Editoriale
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Post voto e welfare state

Gli italiani, messi in difficoltà dalla crisi, dalle sofferenze delle aziende piccole e medie, dalla disoccupazione, dalla sotto-occupazione, hanno mandato un segnale chiaro. Il sistema di protezione sociale attuale non è sufficiente, adeguato, omogeneo sul territorio nazionale.

di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl

È necessario che il dibattito politico in questa fase post-elettorale e di analisi dei risultati del voto si concentri su un tema che ha condizionato in modo determinante le scelte dei nostri concittadini: il welfare. Gli italiani, messi in difficoltà dalla crisi, dalle sofferenze delle aziende piccole e medie, dalla disoccupazione, dalla sotto-occupazione, hanno mandato un segnale chiaro. Il sistema di protezione sociale attuale non è sufficiente, adeguato, omogeneo sul territorio nazionale. Lo conferma un’indagine, effettuata da Mbs consulting e pubblicata oggi su La Repubblica, che parla di un welfare non solo manchevole, ma anche squilibrato, capace di aiutare in proporzione di più le classi medio-alte e meno quelle effettivamente bisognose. È stato preso in esame il caso di due differenti fasce di popolazione, una con reddito familiare medio annuo di 13.600 euro, l’altra di 68.700 euro. Ne è venuto fuori che viene aiutata, in proporzione, meno la prima che la seconda, contribuendo così ad acuire le disparità sociali. Se i più poveri, infatti, per avere servizi di welfare – ora come ben noto occorre contribuire, ad esempio attraverso i ticket sanitari – spendono quasi un quinto del loro reddito, i più ricchi invece non arrivano al 15%. Con il risultato che più della metà delle persone che vivono in condizioni di debolezza economica, il 56,5%, rinuncia a tali servizi, che siano sanità, istruzione, cura dei figli. Una disparità non solo economica, ma anche territoriale, strettamente connessa al divario fra Nord e Sud. Da ciò ben si comprende l’importanza di adeguare gli strumenti e tararli in modo migliore sulle necessità delle persone, specie di quelle meno abbienti, che ne hanno un maggiore bisogno. Cercare una difficile quadratura del cerchio che offra da un lato servizi adeguati ed omogenei sul territorio nazionale, dall’altro anche rigore dei conti e rispetto delle coperture economiche. Un compito non facile ma indispensabile: serve uno Stato più presente, che non continui nell’opera di progressivo smantellamento del welfare pubblico, ma che al contrario lo renda più moderno ed efficiente. Ricordando che esso è uno strumento insostituibile per la giustizia e la solidarietà sociale e anche per un duraturo e sostenibile benessere economico. In questa ottica non va letta soltanto la richiesta degli elettori che si sono rivolti ai 5 stelle ed alla loro proposta del «reddito di cittadinanza» ma anche la vittoria del Centrodestra ed il boom della Lega, la quale, facendosi portavoce dell’esigenza di una migliore gestione delle migrazioni, non interpreta soltanto la necessità di più sicurezza, ma anche quella di impegnare meglio le risorse ed i servizi pubblici, ora assorbiti in una non trascurabile parte nella questione migratoria, in favore dei nostri connazionali in difficoltà.

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Ufficiostampa