La Meta Sociale cambia pelle


di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale dell’Ugl

Una nuova veste grafica, più intuitiva e al passo con i tempi, che rispecchia il percorso innovativo intrapreso dall’Ugl. Nuovi linguaggi e nuove strategie di comunicazione per poter raggiungere tutti i lavoratori, soprattutto quelli oggi lontani dal sindacato o sfiduciati da una crisi che toglie il respiro e non dà tregua.
Questa sarà la nuova Meta Sociale Online, una rivista che risponde alle esigenze e alle difficoltà delle fasce più deboli della popolazione.
Per noi, oggi, inizia una delle sfide più difficili: superare ogni barriera d’incomunicabilità, implementando gli strumenti a disposizione del sindacato con nuove e immediate forme di comunicazione che ci permetteranno di raggiungere sempre più lavoratori. Il sito, costantemente aggiornato, darà spazio all’attualità, a interviste esclusive, a focus su numerose tematiche legate al mondo sindacale e sociale.
Saremo sul territorio, al fianco di tutti i sindacalisti impegnati nelle battaglie quotidiane a difesa dei diritti e al fianco dei cittadini che chiedono rispetto, tutele e maggiore dignità.

Il segretario generale dell'Ugl, Francesco Paolo Capone
Il segretario generale dell’Ugl, Francesco Paolo Capone

L’attività del sindacato non si è mai fermata. Da sempre è pronta a confrontarsi con una realtà in continuo divenire e, soprattutto, al passo con i tempi. E’ la rete oggi a dettare il cambiamento, ad essere terreno fertile di confronto sui temi del lavoro e di più stretta attualità.
E’ un nuovo corso, una nuova storia che non dimentica le sue radici ma da queste riparte e si rinnova. La Meta Sociale, che presto ritornera’ anche in forma cartacea, inizia il suo nuovo percorso di vita in concomitanza con il ‘Sud Act – 9 proposte per il Mezzogiorno’.
Un’iniziativa di respiro nazionale che ci sta vedendo impegnati in tutte le regioni del Sud Italia per analizzare, discutere e trovare soluzioni alle problematiche che hanno messo in ginocchio un pezzo importante del nostro Paese.
Saremo la lente d’ingrandimento di ogni minima difficoltà che continua ad ostacolare il riscatto dell’intero Paese. Noi crediamo in una ‘primavera’
dell’Italia, una rinascita economica, occupazionale, culturale e sociale.
Da oggi parte la nostra sfida e vogliamo vincerla insieme a tutti voi, sindacalisti, lavoratori, precari, disoccupati, studenti e pensionati.


Mezzogiorno: presentato il Rapporto Svimez 2015


Il Rapporto Svimez 2015 conferma il quadro negativo dell’economia del Sud Italia: un’area che stenta a ripartire a causa dell’assenza di misure strutturali che l’Ugl continua a sostenere con determinazione, da ultimo attraverso il ciclo di convegni Sudact.
A margine della presentazione dell’indagine, il segretario confederale dell’Ugl, Giovanni Condorelli, evidenzia come “siamo di fronte ad una situazione della quale tutti sanno, ma tutti fanno finta di non sapere quando si tratta di introdurre misure strutturali”. “La Svimez – prosegue – descrive giustamente come ‘timidissima’ la crescita del Pil del Mezzogiorno di appena lo 0,1 per cento, a fronte di un crollo ‘epocale’ degli investimenti, un Sud ‘sempre più povero’ e una perdita di occupazione che resta ‘concentrata’ nelle aree del Meridione. Misure tampone e di sapore demagogico tra cui, ad esempio, la decontribuzione per le nuove assunzioni non possono che dare un sollievo breve ed effimero ad un Mezzogiorno che continua a restare arretrato”.
Come ricorda Condorelli, “l’Ugl sta tenendo in tutte le regioni meridionali il ciclo di convegni Sudact, con lo scopo di raccogliere idee e riflessioni che siano la base di un programma di azioni efficaci per la rinascita economica, sociale e culturale del Sud Italia: da questo percorso stanno emergendo importanti proposte da sintetizzare in un documento conclusivo che porteremo all’attenzione delle istituzioni, per colmare il vuoto lasciato dalla politica. Dalle ‘voci’ del Meridione che stiamo ascoltando emerge infatti la forte necessità di un piano di interventi strutturali per le aree svantaggiate del nostro Paese. Altrimenti – conclude – le problematiche del Sud non potranno che aggravarsi”.
Anche la vicepresidente della Commissione Lavoro della Camera dei Deputati, on. Renata Polverini (FI), ha evidenziato che “i dati diffusi oggi dallo Svimez confermano che la crisi del Mezzogiorno non può essere risolta con i palliativi immaginati da Renzi e già fortemente criticati da Forza Italia e dai sindacati. Occorrono misure straordinarie e di forte quanto immediato impatto sul piano degli investimenti pubblici, della fiscalità, degli incentivi all’occupazione e del contrasto alla povertà e serve soprattutto riallacciare il confronto con le parti sociali che hanno molto da dire e da proporre come dimostrano, ad esempio, le conferenze sul Mezzogiorno che l’Ugl sta portando avanti nell’ambito dell’iniziativa denominata SudAct”. Per l’on. Polverini “siamo all’ultima chiamata per salvare il Mezzogiorno: il Parlamento deve usare la legge di Stabilità per dare a milioni di poveri, di giovani senza lavoro, di mamme che hanno timore a fare altri figli e di imprese che scappano o vengono chiuse dalla mancanza di credito, la speranza che al Sud si possa ancora vivere”.
Il ministro dell’Economia e delle Finanze, Pier Carlo Padoan, si difende sostenendo che nella manovra ci sono dei “meccanismi per investimenti fino ad 11 mld, dei quali 7 per il Sud”, ma pesa l’assenza di misure specifiche, subito notata dall’Ugl che, con il segretario generale Francesco Paolo Capone, ha evidenziato come nella legge di Stabilità “non ci sia rispostaRapporto Svimez all’urgenza più grande del Paese che è la crescita e che può nascere soltanto dal Mezzogiorno, al quale però sono state riservate poche, scoordinate e imprecise misure, proprio il contrario di quello che l’Ugl sta insistentemente chiedendo con il ciclo di conferenze Sudact”. Posizione peraltro condivisa anche da chi ha dato il suo appoggio al governo sulla legge di Stabilità: “non c’è traccia del Mezzogiorno, ci sono interventi molto interessanti per alcune città del Sud, però nel complesso il Mezzogiorno non c’è” ha detto Alessandro Laterza, vicepresidente Confindustria con delega al Mezzogiorno, aggiungendo che “da molto tempo il Mezzogiorno non è più al centro dell’agenda politica dei governi”.
Il Rapporto Svimez 2015 conferma dunque le condizioni drammatiche del Sud Italia, alle quali servono risposte di tipo strutturale, che l’Ugl è pronta a proporre concretamente al governo con l’iniziativa Sudact.


