Editoriale
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Almirante al giorno d’oggi

Giusto ed in qualche modo doveroso ricordarne la figura, certo discussa, come del resto la gran parte dei politici di ogni tempo e luogo, ma altrettanto significativa, comunque la si pensi, ed indimenticata, che gli si intitoli o meno una strada

di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale UGL

Fra le notizie della giornata non passa certo inosservata quella sulla diatriba in merito all’intitolazione di una strada di Roma allo storico segretario del Movimento Sociale, Giorgio Almirante, scatenatasi in una Capitale già piuttosto provata dalle vicende di ordinario malfunzionamento ed ora anche alle prese con il caso spinoso dell’inchiesta sullo stadio di Tor di Valle. Su una figura come quella di Almirante da sempre si contrappongono giudizi profondamente diversi. Nessuno può negarne il ruolo primario fra i politici della Prima Repubblica, personaggio di spicco nonostante sia stato il leader di un partito minoritario e ghettizzato. Eppure perfino un atto esclusivamente simbolico, come l’intitolazione di una strada, resta ancora oggi oggetto di accesi dibattiti a causa della peculiarità della sua esperienza politica, prima e dopo la guerra, che non può lasciare indifferenti e che è intimamente connessa alla travagliata storia non solo della destra italiana, ma dell’intero Paese ed alla capacità di fare compiutamente i conti con il nostro passato. Qui si ritiene giusto ed in qualche modo doveroso ricordarne la figura, certo discussa, come del resto la gran parte dei politici di ogni tempo e luogo, ma altrettanto significativa, comunque la si pensi, ed indimenticata, che gli si intitoli o meno una strada. Si comprendono, comunque, le reazioni  provenienti da vari ambiti del mondo politico e della società civile, segno del fatto che non sono ancora state svolte le dovute analisi e le obiettive riflessioni sulla nostra storia, precondizione per una sentita “pacificazione nazionale”. Ancora oggi la storia del “secolo breve” italiano – raccontata spesso e da tutte le parti in causa in modo ideologizzato e poco imparziale – rappresenta una ferita aperta ed il confronto sereno resta difficile. Non altrettanto comprensibile, invece, il metodo politico: le assenze in Assemblea Capitolina, il voto congiunto dei consiglieri di FdI e M5S con la rivendicazione da parte del Sindaco del ruolo incontestabile della volontà dei rappresentanti del popolo e poi, a seguito di riflessioni o pressioni, la marcia indietro della maggioranza che con una spettacolare giravolta sotto forma di mozione ad hoc rimetterà forse nel cassetto la proposta avanzata da Fratelli d’Italia ed approvata ieri alla quasi unanimità dai presenti in aula Giulio Cesare. Ora si preannunciano battaglie legali. Si dice che “i ricordi possono essere un paradiso dal quale non possono toglierci, ma possono anche essere un inferno dal quale non possiamo scappare.” I tempi non sono ancora maturi per fare i conti con i nostri ricordi e allora – date le grandi sfide che nel presente il Paese è chiamato ad affrontare – aspetteremo ancora un po’, concentrandoci sull’oggi, che è forse il modo migliore per onorare al meglio il passato.

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Ufficiostampa