Lia Vigiliano

Trovandomi in cassa integrazione in deroga, ho deciso di sospenderla a seguito della stipula di un contratto a progetto, dal quale però l’azienda ha deciso di recedere anticipatamente. Per comunicarmi la decisione l’azienda mi ha inviato un raccomandata A/R che però ho ricevuto 8 giorni dopo la data di spedizione. Ho contestato al datore di lavoro che il periodo di preavviso previsto dal contratto (10 giorni lavorativi) va conteggiato a partire dal giorno in cui io ho ritirato la raccomandata A/R alla posta. Loro invece sostengono che va conteggiato a partire dalla data di spedizione della raccomandata A/R. Chi ha ragione?

Nel contratto di lavoro a tempo indeterminato è previsto l’istituto del preavviso. Secondo quanto prevede l’art.2118 del Codice civile ciascuno dei contraenti può recedere dal contratto di lavoro a tempo indeterminato, dando il preavviso nel termine e nei modi stabiliti, dagli usi o secondo equità. Il preavviso ha come finalità quella di dare al lavoratore licenziato il tempo per trovare un altro impiego e all’imprenditore, in caso di dimissioni del dipendente, di sostituirlo con un altro lavoratore. Per cui, in caso di dimissioni del lavoratore o in caso di licenziamento da parte del datore di lavoro, il rapporto di lavoro non si estingue immediatamente al momento della comunicazione delle dimissioni o del licenziamento, ma solamente una volta decorso il periodo di preavviso. Il periodo di preavviso è fissato dai vari contratti collettivi e varia con il variare della qualifica e della anzianità del lavoratore. La durata del periodo di preavviso può essere fissata anche da pattuizioni individuali purché prevedano un periodo di preavviso superiore rispetto a quanto stabilito dal contratto collettivo applicabile. Il decorso del termine di preavviso viene sospeso in caso di sopravvenuta malattia del lavoratore fino alla scadenza del periodo di comporto (sentenza cassazione n.17334/ 2004): ciò sia in caso di licenziamento che in caso di dimissioni del lavoratore. La sospensione del periodo di preavviso per malattia si applica anche nel caso di licenziamento del lavoratore per sopravvenuta inidoneità fisica dello stesso (sentenza cassazione n.10272/2003). Il preavviso non può essere dato neppure al lavoratore assente per infortunio e alla lavoratrice madre per tutto il periodo di conservazione del posto di lavoro e nel periodo in cui opera il divieto di licenziamento. Anche in queste ipotesi il preavviso produce i suoi effetti, secondo la giurisprudenza prevalente, al termine del periodo di assenza tutelata. Il periodo di preavviso è fissato dai vari contratti collettivi e varia con il variare della qualifica e della anzianità del lavoratore. La durata del periodo di preavviso può essere fissata anche da pattuizioni individuali purché prevedano un periodo di preavviso superiore rispetto a quanto stabilito dal contratto collettivo applicabile. Il preavviso non è dovuto in caso di risoluzione del rapporto di lavoro per giusta causa. Il periodo di preavviso che il datore di lavoro deve dare al dipendente in caso di licenziamento o che il dipendente deve dare al datore di lavoro in caso di dimissioni, è fissato dai contratti collettivi di settore in base alla qualifica del lavoratore e alla sua anzianità di servizio. La durata del preavviso può essere regolata anche da accordi individuali che prevedono periodi di preavviso più favorevoli per il lavoratore rispetto a quelli stabiliti dai contratti collettivi. Il periodo di preavviso decorre dal momento in cui perviene alla controparte la comunicazione del recesso. Il momento in cui la controparte viene a conoscenza del recesso o è posta in condizione di venirne a conoscenza, rappresenta il momento a partire dal quale comincia a decorrere il periodo di preavviso.
Esempio 1: il lavoratore invia in data 10/03 raccomandata al datore di lavoro per comunicare il suo licenziamento. La raccomandata giunge al datore di lavoro in data 12/03. Il periodo di recesso decorre da tale data. Alcuni contratti collettivi prevedono espressamente che il periodo di preavviso decorre dal 1° o dal 16° giorno di ciascun mese. Così, ad esempio, dispone il contratto del settore commercio.
Esempio 2: il lavoratore invia in data 10/03 raccomandata al datore di lavoro per comunicare il suo licenziamento. La raccomandata giunge al datore di lavoro in data 12/03. Il periodo di recesso decorre dal 16/03. Se i termini del preavviso sono espressi, nel contratto collettivo o individuale, in giorni, si fa riferimento ai giorni di calendario. A meno che non sia il contratto a fare espresso riferimento a giorni lavorativi, lavorati, ecc..
Esempio 3: Il contratto del commercio fa espresso riferimento ai giorni di calendario.
Quindi se un dipendente deve dare 15 giorni di preavviso occorre conteggiare anche i sabati (anche se non lavorativi), le domeniche e le eventuali festività. Nel caso di lavoratori part-time la durata del preavviso si calcola per giorni interni esattamente come accade per i lavoratori a tempo pieno.
Esempio 4: lavoratore dipendente per il quale sono previsti 20 giorni di preavviso. Il dipendente lavora 4 ore al giorno. Il preavviso va calcolato in 20 giorni di calendario.
Chiaramente, in caso di part-time, l’eventuale indennità sostitutiva di preavviso deve essere ridotta in proporzione all’orario di lavoro part-time.

 

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