Lavoro, l’apprendistato unisce
Annarita D’Agostino
Terzo incontro a Palazzo Chigi, si esaminano i contratti nel dettaglio, ad iniziare dall’apprendistato. Centrella: “Entrati nel merito partendo dalle cose che ci uniscono”
“C’è qualcosa che dovete dire al governo rispetto al lavoro che avete fatto da venerdì ad oggi?”: è iniziato con questa domanda il terzo incontro sulla riforma del mercato del lavoro a Palazzo Chigi, in cui “finalmente siamo entrati nel merito della trattativa – ha detto Giovanni Centrella, segretario generale dell’Ugl – e lo abbiamo fatto partendo dalle cose che ci uniscono, piuttosto che da quelle che ci dividono, in questo modo abbiamo posto le basi per una soluzione condivisa”.
A porre la domanda, il ministro del Welfare, Elsa Fornero, presente all’incontro insieme al ‘collega’ dello Sviluppo Economico, Corrado Passera, e ai viceministri Michel Martone, per il Lavoro, e Vittorio Grilli, per l’Economia. Otto le parti sociali al tavolo: l’Ugl, con Giovanni Centrella, la Cgil, con Susanna Camusso, la Cisl, con Raffaele Bonanni e la Uil, con Luigi Angeletti. Per le imprese, presenti il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, accompagnata dal direttore generale, Giampaolo Galli, il presidente di Rete Imprese Italia, Marco Venturi, il presidente dell’Abi, Giuseppe Mussari, i rappresentanti di Ania e Alleanza delle Cooperative.
Sono le banche a prendere la parola e a rispondere al ministro a nome della maggior parte delle forze sociali, confermando la disponibilità “ad un confronto sul merito” ed evidenziando come siano state raggiunte “convergenze importanti e significative”, anche se non sulla flessibilità in uscita. Più distante dagli altri la posizione di Rete Imprese Italia, contraria ad estendere a tutte le imprese i contributi per la cassa integrazione e a ridurre la flessibilità in uscita già esistente per le aziende con meno di 15 dipendenti che non è disciplinata dall’articolo 18. 
Poi il confronto entra nel vivo, partendo dall’apprendistato che, per Fornero, deve diventare la forma tipica di ingresso nel mercato del lavoro per i giovani, una soluzione condivisa da tutte le parti presenti all’incontro. “Questa è una scommessa che – dice il ministro -, se la vinciamo, sarà importante per il mondo del lavoro”. Perché, anche se fino ad ora è stato usato come “veicolo di flessibilità”, è e deve essere un “veicolo di formazione”. Per realizzare ciò, Fornero promette tolleranza zero sul suo uso improprio. “Non vogliamo punire il lavoro produttivo o penalizzare le imprese – aggiunge – al contrario vogliamo valorizzare i contratti riportandoli alla loro funzione originaria”. Due, insomma, i criteri fondamentali per sfoltire e ridefinire le tipologie contrattuali: preservazione della flessibilità ed eliminazione degli abusi. Senza “usare l’accetta”, specifica Fornero. All’esame del tavolo anche le altre forme di contratto precario, da quelli a termine alle associazione in partecipazione, ai contratti di lavoro dipendente a chiamata, al part-time, fino ai voucher, al lavoro in somministrazione e alle partite iva. La revisione riguarderà sia il lavoro privato che quello pubblico.
“Siamo pronti a discutere di apprendistato – avverte Centrella – di razionalizzazione delle tipologie contrattuali, di ammortizzatori sociali e di politiche attive per il lavoro ma non di flessibilità in uscita, a meno che non si intervenga sui tempi del reintegro. Sette anni di attesa per conoscere l’esito di una sentenza, che determina la prosecuzione o la fine di un rapporto di lavoro, sono troppi sia per un lavoratore sia per un’azienda. L’articolo 18 è un principio fondamentale e toglierlo non aiuterebbe a creare veri posti di lavoro”. Così come, per attenuare le divisioni sugli ammortizzatori sociali per le piccole imprese, già ieri, in occasione dell’incontro con Rete Imprese Italia, Centrella ha proposto di “metterli da parte, non è necessario partire subito. Possiamo dare qualche anno alle aziende di Rete Imprese per prepararsi. Se di punto in bianco mettiamo sulle spalle dei piccoli un costo aggiuntivo non facciamo una cosa buona per il lavoro”. Proposta che sembra essere stata recepita dal Governo: al termine dell’incontro di oggi, infatti, il vicepresidente di Confesercenti, Mauro Bussoni, ha riferito che l’Esecutivo realisticamente interverrà sugli ammortizzatori sociali non prima di 18 mesi.
Per Centrella “resta il fatto che da sola una riforma del lavoro, anche la migliore, non può contribuire alla crescita. Quello che bisogna fare è anche un intervento serio sul fisco in modo da alleggerire le buste paga di lavoratori e pensionati, quindi delle famiglie, per far ripartire i consumi e di conseguenza ordini, produzione e posti di lavoro”.
“Siamo quindi disponibili – ha concluso il sindacalista – a dare il nostro contributo e a partecipare la varo di un’importante riforma”. Prossima tappa al ministero del Lavoro, lunedì prossimo.
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