Editoriale
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Papa Francesco e la finanza immorale

Diseguaglianze, sfruttamento, precarietà e schiavitù sono i frutti dell’ultra-capitalismo finanziario globale

di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl

Sul Corriere della Sera di oggi è stata pubblicata la prefazione al libro «Potere e Denaro, la giustizia sociale secondo Bergoglio» in cui il Pontefice chiarisce la propria posizione e quella della Chiesa in merito all’attuale sistema economico globalizzato, caratterizzato dallo strapotere della finanza e dalla crescita delle diseguaglianze, arrivando – finalmente – al nocciolo della questione sociale del terzo millennio. Le parole del Papa sono perfettamente condivisibili quando afferma che l’economia – basata sul lavoro – è elemento essenziale della società in quanto determina le condizioni di vita delle persone e quindi la stessa dignità della vita umana e che, proprio per questo, occorre contrastare il sistema economico globalizzato dominato dallo strapotere della finanza e da un capitalismo sfrenato in cui la ricchezza è sempre più concentrata nelle mani di pochissime persone. Il modello attuale di globalizzazione ha determinato troppo spesso, finora, aumento delle diseguaglianze, nuove precarietà e nuove schiavitù, sfruttamento dell’ambiente, attraverso il ruolo opaco delle istituzioni finanziarie e delle imprese multinazionali che «raggiungono dimensioni tali da condizionare le economie locali, mettendo gli Stati sempre più in difficoltà nel ben operare per lo sviluppo delle popolazioni». Bisogna cogliere questo monito e farlo proprio contrastando questo potere senza volto e senza bandiera rappresentato dalla finanza immorale, che ha travolto le masse popolari del nord come del sud del mondo – e di cui le migrazioni di massa di cui spesso si occupa il Pontefice sono una delle conseguenze – e ciò è possibile, laicamente, solo ponendo dei limiti al ruolo della finanza sull’economia e dell’economia sulla politica. Ripristinando quindi il primato della politica, certamente imperfetta ma comunque basata per sua stessa natura sulla ricerca del bene comune, rispetto all’economia e la finanza che, anche legittimamente se adeguatamente normate, non cercano altro, invece, che il bene personale e privato. Rafforzando quindi il ruolo delle istituzioni nazionali e sovranazionali che devono assicurare il rispetto dei fondamentali diritti umani, lavorativi, sociali, ambientali, che non possono essere sacrificati sull’altare del profitto e della ricchezza di pochi. Riprendendo quindi l’esortazione di Francesco «occorre evitare di uniformarsi al pensiero unico, attuando coraggiosamente delle scelte buone e controcorrente».

Servono limiti

Bisogna cogliere questo monito e farlo proprio contrastando questo potere senza volto e senza bandiera rappresentato dalla finanza immorale, che ha travolto le masse popolari del nord come del sud del mondo – e di cui le migrazioni di massa di cui spesso si occupa il Pontefice sono una delle conseguenze – e ciò è possibile, laicamente, solo ponendo dei limiti al ruolo della finanza sull’economia e dell’economia sulla politica. Ripristinando quindi il primato della politica, certamente imperfetta ma comunque basata per sua stessa natura sulla ricerca del bene comune.

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Ufficiostampa