Confederazione
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P.A., sindacati sul piede di guerra

Nella Legge di Stabilità sono state stanziate risorse irrisorie per il rinnovo del contratto, pari a 300 milioni, appena 10 euro lordi al mese di aumento dello stipendio

Ancora una beffa per gli statali. Uno stanziamento irrisorio, infatti, quello che arriva dalla legge di Stabilità per il rinnovo del contratto, pari a 300 milioni che si traducono in appena 10 euro lordi al mese di aumento dello stipendio. Stretta, poi, sul turnover e sui compensi.
Misure che i sindacati rimandano al mittente annunciando battaglia. “Siamo pronti a proseguire sulla strada della mobilitazione – ha spiegato il segretario generale dell’Ugl, Francesco Paolo Capone – per ottenere dal governo Renzi una risposta concreta ed efficace”. Una mobilitazione quella dell’Ugl che è iniziata a Piazza della Repubblica a Roma con un gazebo allestito dalle categorie del Pubblico impiego quindi Statali, Scuola, Sanità, Enti locali e Polizia Penitenziaria.
“Lavoratori e sindacati – ha sottolineato il segretario confederale Augusto Ghinelli – si aspettavano dalla legge di Stabilità risorse per il rinnovo del contratto di lavoro fermo al 2009, risorse che si sono rivelate addirittura più esigue del previsto. Un fatto assolutamente intollerabile, per una categoria in attesa di rinnovo da ben sei anni”.
Nella Legge di Stabilità, firmato al Quirinale, infatti, non è più presente la clausola circolata inizialmente che prevedeva l’erogazione di aumenti anche prima di attuare i rinnovi contrattuali. Il governo ha già avviato all’Aran il primo tavolo per la riduzione dei comparti, dopo la bocciatura da parte della Corte Costituzionale del blocco dei contratti scattato dal 2010, anticamera del rinnovo. Solo dopo questo passaggio si aprirà il confronto sul contratto, dove a fare discutere potrebbe essere anche l’ipotesi citata più volte dal governo di distribuire le risorse non più ‘a pioggia’ ma in base al criterio della produttività. Per il responsabile nazionale dell’Ugl Intesa Funzione Pubblica, Eugenio Bartoccelli, però “non si può parlare di riduzione dei comparti di contrattazione, se il governo resta sordo alle indicazioni della Consulta e alle legittime richieste dei lavoratori della PA: si avvii prima la trattativa per il rinnovo dei contratti, poi si potrà discutere di applicazione della legge Brunetta”.
Altra stretta poi è prevista sul turn over: secondo quanto prevede il testo, la spesa per le nuove assunzioni sarà nel 2016 al 40% della spesa degli stipendi pagati alle persone andate in pensione nell’anno precedente. Nel 2017 la percentuale aumenterà al 60%, e nel 2018 al 70%, sempre dell’anno precedente. Le soglie valgono per le amministrazioni statali, le agenzie, gli enti pubblici non economici e si riferiscono alle assunzioni a tempo indeterminato del personale nel suo complesso. Unica eccezione i dirigenti, per i quali le soglie sono diverse e nel 2018 ci sarà lo sblocco totale del turnover.
Nel 2014 il numero dei dipendenti dell’amministrazione pubblica sono scesi sotto la soglia di 3 milioni: secondo le stime dell’Inps si tratterebbe di un calo di circa 90.000 unità sul 2013. Tre anni prima, nel 2011 lo Stato dava ancora lavoro a 3,23 milioni di persone, con il blocco del turn over, sono state tagliate 300.000 unità. A far ritornare i dipendenti pubblici sopra la soglia dei 3 milioni bisogna ricorrere ai precari. Nel 2014 infatti i contratti a tempo determinato sono stati circa 270 mila portando il numero degli stipendiati a 3,22 milioni. Nella legge di Stabilità si prevede, inoltre, una stretta anche sui compensi, con le risorse destinate al trattamento accessorio del personale, anche dirigenziale, congelate, a partire dal 2016, all’importo stanziato per quest’anno.
“Non solo lavoratrici e lavoratori della pubblica amministrazione sono ancora in attesa dell’avvio della trattativa per sbloccare i rinnovi contrattuali in base a quanto statuito dalla sentenza dalla Corte Costituzionale – ha aggiunto Capone -, ma si trovano a dover fare i conti anche con uno stanziamento di risorse nella legge di Stabilità che, senza correttivi, è a dir poco ridicolo dopo sei anni di blocco”.

Nella foto, Giuseppe Mascolo, Giovanni Iacoi, Eugenio Bartoccelli, Daniela Ballico, Alessandro Di Stefano e Francesco Paolo Capone

Nella foto, Giuseppe Mascolo, Giovanni Iacoi, Eugenio Bartoccelli, Daniela Ballico, Alessandro Di Stefano e Francesco Paolo Capone

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