Lia Vigiliano

L’infortunio in itinere viene riconosciuto solo se il lavoratore usa i mezzi pubblici, e se la distanza dal posto di lavoro ha un significato, nel riconoscimento dell’infortunio stesso?

L’infortunio in itinere si definisce come l’infortunio occorso al lavoratore durante il viaggio per recarsi al lavoro o sulla via del ritorno a casa. Il Dlgs 38\2000 all’art.12 ha introdotto i criteri per l’indennizzo di tale forma di infortunio prevedendo che siano compresi nell’assicurazione tutti gli infortuni subiti dagli assicurati nel normale percorso casa-lavoro e ritorno, nel tragitto tra due luoghi di lavoro solo in caso di doppio rapporto di lavoro o tra il luogo di lavoro e quello di consumazione del pasto quando non è presente un servizio di mensa in azienda. E’ consentito, inoltre, l’utilizzo del mezzo proprio, sempre se tale uso sia necessitato con esclusione del caso in cui il conducente sia sprovvisto di patente o abbia fatto abuso di alcool o psicofarmaci. Il rischio corso dai lavoratori per recarsi al lavoro o per farne ritorno deriva dalla continuità di esposizione al rischio medesimo, dalla concentrazione dei percorsi effettuati dai lavoratori in determinati orari e in determinate località, dalla necessità, derivante dall’orario di lavoro e dal luogo di svolgimento dell’attività lavorativa di effettuare percorsi determinati, senza possibilità di sceglierne altri meno pericolosi, e di avvalersi di propri mezzi di trasporto a causa della carenza dei servizi pubblici. Vi sono sul punto numerosi orientamenti giurisprudenziali secondo cui vi è indennizzabilità dell’ infortunio in itinere tutte le volte che il lavoratore abbia coperto la distanza casa-lavoro a piedi (Cass. 5.5.1998 n. 4535) o facendo uso del mezzo pubblico. Limitatamente alle persone assicurate, l’assicurazione comprende gli infortuni occorsi durante il normale percorso di andata e ritorno dal luogo di abitazione a quello di lavoro; l’assicurazione opera anche nel caso di utilizzo del mezzo di trasporto privato, purché necessitato. A tal fine, il giudice del merito dovrà accertare se le esigenze e le modalità della prestazione della specifica attività lavorativa siano tali da determinare la necessità di detto mezzo; siffatto accertamento va operato valutando disponibilità e orari dei mezzi di trasporto pubblici, compatibilmente con le condizioni familiari e socio-economiche del lavoratore. (Cass n.15068 del 28 novembre 2001). Ed ancora l’indennizzabilità dell’infortunio in itinere subito dal lavoratore nel percorrere, con un mezzo proprio, la distanza tra la sua abitazione ed il luogo di lavoro postula: a) la sussistenza di un nesso eziologico tra il percorso seguito e l’evento, nel senso che tale percorso costituisca, per l’infortunato, quello normale per recarsi al lavoro e per tornare alla propria abitazione; b) la sussistenza di un nesso almeno occasionale tra itinerario seguito e attività lavorativa nel senso che il primo non sia dal lavoratore percorso per ragioni personali o in orari non collegabili alla seconda; c) la necessità dell’uso del veicolo privato, adoperato dal lavoratore, per il collegamento fra abitazione e luogo di lavoro, considerati i suoi orari di lavoro e quelli dei pubblici servizi di trasporto e tenuto conto della possibilità di soggiornare in luogo diverso dalla propria abitazione, purché la distanza tra tali luoghi sia ragionevole. (Cass. 9099/1994). L’infortunio in itinere consiste nell’infortunio occorso al lavoratore durante il normale percorso di andata e ritorno dal luogo di abitazione a quello di lavoro, oppure durante il normale percorso che collega due luoghi di lavoro se il lavoratore ha piu’ rapporti di lavoro e, qualora non sia presente un servizio di mensa aziendale, durante il normale percorso di andata e ritorno dal luogo di lavoro a quello di consumazione abituale dei pasti. L’indennizzibilità dell’infortunio opera anche nel caso di utilizzo del mezzo di trasporto privato, purché necessitato.
Restano esclusi gli infortuni direttamente cagionati dall’abuso di alcolici e di psicofarmaci o dall’uso non terapeutico di stupefacenti ed allucinogeni (Cass. Sentenza 18 aprile 2000 n. 5063).

 

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