La legge di Stabilità approda in Senato


Approdo in Senato per la legge di stabilità, controfirmata dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il cui iter parlamentare, ancora prima di iniziare, già era in salita.
Il valore della manovra ammonterebbe a 28,7 miliardi, che potrebbero lievitare a 31,8 se Bruxelles, concederà la flessibilità per l’emergenza migranti, su cui si registra un’inattesa apertura: in quest’ultimo caso, secondo le tabelle del provvedimento, mancherebbero coperture per 17,7 miliardi di euro.
L’unica grande operazione della manovra ricalca lo storico cavallo di battaglia dei governi Berlusconi, ovvero l’abolizione dell’Imu e della Tasi sulla prima casa per tutti, che l’Ugl ha insistentemente richiesto, ma il ddl non risolve gli ulteriori problemi cruciali del Paese: “il premier – ha commentato il segretario generale dell’Ugl, Francesco Paolo Capone – avrebbe dovuto mettere più coraggio e risorse per capitoli urgenti quali il Sud, le pensioni, la Sanità e il pubblico impiego”.
Sono molti i punti deboli, tra cui spicca il definanziamento per circa 4 miliardi di euro del Fondo sanitario nazionale rispetto a quanto previsto dal Patto per la Salute ancora vigente, che prevedeva uno stanziamento di 115,4 milioni di euro. Il segretario nazionale dell’Ugl SanitLegge di Stabilitàà, Daniela Ballico, commenta senza mezzi termini: “il rischio è che i cittadini paghino il prezzo di questa decisione, ottenendo meno servizi e possibili incrementi dei ticket sanitari, il cui costo è già insostenibile per molte famiglie”.
Da evidenziare, inoltre, la diminuzione di 800 milioni del Fondo per la riduzione della pressione fiscale, e un taglio ai Caf pari a 100 milioni di euro, contro cui si è scagliato il segretario confederale dell’Ugl, Giuseppe Carenza: “è inaccettabile fare cassa sugli importanti servizi offerti da Caf e Patronati, destinati per la maggior parte a fasce deboli di popolazione come i pensionati. Ci auguriamo che il Parlamento intervenga sul testo della Legge di Stabilità con le modifiche più opportune”.
“Già in passato – ha ricordato – queste strutture sono state oggetto di tagli indiscriminati nonostante il ruolo svolto; ricordiamo infatti che i patronati, con le prestazioni fornite, colmano le lacune politiche in ambito di welfare, mentre i caf hanno dovuto rettificare i tanti errori contenuti nelle dichiarazioni precompilate che il governo Renzi ha sponsorizzato come intervento di semplificazione ma che, invece, per molti contribuenti, sono state motivo di maggiori difficoltà e di sanzioni a causa della scarsa informazione ed efficacia del nuovo sistema”.
La spending review contenuta nella legge di stabilità, inoltre, è a dir poco “timida”: ammonta a 7 miliardi per il 2016, di cui 3 provenienti dai tagli lineari ai ministeri, mentre la vera e propria sforbiciata agli sprechi si riduce a poche centinaia di milioni di euro.
Saranno inoltre rimandati di un anno l’aumento dell’Iva e le accise, che per il 2016 resteranno stabili, per aumentare di nuovo nel 2017.
Le carenze macroscopiche della manovra sono due, e la prima riguarda un grande assente nel disegno di legge: il Sud, già dimenticato dalle precedenti politiche del governo Renzi. Per Capone, “nella legge di Stabilità non c’è risposta all’urgenza più grande del Paese che è la crescita e che può nascere soltanto dal Mezzogiorno, al quale però sono state riservate poche, scoordinate e imprecise misure, proprio il contrario di quello che l’Ugl sta insistentemente chiedendo con il ciclo di conferenze SudAct”. “E’ proprio per colmare il vuoto lasciato dalla politica – prosegue – che abbiamo organizzato il roadshow, finalizzato all’elaborazione di un documento conclusivo contenente proposte su cui ci batteremo. Per il Mezzogiorno serve uno sforzo straordinario che si avvicini a quello fatto per la riunificazione della Germania”.
Per la Vice Presidente della Commissione lavoro della Camera, Renata Polverini, “siamo all’ultima chiamata per salvare il Mezzogiorno: il Parlamento deve usare la legge di stabilità per dare a milioni di poveri, di giovani senza lavoro, di mamme che hanno timore a fare altri figli e di imprese che scappano o vengono chiuse dalla mancanza di credito, la speranza che al Sud si possa ancora vivere”.
L’altro elemento su cui sindacati e lavoratori sono sul piede di guerra riguarda il rinnovo dei contratti per gli statali, per cui sono stati stanziati 300 milioni di euro, che corrispondono ad una sorta di “mancia” in media di circa 10 euro lordi al mese di aumento salariale. Un provvedimento che l’Ugl è deciso a contrastare con forza: il 21 ottobre i segretari nazionali del Pubblico impiego del sindacato – Statali, Scuola, Sanità, Enti locali e Polizia Penitenziaria – sono andati in Piazza della Repubblica a Roma e hanno allestito un gazebo per sensibilizzare i lavoratori sulla necessità di combattere contro l’ennesima beffa del rinnovo del contratto di lavoro. Successivamente, Capone ha dichiarato che l’Ugl è pronto a proseguire sulla “strada della mobilitazione” per ottenere una risposta dal governo su “uno stanziamento “a dir poco ridicolo”, a maggior ragione perché viene effettuato dopo sei anni di blocco.
Un ulteriore capitolo della manovra che ha lasciato spazio a polemiche e dibattiti riguarda le pensioni. Il segretario confederale dell’Ugl, Nazzareno Mollicone, si è scagliato contro l’abolizione “pressoché totale” nella legge di Stabilità delle indicizzazioni: “il governo continua a punire i pensionati, violando ancora una volta la sentenza della Corte Costituzionale che ha ritenuto illegittima questa procedura”. Secondo il sindacalista, dalla legge Fornero in poi i pensionati sono usati come “bancomat” per coprire i buchi di bilancio dello Stato: “l’unica possibilità al momento – ha spiegato – è quella di appellarsi ai parlamentari che mediante emendamenti soppressivi possono ancora intervenire per eliminare questo ulteriore attacco al sistema previdenziale. Che siano una manciata o meno di euro al mese, come asserisce il responsabile economico del Pd Filippo Taddei, l’abolizione delle indicizzazioni resta una misura illegittima nonché economicamente incomprensibile per un Paese che ha bisogno di crescere, di rianimare un mercato interno esausto e di sconfiggere la povertà ”.


