Economia
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Zuckerberg e il “mea culpa” al Congresso

Il ceo di Facebook risponderà a Camera e Senato Usa su Cambridge Analytica

di Caterina Mangia

«E’ stato un mio errore, mi dispiace. Io ho creato Facebook, io lo guido e io sono responsabile per ciò che  accade qui».
Questo il “mea culpa” contenuto nell’intervento che il fondatore e ceo del social network, Mark Zuckerberg,  pronuncerà domani di fronte alla Commissione Energia e Commercio della Camera dei Rappresentanti Usa.
L’inventore di Facebook stasera, alle 20.15 ora italiana, riferirà anche presso le Commissioni Giustizia e Commercio del Senato, e si dice pronto «a rispondere ad alcune domande dure che giustamente» verranno poste sul caso Cambridge Analytica.
Da quando è esploso lo scandalo legato ai dati di circa 87 milioni di utenti passati impropriamente alla società Cambridge Analytica, che li avrebbe usati per scopi pubblicitari ed elettorali, Zuckerberg ha smesso di dormire sonni tranquilli.
Il movimento #deletefacebook sta raccogliendo sempre più adesioni e continua a collezionare nomi eccellenti: dopo le critiche del ceo di Apple, Tim Cook, e l’abbandono del famoso imprenditore Elon Musk e del co-fondatore di Whatsapp,  Brian Acton, oggi il co-fondatore della Mela, Steve Wozniak, ha disattivato il proprio account.  «Apple fa soldi vendendo prodotti, non vendendo voi», ha scritto, aggiungendo che «con Facebook, il prodotto siete voi».
Non è ancora chiaro se lo scandalo esploso intorno al social network sia più o meno strumentale o legato alla volontà di contestare l’esito delle elezioni in Usa e in altri Paesi: è un fatto, però, che Zuckerberg sta facendo di tutto per recuperare il terreno e la crediblità perduti.
Facebook ieri ha sospeso dal network  la società CubeYou per dei sospetti sulla gestione dei dati ottenuti dagli utenti tramite dei quiz, e ha iniziato a inviare notifiche a chi potrebbe essere stato coinvolto, a propria insaputa, nel caso Cambridge Analytica: si parla di 87 milioni di persone nel mondo, di cui 70,6 milioni negli Stati Uniti, 2,7 milioni in Europa, e altri due milioni nelle Filippine e in Indonesia; anche in Messico, Canada, India, Brasile e Vietnam sono stati utilizzati impropriamente i dati relativi ad alcuni profili. In Italia gli account interessati sono 214.134.
Intanto, per protesta un gruppo di attivisti ha chiesto per domani al popolo dei social network una sospensione di 24 ore dell’utilizzo di Facebook, Whatsapp, Instagram e Messenger.

 

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Ufficiostampa