Editoriale
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Il momento di decidere

La situazione interna ed ora anche quella internazionale impongono di prendere delle decisioni, superando i veti che rendono impraticabile, allo stato attuale, l’ipotesi di un governo fra le forze vincitrici delle elezioni, il Centrodestra a trazione leghista e il M5S.

di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl

La situazione interna ed ora anche quella internazionale impongono di prendere delle decisioni, superando i veti che rendono impraticabile, allo stato attuale, l’ipotesi di un governo fra le forze vincitrici delle elezioni, il Centrodestra a trazione leghista e il M5S. Occorre che i decisori politici, Sergio Mattarella in primis, chiamato alla soluzione di un complicatissimo rebus post-elettorale, ma anche e soprattutto i leader dei partiti più riluttanti, nella fattispecie Luigi Di Maio e Silvio Berlusconi, riescano a trovare il modo di superare lo stallo e consentire la nascita di un Governo. Certo, il Paese nel frattempo continua ad andare avanti, guidato dall’Esecutivo Gentiloni, in un’amministrazione che a volte supera i limiti dell’ordinarietà, nonostante ormai rappresenti meno del 20% dell’elettorato. Sicuramente l’ipotesi di nuove elezioni, sebbene non auspicabile, non è neanche da demonizzare, rientrando nelle possibilità della vita democratica del Paese. Ma il senso di responsabilità impone, comunque, la ricerca concreta di un’alternativa migliore per il bene di un popolo che ha bisogno di risposte, che si è espresso chiaramente nelle urne, che dai sondaggi sembra, giustamente, pretendere una soluzione in linea con il risultato elettorale e che non può continuare ad aspettare. Non solo, e già sarebbe abbastanza, al fine di iniziare finalmente ad affrontare le serie criticità che ci sono state lasciate in eredità dalla legislatura a guida Pd in tema di ripresa economica ed occupazionale, lotta alla povertà, riforma del fisco, tutela del welfare e delle pensioni, giustizia e legalità, sicurezza e gestione dell’immigrazione, ma ora anche per garantire all’Italia un’adeguata rappresentanza istituzionale capace di affrontare nella pienezza dei propri poteri l’aggravarsi delle crisi internazionali, quella siriana innanzitutto. L’allarme che si era scatenato nelle scorse ore, con il rischio di un imminente attacco americano contro il regime siriano ed il possibile scontro aperto fra Stati Uniti e Russia, sembrerebbe al momento rientrato, ma la situazione resta molto tesa. Nonostante toni meno aspri e tempi più dilatati, Usa, Regno Unito e Francia – quest’ultima, con Macron di nuovo in prima linea sul fronte interventista come fu ai tempi della Libia con Sarkozy – sembrano ancora intenzionati ad una ritorsione contro Assad, ritenuto responsabile dell’attacco con armi chimiche contro la città di Duma, per il quale, tuttavia, la Siria respinge con fermezza le accuse. Al momento Gentiloni a nome dell’Italia sta mantenendo una posizione, condivisa, di equilibrio, condannando l’uso di armi chimiche da un lato e non volendo partecipare ad azioni unilaterali dall’altro, ma occorre una voce più autorevole, in quanto sorretta dalla legittimazione popolare, per meglio rappresentare gli interessi del nostro Paese.

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