Call center, presidio a Montecitorio per clausola sociale


Presidi unitari per Ugl Telecomunicazioni e Slc Cgil in piazza Montecitorio in concomitanza con la discussione alla Camera dei Deputati dell’emendamento 7bis al ddl Appalti, per chiedere al Parlamento di non fare marcia indietro sul testo che introduce per legge le clausole sociali nei cambi di appalti per i servizi di call center, consentendo che il rapporto di lavoro continui con l’appaltatore subentrante e salvaguardando sia i posti di lavoro che i trattamenti economici previsti.
“La nostra Organizzazione – spiega Fabrizio Tosini, segretario generale dell’Ugl Telecomunicazioni – ha deciso di aderire a questa importante iniziativa perché è una giusta causa: occorre unità tra le sigle sindacali quando si tratta di difendere i diritti dei lavoratori dei call center, che gli imprenditori del settore vorrebbero cancellare, attraverso una garanzia che tuteli il loro posto di lavoro al verificarsi di un cambio di appalto”.
“Ecco – aggiunge Tosini – perché l’Ugl Telecomunicazioni dice con convinzione ‘sì’ all’emendamento 7bis sulle clausole sociali, affinché in un mercato del lavoro libero vi sia il rispetto delle regole e del diritto costituzionale e, soprattutto, del lavoro e dei lavoratori. Si tratta infatti di una norma essenziale come deterrente alle gare al massimo ribasso e alle delocalizzazioni selvagge nel settore dei call center che, fino ad oggi, hanno fortemente danneggiato i lavoratori, e per la quale il nostro sindacato si è sempre battuto con fermezza”.
Intanto, le difficoltà del comparto continuano a riversarsi su lavoratrici e lavoratori: Ugl Tlc e Slc Cgil hanno chiesto con urgenza al ministero del Lavoro un incontro di verifica della situazione del call center 3G dopo che l’azienda ha iniziato ad inviare lettere di licenziamento. La decisione arriva dopo il mancato accordo sulla riduzione dei posti di lavoro che l’Ugl Tlc non ha accettato di firmare perché “contraria a qualsiasi tipo di accordo che parli di licenziamenti” ha spiegato Tosini. “A fronte dei 232 licenziamenti proposti – spiega il sindacalista -, l’azienda ha infatti avanzato una proposta di riduzione a 125, offrendo 6 mesi di buonuscita per chi ne farà richiesta entro cinque giorni. Così, si apre uno scenario che il sindacato ha cercato di scongiurare in tutti i modi proponendo diverse soluzioni, come ad esempio l’utilizzo della cig, anche in considerazione della positiva disponibilità manifestata sia dalla Regione Abruzzo sia dalla Regione Molise”.
“A seguito del mancato accordo – prosegue Tosini – l’azienda sta procedendo all’invio delle lettere di licenziamento. Al momento non è chiaro il criterio adottato. Al fine di verificare la possibilità di evitare che questa vicenda arrivi definitivamente ad un punto di non ritorno, vanificando qualsiasi tentativo di composizione non traumatica, riteniamo di grande utilità valutare la possibilità di un’ultima mediazione, prima che la vertenza si trasferisca nelle aule giudiziarie per impugnare gli atti unilaterali dell’azienda”.

Presidi unitari per Ugl Telecomunicazioni e Slc Cgil  in concomitanza con la discussione alla Camera dei Deputati dell’emendamento 7bis al ddl Appalti
Presidio unitario oUgl Telecomunicazioni e Slc Cgil in concomitanza con la discussione alla Camera dei Deputati dell’emendamento 7bis al ddl Appalti

Un percorso unitario, dunque, per Ugl Tlc e Slc Cgil che dalle singole vertenze approda alla questione nazionale della clausola sociale nei cambi di appalti, sulla quale si chiede al Parlamento di non abbandonare la giusta direzione intrapresa.

 


P.A., sindacati sul piede di guerra


Ancora una beffa per gli statali. Uno stanziamento irrisorio, infatti, quello che arriva dalla legge di Stabilità per il rinnovo del contratto, pari a 300 milioni che si traducono in appena 10 euro lordi al mese di aumento dello stipendio. Stretta, poi, sul turnover e sui compensi.
