Editoriale
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La beffa di Blutec a Termini Imerese

Le accuse, in attesa degli sviluppi dell’inchiesta, sono gravissime. Ora si faccia sistema per risolvere la situazione

di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl

Le notizie che giungono da Termini Imerese generano un misto di preoccupazione, amarezza e rabbia. Anni di difficoltà e di lotte sindacali, la chiusura dello stabilimento Fiat nel 2011, le tante ipotesi di riconversione e infine il progetto Blutec, su cui erano state riposte molte speranze. Poi, la notizia: l’arresto dell’intero management, accusato dalla Procura di malversazione ai danni dello Stato, e il sequestro preventivo dell’intero complesso aziendale. L’accusa: i vertici di Blutec avrebbero fatto sparire buona parte degli ingenti fondi pubblici destinati al rilancio dell’azienda, 16 milioni e mezzo di euro su 21. Ora l’amministratore giudiziario nominato dal Gip afferma che l’Azienda seguiterà ad essere operativa, ma c’è grande preoccupazione per la sorte dei lavoratori, settecento di cui 570 ancora in cassa integrazione, con le relative famiglie, che temono per il proprio futuro. Di Maio è intervenuto, assicurando che i dipendenti non saranno abbandonati e che lo Stato è dalla loro parte, ma per tenere alta l’attenzione sulla vicenda ed ottenere risposte il più possibile rapide e certe, nel frattempo è partita la mobilitazione con la richiesta al Ministro di convocare con la massima urgenza il già previsto tavolo al Mise, mentre circolano indiscrezioni in merito all’interessamento della cinese Jiayuan per il rilancio dello stabilimento. L’auspicio è quello di una soluzione, innanzitutto a breve termine, che garantisca serenità ai lavoratori, e poi soprattutto di lungo periodo e ampio respiro, per una reale e concreta riconversione dell’azienda. Restano comunque rabbia ed amarezza in merito all’accaduto. Ferme restando le cautele del caso, l’accusa, ossia utilizzare a fini personali fondi pubblici – ossia di tutti i cittadini – destinati al rilancio di uno stabilimento, quindi a lavoratori e a un territorio che di tutto avevano bisogno tranne che di una simile beffa, è particolarmente odiosa ed infamante. Ci auguriamo non solo una soluzione rapida per i problemi immediati concernenti gli ammortizzatori sociali, ma anche che si riesca a fare completa chiarezza su quanto accaduto, accertando e sanzionando adeguatamente le eventuali responsabilità, per poi voltare pagina e giungere finalmente ad un vero riscatto per Termini Imerese, che si concretizzi attraverso progetti credibili e sani dal punto di vista economico, occupazionale e sociale, per uno sviluppo industriale reale.

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Ufficiostampa