Editoriale
0

Bambini, giovani, anziani. Gli italiani che mancano all’appello

I dati statistici confermano il calo demografico in atto nel Paese: non solo culle sempre più vuote, ma anche giovani che emigrano alla ricerca di un futuro migliore e persino anziani, sempre più numerosi, che preferiscono trascorrere all’estero gli anni da pensionati. Tutti sintomi di un malessere che allontana gli Italiani dalla propria Patria e che mina alle basi il futuro della nostra Nazione, un malessere da contrastare con politiche economiche, sociali e fiscali capaci di trasmettere fiducia ed innescare un circolo virtuoso di crescita e benessere.

di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl

Culle vuote, cervelli in fuga e pensionati all’estero. L’Italia si sta spopolando in modo intergenerazionale. L’Italia è un Paese demograficamente in declino. Nascono sempre meno bambini, 464mila nel 2017, il 2% in meno rispetto al 2016, segnando un nuovo minimo storico. Le emigrazioni diminuiscono di poco, ma restano sulla cifra considerevole di 153mila persone che solo nell’anno passato hanno deciso di stabilirsi altrove. Fra chi emigra molti sono giovani, i famosi “cervelli in fuga”, ragazzi che pensano di avere migliori prospettive lavorative all’estero. Ma sono sempre di più gli anziani che se ne vanno, i pensionati che decidono di passare la terza età in Paesi che ritengono più accoglienti, spesso per qualità dei servizi o per costo della vita. Come ben sappiamo moltissimi stranieri hanno deciso per vari motivi di stabilirsi in Italia, fornendo un contrappeso demografico alla perdita di tanti nostri connazionali, fra quelli non nati e quelli emigrati all’estero. Risulta difficile conteggiare quanti saremmo al netto del fenomeno migratorio, considerando anche le tante naturalizzazioni avvenute in questi anni. Incontrovertibile il fatto che la nazione italiana – quella comunità di persone che condividono storia, lingua, destino – è in declino, se non in via d’estinzione. C’è chi si accontenta di rimpiazzare i posti mancanti caldeggiando l’arrivo di più immigrati e chi invece crede sia normale voler garantire un futuro al proprio popolo, attraverso migliori politiche economiche e sociali. Senza considerare il fatto che c’è uno squilibrio non solo culturale fra chi va e chi viene, ma anche economico: perdiamo pensionati e ragazzi istruiti, quindi esponenti della “classe media” con maggiori potenzialità o possibilità di contribuire alla ripresa, ed importiamo soprattutto persone bisognose di aiuto, in un circolo vizioso di depauperamento che sta mettendo in seria difficoltà il Paese, già provato dalla crisi. Comunque, nel complesso e nonostante gli immigrati, la popolazione continua a diminuire, segno che se le cose non vanno anche gli stranieri preferiscono, potendo scegliere, stabilirsi altrove. E se al 1° gennaio 2018 la popolazione residente è stimata attorno ai 60 milioni 494mila abitanti, quasi 100mila in meno rispetto all’anno precedente, il futuro sembra ancora più fosco, stando alle previsioni dell’Istat, che ha calcolato che nel 2065 l’Italia dovrebbe contare altri sei milioni e mezzo di residenti in meno. Un quadro piuttosto desolante al quale porre al più presto rimedio per garantire un futuro al Paese.

  • googleplus
  • linkedin

Ufficiostampa