Misure che i sindacati rimandano al mittente annunciando battaglia. “Siamo pronti a proseguire sulla strada della mobilitazione – ha spiegato il segretario generale dell’Ugl, Francesco Paolo Capone – per ottenere dal governo Renzi una risposta concreta ed efficace”. Una mobilitazione quella dell’Ugl che è iniziata a Piazza della Repubblica a Roma con un gazebo allestito dalle categorie del Pubblico impiego quindi Statali, Scuola, Sanità, Enti locali e Polizia Penitenziaria.
“Lavoratori e sindacati – ha sottolineato il segretario confederale Augusto Ghinelli – si aspettavano dalla legge di Stabilità risorse per il rinnovo del contratto di lavoro fermo al 2009, risorse che si sono rivelate addirittura più esigue del previsto. Un fatto assolutamente intollerabile, per una categoria in attesa di rinnovo da ben sei anni”.
Nella Legge di Stabilità, firmato al Quirinale, infatti, non è più presente la clausola circolata inizialmente che prevedeva l’erogazione di aumenti anche prima di attuare i rinnovi contrattuali. Il governo ha già avviato all’Aran il primo tavolo per la riduzione dei comparti, dopo la bocciatura da parte della Corte Costituzionale del blocco dei contratti scattato dal 2010, anticamera del rinnovo. Solo dopo questo passaggio si aprirà il confronto sul contratto, dove a fare discutere potrebbe essere anche l’ipotesi citata più volte dal governo di distribuire le risorse non più ‘a pioggia’ ma in base al criterio della produttività. Per il responsabile nazionale dell’Ugl Intesa Funzione Pubblica, Eugenio Bartoccelli, però “non si può parlare di riduzione dei comparti di contrattazione, se il governo resta sordo alle indicazioni della Consulta e alle legittime richieste dei lavoratori della PA: si avvii prima la trattativa per il rinnovo dei contratti, poi si potrà discutere di applicazione della legge Brunetta”.
Altra stretta poi è prevista sul turn over: secondo quanto prevede il testo, la spesa per le nuove assunzioni sarà nel 2016 al 40% della spesa degli stipendi pagati alle persone andate in pensione nell’anno precedente. Nel 2017 la percentuale aumenterà al 60%, e nel 2018 al 70%, sempre dell’anno precedente. Le soglie valgono per le amministrazioni statali, le agenzie, gli enti pubblici non economici e si riferiscono alle assunzioni a tempo indeterminato del personale nel suo complesso. Unica eccezione i dirigenti, per i quali le soglie sono diverse e nel 2018 ci sarà lo sblocco totale del turnover.
Nel 2014 il numero dei dipendenti dell’amministrazione pubblica sono scesi sotto la soglia di 3 milioni: secondo le stime dell’Inps si tratterebbe di un calo di circa 90.000 unità sul 2013. Tre anni prima, nel 2011 lo Stato dava ancora lavoro a 3,23 milioni di persone, con il blocco del turn over, sono state tagliate 300.000 unità. A far ritornare i dipendenti pubblici sopra la soglia dei 3 milioni bisogna ricorrere ai precari. Nel 2014 infatti i contratti a tempo determinato sono stati circa 270 mila portando il numero degli stipendiati a 3,22 milioni. Nella legge di Stabilità si prevede, inoltre, una stretta anche sui compensi, con le risorse destinate al trattamento accessorio del personale, anche dirigenziale, congelate, a partire dal 2016, all’importo stanziato per quest’anno.
“Non solo lavoratrici e lavoratori della pubblica amministrazione sono ancora in attesa dell’avvio della trattativa per sbloccare i rinnovi contrattuali in base a quanto statuito dalla sentenza dalla Corte Costituzionale – ha aggiunto Capone -, ma si trovano a dover fare i conti anche con uno stanziamento di risorse nella legge di Stabilità che, senza correttivi, è a dir poco ridicolo dopo sei anni di blocco”.

