Europa
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Il Codice della discordia

Il governo italiano si divide sul provvedimento che introduce regole per le organizzazioni non governative che soccorrono i migranti. Gentiloni e Mattarella in difesa di Minniti. Tajani: “Italia parli con una voce unica”, ma l’Europa non riesce a dialogare sull’emergenza. Dall’Onu appoggio alla missione in Libia.

di A.D.

Non si placa il dibattito sul Codice Ong approvato dal governo italiano. E’ all’interno dello stesso esecutivo che si annidano i dissensi peggiori: ieri il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e il premier, Paolo Gentiloni, hanno dovuto correre ai ripari difendendo l’operato del ministro dell’Interno, Marco Minniti, che, secondo indiscrezioni di stampa, avrebbe chiesto un appoggio esplicito contro le posizioni divergenti emerse nella maggioranza e nello stesso governo. Fra queste, quella del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio, che oggi, intervistato da la Repubblica, si affretta a precisare di non essere contrario al codice di condotta delle Ong, ma “se c’è una nave di una Ong vicina a gente da soccorrere, non posso escluderla. E anche se non ha firmato il codice di autoregolamentazione, sono obbligato a usarla per salvare vite umane”.
A richiamare il governo all’unità oggi ci pensa il presidente dell’Europarlamento, Antonio Tajani, intervistato da Rai News 24: “Il codice è indispensabile perché stavano accadendo vicende che creavano preoccupazioni e sospetti: servono le regole ed è indispensabile siano rispettate. La Commissione è stata chiara ma è importante che l’Italia parli con voce unica”. Secondo Tajani “l’Italia purtroppo non è presente come dovrebbe nel consesso europeo: siamo molto introflessi, molto preoccupati delle elezioni comunali, molto preoccupati della piccola cosa, della crisi di governo…, della piccola bega quotidiana senza avere una dimensione statuale che permetterebbe all’Italia di contare di più”. Ma neanche l’Europa dimostra di essere presente nell’aiutare il nostro Paese ad affrontare l’emergenza immigrazione che, però, ha una dimensione europea: oggi circa mille migranti subsahariani hanno tentato l’ennesimo assalto del muro che separa l’enclave spagnola di Ceuta dal Marocco, ma sono stati respinti dalla polizia dei due paesi. Lo stesso Tajani riconosce la scarsa sintonia nell’Ue sul tema dell’immigrazione, ammettendo che “troppi paesi europei si stanno manifestando egoisti, rinchiusi in loro stessi, senza rendersi conto di quello che potrà accadere nei prossimi anni”, e chiedendo maggiore fermezza dell’Ue verso i membri poco inclini a collaborare.
Intanto, la missione italiana in Libia contro il traffico di esseri umani ottiene il consenso dell’Onu: l’inviato speciale Ghassan Salamè, nel corso della sua visita in Italia, ha evidenziato come “la cooperazione e la trasparenza tra Italia e Libia siano il modo più costruttivo” per ottenere risultati. “Penso che sarebbe irrealistico ignorare la gravità e la serietà della sfida posta dai clandestini in tutto il mondo” ha aggiunto, precisando che “ogni Paese ha il diritto assoluto di controllare i suoi confini e il modo migliore è la cooperazione con i paesi limitrofi”. Una cooperazione necessaria e urgente contro un fenomeno sempre più grave: mentre l’Ong Proactiva Arms denuncia spari contro una delle proprie navi da una motovedetta di Tripoli, il quotidiano spagnolo El Pais, citando fonti di Frontex, l’ Agenzia europea della guardia costiera e di frontiera, segnala che nell’ultimo anno il costo medio di un posto in un barcone dalle coste nord-africane per la Spagna è raddoppiato perché i trafficanti hanno “approfittato dell’aumento della domanda”. Il prezzo per la speranza di un futuro migliore va dai 100 euro per un posto in una barchetta gonfiabile a 3000 euro su uno scooter del mare, che impiega solo 30 minuti per arrivare sulle sponde spagnole dell’Europa.

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Ufficiostampa