamo di voler fare per rilanciare le aree industriali e far ripartire lo sviluppo?”. Più critico, il Presidente di Confindustria Sabino Basso: “Non ho una posizione decisa in merito, piuttosto valuterei le opportunità e le convenienze. Con un mercato del petrolio al ribasso- sottolinea- probabilmente non è conveniente immaginare questa forma di sviluppo. D’Altro canto, il petrolio potrebbe rappresentare una possibilità laddove vengano garantite determinate precauzioni. Penso alle royalties della Val D’Agri, al flusso economico che ha generato reddito anche per le istituzioni locali. In una provincia in cui è sempre più evidente la fame di posti di lavoro, forse questo potrebbe essere un incentivo. I No a prescindere, certo, non aiutano. Il Progetto Pilota? E’ una cattedrale nel deserto se prima non si pensa allo sviluppo”.
Ed è proprio su un certo tipo di sviluppo, infrastrutturale innanzitutto, che puntano gli amministratori locali. In primis, il Presidente dell’Unione dei Comuni Terre dell’Ufita Angelo Cobino. Dalla Lioni – Grottaminarda, passando per la ‘stazione Hirpinia’ e l’Alta Velocità, la necessità è quella di “recuperare il tempo perso”.


Sindacato, Capone: “Tribunale decreta nostra legittimità”


Il Tribunale di Roma ha emanato oggi l’ordinanza n°54512/15 che “conferma l’elezione di Francesco Paolo Capone quale segretario generale e la nomina dei componenti della segreteria confederale dell’Ugl, avvenuta con il consiglio nazionale del 29 agosto 2015”.
“Esprimo la più profonda soddisfazione personale e di tutta la segreteria confederale dell’Ugl – commenta il segretario generale dell’Ugl – per l’ordinanza che, oltre a legittimare definitivamente l’attuale vertice confederale, rafforza il ruolo dell’Ugl, da sempre al fianco dei lavoratori”.
“In questo modo – conclude Francesco Paolo Capone – si pone fine all’inutile guerriglia messa in atto da uno sparuto gruppo di espulsi che ha provato ad appropriarsi di 65 anni di storia con sistemi fraudolenti e, come ha stabilito il Tribunale, totalmente illegittimi”.

Francesco Paolo Capone, segretario generale dell'Ugl
Francesco Paolo Capone, segretario generale dell’Ugl

Incidente all’Ilva di Taranto, muore un operaio


Lavorava presso la ditta appaltatrice Pitrelli, presso lo stabilimento Ilva di Taranto, Cosimo Martucci l’operaio di 48 anni rimasto ucciso, travolto da un tubo d’acciaio che stava caricando su un camion dopo i lavori di smontaggio di una canna fumaria nel reparto agglomerato.
Questo è il secondo incidente mortale nel 2015 che si verifica nello stabilimento pugliese. L’Ilva ha aperto un’inchiesta per accertare eventuali responsabilità e ha sospeso cautelativamente le attività del cantiere in cui operava l’impresa in attesa che le indagini chiariscano quanto accaduto.
“Di fronte a simili tragedie – ha spiegato il segretario generale dell’Ugl, Francesco Paolo Capone -, occorre guardare in faccia la realtà: in Italia, e non solo, si muore e ci si ammala sul lavoro, perché la sicurezza e la salute non vengono valutate concretamente come indici di civiltà, di crescita e di progresso di ogni Paese”.
Cordoglio e vicinanza ai parenti della vittima è stata espressa dal segretario generale dell’Ugl Metalmeccanici, Antonio Spera che ha richiamato con urgenza “alla necessità di intensificare le misure a tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, evidentemente ancora non sufficienti. Serve un impegno proattivo da parte delle istituzioni, a partire dalla promozione di maggiori controlli e ispezioni sul territorio, che invece sono a rischio riduzione a causa delle norme del Jobs Act, così come bisogna incentivare la prevenzione nei luoghi di lavoro e nelle scuole, dove si formano lavoratrici e lavoratori di domani”.
Il Presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, si appella al Governo: “occorre impartire, anche attraverso decreto legge se fosse necessario, direttive al management dell’Ilva per assicurare
sicurezza del lavoro per chiunque valichi i cancelli della fabbrica. Visto che la magistratura – non ha più potere di immediato sequestro preventivo degli impianti insicuri, occorre che sia la legge stessa a sostituire i poteri della magistratura che sono stati affievoliti, impartendo regole di comportamento a chi attualmente ha l’onere di gestire la fabbrica per conto del governo”.
Secondo Capone uno dei problemi è legato alla “semplificazione in questa delicata materia, così come al riordino dei servizi ispettivi in chiave di risparmio che rischiano di produrre un pericoloso ridimensionamento delle professionalità e delle azioni deputate al controllo e alla prevenzione”.
A luglio l’Inail aveva certificato che nel 2014 sono state controllate 23.260 aziende e l’87,5% è risultato irregolare. Dati che per il segretario generale dell’Ugl non vanno dimenticati e che dimostrano come “a livello europeo siamo ancora lontani nel raggiungimento di standard comuni nelle politiche di prevenzione e questo, per noi dell’Ugl, resta un indice di inciviltà”.

Ilva di Taranto
Ilva di Taranto