Nella foto, Giuseppe Mascolo, Giovanni Iacoi, Eugenio Bartoccelli, Daniela Ballico, Alessandro Di Stefano e Francesco Paolo Capone
Nella foto, Giuseppe Mascolo, Giovanni Iacoi, Eugenio Bartoccelli, Daniela Ballico, Alessandro Di Stefano e Francesco Paolo Capone

Sudact, a Cagliari si affronta il problema disoccupazione


di Caterina Mangia

“La drammatica situazione occupazionale che attraversa il Sud, testimoniata in modo incontrovertibile dai dati Svimez, non può che peggiorare se le uniche contromisure che vengono prese riguardano il Jobs Act, un elemento soltanto peggiorativo in quanto non aiuta il lavoro e al tempo stesso riduce le tutele contrattuali”.
Lo ha dichiarato il segretario generale dell’Ugl, Francesco Paolo Capone, a conclusione del sesto appuntamento del roadshow “Sudact”, dal titolo “Lavoro: creare opportunità di sviluppo e occupazione”, che si è tenuto a Cagliari il 23 ottobre.
Per un’analisi attenta delle principali problematiche del Mezzogiorno non poteva mancare un approfondimento sulle cause e le conseguenze della disoccupazione, e dal documento conclusivo stilato dall’Ugl al termine dell’appuntamento emerge il quadro di un’Italia spaccata in due. Nel 2014, infatti, il Pil pro-capite del Mezzogiorno si è fermato a una media di 16.976 euro, ovvero quasi alla metà rispetto ai 31.586 euro del Centro-Nord.
Inoltre, quasi il 62 per cento dei meridionali ha guadagnato meno di 12mila euro annui contro il 28,5 per cento del Centro-Nord, e nel Mezzogiorno d’Italia il 32,8 per cento della popolazione, una persona su tre, è a rischio povertà. Nel Centro-Nord, invece, soltanto una persona su dieci. Ne deriva il crollo dei consumi delle famiglie meridionali, che sono ancora in discesa, arrivando a ridursi nel 2014 dello 0,4 per cento, a fronte di un aumento dello 0,6 nelle regioni del Centro-Nord.
“Per un rilancio occupazionale degno di questo nome – ha spiegato Capone – non è utile incentivare il precariato, comprimendo al tempo stesso i consumi. Al contrario servono urgentemente politiche industriali lungimiranti, investimenti strategici, misure efficaci di contrasto al sommerso e di incentivo per gli inattivi: se non si interviene tempestivamente, il problema sociale non può che peggiorare”. A partire dall’inizio della crisi al Sud, infatti, i consumi sono scesi del 13,2, ovvero più del doppio rispetto al resto del Paese.
Tale situazione si riflette sugli investimenti al Mezzogiorno: 2008 al 2014 sono crollati del 38%, mentre il calo nel Centro-Nord è stato pari al 27%, con una differenza di 11 punti percentuali.
Efficace il commento della Vice Presidente della Commissione lavoro della Camera dei Deputati, Renata Polverini, che è intervenuta al dibattito: “se non riparte il Mezzogiorno non riparte l’Italia: serve un progetto complessivo e risorse adeguate alla drammaticità della situazione, ma la Legge di stabilità appena presentata non ha ancora la forza e la dimensione per imprimere quel cambio di passo che peraltro non sarà possibile senza il coinvolgimento dei corpi intermedi”. “Forza Italia – ha aggiunto – si batterà ancora con più forza in Parlamento perché il Sud diventi finalmente la priorità del Governo Renzi”.
Il dibattito, moderato da Fabio Meloni, direttore responsabile di “Ad Maiora Media”, si è aperto con i saluti del segretario regionale dell’Ugl Sardegna, Sandro Pilleri, che ha chiesto “interventi tempestivi ed efficaci” sulla “disoccupFoto per articolo su Sudact Cagliariazione giovanile” e sui “problemi del Sulcis e di Alcoa”. Hanno poi dato il benvenuto il segretario provinciale dell’Ugl Cagliari, Piergiorgio Piu, e l’Arcivescovo di Cagliari, Monsignor Arrigo Miglio.
In seguito ha preso la parola l’assessore alle politiche per lo Sviluppo economico e turistico del Comune di Cagliari, Barbara Argiolas, secondo cui “per una vera rinascita occupazionale c’è bisogno di chiarezza, trasparenza e unità di tutte le parti in causa”, mentre per il consigliere regionale, On. Alberto Randazzo (FI), “per ‪dare slancio all’occupazione‬ e alla ‪‎competitività‬ non servono guerre tra ‪poveri‬, ma vanno fatte battaglie comuni”. Il consigliere regionale Pd, On. Giampietro Comandini, ha sottolineato che è necessario essere propositivi ed elaborare piani di sviluppo: “non si deve parlare solo di aziende che chiudono, ma è urgente elaborare proposte per il riscatto del territorio. Mai come ora è servito un patto tra ‪sindacato‬, società civile e ‪politica‬ per il rilancio dell’occupazione e dell’istruzione e per scongiurare il fenomeno dei ‪‎Neet‬”.
Infine, il Presidente di Confindustria Sardegna, Alberto Scanu, ha rilevato che al Sud “mancano le precondizioni per lo sviluppo e per il rilancio degli investimenti privati”, evidenziando “triste primato del Sud in ‪‎Europa‬ sul costo ‪dell’energia‬” e ricordando “il grave gap infrastrutturale e l’assenza di strategie ‪‎industriali‬ sistemiche”.


