Editoriale
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Cerasa il gialloblu

Il direttore del Foglio ormai sembra rassegnato: l’Esecutivo terrà

di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl

Le forche caudine delle europee si avvicinano ed aumenta la fibrillazione nel mondo politico e, forse ancor di più, in quello dell’informazione. Siamo abituati al coro quasi unanime che non solo descrive il Governo Legastellato come la peggiore delle iatture, ma ne continua a pronosticare, ormai da quasi un anno, la breve durata. Ora, con il D-Day del 26 maggio alle porte, si alzano ancora i toni e si intensificano le previsioni sull’imminente crollo della strana alleanza. Inutili le rassicurazioni, praticamente quotidiane, dei diretti interessati, ovvero Salvini e Di Maio. Irrilevante il fatto che al momento su tutte le questioni, anche le più spinose, anche le più scivolose, alla fine una quadra è sempre stata trovata. Fuori dal coro c’è però una voce non certo amica dei gialloblu, quella del direttore del Foglio, Cerasa, che ormai da tempo sembra rassegnato: l’Esecutivo terrà. Calcolatrice alla mano, nell’editoriale di oggi ha dedotto quello che tutti, Mattarella compreso, avevano capito più o meno all’indomani del risultato delle scorse politiche, ma che solo pochi, pochissimi, hanno avuto l’onestà intellettuale di ammettere, ossia che l’unione fra i due azionisti di Governo, nonostante le evidenti diversità di vedute, forse anche esasperate per ragioni collegate all’avvicinarsi della data delle votazioni, non vacilla affatto. Sicuramente per tutti i motivi indicati da Cerasa stesso, ossia l’assenza di un’opposizione abbastanza forte, capace di dar vita ad una maggioranza alternativa di centrosinistra o centrodestra, come invece avviene – solo per quest’ultimo – a livello locale, le nomine importanti del 2020, e perfino la sincera intesa fra i due vicepremier. Ma anche e soprattutto per un’altra ragione: il binomio fra Lega e M5S, nonostante gli attriti interni, gli impedimenti esterni e una situazione economica particolarmente difficile, è riuscito ad avviare delle misure economiche e politiche, comunque la si pensi, dirompenti. Quota 100, reddito di cittadinanza e pace fiscale. Misure che sono state varate, ma ancora non sono entrate a regime, nell’inevitabile attesa dei tempi tecnici necessari. Finora, in sintesi, solo alcuni pionieri di quota 100 sono andati effettivamente in pensione, solo dal prossimo 15 aprile i primi beneficiari del RdC inizieranno a maneggiare concretamente il sussidio, solo dalla fine del mese partirà la pace fiscale per i piccoli imprenditori in difficoltà. Quando i milioni di cittadini italiani che sono coinvolti da almeno una delle tre misure ne percepiranno gli effetti nel quotidiano vedendosi cambiare in modo significativo la vita, difficilmente coloro che le hanno rese possibili lasceranno i meriti ad altri, anche perché la scommessa economica espansiva, quella su cui si sono giocati il tutto per tutto, potrebbe anche – e lo speriamo per il Paese – essere vinta.

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Ufficiostampa