Editoriale
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Povertà e reddito di cittadinanza

Dovrebbe essere avviata una task force presso il Mef per verificare costi, tempi e modi per la realizzazione del Reddito di Cittadinanza. Un provvedimento molto atteso, decisamente innovativo e piuttosto costoso, ma che, se realizzato in modo adeguato, mediante un’ineludibile connessione con le politiche attive ed i necessari controlli onde evitare abusi, potrebbe rivelarsi utile al fine di contrastare la povertà e contribuire a rimettere in moto l’economia.

di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl

La povertà resta una tra le principali emergenze sociali del Paese. I dati più aggiornati, resi noti dall’Istat, attestano che gli italiani a rischio povertà ed esclusione sociale sono più di 18 milioni, quasi un terzo della popolazione. Sono oltre 9 milioni i nostri concittadini in povertà relativa, pari al 15,6% del totale, mentre quelli in povertà assoluta superano i 5 milioni e corrispondono all’8,4%. La tendenza è in continua crescita ed i valori registrati dall’Istituto segnano l’ennesimo record negativo, rendendo gli obiettivi di promozione sociale imposti dal programma Europa 2020 una meta al momento irraggiungibile. La situazione, già complessivamente grave, si fa ancor più drammatica al Sud, dove un abitante su dieci vive in condizione di povertà assoluta. Uno stato di cose decisamente allarmante e non sufficientemente sottolineato dai media, intollerabile in un Paese sviluppato come il nostro, che dovrebbe garantire a tutti una vita dignitosa. Per affrontare e risolvere questa situazione occorrono misure serie, lungimiranti e di impatto. È necessario dare un impulso all’economia mediante adeguate politiche industriali e fiscali finalizzate allo sviluppo e capaci di far crescere l’offerta di lavoro. Ma servono anche strumenti di welfare in grado di sostenere le persone nei momenti di difficoltà. Da quest’ultimo punto di vista, se, come dimostrano i dati, il Rei non si è rivelato sufficiente a contrastare efficacemente la povertà, ora gli italiani sono in attesa di vedere finalmente all’opera il Reddito di Cittadinanza. Ovvero la famosa misura di welfare, fulcro del programma 5 Stelle e rimodulata poi nell’accordo di governo con la Lega, che dovrebbe garantire a tutti coloro che hanno un reddito inferiore alla soglia di povertà – 780 euro al mese per il singolo, variabile poi in base alla composizione della famiglia – di veder colmato tale gap tramite un corrispondente contributo pubblico, ovvero un nuovo tipo di sussidio per i periodi di disoccupazione/sottoccupazione, universale e più robusto e condizionato alla ricerca attiva di un lavoro. Sul tema della povertà e dell’esclusione sociale si è svolto ieri un incontro fra il ministro dell’Economia Giovanni Tria, il vicepremier Luigi Di Maio e Arup Banerji direttore generale della Banca mondiale per i Paesi Ue, vertice finalizzato ad una collaborazione fra il nuovo Governo e la Bm, ed ora dovrebbe essere anche avviata una task force presso il Mef per verificare costi, tempi e modi per la realizzazione del Reddito di Cittadinanza. Un provvedimento molto atteso, decisamente innovativo e piuttosto costoso, ma che, se realizzato in modo adeguato, mediante un’ineludibile connessione con le politiche attive ed i necessari controlli onde evitare abusi, potrebbe rivelarsi utile al fine di contrastare la povertà e contribuire a rimettere in moto l’economia.

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Ufficiostampa