Centenario della morte di Filippo Corridoni


Il 23 ottobre 1915 moriva nella Trincea delle Frasche Filippo Corridoni, padre del sindacalismo nazionale da cui la Cisnal ha preso ispirazione. A 100 anni dalla sua scomparsa l’Ugl ha voluto ricordarlo in Friuli Venezia Giulia con un convegno organizzato a Trieste dal titolo “Noi guardiamo in alto, noi guardiamo a Filippo Corridoni’, con il contributo degli storici Mario Bozzi Sentieri e Andrea Butturini, e il segretario regionale del sindacato Matteo Cernigoi che ha moderato il dibattito.
Un evento proseguito poi il giorno successivo con una cerimonia di commemorazione che ha visto la partecipazione del segretario generale Ugl, Francesco Paolo Capone, proprio al cippo Corridoni nella Trincea delle Frasche.

Il segretario generale Ugl, Francesco Paolo Capone, insieme a una delegazione del sindacato al cippo Corridoni nella Trincea delle Frasche.
Il segretario generale Ugl, Francesco Paolo Capone, insieme a una delegazione del sindacato al cippo Corridoni nella Trincea delle Frasche.
Una storia quella di Filippo Corridoni che, purtroppo, è conosciuta a pochi. Un’esistenza, la sua, breve ma intensa, iniziata nel 1887 a Pausula, un paese in provincia di Macerata, che egli dedicò fin da giovanissimo all’impegno come sindacalista “rivoluzionario” tanto che per le sue idee, gli scioperi e le manifestazioni da lui organizzati, oltre che per i suoi articoli “scottanti” pubblicati su “La conquista” e “L’internazionale”, venne arrestato numerose volte. Corridoni, tra l’altro, era uno straordinario oratore che sapeva conquistare con le sue parole chiunque lo ascoltasse. Nel 1914, dopo aver fondato con altri compagni il Fascio rivoluzionario d’azione internazionalista, venne nuovamente rinchiuso nel carcere di San Vittore, dove scrisse un’opera significativa dal titolo ‘Sindacalismo e Repubblica’, nel quale è concentrato tutto il pensiero politico e sindacale del Corridoni.
Nella premessa al testo l’autore incitò i compagni ad ottenere a tutti i costi gli obiettivi che si erano prefissati; scriveva, infatti: “Non basta avere la meta, bisogna raggiungerla. Siamo noi sulla buona strada o stiamo sciupando le nostre fresche energie in viottoli senza uscite?”.
Filippo CorridoniUna volta liberato, seppur molto debole per la tisi che già da qualche anno avanzava inesorabile nel suo corpo, egli decise di partire come volontario sul fronte. Nell’ottobre 1915, pochi giorni prima di morire, Corridoni sembrava già prevedere quale sarebbe stata la sua fine: in una lettera ad Arturo Rossato, infatti, scrisse: “Morirò in una buca, contro una roccia, o nella corsa di un assalto, ma, se potrò, cadrò con la fronte verso il nemico come per andare più avanti ancora”.
Accade proprio così: il 23 ottobre 1915, alla Trincea delle Frasche, morì col viso rivolto verso gli austriaci e, come scrisse qualche anno dopo l’amico Amilcare De Ambris, il suo corpo “scomparve nella mischia senza essere più ritrovato, come nelle storie leggendarie degli eroi”.
“Non dobbiamo mai dimenticare – ha sottolineato Capone – la lunga storia da cui proveniamo, fatta del sacrificio di donne e di uomini, di quei valori che hanno reso grande questo sindacato. Dobbiamo tracciare un sentiero sul solco di una tradizione che non può e non deve essere cancellata e che ritrova in Filippo Corridoni la nostra ispirazione”.


