Economia
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Caldo record, produzione miele a rischio

L’agricoltura è messa a dura prova dall’intensa ondata di calore. L’allarme della Coldiretti: alla fine della stagione la Lombardia rischia di avere 500 tonnellate in meno di miele e di prodotti dell’alveare rispetto alle 1.700 tonnellate delle annate normali.

“Se le api scomparissero dalla faccia della terra, all’uomo non resterebbero che quattro anni di vita”. Il pensiero di Albert Einstein è, purtroppo, attuale. E’ di queste ore l’allarme lanciato dalla Coldiretti sul rischio che corre il miele, ‘l’oro’ prodotto dalle api negli alveari per via dell’intensa ondata di caldo che in questi mesi ha travolto il Paese mettendo così a dura prova tutti, in special modo l’ agricoltura.
“Dopo le gelate di primavera – ha spiegato Ettore Prandini, Presidente della Coldiretti Lombardia – adesso oltre 5mila apicoltori dei nostri territori devono fare fronte a temperature africane che, soprattutto in pianura, stanno facendo seccare i fiori spontanei togliendo risorse e nutrimento alle api”. Alla fine della stagione la Lombardia, secondo Coldiretti, rischia di avere 500 tonnellate in meno di miele  e di prodotti dell’alveare rispetto alle 1.700 tonnellate delle annate normali.

Lo studio americano sugli effetti del caldo

L’agricoltura in ginocchio è solo una delle gravi conseguenze prodotte dal caldo record che non ha ‘trascurato’ nessuna parte del mondo.

E’ di questi giorni la notizia di uno studio americano che denuncia i gravi effetti dei cambiamenti climatici, sottolineando che l’attività umana è una delle principali cause di questo sconvolgimento. Il rapporto stilato da un gruppo di scienziati di 13 agenzie governative statunitensi non convince, però, pienamente il Presidente Trump a cui spetta l’ultima parola sull’approvazione della corposa ricerca.
Secondo lo studio, la temperatura media negli Stati Uniti è cresciuta rapidamente e drasticamente a partire dagli anni Ottanta, tanto che gli ultimi decenni sono stati i più caldi degli ultimi 1500 anni. Migliaia di studi, condotti da decine di migliaia di scienziati, hanno documentato la realtà dei cambiamenti climatici, scrivono gli estensori del rapporto, secondo i quali “vi sono diverse linea di prova che dimostrano come le attività umane, specialmente le emissioni di gas serra, siano primariamente responsabili per i recenti cambiamenti climatici”.

Fra le entità che devono approvare il rapporto entro il 18 agosto vi è l’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente (Epa), ora guidato da Scott Pruitt, che si è più volte detto scettico sui cambiamenti climatici e le responsabilità dell’uomo. La linea è la stessa del presidente Trump, che ha già annunciato l’intenzione americana di uscire dall’accordo di Parigi sul clima.

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Ufficiostampa