Lavoro
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Pubblico impiego, la grande presa in giro sui contratti

Aumento con la scadenza; dal 2019 si perde il 24% degli incrementi

Anche Il Sole 24 Ore si è reso conto che, purtroppo, l’aumento stipendiale dei dipendenti del pubblico impiego è un grande bluff, una presa in giro per milioni di lavoratori e di lavoratrici. Come se non bastasse la questione già grave del mancato adeguamento all’inflazione cumulata – si ricorda che gli aumenti sono nell’ordine di circa quattro punti percentuali a fronte di un’inflazione vicina al dieci per cento dal 2009 al 2017 -, emerge in tutta evidenza la beffa dell’incremento stipendiale ad elastico, una questione che inevitabilmente rischia di ritorcersi pesantemente pure su quelle sigle, nello specifico Cgil, Cisl e Uil, che hanno avallato le scelte del governo. Un passo indietro per capire cosa è successo e cosa succederà il prossimo primo gennaio. La Ministra Madia raggiunge un’intesa con le organizzazioni sindacali per aumenti nell’ordine di circa 80-85 euro. Fatti, però, due conti si scopre che le risorse stanziate non sono assolutamente sufficienti. Ed allora, l’espediente è quello di introdurre un elemento perequativo, una voce transitoria in busta paga, destinata a spirare il 31 dicembre. Considerando che tale voce premia soprattutto i redditi più bassi, Il Sole 24 Ore prova, a sua volta, a fare due conti, scoprendo che per due milioni di dipendenti pubblici su tre si perderà quasi un quarto degli incrementi. Fra i più penalizzati i lavoratori degli enti locali, i bassi livelli degli statali e gli insegnanti con meno anzianità.

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Ufficiostampa