Sudact, confronto su Energia e Green Economy


E’ Pescara la quinta tappa del ciclo di convegni Sudact. “Energia e Green Economy, per un futuro sostenibile. Il pericolo delle trivellazioni” questo il titolo scelto per il nuovo appuntamento che ha avuto come obiettivo l’elaborazione di soluzioni comuni per un futuro sostenibile e a basso impatto ambientale, in grado di garantire crescita economica e occupazione. Un confronto articolato anche sui temi di più stretta attualità a partire dalla Legge di Stabilità che per il segretario generale dell’Ugl, Francesco Paolo Capone “così come è stata presentata, non risponde alle drammatiche esigenze del Mezzogiorno: serve uno sforzo straordinario che si avvicini a quello fatto per la riunificazione della Germania”.
Questa quinta conferenza ha messo in evidenza il grave ritardo infrastrutturale delle Regioni del Sud Italia anche sotto il profilo energetico, ma ha anche pronunciato un forte e chiaro ‘no’ allo sfruttamento delle risorse naturali se, come nel caso delle trivellazioni, non sono orientate al principio della precauzione invocato anche dal Santo Padre nell’Enciclica “Laudato Sí”.
Per Capone “quando e se il Governo si aprirà al confronto sulla Legge di Stabilità, l’Ugl produrrà un documento organico per il Mezzogiorno frutto di un approfondito confronto con la società civile e le parti sociali ottenuto attraverso le nove conferenze di quello che abbiamo voluto significativamente definire ‘SudAct’”.
Ricco il parterre di ospiti presenti al convegno moderato da Nino Germano, vice caporedattore TGR Abruzzo. I saluti sono stati affidati a Gianna De Amicis, segretario regionale Ugl Abruzzo, Piero Peretti, segretario confederale dell’Ugl. “Il tema dell’energia e della green economy – ha spiegato De Amicis – è di grande attualità, soprattutto per la nostra regione, al centro di numerosi dibattiti in cui il sindacato ha il dovere di intervenire perché davanti a cambiamenti che riguardano direttamente il nostro territorio a livello ambientale economico ed occupazionale, dobbiamo restare vigili”. Questo perché, secondo Peretti, siamo davanti ad un governo “che non pensa ai rischi per i cittadini. Ciò che serve al nostro paese e in particolare a questo territorio sono interventi certi e soprattutto diversi da quelli che il Governo ha messo in atto fino ad ora, a partire proprio da un’accelerazione nel progetto di ricostruzione de L’Aquila”.
Dopo l’intervento di Fiovo Bitti, segretario confederale dell’Ugl, che ha illustrato il documento tecnico, ha aperto il dibattito Tommaso Pagliani, ricercatore del Centro di documentazione conflitti ambientali. Un intervento tecnico, in cui è stato affrontata la questione del progetto Ombrina Mare 2 e dei pericoli che comporta per il territorio abruzzese. “I rischi ambientali – ha spiegato – sono allarmanti: inquinamento, rischio di danneggiamento alla fauna, flora e habitat, possibile incremento di esplosioni e incendi, pericoli per la salute con un incremento della contaminazione nelle specie ittiche e immissione di xenobiotici nelle reti alimentari, abbassamento dei fondali interessati da estrazione di gas”.
Importanti contributi sono arrivati dagli interventi dell’On. Renata Polverini (FI), vice presidente della Commissione Lavoro della Camera dei Deputati, per la quale “l’ambiente è una risorsa per l’Italia e per il Mezzogiorno in particolare e non possiamo non dirci preoccupati per il programma di trivellazioni che mette a rischio un ecosistema fragile e prezioso come quello del mare Adriatico. La legge di stabilità che il Governo Renzi ha appena presentato, non dà ancora le risposte necessarie ed urgenti che il Sud attende per quanto riguarda gli investimenti pubblici; a partire dalle bonifiche di un territorio devastato da anni di incursioni della malavita e da imprenditori senza scrupoli che hanno inquinato terre una volta fertili e straordinarie.
L’iniziativa dell’Ugl – così puntuale e articolata – troverà senz’altro l’attenzione che merita da parte di Forza Italia in Parlamento perché siamo convinti che questo Paese non potrà ripartire senza il Mezzogiorno e che nessuna ripresa sarà possibile senza dare lavoro e infrastrutture ad una parte di Italia che ha sofferto sin troppo e merita di riscattarsi al più presto”.
Sul progetto Ombrina Mare 2 si è soffermato anche Lorenzo Sospiri (FI), consigliere regionale spiegando che è nato a causa dello sblocco di alcune norme. “I governi Monti, Letta e Renzi con il Salva Italia e lo Sblocca Italia – ha sottolineato – hanno impedito alle regioni di poter contrastare quei progetti industriali che non avrebbero avuto ricadute positive per il territorio: noi siamo contrari al progetto Ombrina Mare perché le ricadute occupazionali ed economiche sono davvero trascurabili rispetto ai rischi ambientali che si corrono. Il gioco, dunque, non vale la candela”. Per Daniele Becci, presidente della Camera di Commercio di Pescara “c’è bisogno di maggior dialogo, di un confronto fattivo, di una politica che vada a favore delle aziende, con la riduzione della tassazione, e di un dibattito con il mondo ambientalista”.
Hanno preso poi la parola Lola Aristone, esperta di diritto del lavoro, che ha illustrato uno studio svolto per la Facoltà di biotecnologie dell’Università degli Studi dell’Aquila, e riguarda la possibilità per la Camera di Commercio di Chieti di realizzare un comprensorio turistico e creare un marchio collettivo denominato la Costa dei Trabocchi.

Quinto appuntamento a Pescara presso l'Auditorium del Museo delle Genti d’Abruzzo
Quinto appuntamento a Pescara presso l’Auditorium del Museo delle Genti d’Abruzzo
Fr
Fr
Anche Claudio Lattanzio, pescatore e componente dell’associazione “Pescaturismo”, ha focalizzato il suo intervento sulle conseguenze del progetto Ombrina Mare 2 spiegando che “se venisse realizzato comporterebbe una radicale trasformazione dell’aspetto del nostro mare, comportando grandi problemi legati all’attività di pesca, all’attività di tantissime persone che hanno lavorato in mare per generazioni. Anche questa è economia, un opportunità di sviluppo e la ricaduta delle trivellazioni sarebbe terribile.

 


Trivellazioni e terremoto, il caso olandese


di Caterina Mangia

Trivellazioni: un pericolo o un’opportunità? Rappresentano o meno un vantaggio per lo sviluppo economico di un territorio?Domande che si affacciano insistentemente nel dibattito collettivo, la cui risposta però non è di facile elaborazione. Sono molte le variabili e i pro e contro da soppesare.
Un articolo uscito oggi sul quotidiano spagnolo “El Pais” aggiunge un importante spunto di riflessione sulle possibili conseguenze della perforazione del suolo: nel pezzo, dal titolo “Il prezzo di provocare un terremoto scuote l’Olanda”, è riportato un caso riguardante i terremoti derivanti dall’estrazione di gas naturale nella provincia di Groningen, dove si trova il più grande giacimento europeo di gas naturale (Vedi link ad articolo di El Pais). E’ stata infatti riconosciuta una stretta correlazione tra l’attività di estrazione e i fenomeni sismici che hanno interessato l’area. Sebbene le scosse siano di lieve entità, potendo raggiungere al massimo i 4,5 gradi nella scala Richter, secondo El Pais si sono verificate “nel 2014 più di 19Trivellazionimila segnalazioni degli abitanti di Groningen riguardanti crepe nelle loro abitazioni, cadute di mattoni e incurvamenti di tetti”.
Ne è nata una vicenda giudiziaria che ha visto contrapporsi da una parte la NAM, società olandese di petrolio e gas posseduta da Shell e Exon Mobil, e dall’altra i cittadini, che hanno fatto ricorso alla magistratura con una class action per chiedere il risarcimento dei danni alle loro case. I giudici hanno dato ragione alla cittadinanza, ma la NAM ha fatto ricorso legale ed è in attesa di una risposta.
“La NAM – si legge su El Pais – non nega che le sue attività provochino il deterioramento denunciato”, e la situazione per l’azienda può peggiorare, perché “nella provincia di Groningen anche 69 dei 100 immobili facenti parte del patrimonio nazionale presentano danni”.
La vicenda induce a una riflessione sulle conseguenze delle trivellazioni, che non incidono solamente a livello ambientale e sullo sviluppo turistico di un territorio, ma possono anche alterare l’integrità del suolo e provocare fenomeni sismici i cui effetti ricadono sulle spalle della cittadinanza.
L’Ugl ha dibattuto sull’opportunità di effettuare le trivellazioni nel corso della sesta tappa a Pescara del suo ciclo di convegni “Sudact – Nove proposte per il Mezzogiorno”, dal titolo “Energia e Green Economy, per un futuro sostenibile. Il pericolo delle trivellazioni” (Vedi link ad articolo Sudact Pescara). Dopo un approfondimento sul grave ritardo infrastrutturale delle Regioni del Sud Italia anche sotto il profilo energetico, è stato pronunciato un forte e chiaro “no” allo sfruttamento delle risorse naturali se, come nel caso delle trivellazioni, non sono orientate al principio della precauzione invocato anche da Papa Francesco nell’Enciclica “Laudato Sí”.